Dalla “Galassia lontana, lontana…” The Mandalorian, il vero Star Wars.

Eccomi qui di nuovo, per parlarvi di un’altra serie tv, come accennavo nell’articolo precedente, che mi ha colpito molto e che mi è piaciuta assai. Ovviamente nel web avrete già letto di tutto, e già conoscerete i suoi iconici personaggi, io in genere arrivo sempre con un po’ di ritardo, ma ci tenevo a scrivere qualcosa su questa serie.

The Mandalorian è una serie che nasce nell’universo espanso di Guerre Stellari, o Star Wars, un universo molto ampio e variegato. E’ andata in onda a dicembre e l’ultima puntata è uscita proprio poco dopo l’uscita al cinema di Episodio IX-L’ascesa di Skywalker, altro argomento che preferisco non affrontare, al pari del finale di GoT, in quanto ritengo questa ultima trilogia un’ insensatezza unica che ha rovinato una saga leggendaria.

The Mandalorian invece mi ha riconciliato con il mondo di Star Wars.

La serie prende le mosse, quando a un misterioso cacciatore di taglie Mandaloriano, viene commissionato di catturare un certo bersaglio. Ci troviamo negli anni successivi alla caduta dell’Impero, e quindi alla nascita della seconda Repubblica, ma in avamposti lontani la legge è ancora appannaggio delle autorità locali, e alcune figure sopravvissute dell’Impero non si piegano alla sconfitta. E’ così che questo misterioso cliente affida al Mandaloriano la sua missione. Il cacciatore, però, quando scoprirà che il bersaglio è un “bambino”, si rifiuterà di compiere la missione e lo salverà dalle grinfie del cliente. Fuggirà con il bersaglio inimicandosi anche la sua stessa gilda.

Ed è così che facciamo la conoscenza di quell’esserino meraviglioso, che nella serie viene sempre chiamato “The Child”, il bambino, ma che il popolo del web ha ribattezzato Baby Yoda. Infatti il bersaglio, appartiene alla stessa razza del potente Maestro Jedi, ma non è chiaro da dove sia uscito, se c’è di mezzo la clonazione, se ne esistano altri. Queste sono tutte domande che la serie lascia incompiute, e che, ovviamente ci spingono ad aspettare una seconda stagione per saperne di più.

Nonostante questo, la prima stagione è veramente coinvolgente, un prodotto di ottima fattura, che si ispira ai vecchi western di Sergio Leone e ai film di Akira Kurosawa, con questo “fuorilegge” solitario, che nel suo peregrinare nell’ universo, per sfuggire a chi lo insegue, non lesina di mettersi al servizio di popolazioni appresse o persone in difficoltà (vi ricorda un po’ la storia dei Magnifici 7? A me inoltre, in molte scene, con la culla di Baby Yoda, ha ricordato anche la vecchia serie tv degli anni 70\80, “Samurai” in cui questo samurai solitario, tantava di riscattare il suo nome e girava per il Giappone con il suo figlioletto). La trama cede un po’ negli episodi 5 e 6 che sono alquanto bruttini, ripetto ai precedenti, che comunque erano dei filler, ma poi si risolleva fino ad arrivare agli episodi finali dove si riprende con la story-line principale, in cui il Mandaloriano deve fare i conti con il suo gesto, e quindi affrontare la sua gilda e gli appartenenti all’ ex Impero, che vogliono a tutti i costi il bambino.

Se misterioso è il piccolo protagonista della serie, lo è altrettanto il suo compagno di avventure, un uomo che non toglie mai il casco, ma di cui qualcosa in più conosciamo. L’uomo infatti è stato cresciuto dai Mandaloriani, dopo che la sua famiglia è stata sterminata, e ha giurato, affiliandosi completamente al loro credo, di non togliersi mai il casco, cosa che invece avverrà in un episodio, per cause di forza maggiore; così facendo, per la prima e unica volta (per ora) nella serie, ritroviamo il volto noto di Pedro Pascal, l’Oberyn Martell del Trono di spade, e agente Pena nella serie Narcos, che comunque dà al personaggio una forza e caratterizzazione eccezionale, solo con la sua voce e le movenze fisiche.

Come ho detto, The Mandalorian è molto più Star Wars, di quanto non lo siano stati i film dell’ultima trilogia, con i suoi paesaggi, i suoi richiami, i suoi personaggi, e vengono nominati anche i Jedi, nell’ultima puntata, dove si fa un po’ di chiarezza anche sull’uso della Forza, ancora primordiale, da parte di Baby Yoda, e si dà il via alla nuova missione che ci accompagnerà nella seconda stagione: la ricerca del pianeta del bambino.

Personalmente, ma ho visto che non sono stata l’ unica a pensarlo, credo che Jon Favreau, show-runner di The Mandalorian e nome e volto noto in casa Disney-Marvel( è stato il regista del live-action Il re Leone e di Iron Man 1 e 2, nonchè interprete del simpatico Happy Hogan, autista\guardia del corpo del mitico Tony Stark), abbia superato J.J. Abrams, nell’apportare nuova linfa vitale all’universo di Star Wars (sono un’estimatrice di Abrams, e amo molti dei suoi lavori, a partire da Alias, Lost, e i reboot di Star Trek, ma con Star Wars non mi ha soddisfatta, anche se credo, che se avesse avuto in mano lui anche il secondo film, le cose sarebbero andate diversamente, in quanto il terzo film, cerca di rimediare ai danni fatti, e tutto sommato, per alcune scelte non mi è neanche dispiaciuto, il problema è che aveva un background completamente sballato, impostogli principalemente dal secondo film, il peggiore della trilogia), dandoci un prodotto che, pur non avendo nulla a che fare con la Saga principale, gioca sulla familiarità dello spettatore già appassionato, coinvolgendolo a livello visivo e affettivo nelle imprese dei protagonisti.

The Mandalorian è un prodotto per gli appassionati di Star Wars, confezionato con sapienza e amore per la saga, ma è anche un prodotto godibile per chi appassionato non lo è. E poi, siate sinceri: ma come si fa a resistere al tenerissimo “bambino”? E’ impossibile!!!!

 

 

 

Published in: on 05/02/2020 at 19:02  Lascia un commento  
Tags: , , , , , ,

Serie tv: Un 2019 anomalo e poi…Carnival Row, e non solo.

Il mio 2019, riguardo le serie tv è stato un po’ particolare, in quanto, dopo aver abbandonato alcune serie “storiche” come Outlander e The Walking Dead, avevo una sorta di blocco da serie tv e niente mi prendeva più, niente mi appassionava, accumulavo titoli, ma non mi decidevo mai ad iniziarli, o se li iniziavo, dopo una puntata o due li abbandonavo. Una sola serie stavo attendendo, ad aprile, ovvero l’ultima stagione di Game of Thrones, e dopo la fine di questa serie, che ci ha appassionato per anni, di nuovo il blocco( forse accentuato anche dal finale assurdo di GoT, su cui non mi soffermerò troppo, perché fa ancora male). In estate un po’ la svolta, un paio di binge-watching con la bellissima e angosciante Chernobyl, e la sempre deliziosa Stranger Things. E poi ancora di nuovo il blocco, mentre tanti titoli mi scorrevano davanti…fino ad arrivare a novembre\dicembre, finalmente la svolta: due serie che ho iniziato a seguire, che mi hanno appassionato e che mi hanno dato la spinta per riprendere a “macinare” serie tv. Queste due serie sono The Mandalorian e Carnival Row (insieme a loro cito anche The Witcher, la serie del momento, che però, non mi ha appassionata quanto queste due, sebbene penso che continuerò a seguirla, visto che le cose si sono fatte interessanti proprio nell’ultima puntata).

Proprio di Carnival Row vorrei parlare oggi, mentre del “Mando” parlerò nell’articolo successivo.

Carnival Row è una serie che rientra nel genere fantasy, horror, poliziesco,con elementi steampunk. Ci troviamo nell’ immaginaria Repubblica di Burgue, in una città che ricorda una Londra vittoriana, tetra, fumosa, sporca, dove la gente dei bassifondi si arrabatta per vivere e dove hanno trovato rifugio alcuni essere fatati, i pix, fuggiti dalla loro patria, attaccata dalla misteriosa entità chiamata Il Patto.

Tra i pix sopravvissuti c’è Vignette Stonemoss (Cara Delavigne eterea modella, fisicamente perfetta per interpretare una pix), ex-amante del soldato Rycroft Philostrate, detto Philo( un Orlando Bloom maturo e tormentato) che ora è divenuto ispettore di polizia e che lei credeva morto. A turbare la presunta pace, che sembra essersi instaurata tra le creature fatate immigrate e gli abitanti di Burgue, una serie di omicidi efferrati, che sembrano essere compiuti da un essere mostruoso. Toccherà a Philo indagare, muovendosi in questa città oscura e anche tra la cerchia più elevata, andando a scontrarsi con la famiglia Breakspear, Absolom (un sempre eccellente Jared Harris) cancelliere di Burgue e la sua manipolatrice moglie Piety.

Fanno da interessante contorno anche altri personaggi, tra cui l’affascinante e ricco fauno Agreus, che vorrebbe farsi accettare dalla società di Burgue, Imogen Spunrose e suo fratello Ezra, che oberati dai debiti cercano di sfruttare la ricchezza di Agreus, e molti altri.

L’intreccio di questa serie è molto interessante, così come l’ambientazione, devo dire che mi è piaciuta molto la parte thriller\poliziesca, con la ricerca del “mostro” ecc, e mi è piaciuto tutto lo svolgersi della serie, con le storie dei personaggi che si intrecciano e si sviluppano. E’ una serie che ha anche degli interessanti colpi di scena, ottima nella ricostruzione pseudo-storica della città (pur essendo una città immaginaria, ci ricorda molto la Londra vittoriana, come abbiamo detto) , e con splendidi costumi (in particolare gli abiti di Imogen e Piety). Inoltre, affronta delle tematiche quanto meno attuali, come l’integrazione razziale, sia dal punto di vista degli elementi meno abbienti, che da quello di chi ha fatto fortuna, come Agreus. E ovviamente affronta la paura di tutto ciò che è diverso e straniero.

La serie è già stata confermata per una seconda stagione, e ovviamente sono curiosa di vederla, sperando come sempre che non si vada a rovinare quanto di buono fatto nella prima.

Published in: on 01/02/2020 at 17:25  Comments (1)  
Tags: , , ,