Villa Pamphili,il parco dei parchi di Roma.

Eccomi qui, con l’ultimo (almeno per il momento), appuntamento dei parchi romani. E’ vero, a Roma ci sono moltissimi altri parchi e luoghi all’aperto, di alcuni avevo parlato anche negli anni passati, come ad esempio del  Roseto Comunale, (che però apre solamente in occasione della fioritura delle rose), la famosa Villa Borghese, Villa Torlonia, e tantissimi altri. Magari col tempo, o in occasione di qualche visita li riprenderò in considerazione, con oggi però voglio concludere questo mini-tour con quello che io considero il parco più bello di Roma, ovvero Villa Pamphili. Come già ho avuto modo di dire nell’articolo dedicato a Villa Sciarra, sono piuttosto di parte, in quanto ho passato gli anni più belli della mia vita in questo parco: pensate che i miei nonni abitavano a poco più di 200 m dall’entrata sullla Via Vitellia! Quindi questo era il luogo dei miei giochi delle elementari, delle passeggiate tra le medie e il liceo, delle feste di compleanno all’aria aperta, dei pic nic e tanto altro, e quindi per me rimane il parco più bello di Roma, superiore anche a Villa Borghese, che sicuramente tra i non romani è quello più conosciuto. La “Villa” come la chiamano gli abitanti di Monteverde, senza specificarne il nome, come se fosse la loro villa di famiglia, è parte integrante del quartiere, e devo dire che i monteverdini in effetti ne sono anche un po’ gelosi!Nelle giornate come il 1° maggio, o la festa di San Pietro e Paolo, quando anche da altri quartieri molta gente veniva a fare pic nic, in alternativa  alla gita “fuori porta”, noi monteverdini(si, perché nonostante tutto, io mi sento ancora tale), eravamo un po’ disturbati da tutta questa baraonda di gente, che si riversava nella “nostra villa”!

Ricordo che nel 2005, la circoscrizione, allora XVI, mise a disposizione dei cittadini, un bellissimo libro, di circa 400 pagine, che ripercorreva accuratamente tutta la storia di Valla Pamphili, descrivendone anche i ritrovamenti dei reperti di epoca romana, le varie ristrutturazioni degli edifici, e l’epoca d’oro della villa tra 6 e 700 ecc e i secoli successivi. Corsi subito a prenderlo e lo divorai, scoprendo tante cose sulla storia dell’area e della villa, ed è un libro che conservo ancora con cura, molto esaustivo e con interventi di molti studiosi.

Villa Pamphili vanta infatti una storia antichissima; nell’attuale villa numerose sono le tracce di testimonianze di epoca romana e medievale: il confine settentrionale della Villa, che costeggia la Via Aurelia Antica si poggia sulle strutture dell’Acquedotto Traiano-Paolo, voluto da Papa Paolo V tra il 1609 e il 1612, riutilizzando in parte le strutture dell’acquedotto costruito dall’imperatore Traiano, per convogliare le acque dal lago di Bracciano al quartiere di Trastevere. Altri reperti di epoca romana sono stati trovati in tutto il parco e sono stati riuniti presso la struttura denominata Casale di Giovio, costruita su un pre-esistente edificio funerario romano e qui si conserva anche un architrave di epoca medievale. Qui sono state collocate attualmente anche molte statue di epoca romana, ritrovate durante i vari scavi nel corso degli anni.

Il vero periodo d’oro della villa fu però tra il 1600 e il 1700, quando durante il pontificato di Innocenzo X,Giovanni Battista Pamphili, fra il 1644 ed il 1655, l’area, il cui primo nucleo era già da tempo di proprietà della famiglia, cominciò a configurarsi come una fastosa residenza nobiliare di campagna. In quegli anni, infatti, il cardinal nepote Camillo Pamphili fece edificare dall’Algardi, il Casino del Bel Respiro con gli annessi giardini, il vero e proprio palazzo di famiglia, ristrutturò per esigenze abitative l’edificio di Villa Vecchia e commissionò la realizzazione di alcune delle fontane principali del parco. I maggiori artisti del tempo quali appunto Alessandro Algardi, Giovan Francesco Grimaldi, Gian Lorenzo Bernini, lavorarono all’interno della villa. Nel 1700 altri ampliamenti volti soprattutto a rinnovare arredi e giardini, come la ristrutturazione della bellissima Fontana del Giglio e la creazione del canale del lago. L’ultimo grande ampliamento della villa avvenne nel 1856, pochi anni dopo che alcune zone furono teatro delle battaglie della Repubblica Romana, quando il Principe Filippo Andrea V Doria Pamphili, comprò il Villino Corsini verso Porta San Pancrazio. L’ultima importante costruzione avviata nel parco fu la cappella, edificata fra il 1896 ed il 1902, su progetto di Edoardo Collamarini, ed è l’unico edificio, ad oggi, rimasto di proprietà dei Pamphili. La villa rimase di proprietà della famiglia Doria Pamphili fino ai primi decenni del Novecento. A partire dal 1939, il Comune di Roma dette inizio ad una serie di espropri, culminati nell’apertura definitiva al pubblico nel 1971. L’intera Villa è oggi di proprietà del Comune di Roma, fatta eccezione per il Casino del Bel Respiro, acquisito nel 1967 dal Demanio dello Stato ed attualmente sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come abbiamo detto, la “Villa” è  il parco pù grande di Roma, con i suoi 184 ettari, anche se nel 1960, durante le Olimpiadi, fu divisa dalla Via Leone XIII, la così detta via Olimpica.

La parte che si trova a sinistra della via Olimpica (provenendo dal quartiere Gianicolense), è forse quella un po’ più selvaggia e impervia, dove troviamo un piccolo laghetto, attraversato da un ponticello e un grazioso ruscello. L’altra parte invece è sicuramente quella più conosciuta e fotografata, dove si trovano i maggiori casali e ville, ci sono delle vaste pinete e viali dove si può passeggiare, panchine dove sedersi, e lungo le mura i casali e le ville più conosciute del parco. La parte sicuramente più conosciuta e percorsa è quella che va da quello che affettuosamente chiamiamo “Laghetto”, fino appunto al canale che lo unisce alla scenografica fontana del Giglio, dove i frequentatori della villa si divertivano ad ammirare e a dare da mangiare alle nutrie, alle papere e ai cigni che vivevano appunto nel lago. Purtroppo, più di una volta i cigni sono stati portati via, e persino maltrattati, da gente priva di umanità e di scrupoli e quindi ora non ci sono più, e credo che neanche le paperelle siano state più introdotte nel lago. Le ultime volte che sono stata a passeggiare in villa, ho riscontrato anche qui, come a Villa Sciarra, molto degrado e abbandono, ma so che anche a Villa Pamphili, come a Villa Sciarra, ci sono associazioni di volontari, che cercano di mantenere il decoro del parco con passione e dedizione. Continuando a passeggiare si arriva alla pineta, e dopo averla attraversata ci appare davanti il Casino Algardi, o del Bel Respiro, il nucleo centrale del parco, sicuramente il più bello e scenografico, dove possiamo ammirare i bellissimi giardini segreti e la facciata del Casino. Essendo proprietà dello Stato, come già detto, non è visitabile, se non in rare occasioni e visite organizzate. Le foto che vi lascerò sotto, infatti ritraggono il Casino(solo all’esterno, perché all’interno era vietato fare foto), da una visuale, che ai normali visitatori del parco è preclusa; la foto sono  appunto dall’ ingresso principale del casino del Bel respiro, e vedrete fotografati dall’interno anche i giardini, che in genere si possono ammirare solo dall’alto della scalinata che porta alla vallata sottostante e attraverso una cancellata. Era una visita guidata organizzata a cui ho avuto la fortuna di partecipare una decina di anni fa, e finalmente dopo tanti anni, ero così felice di essere riuscita a vedere quel bellissimo palazzo, che tanto mi affascinava da piccola, e sopratutto di vederlo da un’altra prospettiva e al suo interno.

Sotto il casino si estende la parte della villa dove si trovano la Chiesina di famiglia, di cui vi ho parlato poco sopra, dove ci sono le tombe di famiglia dei Pamphili, e dove, mi sembra, ancora oggi, ogni sabato, si tenga messa(almeno fino a qualche anno fa), la fontana del Putto e la Fontana di Venere, oltre allo scenografico Giardino del Teatro, destinato ad ospitare rappresentazioni teatrali e musicali all’aperto.

Molti altri sono i punti dove si può passeggiare nella Villa, e trovarsi di fronte ad elementi decorativi e architettonici come le fontane, oppure il monumento ai Caduti Francesi, tempietto marmoreo realizzato a metà Ottocento da Andrea Busiri Vici in forme neoquattrocentesche,che fu voluto dal Principe Filippo Andrea V Doria Pamphili per commemorare i soldati francesi morti durante i combattimenti del Gianicolo che segnarono, nel 1849, la caduta della Repubblica Romana; oppure verdi vallate come la Valle dei Daini e tanti altri punti dove perdersi, passeggiare, leggere un bel libro e godersi questo meraviglioso parco.

Come ho detto, vi lascio con qualche foto, particolare, diversa dalle solite della Villa, e con gli scorci che ho maggiormente frequentato!Ma vi assicuro che la Villa è veramente grande e c’è da girare tanto, quindi non perdete tempo, e anche se sta iniziando il freddo, le giornate autunnali, nelle ore più calde, sono perfette per godere, forse con un po’ più di tranquillità, di questo splendido parco, il più bello di Roma. 😀

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Published in: on 23/10/2020 at 19:21  Lascia un commento  
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Villa Sciarra, un parco ricco di storia, tra il Gianicolo e Trastevere.

Bentornati cari lettori. Continuiamo con l’articolo di oggi, il breve percorso tra i parchi romani.

In questo articolo vi parlerò di un piccolo parco, molto bello, che si trova tra il Gianicolo e Trastevere, ovvero Villa Sciarra, parco a cui sono particolarmente legata, in quanto sorge nel quartiere dove abitavo da piccola, e dove ho frequentato la scuola.

La storia di Villa Sciarra è antichissima e affonda le sue radici addirittura in epoca pre-romana, quando sul luogo sorsero il santuario e il bosco dedicati alla dea Furrina. E’ un’area da sempre dedicata a boschi e giardini, e in seguito la zona divenne parte di quell’enorme spazio verde noto con il nome di Horti Caesaris, gli Orti di Ceare, dove la leggenda vuole che Giulio Cesare abbia ospitato Cleopatra durante il suo soggiorno romano. Alla morte di Cesere gli Horti divennero di dominio pubblico, fino al 1500 in cui passarono di nuovo in mano private e il sito passò di mano in mano a nobili famiglie. Fu nel 1575, dopo essere stata acquistata dal Monsignor Innocenzo Malvasia, che venne edificato il primo edicifio, il Casino Malvasia, che attualmente però fa parte della proprietà dell’Accademia Americana. Con la costruzione della Mura Gianicolensi, volute dal Papa Urbano VIII, nel 1642-44,  il complesso acquistò maggior valore e divenne una villa urbana. Passò nel corso dei secolo ad altri proprietari, tra cui la famiglia Barberini, che fece edificare il Casino Barberini, quello che attualmente è la sede dell’Istituto di studi germanici, e al suo ramo cadetto, gli Sciarra appunto, da cui prese il nome, che la arricchirono e la abbellirono anche con l’acquisto di altri appezzamenti di terreno, come l’Orto Crescenzi, nel 1811.

Nel 1849, con i fatti della Repubblica Romana, la Villa fu teatro di battaglie e i due casini furono anche pesantemente danneggiati. I Barberini restaurarono il Casino nelle forme originarie, ma la proprietà venne definitivamente persa da Maffeo II Sciarra in seguito a speculazioni finanziarie sbagliate. Il terreno intorno alla villa venne quindi diviso in lotti e destinato ad area edificabile, mentre la villa, dopo tumultuose vicende, comuni a gran parte delle villa romane, fu acquistata il 15 maggio 1902 da George Wurts, un americano appassionato di giardini e collezionista d’arte, e da sua moglie Henrietta Tower, ricca ereditiera di Filadefia. E’ proprio a loro che dobbiamo la disposizione attuale della villa.

I Wurts, sistemarono varie statue settecentesche in arenaria, che si unirono alle fontane già esistenti, con l’intento di ricreare lo scenario di una villa barocca italiana. I temi delle fontane e delle statue riprendono miti antichi, come quello di Apollo e Dafne, Diana ed Endimione, miti quasi sempre legati ad ambienti bucolici o boschivi, ma anche il ciclo dei mesi e delle stagioni, testimoniati ad esempio dall’Esedra dove sono poste appunto le statue dei 12 mesi. Troviamo anche fontane con altri temi come quella dei Vizi,oppure la cosidetta fontana dei putti o del Biscione, chiamata così perché  reca lo stemma dei Visconti di Milano, o la fontana dei Fauni. I Wurts fecero anche costruire nel 1908-10 il Castelletto, una torretta in stile neogotico, dalla cui sommità si spazia sulla campagna romana fino ai Colli Albani, e le varie entrate della villa su via Calandrelli. Dopo morte di Wurts, nel 1930, la moglie donò la villa a Mussolini, con la condizione però che dovesse essere destinata a parco pubblico.

A completare il panorama della villa, il bellissimo  tempietto circolare con una caratteristica cupola in ferro battuto e un’immensa voliera, ora vuota, ma dove, fino a qualche anno fa, si allevavano uccelli, tra cui anche pavoni: io li ricordo benissimo durante le mie passeggiate negli anni della mia adolescenza, e ricordo che sostavamo per una sacco di tempo, aspettando che il pavone facesse la sua ruota. Villa Sciarra, come dicevo all’inizio, è stata teatro di molte passeggiate e giornate trascorse tra i suoi viali, in quanto frequentavo le scuole superiori proprio lì vicino, su Via Dandolo, anche se in realtà il mio parco “giochi” d’infanzia, e ancora preferito negli anni successivi era Villa Pamphili ( di cui vi parlerò prossimamente). Ricordo anche, in un periodo della mia infanzia, che a Villa Sciarra c’erano persino delle mini montagne russe per bambini, dove chi riusciva a prendere la scimmietta di pelouche che veniva calata al passaggio del trenino, vinceva un giro gratis!

Finito il liceo, avendo cambiato quartiere non l’ho più frequentata, e sono tornata solo di recente a visitarla, in diverse occasioni. Nel corso di questi anni di lontananza avevo saputo che la villa versava in uno stato di degrado, e questo mi dispiacque molto, ma grazie ad associazioni di quartiere, tra cui gli  “Amici di Villa Sciarra”, il posto ha ritrovato il suo antico splendore, i viali sono stati ripuliti, le piante e i giardini sono più curati, sono state anche piantate rose e spesso si organizzano incontri ed eventi, visite guidate, volti a valorizzare  a far conoscere la storia e le bellezze della villa. Un grazie di cuore quindi a queste associazioni, che ci hanno restituito la bellezza del parco, e vi consiglio quindi una visita, una passeggiate tra i viali della villa, ma anche di seguire le attività delle associazioni, che fanno rivivere appunto con passione e tanta dedizione, uno dei parchi più belli e più interessanti di Roma.

Come sempre vi lascio con qualche foto, sperando che possano stuzzicare la vostra curiosità.

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Published in: on 18/10/2020 at 10:15  Lascia un commento  
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Alle pendici del Gianicolo: l’Orto botanico di Roma.

Salve!!!Per il ciclo di articoli sui posti all’aria aperta di Roma oggi vi porto in un posto davvero particolare, che a me piace tantissimo. Non è un vero parco, tant’è vero che c’è un biglietto d’ingresso, perché viene considerato come un museo, ma vi assicuro che se volete staccare dalla vita caotica della città, qui vi sembrerà di stare lontano dal traffico e dalle macchine, pur essendo in pieno centro di Roma!

E quindi,vediamo chi indovina qual è quel posto, in cui ci si può perdere in una lunga passeggiata immersi nel verde e passare da un tipico bosco mediterraneo, ad una foresta di canne di bambù, oppure sedersi a riposare presso un rilassante giardino giapponese, o godere di meravigliose rose in fiore, il tutto con scorci con una vista meravigliosa sulla città?
Questo luogo è l‘Orto Botanico di Roma, che oltre alle cose citate riserva, agli appassionati e non, una vasta quantità di piante e alberi da tutto il mondo.

L’Orto Botanico sorge alle pendici del Gianicolo, l’entrata si trova a fianco del palazzo Corsini, in via della Lungara, quindi la superficie dell’orto, che è di circa 12 ha, si estende dal Gianicolo fino al Tevere. La storia dell’orto botanico è centenaria; fu voluto dal Papa Niccolò III nella seconda metà del XIII secolo, ma all’inizio si trovava nei giardini vaticani. Poi fu spostato proprio sotto al Gianicolo, quando Papa Alessandro VII, nel 1660 volle che l’Università avesse un proprio giardino botanico. L’orto poi passò nel corso degli anni in altri luoghi, fino a tornare nella sede che conosciamo oggi, nel 1883 quando la proprietà  passò allo Stato. Attualmente è uno dei Musei del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma.

L’Orto è visitabile tutti i giorni, con orari che variano secondo le stagioni, al costo di 8€. (sconti e convenzioni sono visibili sul sito http://www.ortobotanicoitalia.it/lazio/romalasapienza/)

A seconda delle stagioni in cui si visita troverete piante e fioriture diverse, in primavera ovviamente si potranno ammirare le rose in fiore, o i ciliegi del giardino giapponese, cosa che non avverrà in autunno. Consiglio però anche una visita nel periodo autunnale, in cui i colori delle foglie danno veramente un tocco speciale all’ambiente; trovo che il giardino giapponese, ad esempio, abbia dei colori magnifici anche in questo periodo.

Nell’Orto sono presenti tantissime specie, e ci sono delle serre che contengono una grande quantità di piante. A me è piaciuta molto la serra delle piante grasse, le trovo davvero belle, specie quando sono in fiore!!!
Ci sono anche piante carnivore e tropicali, e passeggiando ci si può imbattere in alberi monumentali di grande valore. Come ho detto all’inizio, ci ritroviamo a passeggiare nella classica macchia mediterranea, con alti platani, abeti, pini, per poi giungere al bellissimo giardino giapponese, creato dallo stesso architetto che ha ideato quello dell’Istituto Giapponese di Cultura(altro posto che vi consiglio di visitare, perché è davvero molto bello). Si incontrano poi il bosco di bambù, uno dei più grandi d’Europa, con tantissimi esemplari, per poi arrivare al Roseto che si inerpica per la collina. Abbiamo poi la valletta delle felci, il giardino degli aromi, e il giardino dei  “semplici”, dove troviamo le pianti officinali e di uso farmaceutico. Vasta anche la collezione di palme,di fichi d’india e di piante acquatiche. In mezzo a questi scorci verdeggianti sorgono anche delle fontane, come la fontana dei Tritoni, e anche-visto il luogo dove sorge l’orto- reperti archeologici, come statue e pezzi di architravi, sistemati in maniera coreografica nei giardini.

Sicuramente per conoscere bene tutte le tipologie di piante che ci sono, sarebbe consigliata una visita guidata, ma è anche bello perdersi passeggiando senza una precisa meta in questo magnifico giardino. Comunque ci sono pannelli esplicativi nei punti di maggior interesse, che danno una panoramica su ciò che si sta guardando e ogni tanto anche delle panchine dove potersi fermare a godere della vista e a riposarsi.

Vi lascio con alcune foto scattate in vari periodi dell’anno, come vedrete dalle varie fioriture e colori delle piante, sperando di avervi un po’ incuriosito su questo bel posto, che vale davvero la pena di essere visitato.

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Published in: on 06/10/2020 at 16:11  Lascia un commento  
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Il Parco degli Acquedotti.

Salve a tutti!!! Con l’articolo di oggi ho intenzione di inaugurare un piccolo ciclo di articoli dedicati ad alcuni parchi o luoghi all’aperto di Roma. L’idea è nata la scorsa settimana, quando con l’Associazione culturale Cinema e Storia si è tenuto un incontro presso il Parco degli Acquedotti, e nelle prossime settimane, sperando ancora nella clemenza del tempo, e vista la necessità, se non quantomeno il buon senso di riunirsi in luoghi all’aperto piuttosto che al chiuso, almeno finché si potrà, ci sarà l’occasione per visitarne altri, di cui man mano parlerò nel corso delle prossime settimane.

Come dicevo, oggi inizieremo con il Parco degli Acquedotti. L’occasione per visitare questo bel posto, che in tanti anni non avevo mai visitato (ho sempre abitato in quartieri distanti da quello dove è situato, quartieri tra l’altro anch’essi ricchi di verde come Monteverde, con la sua Villa Pamphili, dove sono praticamente cresciuta, e di cui vi parlerò molto probabilmente nelle prossime settimane), è scaturita da un incontro associativo dedicato al centenario della nasciata di Federico Fellini ed Alberto Sordi, omaggiando anche due personaggi storici portati su schermo dai due artisti del cinema italiano, ovvero Giacomo Casanova e il Marchese del Grillo. Quindi dopo che una parte dei soci si è dedicata ad  una visita agli studi di Cinecittà e alla mostra su Fellini(io non ho partecipato, in quanto avevo già visto la mostra a febbraio e il set di Cinecittà già in altre occasioni), necessitava trovare un posto dove fare una chiacchierata sui due personaggi su citati. Quindi vuoi per la vicinanza agli studi cinematografici e vuoi per un collegamento con il film “Il Marchese del Grillo“( una delle scene del film, quando Onofrio del Grillo lascia Roma con il suo amico, l’ufficiale francese Blanchard, è stata girata proprio in questo parco. Potete vedere la scena qui; tra l’altro una piccola curiosità: riguardando la scena mi sono resa conto che la vista di San Pietro che si vede proprio all’inizio, la si può godere proprio da un altro parco, quello a cui sono più legata, ovvero Villa Pamphili,di cui, come ho già anticipato, parlerò prossimamente) la scelta è ricaduta su questo parco.

Il Parco degli Acquedotti si trova nella zona sud-est di Roma, nel quartiere dell’Appio-Claudio. Prende il nome appunto da 6 degli 11 acquedotti che rifornivano la città di Roma nell’antichità, che qui si incontravano. Se ne aggiunge un settimo, l’acquedotto Felice, costruito in età rinascimentale e tutt’ora impiegato per l’irrigazione.

I nomi dei 6 acquedotti sono: Anio vetus, acquedotto sotterraneo,Marcia, Tepula, Iulia, Claudio e Anio Novus che sono sovrapposti. L’acquedotto Felice è sovrapposto a quello dell’acqua Iulia, come abbiamo detto è ancora funzionante per l’irrigazione e quest’area dove gli acquedotti si incontrano era conosciuta con il nome di Roma Vecchia, dal nome del casale che ancora possiamo vedere. Il parco a sua volta fa parte del parco suburbano dell’Appia Antica al quale è stato annesso nel 1988, dopo anni di lotte da parte di associazioni e degli abitanti del quartiere per ripulirlo dal degrado e fare in modo che potesse diventare un luogo di incontro e di passeggiate, sicuro e pulito  per i cittadini.

All’interno del parco ci sono varie aree, ad esempio entrando dall’ingresso di Via Lemonia troviamo una bella pineta, poi scavallando il primo acquedotto che incontriamo, il Tepula,ci troviamo proprio in un grande tratto di quello che era un tempo l’Agro Romano con una vista meravigliosa sui resti degli acquedotti. Ci sono percorsi che sono percorribili sia a piedi sia in bicicletta, ed oltre a passeggiare all’ombra dei resti imponenti dell’acquedotto Claudio, si possono ammirare anche altri reperti di importanza storico-archeologica, come un tratto della Via Latina, una delle strade più antiche di Roma che arrivava fino a Benevento, o vecchi casali, come appunto quello già citato di Roma Vecchia, o il Casale del Sellaretto, una ex casa cantoniera relativa all’antica linea ferroviaria voluta da Papa Pio IX, inaugurata il 7 luglio 1856, la prima ferrovia dello Stato Pontificio, oppure i resti di una grande villa suburbuana, la Villa delle Vignacce, con la sua cisterna, i cui scavi archeologici hanno rivelato una stratificazione che va dal I al VI secolo. d.C. A completare la geografia del parco il Fosso dell’Acqua Mariana, un fosso artificiale fatto costruire dal papa Callisto II nel 1122, per garantire l’arrivo dell’acqua per alimentare i mulini ed irrigare gli orti di proprietà della Basilica di S. Giovanni in Laterano in alternativa agli acquedotti fatiscenti.

Il parco è veramente molto vasto e interessante da scoprire, personalmente ne ho visto una parte e anche un po’ di corsa, ma mi sono ripromessa di tornarci con calma per godermelo meglio e per scoprire altri angoli suggestitvi.

Vi lascio con qualche foto, alcune scattate da me, altre prese da internet, i cui diritti rimangono dei legittimi proprietari.

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Passeggiando sull’Appia Antica

Questo articolo bolliva in pentola da tantissimo tempo; avevo in mente di scriverlo secoli fa, prima di interrompere la frequenza sul blog e viste le notizie recenti, riguardo questa splendida via (https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/appia-regina-viarum-nasce-il-primo-cammino-nazionale-laico-a-matrice-culturale) mi sono decisa a riprenderlo in mano. Pubblicarlo ora, in questo periodo in cui siamo confinati in casa, forse può aiutare ad evadere un po’, sperando di poter presto tornare a passeggiare tutti insieme su questa splendida strada.

Conosciamo tutti l’Appia come la Regina Viarum, la regina delle vie, come la definivano i romani, ed è ritenuta una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico.

Voluta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco, collegava Roma a Brundisium( Brindisi), porto tra i più importanti dell’antichità, in quanto da lì partivano le rotte commerciali per la Grecia e l’Oriente. La sua importanza fu enorme per l’impatto economico, militare e culturale che ha avuto sulla società romana dell’epoca.

Il tratto che va da Porta San Sebastiano (dove si trova il Museo delle Mura, di cui vi ho già parlato qui ) alla località Frattocchie è quello percorribile e visitabile, ed è meta di tour archeologici, passeggiate a piedi o in bici. Passeggiare lungo questa via è come aprire un libro di storia in quanto lungo il suo asse si trovano tantissimi monumenti,(catacombe, sepolcri, acquedotti, ville) ma la parte di cui vi vorrei dare qualche breve accenno e di cui vi mostrerò alcune foto sono i monumenti principali a che vanno dal II al V miglio, ovvero dalla Villa e Circo di Massenzio alla Villa dei Quintili, che per quanto mi riguarda è quella dove mi recavo a far passeggiate immersa nella storia.

Circo e Villa di Massenzio.

Situato tra il II e il III miglio della via, il complesso è composto da tre monumenti: il palazzo, il circo e il mausoleo dinastico noto anche come Tomba di Romolo, figlio dell’imperatore. Nel 310 d.C l’imperatore Massenzio, trasformò una pre-esistente villa rustica datata I sec. a.C. in una lussuosa residenza imperiale, aggiungendo anche la costruzione del Circo e del mausoleo di famiglia. E’ visibile la struttura del circo, uno dei meglio conservati dell’epoca romana, di cui riusciamo a vedere chiaramente la spina, ma anche la struttura del Mausoleo, a cui sia accede presso un quadriportico. L’ingresso è fruibile  fino alle ore 16, e gratuitamente in quanto è uno dei musei del comune di Roma aperti gratis.

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Mausoleo di Cecilia Metella e Castrum Caetani.

Superata la Villa di Massenzio, arriviamo a quello che è il monumento sicuramente più conosciuto e più rappesentativo della Via Appia, ovvero il Mausoleo di Cecilia Metella, immortalato da numerosi pittori di ogni epoca. E’ un imponente monumento funerario appartenuto alla figlia del console Quinto Metello Cretico costruito tra il 30 e il 10 a.C. Nel corso dei secoli è stato riutilizzato con altre funzioni:la famiglia Caetani nell’ XI sec. lo trasformò in un vero e proprio castello. Nel 1299 Papa Bonifacio VIII fece trasformare il castello in una vera e propria cittadella fortificata circondata da un muro merlato con torri rettangolari, comprendente anche una chiesa dedicata a S.Nicola di cui i resti possiamo ammirare proprio di fronte al Mausoleo. La parte abitativa della fortificazione, con i suoi tipici muri merlati e le belle finestre bifore, oggi ospita al proprio interno il “Museo dell’Appia”, una raccolta di statue, sarcofagi, iscrizioni e rilievi provenienti dalla Via Appia Antica e relativi ai ricchi monumenti funerari che vi si affacciavano.

Questo monumento è a gestione statale, a differenza della Villa di Massenzio che è comunale, e si paga un biglietto d’ingresso, che però è cumulabile con quello per la Villa dei Quintili e Terme di Caracalla. Gli ingressi gratuiti seguono quelli disposti dal calendario del Ministero dei Beni Culturali.

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Capo di Bove.

A circa 500 m. troviamo l’ingresso dell’area archeologica di Capo di Bove che prende il nome dalle decorazioni con che ornano il fregio sulla sommità del sepolcro di Cecilia Metella. Il complesso è un’area verde di 8000mq circa, con all’interno un edificio di tre piani adibito a museo per mostre temporanee, uffici e punto ristoro per i visitatori. I giardini sono molto belli, c’è un percorso dove si possono ammirare pavimenti in mosaico e punti con panchine dove sedersi e trovare un po’ di ristoro.

Usciti dall’area si riprende la via e qui diciamo che finisce il tratto più “urbano”, perché ai lati della strada comunque troviamo anche strutture moderne (ci sono alcuni ristoranti e bar), e che il paesaggio cambia, infatti la via si restringe, costeggiata da pini e cipressi, iniziamo a camminare sul basolato antico e ai lati della strada si ergono tombe e monumenti funerari ancora ben visibili e gli ingressi di ricchissime ville moderne.

Ingresso gratuito.

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Santa Maria Nova e Villa dei Quintili

Dopo un bella passeggiata nel tratto che come dico io “è più fuori dal mondo moderno”, e attraversata Via di Tor Carbone (che proprio in quel punto finisce, e inizia via Erode Attico) che taglia l’Appia, ci avviamo verso il complesso di Santa Maria Nova e la Villa dei Quintili. Come dicevo prima, lungo questo tratto di strada ci sono molti monumenti visibili, ma ci sono anche cancelli che portano a ville lussuose, che spesso sono usate per meeting e matrimoni o sono sedi di grandi società, o ancora sono abitazioni private.

Prima di arrivare all’area della Villa possiamo visitare il sito di Santa Maria Nova: tre ettari di campagna romana costellata di ruderi che ruotano intorno a un casale antico, lasciata in totale abbandono per circa 10 anni. Da qui si arriva a piedi alla Villa dei Quintili, il cui ingresso principale però si trova sull’Appia Pignatelli. Grazie al rinvenimento di una tubatura in piombo recante il nome dei proprietari, è certo che il complesso appartenesse ai fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, membri di una famiglia senatoria e consoli nel 151 d.C. che furono fatti uccidere dall’imperatore Commodo nel 182-183 d.C. per aver ordito una congiura contro di lui, così la residenza sull’Appia fu confiscata e divenne proprietà imperiale. Da allora Commodo stesso e altri imperatori dopo di lui vissero nella villa.
Testimonianze della loro presenza sono l’imponenza dell’architettura, la ricchezza delle decorazioni scultoree e la raffinatezza dei rivestimenti parietali e pavimentali in lastre di marmo colorato, tuttora splendidamente conservati. Distanziato dalla villa, e che si affaccia proprio sulla via Appia c’è il ninfeo.

Ingresso a pagamento come Cecilia Metella, con possibilità di biglietto cumulativo.

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Dopo il ninfeo della villa si può proseguire ancora con la passeggiata, io personalmente non mi sono mai avventurata oltre l’incrocio con Via di Torricola, anche perché non sono una grande camminatrice e dopo un po’ la stanchezza inizia a farsi sentire, ma quando potremo di nuovo uscire, la domenica, invece di riversarvi nei centri commerciali, vi consiglio una bella passeggiata in questi luoghi splendidi, che praticamente si trovano dentro Roma, quindi non dovrete neanche spostarvi più di tanto in macchina o con i mezzi. (Attenzione, durante la settimana la via non è zona pedonale, e quindi le macchine sono libere di circolare).

Published in: on 12/03/2020 at 12:12  Lascia un commento  
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