Gran Ballo di Carnevale.

Sabato passato era sabato grasso, giorno clou del carnevale. Quest’anno l’ho festeggiato in maniera veramente strepitosa!!!Vista la mia passione per la rievocazione storica e gli eventi degli ultimi due anni a cui ho partecipato, ho avuto la fortuna di conoscere persone che amano questo tipo di eventi e così ho proposto di partecipare al Gran Ballo di Carnevale tra epoche, che si è tenuto all’Hotel St, Regis a Roma. Il ballo è organizzato dalla Compagnia di danza storica, una compagnia storica che da più di vent’anni tiene corsi di danze dell’ottocento, organizza Gran Balli e il suo corpo di ballo ha partecipato a grandi manifestazioni nazionali ed internazionali. In genere i Gran Balli che organizzano sono sempre in stile ottocentesco con abiti con crinolina e sono dedicati ovviamente a chi sa già ballare queste danze, mentre il ballo di Carnevale è aperto a maschere di epoche diverse e il maestro di cerimonie introduce e indica i passi delle danze, quindi anche chi è poco pratico può danzare insieme agli altri invitati.(La stessa formula dei tè danzanti che sono accessibili anche ai neofiti).

E’ stata davvero una bellissima esperienza, l’hotel e la sala da ballo erano veramente spettacolari, l’albergo,uno dei più belli di Roma, si trova in un  palazzo risalente al 1894 che invita a scoprire la sua collezione di opere d’arte e antiquariato, una scalinata con stucchi realizzati a mano, gli scintillanti lampadari di cristallo di Murano e la Sala da ballo Ritz, maestoso simbolo della Belle Époque,e gli invitati, in questo salone da sogno, vestivano abiti di epoche più svariate, dal medioevo, ai primi 800 con lo stile impero e regency, dal 700 fino all’ottocento più inoltrato. Inoltre i balli sono stati molto belli, e alcuni così semplici da poter permettere a tutti di ballare, sulle note di mazurke, polke, e valzer della miglior tradizioni. Intermezzi tra un ballo e l’altro sono state le esibizioni della City of Rome Pipe Band e l’Accademia di Danze Irlandesi Gens D’Ys, che hanno suonato e danzato musiche scozzesi e irlandesi, l’esibizione di danze barocche, e degli sbandieratori di Cori, il tutto condito da un buffet di dolci e poi la cena. 

E’ stata veramente un’esperienza meravigliosa, sembrava di essere in un film in costume o in un libro, in un’atmosfera da sogno che ancora oggi a tre giorni di distanza non riesco a dimenticare. Già da ora posso dire che il prossimo anno, se tutto va bene, mi piacerebbe rifare questa esperienza, che consiglio davvero a chi ama questo tipo di eventi.Per una volta si smettono i panni moderni, e per qualche ora si vive in un’atmosfera magica che ci fa dimenticare tutto il mondo che ci gira intorno e ci catapulta in un sogno ad occhi aperti.

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Published in: on 09/02/2016 at 20:25  Lascia un commento  

Mostra:JAMES TISSOT al Chiostro del Bramante.

Per la prima volta in Italia, il Chiostro del Bramante ospita dal 26/09/2015 fino al 21/2/2016 l’attesissima mostra dedicata a James Tissot,pittore e incisore  francese di nascita, ma inglese di adozione vissuto nella seconda metà dell’800 (Nantes, 1836 – Buillon 1902).

Raffinato protagonista dell’élite del suo tempo, James Tissot è un pittore la cui arte è ancora oggi per alcuni aspetti un enigma, tra influenze impressioniste e istanze preraffaellite.  Tissot celebra nei suoi quadri la vita dell’alta borghesia – il ceto portato in auge in epoca vittoriana tra rivoluzione industriale e colonialismo, ma la  mostra non ci presenta solo donne con merletti e velette colori sgargianti, tessuti che sembrano uscir fuori dal quadro per essere accarezzati, attimi di vita quotidiana o scene di balli, feste e pic-nic all’aperto,ma fotografa anche il volto nuovo dell’età moderna, delle cupe realtà delle nuove metropoli; troviamo da una parte Parigi, con le sfilate, i Salon e la moda, dall’altra Londra, la city, capitale già in quel tempo della finanza e appunto in piena rivoluzione industriale.

Meraviglioso l’allestimento al 2° piano nella parte finale della mostra dove, prima di giungere all’ultimo pezzo dell’esposizione, quello che campeggia sulla locandina, l’opera “La più bella donna di Parigi”, ci ritroviamo immersi in un’atmosfera che vuole ricreare con luci calde, drappeggi e ricchi lampadari, quella dei teatri e dei salotti parigini di fine Ottocento.

In mostra 80 opere provenienti da musei internazionali quali la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi, che raccontano il percorso artistico del pittore,il suo amore sfortunato per la sua amante e musa ispiratrice-la scandalosa irlandese Kathleen Newton – e l’influenza che su di lui ebbe l’ambiente parigino e la realtà londinese, dando conto della sua vena sentimentale e mistica, del suo incredibile talento di colorista e del suo interesse per la moda. Tra le opere esposte, capolavori quali “La figlia del capitano” e “La figlia del guerriero” entrambe del 1873 accanto alla Galleria dell’ “HMS Calcutta” (1886) che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento di colorista e fine osservatore del suo tempo.

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Published in: on 15/11/2015 at 14:19  Lascia un commento  

Vacanze ad Assisi: riposo,pace e relax mentale.

Quest’anno ho scelto di fare delle vacanze alternative e in solitaria: niente mare, posti affollati, mete turistiche prettamente estive. Non che il posto dove sono stata non sia una meta turistica e senza gente, anzi ce n’era di gente, ma avevo bisogno di una vacanza rilassante, lontano dalla vita frenetica di tutti i giorni. Così già da giugno avevo deciso di farmi 4 giorni ad Assisi per staccare la spina e ricaricarmi in vista del nuovo anno lavorativo. Conosco molto bene Assisi, quando ero più giovane ci ho fatto campi-scuola, in più avevamo casa lì vicino ,quindi ogni anno d’agosto per Santa Chiara o in altre occasioni andavo con i miei una giornata, ma era da parecchio che volevo tornarci per qualche giorno, per godermela per bene. Così sono partita il 10 e ho visitato per bene la città e dintorni, recandomi una giornata anche a Spello, caratteristico paesino a pochi km.
Il primo giorno, arrivata verso mezzogiorno, il tempo di salire dalla stazione di Santa Maria degli Angeli fino ad Assisi, dove alloggiavo, ho visitato subito San Francesco, anche perché il tempo non era buono, la pioggia è stata persistente per tutto il pomeriggio, quindi era consigliabile visitare posti al chiuso. Quindi mi sono presa tutto il tempo per visitare la meravigliosa Basilica, la tomba del Santo e l’annesso museo, un monumento conosciuto in tutto il mondo dal punto di vista culturale e spirituale. Dopodiché sempre sotto la pioggia ho visitato la vicina chiesa romanica di San Pietro, dove si trova un presepe permanente davvero molto bello. Il tempo di salire a Santa Chiara, altro luogo carico di spiritualità e poi una visita all’Assisi romana, in piazza del Comune dove si trova il Tempio di Minerva, ora diventato chiesa e il museo con l’accesso al Foro Romano.
Per fortuna il tempo poi è migliorato e i giorni seguenti il bel tempo è stato sempre presente. Il secondo giorno ho voluto visitare Spello, piccolo centro caratteristico famoso per la sua infiorata e per la chiesa di Santa Maria Maggiore dove si trova la famosa cappella voluta dalla famiglia Baglioni, affrescata dal Pinturicchio. Un capolavoro dell’arte italiana che lascia incantati. Spello è un borgo caratteristico e per mezza giornata mi son persa nei suoi vicoli ammirando i balconi fioriti, gli scorci e i suoi vicoli. Rientrando ad Assisi ho visitato la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove si trova la Porziuncola, la piccola chiesa dove San Francesco predicava e poi San Damiano altro luogo carico di pace e spiritualità. Ritornando verso l’albergo ho passeggiato per le vie di Assisi e mi sono fermata alla Pinacoteca comunale.
Il giorno dopo è stato il giorno forse più impegnativo, anche se le camminate non sono di certo mancate, ma ho deciso di andare all’Eremo che si trova a 5 km da Assisi e ci sono andata a piedi. Un bel percorso salendo verso il Monte Subasio, ma la scarpinata merita perché anche l’Eremo delle Carceri, seppur piccino è un luogo dove ti senti in pace con te stesso. Si può inoltre camminare nel bosco e addentrarsi in un posto di pace e serenità, nonostante il via vai di gente. Ridiscesa mi sono fermata ad un ristorantino proprio nella zona di San Rufino, dove c’è la cattedrale e l’omonimo quartiere caratteristico, altro posto dove perdersi per i vicoletti ammirandone gli scorci fioriti, e mi sono premiata con un bel piatto di pasta al tartufo, una specialità umbra che adoro. Dopo essermi riposata un po’ sono salita su alla Rocca, un posto di Assisi che non avevo mai visto e ho visitato tutta la fortezza, salendo e scendendo per scale ripidissime e passando per stretti cunicoli(ho fatto un vero e proprio viaggio nel tempo) e godendo dalle alte torri di un paesaggio mozzafiato su tutta la campagna umbra. La sera, dopo essermi fatta un paio d’ore di sonno, dopo la lunga scarpinata, sono uscita un po’ in paese e visto che era Festa patronale in onore di San Rufino, in Cattedrale si teneva un concerto di musica sacra. Non proprio la mia preferita, ma ho fatto quattro passi prima di rientrare in albergo. La sera prima invece, sera della festa di Santa Chiara si era tenuta la processione con la banda per le vie del paese.
Il giorno dopo era già giunto il tempo di ripartire, ma non prima di rimmergermi nuovamente nelle viuzze della cittadina scoprendo piccole chiesine come Santo Stefano e altri scorci caratteristici e poi visitare il bosco di San Francesco, il bosco recuperato dal FAI, il Fondo Ambiente Italiano, che nel corso degli anni era divenuto una discarica. Il bosco ora è anch’esso un’oasi di pace dove dopo un lungo percorso si giunge al complesso romanico di Santa Croce e all’Osteria del Mulino, per poi proseguire verso la radura del Terzo Paradiso, un’opera che rappresenta il simbolo dell’infinito fatto con gli alberi di ulivo. Questa radura si trova proprio alle pendici della Rocca, alle spalle della cittadina. Un altro percorso immerso nel verde, non poco faticoso fisicamente, ma rilassante psicologicamente. Arrivata l’ora di pranzo mi son di nuovo premiata con specialità umbre, questa volta la pasta alla norcina e poi il tempo di prendere la valigia e di ripercorrere la strada sempre davanti la Basilica di San Francesco fino alla fermata del bus per tornare verso la stazione.
Avevo detto di voler fare una vacanza riposante, e sicuramente per quanto ho camminato non si direbbe, ma in realtà è stata una vacanza rilassante dal punto di vista mentale ed emotivo. Assisi è uno dei pochi posti dove respiri pace e spiritualità e quando camminava nei boschi, anche se non avevo nessuno intorno, mi sentivo tranquilla, cosa che non posso dire a Roma se passeggio in una strada un po’ isolata. E poi quando si incontravano gruppi di turisti o famigliole e persone da sole ci si scambiava sempre un saluto, cosa che a volte, nella vista frenetica di tutti i giorni si dimentica di fare ad esempio quando si entra in un negozio o in un ufficio. Sicuramente è un luogo dove ritornerò, una sorta di rifugio anche per un we quando qualche volta ho voglia di allontanarmi dalla routine quotidiana ed è comunque un posto non solo importante dal punto di vista spirituale ma anche storico-culturale e artistico.
Vi lascio con le foto sia di Assisi che di Spello, sperando vi regalino attimi di serentità come questi luoghi li hanno regalati a me.

Assisi.

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Spello

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Published in: on 19/08/2015 at 17:45  Lascia un commento  

I Giardini di Ninfa.

Un paio di settimane fa,insieme ad un gruppo di amici abbiamo deciso di visitare i Giardini di Ninfa, giardino storico di fama internazionale a poco più di un’ora di macchina da Roma. I giardini,insieme al Castello di Sermoneta sono di proprietà della Fondazione Caetani,fondazione appartenente alla storica famiglia,voluta proprio per tutelare quest’oasi naturalistica considerata,non a torto, uno dei giardini più belli del mondo.
Una visita davvero molto bella e interessante,un posto quasi magico con i suoi scorci,le sue rovine,i giochi d’acqua e le meravigliose piante che vi sono conservate. Il giardino non è aperto tutto l’anno,ci sono,nei mesi primaverili ed estivi dei giorni appositi e orari e sono visitabili solo con visita guidata. C’è una piccola area pic nic all’esterno dove ci si può fermare,ma non è proprio uno spazio vastissimo.C’è un discreto parcheggio e bagni ampi e puliti,ma a mio avviso, anche a livello di segnaletica questo posto è davvero poco pubblicizzato ed è un vero peccato perché è un luogo davvero fantastico. La visita dura circa un’ora e mezza e oltre alle nozioni storiche la guida fornisce anche nozioni di botanica sulle specie presenti nel giardino. Vale la pena a fine visita fermarsi anche all’hortus conclusus (con un piccolo contributo a parte dal biglietto,cosa che non mi spiego,a quel punto si potrebbe fare anche un cumulativo) un giardino “segreto” dove ci sono degli angoli davvero spettacolari e piante meravigliose da vedere e attraverso il quale si accede anche al diroccato castello baronale che con i suoi muri ricoperti di rovi e rose ricorda il fiabesco bosco della Bella Addormentata.
Purtroppo nella giornata in cui abbiamo deciso di visitare il posto non abbiamo fatto in tempo a vedere anche il Castello di Sermoneta,visto che chiude molto presto (alle 18) e noi eravamo partiti piuttosto tardi,quindi ci siamo ripromessi di tornare,magari per una visita al Castello e al paese.

Vi lascio qualche cenno storico e botanico sul posto presi dal sito ufficiale e le foto che ho scattato il giorno della gita.

La Storia.
Il sito ha origine antica: il nome di Ninfa infatti deriva da un tempietto di epoca romana, dedicato alle Ninfe Naiadi, divinità delle acque sorgive, situato nell’attuale giardino. 

A partire dal VIII sec. L’imperatore Costantino V Copronimo concesse al Papa Zaccaria questo luogo fertile e strategico:infatti si trovava ai piedi dei monti Lepini,presso la Via Pedemontana che era l’unico collegamento alle porte di Roma che conduceva al sud quando la Via Appia era ricoperta dalle paludi.
Dopo l’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e fra le varie famiglie che la governarono ricordiamo i Conti Tuscolo, legati alla Roma pontificia, e i Frangipani, sotto i quali fiorì l’architettura cittadina e crebbe la considerazione economica e politica di Ninfa, ricordiamo infatti che nel 1159 il cardinale Rolando Bandinelli fu incoronato pontefice Alessandro III nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, figura potente e ambiziosa, che nel 1298 aiutò suo nipote Pietro II Caetani ad acquistare Ninfa ed altre città limitrofe, segnando l’inizio della presenza dei Caetani nel territorio pontino e lepino, presenza che sarebbe durante per sette secoli e alla quale è legato ancora oggi il nome e la fortuna del luogo. Pietro II Caetani ampliò il castello della città, aggiungendo la cortina muraria con i quattro fortini e innalzando la torre, già presente, a 32 metri, e realizzò il palazzo baronale. Nel 1382 Ninfa fu saccheggiata e distrutta da parte di Onorato Caetani sostenitore dell’antipapa Clemente VII nel Grande Scisma e avverso al ramo dei Caetani che possedevano Ninfa, i Palatini sostenitori di Urbano VI.
La città non fu più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava la pianura pontina, i cittadini sopravvissuti se ne andarono lasciando alle spalle i resti di una città fantasma, gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove. Nonostante ciò le chiese continuarono ad essere officiate dagli abitanti delle vicine colline per tutto il XV e in parte del XVI secolo, per poi essere del tutto abbandonate. Oggi rimangono i ruderi di San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, San Salvatore e Santa Maria Maggiore, cui parte degli affreschi furono distaccati nel 1971 per essere custoditi nel castello Caetani di Sermoneta.

L’hortus conclusus.
Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un ‘giardino delle sue delizie’. Il lavoro fu affidato a Francesco da Volterra che progettò un hortus conclusus, un giardino delimitato da mura con impianto regolare, proprio accanto alla rocca medievale dei Frangipane. Alla morte del cardinale quel luogo di delizie, in cui furono coltivate pregiate varietà di agrumi, fra cui il Citrus Cajetani, e allevate trote di origine africane, fu abbandonato. Un nuovo tentativo di insediamento fu fatto da un altro esponente della famiglia Caetani nel XVII, il Duca Francesco IV, il quale ‘buono al governo dei fiori’, si dedicò alla rinascita dell’hortus conclusus ma la malaria costrinse anche lui ad allontanarsi da Ninfa. Della sua opera rimangono le polle d’acqua e le fontane.
Durante l’Ottocento il fascino delle sue rovine attirò molti viaggiatori che percorrevano l’Italia riscoprendo l’antico: la ‘Pompei del Medioevo’, come la definì Gregorovius, era un luogo spettrale, magico e incancellabile dalla memoria di chi la vide.

La nascita dell’oasi e del giardino.
Alla fine dell’Ottocento i Caetani ritornarono su i possedimenti da tempo abbandonati. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onoraro Caetani, con due dei sui sei figli, Gelasio e Roffredo, si occuparono di Ninfa decidendo di crearvi un giardino in stile anglosassone, dall’aspetto romantico. Bonificarono le paludi, estirparono gran parte delle infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, rose in gran numero, e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale, che divenne la casa di campagna della famiglia, oggi sede degli uffici della Fondazione Roffredo Caetani. L’ultima erede e giardiniera fu Lelia, figlia di Roffredo Caetani. Donna sensibile e delicata, curò il giardino come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, ed evitando l’uso di sostanze inquinanti. Aggiunse numerose magnolie, prunus e rose rampicanti, e, insieme alla madre Marguerite, realizzò accanto alle mura sud della città di Ninfa un rock garden, chiamato anche ‘colletto’. Donna Lelia morì nel 1977, ma prima della sua morte decise di istituire la Fondazione Roffredo Caetani al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, di preservare il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e di valorizzare il territorio pontino e lepino. All’interno del giardino di Ninfa si incontrano varietà di magnolie decidue, betulle, iris palustri e una sensazionale varietà di aceri giapponesi, inoltre a primavera i ciliegi e meli ornamentali fioriscono in maniera spettacolare.

Il giardino e le sue piante.
Fra le oltre 1300 piante diverse introdotte che è possibile ammirare negli otto ettari di giardino ricordiamo i viburni, i caprifogli, i ceanothus, gli agrifogli, le clematidi, i cornioli, le camelie.
Molte varietà di rose rampicanti sono sostenute dalle rovine ed estendono i lunghi rami vigorosi sugli alberi quali: Rosa banksiae banksiae, RosaTausendshön, Rosa ‘Mme. Alfred Carriere’, Rosa filipes ‘Kiftsgate’, Rosa ‘Gloire de Dijon’, Rosa ‘Climbing Cramoisi Supérieur’.Le rose arbustive bordano il fiume, i ruscelli, i sentieri o formano aiuole come Rosa roxburghii, Rosa ‘Général Shablikine’, Rosa ‘Mutabilis’, Rosa hugoni, Rosa ‘Ballerina’, Rosa ‘Iceberg’, Rosa ‘Max Graf’, Rosa ‘Complicata’, Rosa ‘Penelope, Rosa ‘Buff Beauty’.
Il clima particolarmente mite di Ninfa permette anche la coltivazione di piante tropicali come l’avocado, la gunnera manicata del Sud America e i banani.
Vi sono anche molti arbusti piantati non solo per la loro bellezza ma anche perché offrono ospitalità alle numerose forme di animali presenti fra cui si evidenzia il folto gruppo dell’avifauna rappresentato da oltre 100 specie censite.

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Published in: on 05/07/2015 at 17:35  Lascia un commento  

Torino:il sogno e il grande incubo.

Eccomi qui di nuovo per raccontarvi una nuova avventura. Questo è un periodo particolarmente stressante dal punto di vista lavorativo tant’è vero che non riesco più a prendere in mano un libro e a seguire le serie tv( a parte qualche rara eccezione,ma non riesco a fagocitarne 6-7 contemporaneamente come facevo qualche mese fa. Però ho trovato il tempo di ritagliarmi un w-e ,che ero consapevole sarebbe stato massacrante dal punto di vista fisico-infatti riesco a recuperare dalla fatica solo oggi ad una settimana di distanza- e anche psicologico,anche se in realtà non più di tanto,pensavo di prenderla peggio. Ma iniziamo dal principio: l’idea di fare questo w-e a Torino nasce la sera del 13 maggio quando la Juventus si qualifica contro il Real Madrid. Berlino è proibitiva a livello di prezzi,Torino più accessibile.Devo esserci,devo essere là qualsiasi cosa accada per viverla insieme agli altri fratelli in piazza San Carlo. E così con gli amici si organizza la partenza,si fan progetti per il ritorno,si vagliano le varie ipotesi.Io contro ogni scaramanzia ipotesi ecc decido che comunque devo tornare a Roma domenica sera,perché lunedì devo lavorare.E così si prenota.Arriva il tanto atteso giorno e si parte,si incontrano volti amici in treno,attraverso i social si legge che altri amici di fede stanno raggiungendo la città,l’atmosfera è quella tesa,ma allegra e piena di sperenza delle grandi occasioni come questa.Da qualche anno a questa parte vivo il calcio con maggior disincanto,non con meno attaccamento,ma comqnque vada non me la prendo più di tanto,e devo dire che questa finale l’ho vissuta molto meglio di tante altre,forse proprio per il fatto di essere comunque in mezzo a tanta gente e di esser impegnata a visitare i vari angoli di una città che riserva sempre splendide sorprese. Non starò a parlare qui della gara,la Juve quest’anno ci ha regalato già grosse soddisfazioni in campionato e con la Coppa Italia,questo sarebbe stato un ulteriore meraviglioso regalo,purtroppo non è andata bene,ma anche nei volti post partita ho visto tanta serenità e consapevolezza di aver fatto comunque qualcosa di grandioso e quello che si è respirato in città nelle ore pre e post partita è stato comunque qualcosa di indimenticabile e meraviglioso. Ma veniamo al viaggio vero e proprio.
Innanzitutto vista l’occasione mi son detta che era ora che visitassi lo Stadium e il Museo della Juve,quindi il sabato appena arrivati,dopo un pranzo veloce(e quantomeno costoso,ma quando si è in tanti e si va di corsa a volte non si sceglie bene e ci si accontenta del primo posto che capita) io e un’altra amica abbiamo abbondonato i maschietti-troppo tesi per la partita per concentrarsi su altro- e ci siamo dirette verso lo stadio. E’ stato veramente bello poter entrare nei posti segreti,che vediamo solo attraverso le tv,come gli spogliatoi,la sala stampa,e poi affacciarsi sul campo dove vediamo i nostri campioni giocare.Un’emozione davvero unica pensare che in Italia proprio la mia squadra sia stata la prima ad avere uno stadio di proprietà,una struttura pensata appositamente per il gioco del calcio e per i suoi tifosi.La nostra “casa”. Camminando nei corridoi,nelle sale ecc si incontrano le foto dei più grandi campioni che hanno vestito bianconero e si ha la senzazione proprio di essere nel tempio della storia del calcio. Finito il tour con tanto di spiegazioni tecniche (la cosa che mi ha un po’ deluso è stato il fatto che le stelle dedicate alle maggiori glorie bianconere non sono tutte visibili durante il tour,ne abbiamo incontrate solamante alcune-Nedved,Ravanelli,Zoff,Causio,Sivori per dirne alcuni-e così abbiamo chiesto di offrire la possibilità di vederle tutte o quasi) ci siamo dirette al museo dove sono conservati tutti i nostri trofei,dove si ripercorre la storia bianconera dalla nascita e dove ci sono cimeli di ogni sorta,maglie,scarpini,palloni,medaglie,gadget ecc .
Un tuffo vero e proprio nella storia della squadra più gloriosa d’Italia,tra le più gloriose del mondo.
Finito il tour, un po’ di corsa,siamo andate in albergo e ci siamo preparate a raggiungere gli amici in Piazza San Carlo,una piazza già gremita ed entusiasta da ore.
Come ho detto non voglio parlare della partita,quindi mi limiterò a dire che dopo il fischio finale la piazza piano piano si è svuotata,ma riuscivo a scorgere solo volti felici e nessun isterismo. Io e la mia amica eravamo molto stanche quindi abbiamo lasciato i ragazzi ad assorbire la batosta,a messaggiare con gli amici e siamo tornate in albergo,anche perchè sulla città si stava per scatenare un gran bel temporale che avrebbe imperversato buona parte della notte. Avremmo voluto andare in aereoporto ad accogliere la squadra,ma non sapevamo l’orario e veramente la stanchezza ci aveva abbattute.Così dopo un 6-7 ore di sonno ci siamo svegliati.Alcuni son ripartiti subito la mattina,altri di noi verso le 11 mentre io e la mia amica siamo rimaste in attesa dei nostri rispettivi treni e aerei. E ovviamente abbiamo approfittato della bella e calda giornata per visitare la splendida Torino che riserva ogni volta sorprese.Siamo tornate al parco del Valentino e al Borgo Medievale,che già conoscevamo e in più abbiam visto la fontana delle stagioni e ne abbiamo approfittato per fare il giro in battello dal Borgo fino ai Murazzi. Un percorso di 10 minuti,ma era da tempo che sognavo di farlo :p Dopodichè dai Murazzi ci siamo diretti verso la Chiesa della Gran Madre di Dio,sull’altra sponda e dall’alto della scalinata di quella chiesa che sembra un piccolo Pantheon ci siamo un po’ riposate godendoci la vista su Piazza Vittorio.Scese verso la Piazza abbiamo trovato una deliziosa trattoria a gestione familiare dove abbiamo mangiato bene e speso poco. Dopo esserci rifocillate abbiamo preso via Po’ percorrendola con tutti i suoi portici(siamo incappate anche in un cortile di un palazzo dove si tenevano danze del ‘700 e ci siamo fermate a fare foto e video e ad osservare un po’) e deviando poi per una strada laterale per fare due foto di rito sotto la Mole Antonelliana. Abbiamo proseguito per piazza Castello,il Palazzo Reale,Palazzo Madama, e poi il nostro obiettivo era trovare il famoso locale IL Bicerin,locale storico frequentato da Camillo Benso Conte di Cavour dove si consuma la famosa bevanda composta da una mescolanza di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo.. Camminando ancora per via Garibaldi e poi via della Consolata siamo giunte alla piazza dove si trova il locale e il meraviglioso Santuario della Consolata,il santuario più famoso della città capolavoro del Barocco Piemontese al quale hanno lavorato Guarini e Juvarra che vale davvero la scarpinata.
Visto che i tempi stavano stringendo dopo la sosta al Bicerin siamo tornate indietro ripercorrendo Via Garibaldi e Via Roma,verso la stazione,quando la mia amica mi comunica che in città esiste un posto chiamato Adp Log,una galleria di proprietà di Alessandro Del Piero,il nostro indimenticato capitano bianconero.Così,visto che avevo ancora un’oretta prima della partenza andiamo alla ricerca di questo posto-in pieno centro,a due passi della stazione- e scopriamo che al momento si tiene una mostra fotografica in onore di Ayrton Senna,così decidiamo di visitarla. L’accoglienza inoltre è ottima,la ragazza ci ha spiegato a grandi linee la finalità della galleria in cui si tengono mostre fotografiche e d’arte inerenti ai temi amati da Del Piero,quindi lo sport,la fotografia,la musica e molto altro. Il tutto anche con finalità benefiche a seconda anche delle mostre. Insomma un posto che mi ha fatto davvero piacere visitare.
Ma l’avventura che sembrava ormai volgere a termine ancora non era finita.Infatti,piuttosto stanca,mentre mi aggiravo per la stazione in cerca di informazioni riguardo orari di partenza per la mia amica che voleva rientrare prima,altrimenti doveva aspettare l’aereo della mattina dopo ci imbattiamo in Claudio Marchisio giocatore della Juve che stava andando a prendere il treno che lo avrebbe portato al ritiro della Nazionale. I soliti momenti di panico tra macchinette che non scattano,telefonini che fanno foto mosse,poi realizzo che probabilmente è sul mio stesso treno e che forse ci son anche altri giocatori. E infatti così era!!! Bhè salutata la mia amica che alla fine aveva optato per l’aereo salgo in treno e dopo un po’ di tragitto mi decido a fare tutti i vagoni alla ricerca dei calciatori.Li ho trovati per caso,sbirciando dentro le cabine private,ho fatto gli occhi dolci e mi hanno aperto così ho potuto fare le foto con Pirlo,Matri,Buffon,Bonucci e Barzagli(il mio preferito,lo adoro quel ragazzo,bello e dolce :p).Probabilmente Marchisio era nella cabina accanto,ma non ho avuto cuore di rompergli le scatole dopo averlo inseguito per mezza stazione XD. Glia altri sono stati molto gentili,Pirlo e Bonucci persino simpatici con battute e risate sul fatto che eravamo stretti stretti in 6 in una cabina da 4 e le foto era un po’ complicato farle.
Insomma,è stato un w-e davvero bello,ripeto peccato per il risultato sportivo sarebbe stato il top, ma non posso davvero lamentarmi per le emozioni vissute e le cose belle che ho visto.

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Published in: on 13/06/2015 at 15:34  Lascia un commento