Centro: un romanzo a quattro mani di Amalia Frontali e Rebecca Quasi, tra Olimpiadi e Belle Epoque..

Salve a tutti!!! Eccomi qui a raccontarvi di un delizioso libro che ho avuto modo di leggere in questi giorni! Il libro in questione è “Centro“, un romanzo scritto a quattro mani da Rebecca Quasi e Amalia Frontali, due apprezzatissime penne del rosa italiano. Se di Rebecca Quasi, ahimè, ancora non ho avuto modo di leggere niente, per quanto riguarda Amalia Frontali ero rimasta molto soddisfatta del libro “La Chioma di Berenice” , in cui si raccontava in maniera romanzata la vita dell’esploratore Giovanni Battista Belzoni.

Anche in “Centro” troviamo dei personaggi realmente esistiti, infatti i protagonisti sono tutti personaggi reali, anche se le autrici, come ci spiegheranno nelle note finali, si sono prese delle libertà ( e per fortuna :p ) sulle loro storie.

Andiamo a leggere la trama del libro, e poi la recensione, che avverto, è totalmente spoilerosa.

Trama:

Londra, 1908.
La capitale britannica si prepara ai Giochi della IV Olimpiade.
Miss Ina Wood appartiene alla squadra femminile di tiro con l’arco e Monsieur Pierre Le Blon è un valente schermidore belga.
Si incontrano per caso, a seguito di un piccolo incidente automobilistico e scoprono di avere in comune un certo talento per la dissimulazione: Miss Wood guida un’auto non sua e Monsieur Le Blon non è chi dice di essere.
Tra schermaglie sportive e romantiche gite tra i ranuncoli, si consuma quella che pare destinata a restare una fugace avventura.
Ma il destino, lento e inesorabile, dispone che i nostri atleti si ritrovino a Vienna nel 1914, per affrontare il passato ed essere travolti dagli ingranaggi della Storia.

Il libro mi aveva subito attirato per l’inusuale ambientazione sportiva, in un’ epoca, anche poco sfruttata dal romanzo rosa ovvero la Belle Epoque e anche dalla deliziosa copertina. Come abbiamo visto la storia inizia nel 1908, mentre a Londra si stanno svolgendo le Olimpiadi. Su questo sfondo si incroceranno le vite dello schermidore belga, Pierre Le Blon e di Ina Wood, arciera, che partecipano alle Olimpiadi di nascosto alle loro famiglie. Ma se Ina è realmente chi dice di essere, anche se mente sulla proprietà della sua automobile,che in realtà a ha sottratto a suo cugino, baronetto, per arrivare a Londra, Pierre le Blon in realtà non è chi dice di essere, e non è neanche belga. Infatti il vero nome di Pierre è Leopold di Saxe-Coburg e Gotha Kohary, principe ereditario di una delle più ricche case reali europee ed imparentato con buona parte, se non proprio tutte, le famiglie reali europee dell’epoca. Entrambi sono lì per sfuggire alla loro vita, per mettersi alla prova e dimostrare il loro valore nello sport. Ma sanno entrambi che sarà un’avventura che durerà solo lo spazio di pochi giorni, il periodo dei Giochi Olimpici. Non fanno i conti però con il sentimento che li sorprende e che li porterà a vivere una fugace storia d’amore, che avrà termine con la fine dei Giochi, come entrambi sanno.

Se la prima parte è vivace e briosa, calata perfettamente nell’atmosfera olimpica, con i battibecchi di Pierre/Leopold e Ina, le loro avventure al di fuori del campo di gara, ma anche i loro scambi d’opinione sulle rispettive discipline, che i due esercitano con passione e dedizione, e l’inaspettata nascita della loro passione, la seconda parte, che si svolge quasi 6 anni dopo, a Vienna, è più sofferta, e anche più commovente in certi punti(in realtà io ho iniziato a commuovermi anche alla fine della prima parte, la scena alla stazione e l’addio tra Pierre/Leopold e Ina l’ho trovato bellissimo). C’è un cambio di ambientazione, lasciamo la Londra delle Olimpiadi e ci ritroviamo nella scintillante Vienna del bel mondo, delle case reali, dei nobili, dei teatri e dei balli, il mondo dorato della Belle Epoque, su cui però già incombe l’ombra dei nuovi ricchi borghesi, che si allunga su un’ormai stanca e antiquata nobiltà. Ina è fidanzata con un ricco commerciante inglese che si fa appunto strada nel mondo nobiliare, grazie ai suoi soldi, Leopold ha ripreso il posto di Altezza Reale, sempre assillato dall’odiato padre affinchè si sposi al più presto. Ovviamente il suo matrimonio dovrà essere ben ponderato per stabilire un’alleanza politica. Gli unici affetti di Leopold sono la sorella Dora, e il cognato Gunther duca di Schleswing-Holstein (che saranno i protagonisti del secondo volume delle due autrici, “Accordi”), e i cugini Albert ed Elisabeth, Regnanti di Belgio. Sono gli unici che accetterebbero di fatto, che Leopold sposasse una borghese, di umili origini e che non gli farebbero mancare il loro sostegno.

Ovviamente, quando i due si rincontrano casualmente, Ina rimane scioccata dalla vera identità di Pierre/Leopold, ma dopo le prime incomprensioni l’amore riesplode subito. I due infatti per sei anni, sono rimasti bloccati nelle loro vite, sempre con il ricordo della loro avventura, che a quanto pare non era solo un’avventura, ma un sentimento vero e forte, che continu a durare nel tempo. Ina, pur avendo ricevuto la proposta, non si è mai decisa a sposare il suo fidanzato, e Leopold non si è mai prodigato nella ricerca di una moglie adatta a lui. Sicuramente Leopold è quello più bloccato dei due, i doveri di corte, le altisonanti parentele, la crudeltà di suo padre, che se non vedrà eseguiti i suoi ordini lo diserederà, lo frenano molto, tanto che ce lo fa apparire molto indeciso e quasi con pooc carattere, ma c’è anche da immergersi nella mentalità dell’epoca, era davvero impensabile un passo del genere, mentre Ina, in tutto questo capisce che non sarà mai accettata, di non poter mai avere un ruolo ufficiale, se non quello di amante, e quindi decide, di lasciare Vienna e tornare a Londra. Ma il mondo sta cambiando, la nobiltà è ai suoi ultimi sprazzi di vita e viene in aiuto la Storia, con la S maiuscola, che farà fare a Leopold il passo e prendere la decisione di coronare il suo sogno d’amore con Ina. Infatti un fatto storico di enorme importanza si abbatte sull’Europa e sulle vite dei protagonisti: l’Arciduca Ferdinando D’Asburgo, erede al trono austriaco ( e imparentato anche lui con Leopold), e sua moglie Sofia, vengono assassinati a Sarajevo. E’ il preludio della 1° Guerra Mondiale.

E’ davvero la fine di un’epoca, ma è l’inizio della vita insieme di Leopold e Ina.

Devo dire che avendo preso informazioni sulle storie reali dei protagonisti, poco dopo aver iniziato il libro, ho vissuto la seconda parte del libro con un po’ di angoscia, perché avevo paura di un finale dolce amaro (non come nella reltà, davvero tragica, ma magari che i due non coronassero la loro storia, oppure che si capisse che la loro sarebbe stata una felicità effimera, un finale insomma che ci avrebbe fatto presagire il fatto reale, senza che venisse narrato, e invece per fortuna non è stato così, e quindi evviva le licenze poetiche!!!) ma le autrici, hanno dato a Leopold quel meritato lieto fine che nella realtà non ha avuto. Infatti, come ho detto prima, i personaggi del libro sono realmente esistiti e nelle note finali le autrici ce ne danno spiegazione: Pierre Le Blon era realmente uno schermidore belga, che partecipo’ alle Olimpiadi; poco si sa su di lui, quindi era un ottimo alias per il nostro Leopold. Anche Ina Wood, faceva realmente parte della squadra femminile inglese di tiro con l’arco, e nel libro le viene regalato un piazzamento migliore di quello ottenuto in realtà, ma di più sulla sua vita non sappiamo. Ovviamente anche il Principe Leopold, così come tutti i suoi parenti, sono personaggi realmente esistiti, ed è anche vero che il principe aveva per amante una ragazza borghese di umili origini, ma la sua fine fu molto tragica: quando si risolse, all’inizio della guerra a liquidare la sua amante con una cifra ragguardevole, questa per tutta risposta gli sparò 5 volte e lo sfregiò con l’acido, per poi suicidarsi. Leopold morì dopo qualche mese di agonia. Questo fatto drammatico riecheggiò nelle famiglie reali europee quello più noto di Rodolfo di Mayerling, erede al trono austriaco e cugino di Leopold, anche lui protagonista di un noto omicidio-suicidio anni prima.
Come ho già detto, le autrici si prendono una licenza poetica, e grazie anche al fatto che con i personaggi storici poco conosciuti, magari ci si può “giocare” un po’ di più, e dargli una storia di fantasia, ci regalano questo libro davvero carino, romantico, ma non sdolcinato, portandoci attraverso le pagine in un’epoca, neanche troppo lontana, un’epoca ancora radicata nelle sue abitudini, ma proiettata verso il futuro, un’epoca di innovazioni, di cambiamenti sociali, e lo fanno attraverso una bella storia d’amore e dei personaggi che con le loro caratteristiche, ma anche le loro insicurezze, ti colpiscono e fanno davvero “Centro”!

Published in: on 08/04/2021 at 12:33  Lascia un commento  

Voci nella nebbia di A.E. Pavani, un thriller italiano tutto da scoprire e gustare!!!

Bentornati!!! Oggi vi voglio parlare di un libro uscito lo scorso anno, ma che ho letto solo ora e che ho finito da pochi giorni, un libro che mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine!!! Si tratta di “Voci nella nebbia” di A.E. Pavani, bravissima autrice italiana, qui al suo primo thriller, ma non nuova alla scrittura, in quanto ha già pubblicato con lo pseudonimo di Kathleen McGregor vari libri di avventura, in particolare la saga del Mar dei Caraibi, storie avventurose cha hanno per protagonisti affascinanti corsari!

Sono rimasta colpita anche da questa nuova veste dell’autrice, prima con il breve racconto “L’anello di giada” pubblicato dopo questo romanzo, ma che io ho letto prima e che potete leggere gratuitamente su Amazon, e poi da questo libro, che come ho detto è davvero coinvolgente!

La trama:

Immagina un’isola rigogliosa, e cinque bambini che rubano una barca per visitarla. Immagina una nebbia improvvisa, che tutto avvolge. E lì, nello strano sottobosco, immagina un albero illuminato dal sole, e le foglie che scintillano e vibrano alla brezza, riempiendo l’aria di un suono crepitante.

Solo che non sono foglie: sono fotografie.

Fotografie di occhi.

Gli stessi occhi che, diciannove anni più tardi, affollano gli incubi di Lisa Harding, detective della Omicidi di Londra. Delle ultime settimane Lisa ricorda poco. I colleghi le raccontano che è stata assalita, che ha rischiato di morire, ma mentre cerca di ricostruire l’accaduto, riesaminando il caso di omicidio su cui stava indagando, Lisa si rende conto che i lampi frammentari nei suoi sogni sono più antichi, memorie sopite di un’estate lontana in riva a un piccolo lago fra le montagne del Trentino, che portano con sé dettagli sempre più inquietanti: il cadavere di una donna su un’isola tetra e una bambina mai più tornata. Lisa è certa che anche quei ricordi siano legati al killer a cui sta dando la caccia, e decide così di tornare in segreto al paese di quella lontana vacanza, senza immaginare che qualcosa di terribile si agita ancora nelle acque del lago.

L’azione prende il via in Trentino, in una delle sue tante valli, nel 1999 dove troviamo 5 bambini che partono per un’avventura, “non autorizzata” dai genitori. Ma quella che nasce come una marachella, si trasformerà preso in un terribile incubo. L’inizio è veramente travolgente, il ritmo è incalzante e ci ritroviamo insieme ai bambini su quest’isola misteriosa, piena di nebbia, dove i giovani assisteranno a qualcosa che li spaventa, e che li segnerà per la vita e dove forze misteriose agiscono in maniera sotterranea. Dopo il primo capitolo non si può davvero non andare avanti! L’azione si sposta poi a Londra, 19 anni dopo, dove la detective Lisa Harding, una dei bambini, viene ferita durante un’indagine a cui stava lavorando. Ben presto a Lisa, durante la sua convalescenza, torneranno in mente i ricordi di quell’estate, che lei aveva relegato in un angolo della sua mente, e scoprirà un particolare che lega tutti gli eventi: la sua aggressione, il delitto su cui stava indagando, e quello che accadde anni prima sull’isola. Decide così di partire per il Trentino e indagare.

Tra razionalità e mistero, ci troveremo coinvolti nella storia insieme a Lisa, conosceremo anche la maledizione della strega, una donna che viveva nella valle nel 1600, che darà un tocco di paranormale al romanzo e il cui racconto si intervalla con brevi capitoli ai capitoli della storia principale e si intreccia con essa. Durante tutta la storia saremo sempre in bilico tra il credere alla soluzione razionale, o cedere alla soluzione paranormale, e gli elementi sono perfettamente bilanciati all’interno della trama. Vi posso assicurare che tutti i misteri verranno svelati, e ci sarà per tutto una spiegazione logica, ma quel pizzico suspence legata al lato paranormale rimane, conferendo al libro quella marcia in più.

Il libro si legge veramente tutto d’un fiato, la scrittura è precisa e incalzante, la trama ben congeniata, tutto si incastra alla perfezione senza sbavature, e il filo si dipana piano piano lungo le pagine, ricomponendo il complicato puzzle. Grazie alle vivide descrizioni ci troviamo immersi anche noi nei boschi del Trentino, passando dalle giornate luminose a quelle buie e piovose, e ci sembra quasi di sentire intorno a noi l’atmosfera nebbiosa e quasi onirica del lago.

Personalmente ho davvero apprezzato questo libro, un thriller un po’ dal taglio televisivo “a stelle e strisce”, ma con una ambientazione tutta italiana, dove si mescolano realtà e mistero, leggende locali, segreti incoffessabili e dove c’è anche uno spaccato della società umana, sia nei fatti che coinvolgono la “strega”, sia nei fatti moderni, che mi hanno fatto un po’ pensare a tante storie di cronaca che, purtroppo, invadono i nostri giornali.

Come ho detto, già conoscevo l’autrice per un altro tipo di storie, e devo dire, che anche in questo genere non mi ha affatto delusa. Un libro che consiglio, che si legge senza fatica, ma che saprà tenere alta la vostra attenzione fino alla fine…e ci farà anche chiedere se rivedremo la detective Harding!

 

Published in: on 12/02/2021 at 11:08  Lascia un commento  

Figlia di Roma, l’ultimo libro della serie Roma Caput Mundi di Adele Vieri Castellano.

Bentornati!!! Oggi vi porterò nell’antica Roma, con un libro che chiude il cerchio di una saga meravigliosa iniziata 9 anni fa. Sto parlando della serie Roma Caput Mundi di Adele Vieri Castellano: una saga iniziata con il libro Roma 40 d.C- Destino d’amore e le gesta di Marco Quinto Valerio Rufo, e che oggi si conclude con la storia di sua figlia, l’impavida Valeria Rufilla.

Ricordo ancora quando scoprii per puro caso il nome di questa autrice emergente italiana, ad una presentazione di libri della casa Editrice Leggereditore, durante la fiera Più Libri, Più Liberi: era il dicembre 2011 e tra le anticipazioni dell’anno successivo fu fatto il nome di questa autrice e del suo primo libro, un romanzo ambientato nell’antica Roma, un periodo un po’ inusuale per il romance.

Quando il libro uscì, nella primavera del 2012, corsi subito a comprarlo e fu amore a prima vista!!!

Da allora Marco Quinto Rufo, Livia e tutti i protagonisti di questa saga mi sono entrati nel cuore e aspettavo sempre con molta impazienza i successivi libri, come se fossero dei vecchi amici che tornavano a trovarmi ogni tanto.

Non è stato facile dire addio ai personaggi di questa saga, ma lo abbiamo fatto con un libro eccelso, meraviglioso, dove troviamo si la storia di Valeria, ma ritroviamo, tutti, ma proprio tutti ( e quelli che non saranno presenti fisicamente verranno nominati e ricordati), i personaggi dei libri precedenti, in un libro corale, un libro dove la Storia fa da padrona e come sempre è descritta con grande accuratezza.

La trama:

È una donna, non più una bambina, e solo lui può aiutarla

Britannia, 61 d.C. Le orde di Boudicca hanno invaso la pianura. Animata da un devastante desiderio di vendetta, la regina guerriera ha realizzato l’impossibile: unire tutte le tribù britanniche contro l’invasore romano.

Ad assistere alla devastazione c’è un uomo. Osserva gli edifici in fiamme, aspira l’odore degli incendi, ascolta le grida disperate delle vittime. Impotente, solo, ha quasi dimenticato il suo vero nome ma non la missione che gli ha affidato l’imperatore cui deve fedeltà. Nessuno potrà fermarlo perché il destino di molti, forse anche quello dell’Impero, è nelle sue mani.

La sua determinazione è però destinata a scontrarsi con un’ombra dal passato che potrà mettere in discussione la sua stessa identità. La ricordava bambina ma adesso è una donna e ha bisogno della forza, della lealtà e del valore di un soldato romano. Valeria, la figlia di Marco Quinto Valerio Rufo, ha un nuovo, pericoloso incarico per lui.

Avevamo lasciato Valeria, poco più che ragazzina, nel libro precedente “Il Barbaro di Roma“, mentre, con la curiosità tipica dei bambini, incalzava con le sue domande e studiava affascinata Publio Rutilio Lupo, giovane guardia del corpo di Nerone, già apparso nei libri precedenti. La ritroviamo ormai adulta, sposata e madre, in Britannia, alla vigilia della rivolta dei popoli britanni, sotto il comando di Boudicca, regina degli Iceni. Il libro inizia veramente come si suol dire “a bomba”, con i britanni che distruggono, uccidono e compiono ogni efferratezza possibile nella città di Camulodunum, dove si trova Valeria con suo figlio (il marito ha seguito le legioni nell’isola di Mona per mettere fine alla rivolta dei druidi, ma morirà tragicamente). Ci ritroviamo davvero in mezzo alla devastazione e alla sofferenza, grazie all’accurata e fluida descrizione da parte dell’autrice, che ha sempre avuto la grande capacità di rendere vive le immagini e soffriamo e temiamo per Valeria.

Valeria, che presa prigioniera, e separata da suo figlio, verrà salvata da un guerriero della popolazione dei Siluri, un guerriero che ha assistito a tutta la devastazione, senza prenderne parte, e senza poter far nulla per fermare tutto quell’orrore, un guerriero, che capiamo ben presto, essere una nostra vecchia conoscenza. Quando vedrà Valeria, la riconoscerà, e sa che dovrà salvarle la vita, soprattutto perché ha un debito di riconoscenza con il padre di lei, che lo ha salvato quando era piccolo, e quindi la ottiene lottando contro altri capi tribù, che reclamano per loro la donna.

Cunomaglus, questo è il nome del guerriero, è in realtà Publio Rutilio Lupo, spia e sicario al servizio di Nerone, che da tempo vive tra i britanni per adempiere al compito datogli dall’imperatore; non può far molto per gli abitanti della città devastata dalla furia degli Iceni e per le altre donne, ma riesce a portare in salvo Valeria, che solo dopo un po’ riesce finalmente a riconoscerlo, credendolo all’inizio un traditore di Roma. I due affronteranno un viaggio faticoso e pericoloso, per raggiungere la salvezza, anche se lei non vorrà darsi per vinta e vuole a tutti i costi ritrovare suo figlio Flavio. A dar manforte in questa missione è arrivato in Britannia, avvertito da una missiva che parlava della rivolta, il senatore Marco Quinto Rufo, padre di Valeria, che quasi disperava di trovar la figlia viva, accompagnato dai suoi più fedeli compagni, inviati da Nerone stesso: è così che ritroviamo il bellissimo batavo biondo Aquilato, amico di una vita di Rufo, i due amici fraterni Messalla, cugino di Rufo, e il principe Raghanar, cognato di Aquilato, e il mitico Tassus, la spia ispanica, sicario e informatore di Rufo da anni, nonché suo amico , ma anche maestro di Lupo, che lo stesso Tassus ha designato come suo erede, e come sempre colui che fa un po’ da “grillo parlante” nelle coscienze dei nostri, specie di Rufo.

E’ stato davvero bello ritrovare tutti i personaggi, che ci accompagneranno per buona parte della storia, e verso la fine del libro, ritrovare anche le fantastiche donne della saga, che una volta tornata a Roma Valeria, si mettono in moto, come il loro solito, per far in modo che l’amore trionfi. Insieme, Livia, Giulia, Ishold, Ottavia, Turia, sono una vera forza della natura, come già ci avevano dimostrato nel libro precedente.

Questo è un libro davvero, emozionante e coinvolgente: vedremo crescere una donna, Valeria, che scopre, pur in una situazione terribile, un amore maturo, diverso da quello giovanile provato per il marito, vedremo un uomo, Lupo, privato per anni della sua vera identità, costretto a fare cose inenarrabili, che ritrova se stesso e la sua romanità che temeva di aver perso, abbandona anche lui i suoi sogni d’amore giovanili, ai quali, nonostante la vita vissuta, era ancora un po’ legato, scopre un amore più maturo e non esiterà a mettere in pericolo la propria vita per la donna che ama e che lo riamerà in tutti i suoi aspetti, sia quello selvaggio, sia quello romano. Vedremo il loro Fato intrecciarsi, e adoro particolarmente il modo in cui l’autrice tenga sempre molto presente la “religiosità” dei romani, e il loro credere appunto nel “Fato”, ma non solo, anche la devozione ai loro dei, e soprattutto alle divinità femminili, come abbiamo visto nella storia di Livia nel primo libro, e abbiamo ritrovato in alcune scene quasi speculari con la figlia Valeria.

E’ un libro, che rispetto ai precedenti, manca un po’ della forte sensualità tra i due protagonisti che aveva caratterizzato i libri precedenti, ma non è assolutamente un difetto, anzi, l’ho trovato molto più pregevole e maturo, senza dover infilare per forza scene d’amore che in questo contesto sarebbero risultate forzate; è un libro in cui troviamo varie forme di amore, come quello tra padre e figlia, e tra madri e figli, l’amore fraterno di questi uomini che non esitano a sostenere il loro amico Rufo, l’amore simile a quello tra padre e figlia, ma più imparziale, di Tassus per la figlioccia Valeria, ma anche per lo stesso Lupo, l’amore tra le meravigliose coppie che ci hanno fatto sognare ed emozionare in questi anni; ma troveremo anche dei siparietti divertenti, che tendono a spezzare la tensione della situazione, tra i vari personaggi, come ad esempio quando si ritrovano tutti attorno al fuoco a fare scommesse su quanto tempo impiegheranno Lupo e Valeria a cedere all’amore, con buona pace del papà Rufo e dei suoi grugniti di disappunto, oppure la scena con le donne che ho citato precedentemente.

Ritroveremo anche Nerone, ormai a pochi anni dalla sua caduta, ma che svolgerà nel libro anche il ruolo di Cupido, come si definirà lui stesso.

E’ un libro che dimostra, come nel corso degli anni l’autrice abbia affinato le sue, già notevoli, capacità, proponendoci sempre più, storie mature e sofferte, sempre sullo sfondo della storia romana, la storia con la S maiuscola, dove i fatti vengono narrati egregiamente, dove i personaggi relamente esistiti ci vengono narrati in un’ottica più intima, da un lato diverso da quello della storiografia ufficiale, e dove la ricerca storica dell’amore per la storia romana è evidente, ma esposta in maniera mai pedante, anzi affascina e fa innamorare anche noi, e si mescola perfettamente con le storie dei nostri amati protagonisti.
E’ il libro che ha concluso la saga in maniera egregia e soddisfacente, e meglio di così, era davvero inimmaginabile farlo, ma sarà davvero la fine? In fondo abbiamo sia il nipote, sia il figlio di Rufo, il materiale ci sarebbe eccome…chissà. Anche se, in realtà, riflettevo, che andando avanti con gli anni, e le nuove generazioni, per forza di cose prima o poi saremo costretti, per evidenti motivi anagrafici, a dire addio sul serio ai personaggi, e quindi non so se saremo mai pronti a questo. Forse è bene mettere davvero il punto, è bene tenerli lì, così, sospesi in quella dimensione temporale eterna che solo i libri sanno regalarci, sempre innamorati, sempre giovani, sempre pronti ad essere riletti per ritrovarci di nuovo insieme, anche se mi mancherà davvero tanto l’aspettativa che si creava per ogni nuova avventura.

Quindi per finire non posso far altro che ringraziare questa bravissima autrice per averci regalato questa saga e tutti i suoi indimenticabili e meravigliosi personaggi, per averci fatto sognare, sospirare, soffrire con loro, per averci portato nella Roma antica tra gli intrighi di palazzo e i vicoli palpitanti di vita della Città Eterna, ma anche tra le foreste germaniche e della Britannia, nell’assolato Egitto, nei circhi, nelle arene e in tanti altri luoghi meravigliosi, e per averlo saputo fare con una maestria tale che rendeva le pagine scritte come immagini vivide, come se fossimo davanti ad uno schermo.  Ah quanto sarebbe bello se qualcuno ne traesse dei film da questi meravigliosi libri, ne uscirebbe davvero qualcosa di memorabile!

E quindi è giunta l’ora di lasciare i nostri eroi, ma non lasceremo di certo le storie di Adele, che ha in serbo per noi ancora tante sorprese!!!

 

La saga completa è composta dai seguenti titoli:

Roma 40 d.C.- Destino d’amore  (2012 – Leggereditore)

Roma 42 d.C.- Cuore nemico (2013 – Leggereditore)

Roma 39 d.C.- Marco Quinto Rufo (2013- Leggereditore, prequel)

La vendetta del serpente (2019-Amazon Publishing, già autopubblicato nel 2015 con il titolo Roma 46 d.C- Vendetta)

Il Leone di Roma (2017- Amazon Publishing)

Il Barbaro di Roma (2020- Amazon Publishing)

Figlia di Roma (2021- Amazon Publishing)

 

Published in: on 24/01/2021 at 19:03  Lascia un commento  

Le stelle delle Highlands; Linda Kent ci riporta nella Scozia del 1700 con l’ultimo capitolo dei Cavalieri dell’Unicorno

Salve a tutti!

Oggi vi parlerò dell’ultimo libro che mi ha accompagnato alla fine del 2020, un libro che aspettavo da un po’ perché fa parte di una saga che ho amato molto, e anche questo volume mi è piaciuto tanto quanto gli altri…anche se c’è un “ma”…

Andiamo con ordine però: il libro,  “Le stelle delle Highlands”, è il terzo ed ultimo volume della saga “I custodi di Scozia” di Linda Kent ( dei primi due volumi ho parlato qui ) ambientato nella Scozia del 1700, alla vigilia della Battaglia di Culloden.

Questa è la sinossi:

Highlands, 1745

Malcolm Sinclair ha sempre ignorato la verità sul proprio padre, Bruce. La scoperta del suo diario gli svela una lunga storia d’amore, di odio e di riscatto, così per onorarne la memoria Malcolm decide di diventare a sua volta un Cavaliere dell’Unicorno e di mettersi al seguito del principe Charles Stuart, di cui la Scozia attende l’arrivo. Malcolm è audace e leale proprio come lo era Bruce, ma non intende commettere l’errore che ha segnato la vita di suo padre, dunque è risoluto a non innamorarsi e a respingere la folle attrazione che prova per l’incantevole Leslie di Clanranald.Dal canto suo, la ragazza ha sofferto troppo per la causa giacobita: ha chiuso a chiave il proprio cuore ed è decisa a non cambiare idea. Neppure per l’uomo più affascinante che abbia mai incontrato o per tutte le stelle del cielo…

Bene, non appena l’ho letta, sono rimasta un po’ spiazzata, in quanto mi aspettavo che la storia in realtà avesse per protagonista il terzo cavaliere dell’Unicorno (l’ordine segreto di cui facevano parte i protagonisti dei libri) ovvero Bruce Sinclair, che abbiamo conosciuto nelle storie precedenti. E invece, abbiamo visto che il protagonista sarà suo figlio Malcom. L’autrice però mi ha rassicurato che ci sarebbe stata una doppia storia e attraverso le pagine del diario avremmo saputo anche la storia di Bruce. E infatti così è. Il libro è davvero molto bello, come sempre l’ambientazione storica e l’accuratezza delle vicende sono precisissime, i personaggi come sempre impeccabili, tratteggiati in maniera esemplare con tutte le loro virtù e le loro paure, ed è stato bello ritrovare i personaggi dei libri precedenti ormai anziani, infatti Violet e Duncan, i protagonisti de “La valle segreta” sono i nonni di Leslie , la protagonista di questo romanzo , ed è vero, che abbiamo la storia di Bruce raccontata nel suo diario, che sarà di aiuto a Malcom per conoscere la verità su suo padre, ma mi dispiace, io devo proprio dirlo, sono rimasta un po’ delusa dal fatto che non ci sia stata una storia con il lieto fine per Bruce. Ovviamente io non sono l’autrice, e se lei ha ritenuto giusto così, non posso dire niente, anche perché il libro è molto bello, entrambe le storie sono veramente belle, se avessi letto questo libro per primo magari non avrei avuto questa sensazione di, scusate il giro di parole, di non aver avuto la giusta storia per questo personaggio, però ecco, ci sono rimasta un po’ male 😦 Detto questo, ripeto, il libro in sé mi è piaciuto, ma dentro mi rammaricavo per questo personaggio (lo so, a volte mi affeziono troppo ai personaggi, neanche fossero persone reali ^_^’ ). La sua storia è una storia sofferta, un amore finito tragicamente ( che poi lo aveva portato ad essere quello che abbiamo conosciuto nei libri precedenti) , il riscatto e il ritrovato onore e poi un matrimonio, da cui nascerà Malcom, basato sul rispetto e sull’amicizia, ma non sull’amore, e infine la sua fine sui campi di battaglia, senza aver conosciuto il figlio. Figlio che verrà cresciuto dalla madre, con un’idea sbagliata riguardo al padre, ma una volta scoperta la verità non tarderà a seguire le sue orme all’interno dell’Ordine dell’Unicorno cercando di capire di più sulla vita del padre grazie ai suoi amici di un tempo. E proprio per questo motivo conoscerà Leslie, la sua anima affine, una ragazza che a causa delle lotte che imperversano in Scozia ha perso l’amato fratello, e non ne vuole sapere di legarsi ad un uomo che potrebbe essere destinato ad una fine tragica. Ma l’amore non può essere domato e quando due anime sono destinate a stare insieme, niente potrà tenerle lontane, anzi sarebbe solo una stupida sofferenza privarsi di quell’amore per colpe della paura. Così Leslie capirà che non è giusto allontanare Malcom, e che quello che gli sarà concesso di vivere, è giusto viverlo insieme.
Come ho già detto ritroveremo i personaggi dei libri precedenti, Violet e Duncan, con il loro bellissimo e duraturo amore, Jane, la moglie di Alexander, che invece ahimè, è morto nel corso degli anni,li ritroveremo anziani e saggi, che saranno di aiuto, specie Violet, a Leslie per capire i suoi sentimenti verso Malcom. Avremo  il “piacere” di conoscere il Bonnie Prince Charlie, ed altri personaggi realmente esistiti come Flora McDonald, eroina giacobita, e come sempre la storia si intreccia in maniera impeccabile con la Storia con la S maiuscola. L’ombra di Culloden aleggerà per tutto il libro, e la storia di Malcom e Leslie si concluderà proprio a pochi mesi dalla battaglia. Sapremo dall’epilogo come sono andate le cose per i nostri protagonisti, per fortuna bene ( se no non sarebbe un romance :p ), con un bel finale a distanza di anni, ma con i nostri che per forza di cose hanno dovuto lasciare la Scozia. Un libro comunque con lieto fine, ma con una certa tristezza, quella dell’aver dovuto abbandonare la propria patria, un libro con una certa dose di sofferenza, anche se i nostri tendono ad allontanarsi più che altro per loro convinzioni e per la paura di perdersi, e non perché ci sia un reale antagonista che li tenga divisi, con una storia d’amore finita male, ma con il riscatto del protagonista della storia attraverso le sue gesta eroiche e attraverso il figlio che ne ha seguito le valorose orme…ecco, forse se avessimo avuto la classica storia con Bruce protagonista e un amore a lieto fine…bhè non avremmo avuto questo libro.

Quindi, si, tutto sommato, ci sono rimasta male, ma ci ho guadagnato comunque una bella lettura. :p

Published in: on 14/01/2021 at 22:19  Lascia un commento  

Una fiaba natalizia:Lo Schiaccianoci e il re dei topi.

Ciao a tutti! Quest’anno per l’articolo natalizio ho deciso di parlarvi di una fiaba che ho letto da poco, un classico di Natale per tutte le età, tra i più conosciuti!

Sto parlando della storia che si intitola “Lo schiaccianoci e il re dei topi”, fiaba scritta nel 1816, ma pubblicata nel 1818 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Sicuramente la storia è stata consegnata all’immortalità dal balletto di TChaicovsky messo in scena alla fine dell’ottocento, che è il balletto natalizio per eccellenza. Ma la storia, da chi è stata ispirata? Bene, in realtà il balletto si rifà alla versione di questa storia scritta da Alexandre Dumas padre, nel 1845, che ha sua volta però si è ispirato, appunto alla fiaba scritta da Hoffman. La versione di Dumas  è più edulcorata rispetto a quella di Hoffman, che ha quel retrogusto un po’ gotico, tipico della sua produzione e non fu ritenuta adatta.

Hoffmann è considerato il padre del Romanticismo tedesco e tra i maggiori ispiratori del movimento in tutta Europa. Era uno spirito molto poliedrico, tanto è vero che inizia la sua carriera come critico musicale, per diventare poi scrittore, pittore e musicista. La sua produzione spazia tra vari generi, dal poliziesco ante- litteram, al fantastico, al grottesco, fino appunto alla fiaba e le sue opere sono improntate sul tema del fantastico e dell’horror. L’incontro con le sue fiabe e in particolare proprio con quella dello Schiaccianoci, fu determinante per l’ispirazione di un giovane Hans Christian Andersen. Hoffman nelle sue storie descrive la realtà concreta come qualcosa di inconcepibile e assurdo, mentre i sogni, e le magie appaiono come qualcosa di naturale, ed è proprio in quest’ottica che si pone anche questa fiaba, che non è altro che un omaggio al mondo parallelo, quel mondo onirico, dell’incoscio e del sogno, tanto caro al romanticismo, in cui lo Schiaccianoci è il traghettatore della piccola Marie, la protagonista della storia.

L’ispirazione ad Hoffmann per l’oggetto protagonista della storia, probabilmente è venuta dall’uso dalla moda dei primo ottocento, quando nei mercatini natalizi della Germania imperversavano gli schiaccianoci decorati, sull’onda delle prime grandi produzioni di giocattoli in serie per i bambini.

Ma veniamo brevemente alla storia: Lo Schiaccianoci e il re dei topi, inizia la Notte di Natale e ci vengono descritti i piccoli Fritz e Marie Stalbaum, che attendono con impazienza di essere introdotti nel salone delle feste, per vedere i loro regali. I piccoli fantasticano su cosa verrebbero ricevere e ricordano che ogni anno il padrino Drosselmeir, un buffo ed eccentrico orologiaio, regala loro bellissimi e fiabeschi paesaggi, castelli ecc, ricchi di marchingegni e figurine che si muovono al loro interno, che però in genere vengono subito requisiti dai genitori, perché non sono oggetti con cui dei bambini piccoli possono giocare. I piccini, preferirebbero di gran lunga giocattoli con cui possono muoversi liberamente e dar vita alla loro fantasia.

Finalmente è l’ora di scoprire i regali e ci viene descritta l’atmosfera natalizia, il grande albero decorato con oggetti commestibili come bamboline di marzapane, fiori e frutta, come si usava all’epoca ( infatti gli alberi di Natale, già nei giorni seguenti venivano praticamente “mangiati”, e i dolciumi e le leccornìe, soprattutto nelle famiglie benestanti, divise con la servitù come dono.), e la meraviglia dei piccoli di fronte a tanta bellezza. Dopo la presentazione del regalo di Drosselmeir, la piccola Marie, però è attirata da un buffo omino, che viene descritto come un oggetto dalle forme sgraziate, ma con gli occhi buoni e un’espressione gentile sul volto e degli abiti molto elaganti che quasi stonano con tutto il resto. Marie prende subito in simpatia quello che tra tutti è il giocattolo forse meno affascinante, ma sicuramente molto utile, in quanto è uno schiaccianoci. Marie e Fritz e la loro sorella maggiore lo mettono subito all’opera, ma lo schiaccianoci perde due dentini, e Fritz in un impeto di rabbia lo maltratta e dice che è un oggetto brutto ed inutile. Marie invece si prende cura di lui, lo tratta con amore e benevolenza e quando è ora di riporre tutti i giochi nella magnifica vetrina del salotto, Marie gli riserva il posto migliore. Ed è proprio qui che la storia entra nel vivo: mentre Marie si è attardata nel salone da sola, per sitemare e coccolare il suo Schiaccianoci, arriva il terribile Re dei Topi con il suo esercito, pronto a dar battaglia a tutti gli ussari di Fritz e allo Schiaccianoci, che valorosamente si mette al comando delle truppe.

E qui inizia l’avventura di Marie, tra sogno e realtà: infatti il giorno dopo, quando la piccola narra la sua avventura non viene creduta, se non dal suo fratellino Fritz, che si preoccuperà di fornire una spada allo Schiaccianoci, per sconfiggerde il Re dei topi, visto che la battaglia della notte prima ha avuto un esito favorevole solo per l’intervento di Marie, che aveva lanciato una scarpina verso il brutto Re facendolo fuggire.  La storia prosegue con le avventure di Marie e dello Schiaccianoci, che viaggiano nel mondo incantato, che altri non è il regalo del padrino di Drosselmeier, con l’esito della battaglia contro Il Re dei topi, e in più nella storia abbiamo un’altra storia, quella della Principessa Pirlipat, della maledizione di Frau Muserinks, della noce Cratatuc e del bambino che rompeva le noci con i denti.

Non vado oltre a raccontarvi  la storia, che sicuramente conoscerete grazie al balletto, anche se ci sono dovute differenze, o avrete già letto, e se non lo avete fatto vi consiglio di farlo, perché è una fiaba davvero carina.

Tutte le avventure della trama si riannoderanno nello scioglimento finale della storia, tra realtà e fantasia, e ovviamente come ogni fiaba che si rispetti ha la sua morale: ci insegna principalmente la potenza del dono: a volte, i regali più piccoli sono quelli che sanno trasmettere le emozioni più belle, soprattutto se fatti con il cuore o magari anche confezionati a mano. Ma è una storia che ci ricorda anche l’importanza della gentilezza e a non lasciarsi ingannare dalle apparenze, così come ha fatto la piccola Marie, che non giudica il brutto aspetto dello Schiaccianoci, e lo tratta con estrema gentilezza, arrivando persino a sacrificare i suoi dolcetti quando il Re dei topi minaccia di fargli del male!

La storia per quanto semplice e breve racchiude tutto questo, ovvero una bella morale, delle fantastiche descrizioni che ci tuffano nell’ambiente natalizio visto attraverso gli occhi e la trepidazione dei bambini che aspettano i loro regali, un viaggio fantastico attraverso mondi incantati, momenti un po’ più tetri e paurosi con la descrizione del bruttissimo Re dei topi dalle sette teste( magari a noi adesso non farà effetto, ma penso che ai bambini dell’epoca facesse sicuramente un certo terrore). Purtroppo non ho potuto leggere la versione di Dumas, ma conto di farlo per vedere i paragoni e le differenze tra le due storie. Devo dire che comunque la versione di Hoffmann, ritenuta dagli ideatori del balletto troppo violenta, a me è piaciuta molto!

Quindi vi consiglio di leggerla, di regalarvi un’oretta tra sogno e magia, per ritornare a vivere-almeno tra le pagine-un Natale scintillante e colorato, e ritornare un po’ bambini, la cui unica preoccupazione era di saper se erano stati buoni durante l’anno da meritare dei doni.

E’ quello che ci vuole per queste feste, che saranno purtroppo diverse da quelle degli anni passati, per ritrovare, almeno tra le pagine, un po’ di magia.

Published in: on 21/12/2020 at 19:45  Lascia un commento