The Nevers: avventure in salsa steampunk vittoriano.

Salve a tutti!!!

Eccomi di nuovo qui  per parlarvi di una serie TV, che sta andando in onda su Sky nelle ultime settimane. Nel momento in cui sto scrivendo sono ferma alla 4° puntata, mentre la serie dovrebbe essere composta da 12 puntate, suddivise in due parti, quindi per adesso ne vedremo solo 6. Spero che non ci facciano aspettare troppo per le altre!

La serie in oggetto è “The Nevers”. Una serie, piuttosto attesa, che vedeva il ritorno in campo televisivo di Joss Whedon, il creatore dell’ iconico telefilm  “Buffy” (di cui tra l’altro sto facendo un lento re-watching), “Angel” il suo spin-off, regista di “The Avengers“, “Justice League” e molto altro. Whedon però a novembre ha abbandonato il progetto a causa delle accuse mossogli da attori con i quali aveva lavorato negli anni passati e che lo avevano accusato di comportamenti sessisti e piuttosto offensivi. La sua mano nel progetto, però c’è e si vede, almeno fino a questo punto.

 

La serie è ambientata nella Londra di fine 800, ma mescola l’ambientazione storica a quella fantastica, più precisamente steampunk ( ricorda un po’ vagamente un’altra serie che ho molto amato,Carnival Row , anche se lì c’è un’ambientazione più cupa con una Londra in stato di guerra).

Dopo una strana apparizione nei cieli della città, di cui però nessuno ha memoria (forse), alcuni cittadini , prevalentemente donne, ma anche alcuni uomini, si risvegliano con dei poteri particolari, e vengono visti con sospetto dalla società. “I toccati“-così vengono chiamati coloro che hanno acquisito questi poteri- , non sono visti di buon occhio, e quindi perseguitati. Molti di loro troveranno un porto sicuro nella scuola della vedova Amalia True, dove, insieme alla stramba e dolce, inventrice Penance Adair,ci si prodiga per dare accoglienza ai “toccati”. Mrs True ricorda molto l’eroina ammazzavampiri creata da Whedon; come lei combatte, mena botte da orbi e sembra avere una missione da portare a termine. Ha anche la capacità di vedere flash di situazioni che devono ancora accadere. Miss Adair invece è colei che ci delizia con le più strane invenzioni grazie al suo potere di “vedere” schemi di energia elettrica e di utilizzarli nelle sue creazioni.

Insieme a loro altri personaggi si muovono in questa storia; la ricca filantropa Miss Lavinia Bidlow, che finanzia l’orfanotrofio, ma che sembra anche avere altri interessi più pericolosi nei confronti dei “toccati”, suo fratello Augustus “Augie”, timido e insicuro, anche lui toccato dalla capacità di comandare con la propria mente i volatili, il suo amico licenzioso e dedito ad ogni depravazione Hugo Swann, L’Ispettore Mundy, burbero e alcolizzato, ma con un forte senso morale, Lord Massen, che teme i toccati e vorrebbe schierare contro di loro l’esercito, la folle Maladie, che semina il terrore nelle strade di Londra. Poi ci sono tutta una serie di “toccati” che vivono nell’istituto e giusto per citarne alcuni: un bambina gigante, una ragazza che parla ogni volta in una lingua diversa, una cantante dalla voce sublime e magica, una donna dal tragico passato che ha il potere di distruggere tutto ciò che tocca, un medico che riesce a far guarire solo con un tocco delle sue mani e molti altri ancora.

Le nostre eroine, per proteggere i loro simili dovranno vedersela con più personaggi che cercano di sterminare la loro specie o studiarli con raccapriccianti esperimenti, o trarne profitti, ma anche loro, specialmente Mrs True, hanno qualcosa da nascondere, qualcosa di misterioso, che emerge a poco a poco durante le puntate.

The Nevers non è una serie con grandi tematiche innovative: donne forti protagoniste, esseri umani con poteri particolari. ambientazione vittoriana, tutti temi già visti in moltissime altre serie tv, ma in ogni caso la trovo una serie davvero piacevole da seguire, che mi ha affascinato fina dalla prima puntata, con dialoghi brillanti, bellissime e curate ambientazioni e personaggi accattivanti a cui non si può fare a meno di affezionarsi, anche grazie alle convincenti interpretazioni!
Su tutte Laura Donnelly nel ruolo di Amalia, attrice che già avevo apprezzato nel ruolo di Jenny Fraser Murray, la sorella di Jamie Fraser in “Outlander” , un’altra donna davvero forte e coraggiosa, una prova davvero convincente che la vede nel ruolo della predestinata per un’importante missione, ma con un alone di mistero che dissemina piccolissimi indizi ad ogni puntata.

Aggiungiamo poi quel tocco steampunk con ombrellini che danno scariche elettriche e carrozze che si trasformano in strane macchine, e anche per la storia in generale che incuriosisce e tiene alta l’attenzione; tutto questo ne fa attualmente la serie che più mi ha preso, e che aspetto con ansia di settimana in settimana! (in realtà c’è anche un’altra serie, che come si suol dire “mi ha mandato in fissa” e della quale mi sono “bevuta” le tre stagioni andate in onda, ma ve ne parlerò tra qualche giorno :p )

Quindi vi consiglio questa serie, molto molto carina, e non mi resta che aspettare le ultime due puntate della prima parte della prima stagione!!!

Published in: on 09/05/2021 at 11:37  Lascia un commento  

Il commissario Ricciardi, la fiction italiana che ha incantato gli spettatori.

Oggi torno a parlare di tv, in particolar modo di tv italiana, che spesso tendo, un po’ a sottovalutare, e invece è ancora capace di regalarci dei prodotti davvero ottimi. Principalmente non sono una grande fan dei prodotti italiani più leggeri, ma se si tratta di polizieschi o gialli sono meno prevenuta, e in effetti, come  ho constatato recentemente andando a vedere la mostra “Sulle tracce del crimine, un viaggio nel giallo e nero degli sceneggiati Rai”, di cui ho parlato qui , ne ho seguiti parecchi di prodotti di questo genere, alcuni apprezzandoli enormemente.

Ed è stato anche il caso de “Il commissario Ricciardi”, fiction in sei puntate, andata in onda il lunedì sera su Rai Uno e che si è conclusa proprio questa settimana, con ottimi indici di ascolto, che mi ha davvero appassionato, come non accadeva da molto tempo per una serie italiana.

Premetto subito che non ho letto i libri da cui è tratta, (lo scrittore Maurizio De Giovanni, ha già “prestato” i suoi romanzi alla tv, con il recente e altrettando di successo “Mina Settembre” e “I bastardi di Pizzofalcone“), quindi le mie impressioni si basano esclusivamente sulla serie tv, anche se ho letto che la maggior parte dei lettori, è rimasta molto soddisfatta della trasposizione televisiva e della scelta degli attori.

Personalmente la serie mi ha conquistata fin dalla sua prima puntata, non tanto per la trama gialla, ma per tutta una serie di cose, a partire dai personaggi, dalle ambientazioni (la prima puntata era ambientata al Teatro San Carlo di Napoli, è stata veramente una gioia per gli occhi vedere quelle scene girate in teatro), la ricostruzione di un’ epoca buia e odiosa, e molto altro ancora.

 

Ma chi è il Commissario Ricciardi? Luigi Alfredo Ricciardi, è un commissario della Regia Questura di Napoli, di origini nobili, (infatti è il Barone Malomonte), che porta di sé un oscuro segreto: vede le anime dei morti di morte violenta, che gli rivelano le loro ultime parole prima di morire. Questo segreto, che nei libri viene chiamato “il fatto“, lo ha erditato dalla madre, e fa di lui un uomo triste e solitario, che ha deciso di intraprendere gli studi di legge, come vedremo in una puntata, per far sì che almeno qualcuna di queste anime trovi la pace e la giustizia. Ricciardi però ha un altro “segreto” per fortuna meno inquietante: ama, ricambiato, una giovane dirimpettaia, che lui guarda ogni sera dalla finestra, Enrica Colombo, che ricambia timidamente i suoi sguardi. Presto qualcuno di molto vicino a Ricciardi, la sua ex-tata Rosa, scopre il segreto su Enrica, e si adopererà per far in modo che i due riescano a parlarsi e a rivelarsi i propri sentimenti, anche se l’approcciarsi dei due è davvero molto lento e timido, forse per noi può sembrare quasi assurdo un comportamento del genere, ma c’è da tenere anche in conto l’epoca, e soprattutto il carattere estremamente chiuso di Ricciardi, anche a causa del suo “dono”, che quando vede Enrica diventa uno stoccafisso , tanto da suscitare nello spettatore anche qualche risata.

Rosa, di cui parlavamo sopra, è l’affetto più caro che ha Ricciardi, dopo la morte della baronessa si è presa cura di lui ed è molto più di una governante e spera sempre di vedere il “suo signorino” sistemato, perché si preoccupa di come farà Ricciardi quando lei non ci sarà più e di chi si prenderà cura di lui. Una figura forte,un po’ burbera e severa con il signorino, quando lui si trascura nel vestire e nel mangiare a causa del lavoro, una donna d’altri tempi, però capace anche di tanta dolcezza.

Ruotano intorno a Ricciardi altri personaggi, personaggi che ti entrano davvero nel cuore, grazie alle interpretazioni eccezionali di tutti gli attori.

Come abbiamo detto, la giovane Enrica, timida ragazza di famiglia, che ha un bellissimo rapporto con il padre, piuttosto che con la madre che insiste sempre perché si mariti, per paura che la figlia resti zitella. Enrica ricambia gli sguardi timidi di Ricciardi, prende ad un certo punto anche l’inziativa, ma mi sarebbe piaciuto che i due avessero interagito un po’ di più. Forse nei libri, riguardo ad Enrica, ne esce una figura migliore, nella serie,in certi frangenti l’ho trovata un po’ isterica, anche se mi suscita una certa tenerezza.

 

Poi abbiamo il Brigadiere Raffaele Maione, braccio destro di Ricciardi, padre di 4 figli, e marito di Lucia: li conosciamo nelle prime puntate distanti, separati dal dolore a causa del lutto che due anni prima ha investito la loro famiglia: il figlio Luca, anche lui poliziotto è stato ucciso da un malvivente. Con il passare delle puntate vediamo però Lucia tornare di nuovo alla vita, ad interessarsi dei figli che sono rimasti, e a riallacciare i rapporti con il marito, causandone anche la gelosia (a volte davvero insensata; per quanto mi piaccia il personaggio di Maione, nell’ultima puntata lo avrei preso a schiaffi).

Abbiamo poi il Dottor Bruno Modo, ottimo amico di Ricciardi, medico e antifascista, che non disdegna di esternare le sue idee ad alta voce e in pubblico, passando per questo anche un brutto quarto d’ora a causa del regime.

C’è poi Livia Lucani, vedova del tenore Vezzi la vittima del primo episodio, che si innamora di Ricciardi e lo sottopone ad una serrata corte. Personalmente farei il tifo per Livia, mi piace moltissimo come personaggio, (per non parlare dei sui magnifici outfit :p ) più di Enrica, se non sapessi che Ricciardi però è innamorato della giovane vicina di casa di un sentimento puro e autentico. Quindi mi spiace per Livia, ma si capisce fin da subito che non c’è speranza, non c’è nessuna indecisione tra le due donne da parte di Ricciardi, che vede in Livia solo un’amica, e ad un certo punto le sue insistenze diventano anche un po’ snervanti. Livia tra l’altro è amica intima di Edda, la figlia di Mussolini, e dopo che si sarà trasferita, da Roma a Napoli per stare vicina a Ricciardi, le verrà messo alle costole un ambiguo agente, Falco, per controllare i suoi movimenti e anche quelli del commissario, anche a causa della sua amicizia con il dottor Modo.

Questo ed altri episodi all’interno della serie, come anche l’arresto del dottore, fanno rivivire appieno il periodo storico (ricordiamo che la fiction è ambientata nel 1931), una ricostruzione veramente eccellente dei modi, e del clima che si respirava in quel periodo, e di cui abbiamo vari rappresentanti come appunto il misterioso e integerrimo Falco, ma anche figure vili, come i quattro squadristi che vediamo in un paio di episodi, oppure il ridicolo Vice-Questore Garzo, capo di Ricciardi, tenuto in minima considerazione anche dai fascisti stessi.

Infine, c’è quello che è in assoluto il mio personaggio preferito, ovvero l’informatore segreto di Maione, colui che sa tutti i segreti di Napoli: il femminiello Bambinella, un personaggio di grande umanità, che principalmente ci fa divertire grazie ai suoi siparietti con Maione, ma che ci ha fatto anche commuovere, come nell’episodio “Il giorno dei morti”.

Ed è stato proprio questo quello che ho amato della serie, come ho detto prima: non tanto la trama del giallo, si, ben congeniata in alcuni episodi, ma mai troppo difficile da sciogliere anche per lo spettatore (negli ultimi episodi poi, a mio avviso, il caso del giorno e le indagini sono messe molto in secondo piano dalle vicende personali dei protagonisti), ma proprio i  rapporti tra i personaggi, la loro caratterizzazione, l’amicizia, la stima, l’amore che si manifesta sotto tante forme.

Non c’è stato un attore fuori luogo, anche le comparse dei singoli episodi hanno messo tale passione nei personaggi, che non si poteva fare a meno di essere coinvolti ad ogni puntata.

Come ho detto è una serie che mi ha davvero appassionato, e non vedo l’ora che torni per una seconda stagione, anche perché il finale, molto triste, è rimasto aperto, e sono curiosa di vedere come reagirà il tormentato Luigi Alfredo agli ultimi avvenimenti (ps: ma quanto è bello e bravo Lino Guanciale, pur con tutto il ricciolino troppo forzatamente ribelle? :p  Non conoscevo questo attore, se non di vista, e lo ritenevo solo un bel ragazzo, invece nel ruolo di Ricciardi mi ha davvero conquistata. Tra l’altro ora sto recuperando anche “La porta rossa” sempre interpretato da lui, una serie, che mi attirava per la storia, ma che non avevo seguito al tempo e mi sta piacendo, anche se meno di questa fiction).

Non vedo l’ora quindi di rituffarmi nei vicoli di Napoli degli anni ’30, Napoli che è un’altra protagonista della fiction, (in realtà alcune scene sono anche girate nel centro di Taranto), che vediamo con i suoi scorci fantastici, luoghi simbolo della città come il San Carlo, Il caffè Gambrinus, frequentati dalla buona società, ma anche i suoi vicoli stretti, pieni della più varia umanità, che si adatta a vivere e a sopravvivere.

 

Non vedo l’ora di ritrovare la nostra Bambinella intenta a pettinar la sua parrucca, mentre Maione arranca tra i vicoli, specie nelle stagioni calde, per andare a prendere informazioni. Di vedere una Napoli fredda e bagnata durante le giornate invernali (l’alternarsi delle stagioni è stata anche una grande peculiarità della fiction, hanno saputo davvero rendere benissimo il passaggio dall’inverno alla primavera, all’estate, anche con i colori e la luce delle scene, e spero proprio che abbiano l’intenzione di riprendere il 5 libro, che è stato saltato, e che è ambientato a Natale), con il nostro Luigi Alfredo sempre triste e malinconico, che in ogni angolo vede povere vite spezzate violentemente; non vedo l’ora di riassaporare quelle atmosfere venate di malinconia, e di vedere l’evolversi del triangolo Ricciardi-Enrica-Livia (che in realtà non è neanche più un triangolo, perché è entrato in gioco un altro personaggio nell’ultima puntata).

In realtà, so come va a finire, non solo il triangolo, ma anche tutta la storia, perché accidentalmente mi sono spoilerata la fine dei libri, e accidenti!!! Non mi è piaciuto leggere quello che ho letto, però la serie continuerò comunque a seguirla, sperando che si mantenga sugli stessi livelli di questa eccellente prima stagione.

Published in: on 06/03/2021 at 11:35  Lascia un commento  

Sulle tracce del crimine: un viaggio nel giallo e nero degli sceneggiati Rai. In mostra al Museo di Roma in Trastevere


Dopo molto penare e la varie chiusure e riaperture sono riuscita a vedere la mostra al Museo di Roma in Trastevere “Sulle tracce del crimine: un viaggio nel giallo e nero della Rai”, che è stata proprogata fino al 14 marzo, dedicata agli sceneggiati (come si chiamavano una volta) e serie tv Rai dagli anni 50 ad oggi, sul genere poliziesco-investigativo. Un viaggio nella storia della televisione, ma non solo, questa mostra fotografica è anche un viaggio nella letteratura poliziesca, che la Rai porta sui suoi teleschermi fin dalle sue prime trasmissioni, ma anche un viaggio sulle tracce di personaggi originali creati proprio ad hoc, come Il tenente Sheridan interpretato da Ubaldo Lay, a cui era stato dedicato anche un gioco in scatola che vediamo esposto in mostra, la Laura Storm di Lauretta Masiero e il più recente Ispettore Coliandro. Il giallo, in ogni sua sfaccettatura, è il genere più amato e più letto da due secoli a questa parte, ed è proprio grazie agli sceneggiati Rai, che personaggi letterari come il Maigret di Simenon, Sherlock Holmes di Conan Doyle, Padre Brown di Gilbert K.Chesterton, Nero Wolf di Rex Stout prendo vita sui nostri teleschermi, grazie alle interpretazioni di attori come Gino Cervi, Renato Rascel, Nando Gazzolo, Tino Buazzelli, Giorgio Albertazzi, Franco Volpi, Ugo Pagliai e tantissmi altri volti noti del teatro e della tv di quegli anni. Nascono queste avvincenti produzioni in bianco e nero, dal taglio teatrale, dove il pubblico viene affascinato dlla personalità del detective e dal mistero che si crea di puntata in puntata e cerca insieme ai protagonisti di sbrogliare la matassa. Accanto al classico giallo si affiancheranno produzioni più “noir” e “gotiche” come l’indimenticabile “Il segno del comando” che introduceva elementi soprannaturali e misteriosi e altre un poco più fantascientifiche come il famoso “A come Andromeda“.

La mostra prosegue con la sezione dedicata alle donne detective, a cominciare da Laura Storm, interpretata dalla simpatica Lauretta Masiero, una “detective improvvisata”: infatti nella serie interpretava una giornalista con il fiuto per gli omicidi! Dopo di lei ci saranno tante altre donne,soprattutto in ruoli istituzionali, come vediamo nelle foto che ci ricordano la Linda interpretata da Claudia Koll di “Linda e il brigadiere”, o “Il Capitano Maria” con Vanessa Incontrada.

  Accanto alle serie più cupe e drammatiche si affiancano serie più ironiche e leggere, dove gli investigatori non sono propriamente detective, o appartenenti alle forze dell’ordine, e si improvvisano investigatori come appunto quella interpretata dalla Masiero, o anche “Provaci ancora Prof!“, oppure il famosissimo “Don Matteo” di Terence Hill, che troviamo fotografato insieme alla sua inseparabile bicicletta!

Il piano di sopra è dedicato alle serie più recenti, dopo un pannello introduttivo sulle serie tv poliziesche straniere giunte in italia in quegli anni, abbandonato il bianco e nero ci buttiamo negli anni 70-80, anni in cui la cronaca inizia a parlare della criminalità organizzata, di fatti e omicidi di mafia, e quindi arriva “La Piovra”, una serie molto longeva, ricordata da tutti per l’interpretazione di Michele Placido nei panni del Commissario Cattani. Arrivano le serie più corali con interi distretti a fare da protagonisti, con poliziotti alle prese con problemi e drammi familiari, come “La Squadra” (quanto mi piaceva questa serie) o “I bastardi di Pizzofalcone“, basato su una serie di romanzi di Maurizio De Giovanni, che attualmente ha “prestato” alla tv anche il suo “Commissario Ricciardi”. In molte di queste queste serie diventa protagonista anche l’ambientazione, i luoghi dove vengono girate, in questo caso città come Napoli, oppure la bellissima Sicilia di Montalbano sono parti fondamentali della serie. Arrivano anche figure di poliziotti più complessi e sfaccettati, a volte anche sopra le righe come “L’Ispettore Coliandro” o “Rocco Schiavone”, ma rimane anche qualche parentesi più leggera grazie all’ indimenticabile “Maresciallo Rocca” di Gigi Proietti, che probabilmente rimane la mia preferita di sempre. La sezione al piano di sopra si conclude con una scena del crimine ricostruita, con un pianoforte sigillato col tipico nastro giallo e la sagoma di un corpo disegnata a terra, altre foto dedicate a molte serie, in cui anche avvocati e magistrati e non solo poliziotti sono protagonisti, non prima di aver dedicato un ultimo sguardo alle foto e alla parte dedicata al “Commissario Montalbano”  e al suo creatore Andrea Camilleri.

Oltre al vasto repertorio fotografico, in mostra, ci sono alcune vetrine dove sono esposti giornali d’epoca con fatti di cronaca nera, box dove possiamo ascoltare le voci dei protagonisti e le sigle, per certi versi parti fondamentali delle fiction, schermi dove vengono riprodotte scene delel serie, e la sezione dove si parla del giallo in radio, con modelli di vecchi apparecchi, quando i classici di scrittori come Agatha Christie, Conan Doyle e Edgar Wallace  –autori non solo di indiscussa bravura, capostipiti del genere, ma anche estremamente prolifici- venivano trasmessi sul secondo canale radio ed erano appuntamenti serali fissi. Anche l’editoria nostrana cedette al genere letterario tanto in voga e la Mondadori negli anni 30 diede vita alla sua iconica collana, con le copertine dall’inconfondibile colore che diede poi appunto il nome al genere poliziesco, che da allora in poi, venne appunto definito “giallo” proprio a causa del colore delle copertine dei libri.

Un tuffo nel passato, sia dal punto di vista televisivo che letterario, una mostra che a me personalmente è piaciuta molto. Molte di queste serie, tra quelle più vecchie, non le ho mai viste, ma ne ho solamente sentito parlare in famiglia, ricordate come qualcosa di appassionante che si aspettava di serata in serata con molto pathos, alcune di quelle più vecchie le ho recuperate anni dopo la loro messa in onda, ad esempio ricordo di aver voluto vedere con molta curiosità “Belfagor”, che mi deluse moltissimo, e “Il segno del comando”, che invece rimane una delle mie preferite ancora adesso. Certo era un altro tipo tv, molto più lenta, di stampo teatrale, forse al giorno d’oggi i più la troverebbero noiosa, alcune di queste serie si svolgono quasi tutte in ambienti chiusi e mai all’esterno, ma è un pezzo di storia della tv , che all’epoca aveva anche una funzione “educativa” in quanto faceva conoscere i grandi classici della letteratura, in questo caso poliziesca, così come faceva precedentemente la radio. E la tradizione continua anche con molti scrittori odierni, che come abbiamo visto hanno prestato i loro personaggi alla TV. Una mostra davvero carina, attraverso la quale ripercorriamo l’evoluzione del genere poliziesco. Sarebbe stato carino qualche oggetto di scena in più, ma tutto sommato una mostra più che soddisfacente.

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Published in: on 19/02/2021 at 16:02  Lascia un commento  

9 gennaio 1991, andava in onda la serie tv che cambiò la serialità televisiva: I segreti di Twin Peaks

Sono passati esattamente 30 anni, da quella sera del 9 gennaio 1991, in cui venne trasmesso in prima serata su Canale 5, il serial televisivo che cambiò il mondo delle serie tv, per sempre. Sto parlando di “I segreti di Twin Peaks“, serie che in America aveva tenuto incollati alla tv milioni di telespettatori e si accingeva a fare lo stesso in Italia. La martellante pubblicità, che andava in onda già da mesi, con il quesito che per molto tempo ci ha accompagnato, “chi ha ucciso Laura Palmer?”, aveva creato un’aspettativa mai vista intorno ad altre serie. La serie per lungo tempo ha mantenuto le premesse, per poi far scendere l’interesse del pubblico. In occasione dell’anniversario della serie, vi ripropongo una mia recensione, scritta esattamente 10 anni fa per il sito TelefilmCentral. Da allora alcune cose sono cambiate, come il fatto, che esattamente 25 anni dopo, Lynch ha deciso di regalarci una surreale, pazzesca, delirante, 3° stagione, che sto ancora cercando di decifrare (magari tra qualche anno potrei fare una recensione anche di quella stagione); ma una cosa a distanza di 10 anni dalla recensione, e di 30 dalla messa in onda, non è cambiata: il mio amore per questa serie, che è stata il mio primo vero amore e trip seriale. Da lì, il modo di approcciarmi e di vedere le serie tv è inevitabilmente cambiato. Perché la tv era cambiata.

Il link alla recensione:

Benvenuti a Twin Peaks

Published in: on 09/01/2021 at 19:49  Lascia un commento  

I Bridgerton, la famiglia più discussa di queste feste!

Bentornati e buon inizio 2021, sperando veramante che quest’anno ci riservi solo cose buone, perché di cose brutto credo che il 2020 sia stato fin troppo prodigo!!!

Il primo articolo dell’anno nuovo,  voglio dedicarlo ad una serie tv, proprio come vi avevo annunciato nell’articolo precedente, che in questi giorni ha fatto tanto parlare di sé!!! Credo che una serie non scatenasse tale putiferio sui social dai tempi del finale del Trono di spade!

La serie in questione è “Bridgerton” , serie tv prodotta da Shondaland, la casa di produzione di Grey’s Anatomy e altri serial, per Netflix.

Brevemente vi dirò che la fiction è tratta da una serie di libri, 8 per la precisione, che hanno per protagonisti i fratelli Bridgerton, la cui particolarità è quella di chiamarsi con i nomi che vanno in ordine alfabetico e di essere una famiglia comunque sui generis per quel periodo storico. I libri sono un must del romance, scritti dall’autrice americana Julia Quinn, un’autrice che a me piace molto, perché ha uno stile frizzante e divertente, e sa rendere trame trite e ritrite, come quelle del romanzo rosa -regency in questo caso- divertenti e appassionanti da leggere; credo che la bravura di un’autrice di romance stia proprio in questo, perché come ho già detto più volte, le storie di base sono sempre le stesse. La storia è ambientata durante il periodo regency, ovvimente anche nel libro si ha un taglio moderno, (e già questo è da tenere a mente per approcciarsi alla serie) infatti parte nel 1813 e ci racconta di Daphne, la quartogenita della famiglia, prima tra le ragazze a fare il suo debutto in società. La prima stagione, quella che appunto abbiamo visto, è tratta dal primo romanzo dal titolo “Il Duca ed io.

Per la trama dei libri, vi rimando ad un articolo di anni fa, del blog La mia biblioteca romantica che ci illustra in maniera egregia tutte le trame (ovvio che se non volete spoilerarvi troppe cose sul proseguimento della serie non leggete le trame, limitatevi magari solo al primo libro, tra l’altro l’articolo è piuttosto vecchiotto e alcuni libri all’epoca ancora non erano ancora usciti in Italia, mentre ora ci sono tutti)

Come ho detto, la prima stagione copre la trama del primo libro, arricchendolo qua e là di altre situazioni che pongono le basi per le serie successive.

Visto che la trama è comunque reperibile ovunque non mi soffermerò sul raccontarvela e passerò subito a dirvi le mie impressioni, e sarò anche piuttosto polemica con chi ha criticato con cattiveria questo show, perché criticare va pure bene,una cosa può piacere o no, ma certi commenti mi hanno lasciata basita!

Premetto che ho inziato a leggere i libri proprio durante il lockdown di marzo, perché sapevo che ne avrebbero tratto una serie tv. Sono arrivata finora al 4° libro, e a breve coninuerò con la lettura. Mi sono piaciuti, i primi due in particolare, ma anche il 4°, perché appunto come ho detto la scrittirce ha uno stile scorrevole e molto divertente. Mentre leggevo mi chiedevo come avrebbero reso alcune scene, che su carta possono sembrare divertenti, ma magari rese in tv potevano scadere nel grottesco.
Poi quando è uscito il trailer e la scelta di alcuni attori, mi sono detta che questa serie sarebbe stata quanto di più lontano c’è da una serie storica, non andava presa come una serie fedele ai fatti storici e così mi sono approcciata con questo spirito a seguirla. Nonostante tutte le paure devo dire che a fine visione ( l’ho vista in un giorno solo!) ero davvero entusiasta! Innanzi tutto non va paragonata, come insistono a fare in molti ( e la colpa è anche ei giornali che la presentano in un dato modo), ai prodotti BBC, o ai libri di Jane Austen,(AUSTEN, e non Austin come vedo scritto da più parti, da chi si professa gran conoscitore del genere) o a Downton Abbey. Capisco che a volte non ci si può esimere dai paragoni, soprattutto se una serie nasce come “ispirata a” o come “omaggio a”, ma questa serie non si è mai proposta di farlo, e se le persone capissero questo, forse godrebbero di più del prodotto, che è puro intrattenimento. 😉 Io non capisco chi si aspettava qualcosa di diverso, fin dal trailer si vede che è un prodotto sgargiante, quasi fiabesco, le scenografie e i costumi, che sono belli, ma di storico non hanno nulla ( però le piegoline sul dietro in molti casi erano abbondanti e perfette😛 ) mi hanno ricordato film come Cenerentola e The Greatest Showman, per dirne due recenti, e onestamente come ho avuto modo di dire in più di una discussione, se non si è capito questo, fin dal trailer , dalla scelta degli attori e dal genere di produzione, o non si conoscono le serie tv e i vari network che le trasmettono o si è davvero poco svegli e acculturati , oppure si ha voglia di creare e di continuare la polemica a qualunque costo! Non dico che debba piacere per forza un prodotto del genere, ma continuare a gridare allo scandalo perché ce lo si aspettava diverso… 

Secondo: l’introduzione di personaggi di colore nelle più alte gerarchie inglesi: l’abbiamo capito che non è una realtà storica, non c’erano, punto! Chi conosce la storia, lo sa, non c’è bisogno di ricordarlo ogni due minuti, incazzarsi non serve a nulla, a Shonda Rhimes non interessa, ormai lo sappiamo che in America il politically correct  deve esserci anche per contratto in certe produzioni, se non la si pensa allo stesso modo, si evita di seguire un certo prodotto, e soprattutto si deve essere aperti e non guardarla con gli occhi di uno storico, ma forse anche con occhi un po’ più moderni. Io non credo che sia, come ho letto da alcune parti, una mossa atta a fare del revisionismo storico. No, non si può revisionare quel tipo di storia, come non si possono revisionare altre verità (cosa che invece ultimamente va molto di moda) ma può aiutare, ai giorni nostri, a non ripetere gli stessi errori e a non trattare diversamente chi ha la pelle di un colore diverso dal nostro. Perdonatemi, ma se ad un evento in abiti regency, o ottocenteschi, o dell’epoca che vi pare, volesse partecipare una persona di colore, gli direste di no perché non è storicamente corretta? Bhè, spero sinceramente di no.

E se qualcuno crede che nell’ottocento c’erano nobili di colore, perché l’ha visto su una serie tv, bhè, torno a ripetere, che è una persona ignorante e senza un minimo di cultura su quel periodo storico.

Tornando agli errori storici, personalmente trovo più snervante che trasmissioni culturali come quelle di Rai Storia, prendano grossolani abbagli sbagliando date o nomi di personaggi, come mi è capitato di sentire più di una volta, piuttosto che una serie tv, che come torno a ripetere non si è prefissa una scopo didattico.

Anche se può sembrare un controsenso, poi, trovo più disturbanti, almeno per quanto mi riguarda, errori o forzature del genere in un libro, piuttosto che in un prodotto televisivo. 

Ecco, dopo questi sfoghi, passo a dirvi invece quali sono le mie impressioni: a me la serie, con tutte le riserve che avevo e di cui ho detto sopra, è piaciuta tantissimo!

Ho trovato che lo spirito dei libri e le pecurliarità dei personaggi fossero mantenute alla perfezione, devo dire che già dalle foto i protagonisti principali, Daphne e Simon li ho trovati perfetti e la loro chimica stupefacente! Mi è piaciuto moltissimo anche Anthony, e tra le ragazze Eloise e Penelope, perfette! Quello che pù di tutti mi ha deluso è stato Colin, che spero ritorni dal suo viaggio in Grecia completamente diverso, perché il Colin dei libri è favoloso, e non è quel bambinone che abbiamo visto. Però la scena della prima puntata in cui invita Pen a ballare, salvandola dalle grinfie di Cressidra, è stata stupenda *__*. La trama di base del libro è mantenuta, ma ci sono state altre cose che sono state inventate e altre ampliate: sono state poste le basi anche per gli altri fratelli, enfatizzando un po’ di più le loro storie, come appunto la storia di Anthony con la cantante (odiosa a di la verità, sarà che ho un’antipatia per quell’attrice, poverina non è colpa sua, ma mi sta proprio antipatica :p )  e anche quella di Benedict, ma è stato introdotto anche il Sir Philip del 5° libro “A Sir Philip con amore”…e poi abbiamo quell’ape birichina, che ronza in giro…francamente non vedo l’ora di vedere la 2° stagione!!!

Le poche cose che non mi sono piaciute molto sono state il fatto che la misteriosa Lady Whistledown, colei che con i suoi articoli pungenti non risparmia proprio nessuno della società londinese,  sia stata svelata subito, quando i lettori hanno dovuto attendere 4 libri( io in realtà al 2° avevo già dei sospetti) , e tra l’altro tra il primo e il quarto libro passano ben 12 anni…vedremo come gestiranno questa cosa, sinceramente è stata una delle poche scelte che non ho condiviso.

La seconda cosa riguarda la balbuzie di Simon, che nella serie viene raccontata da quando era piccolo, e questo difetto aveva fatto si che il padre lo allontanasse e lo trattasse malissimo. Il Simon adulto, si vede balbettare per un attimo solo una volta, e in realtà questo aspetto mi sarebbe piaciuto che fosse più approfondito, così come lo è nei libri.

Per il resto ho trovato un prodotto gradevole, sgargiante, in cui come ho già detto le peculiarità dei personaggi sono ampiamente rispettate rispetto ai libri, un prodotto che non si pone l’obiettivo di essere un documentario storico, ma solo una serie di intrattenimento, con dei costumi, seppur non fedeli, molto belli, delle scenografie altrettanto belle e una fotografia pazzesca! (La scena del ballo di fine stagione con la pioggia che cade sulla tavola è strepitosa!)

Una serie, che pone l’ambientazione regency in una dimensione fiabesca, fantastica, quasi come se fosse un colorato sogno e se in questo periodo non abbiamo bisogno di fiabe, di sogni e di leggerezza, ditemi, quando ne avremo? Vogliamo continuare ad avvelenerci l’animo con sterili polemiche, anche nelle cose più futili come può esserlo una serie tv? Suvvia, se proprio non vi aggrada spegnete la TV, non date giudizi troppo da snob, e lasciate sognare chi è riuscito a guardare questa serie con un animo sereno, senza aspettarsi chissà che cosa: per documentarsi sugli aspetti dell’epoca ci sono ben altri libi e altri tipi di trasmissioni e su alcune cose credo che già dai tempi della scuola bisognerebbe essere istruiti. Come prodotto televisivo non c’è niente da dire, è un prodotto buono, che raggiunge il suo obiettivo, quello di farsi guardare e sicuramente di far parlare di sé. Su quello devo dire che c’è ampiamente riuscito, ma posso dire una cosa: se questo servirà a sdoganare il tanto vituperato romance, che i soliti snob denigrano come letteratura di serieB,  ben venga. Chi l’ha detto che dalla lettura di un romance, che può affascinare per l’ambientazione, qualcuno non abbia poi voglia di leggere altri libri che documentino meglio e realmente sul periodo, e imparare così a discernere tra la realtà e la fantasia? Non è il punto di arrivo per imparare, ma può essere sempre un buon punto di partenza. 

 

Published in: on 01/01/2021 at 18:12  Lascia un commento