Il commissario Ricciardi, la fiction italiana che ha incantato gli spettatori.

Oggi torno a parlare di tv, in particolar modo di tv italiana, che spesso tendo, un po’ a sottovalutare, e invece è ancora capace di regalarci dei prodotti davvero ottimi. Principalmente non sono una grande fan dei prodotti italiani più leggeri, ma se si tratta di polizieschi o gialli sono meno prevenuta, e in effetti, come  ho constatato recentemente andando a vedere la mostra “Sulle tracce del crimine, un viaggio nel giallo e nero degli sceneggiati Rai”, di cui ho parlato qui , ne ho seguiti parecchi di prodotti di questo genere, alcuni apprezzandoli enormemente.

Ed è stato anche il caso de “Il commissario Ricciardi”, fiction in sei puntate, andata in onda il lunedì sera su Rai Uno e che si è conclusa proprio questa settimana, con ottimi indici di ascolto, che mi ha davvero appassionato, come non accadeva da molto tempo per una serie italiana.

Premetto subito che non ho letto i libri da cui è tratta, (lo scrittore Maurizio De Giovanni, ha già “prestato” i suoi romanzi alla tv, con il recente e altrettando di successo “Mina Settembre” e “I bastardi di Pizzofalcone“), quindi le mie impressioni si basano esclusivamente sulla serie tv, anche se ho letto che la maggior parte dei lettori, è rimasta molto soddisfatta della trasposizione televisiva e della scelta degli attori.

Personalmente la serie mi ha conquistata fin dalla sua prima puntata, non tanto per la trama gialla, ma per tutta una serie di cose, a partire dai personaggi, dalle ambientazioni (la prima puntata era ambientata al Teatro San Carlo di Napoli, è stata veramente una gioia per gli occhi vedere quelle scene girate in teatro), la ricostruzione di un’ epoca buia e odiosa, e molto altro ancora.

 

Ma chi è il Commissario Ricciardi? Luigi Alfredo Ricciardi, è un commissario della Regia Questura di Napoli, di origini nobili, (infatti è il Barone Malomonte), che porta di sé un oscuro segreto: vede le anime dei morti di morte violenta, che gli rivelano le loro ultime parole prima di morire. Questo segreto, che nei libri viene chiamato “il fatto“, lo ha erditato dalla madre, e fa di lui un uomo triste e solitario, che ha deciso di intraprendere gli studi di legge, come vedremo in una puntata, per far sì che almeno qualcuna di queste anime trovi la pace e la giustizia. Ricciardi però ha un altro “segreto” per fortuna meno inquietante: ama, ricambiato, una giovane dirimpettaia, che lui guarda ogni sera dalla finestra, Enrica Colombo, che ricambia timidamente i suoi sguardi. Presto qualcuno di molto vicino a Ricciardi, la sua ex-tata Rosa, scopre il segreto su Enrica, e si adopererà per far in modo che i due riescano a parlarsi e a rivelarsi i propri sentimenti, anche se l’approcciarsi dei due è davvero molto lento e timido, forse per noi può sembrare quasi assurdo un comportamento del genere, ma c’è da tenere anche in conto l’epoca, e soprattutto il carattere estremamente chiuso di Ricciardi, anche a causa del suo “dono”, che quando vede Enrica diventa uno stoccafisso , tanto da suscitare nello spettatore anche qualche risata.

Rosa, di cui parlavamo sopra, è l’affetto più caro che ha Ricciardi, dopo la morte della baronessa si è presa cura di lui ed è molto più di una governante e spera sempre di vedere il “suo signorino” sistemato, perché si preoccupa di come farà Ricciardi quando lei non ci sarà più e di chi si prenderà cura di lui. Una figura forte,un po’ burbera e severa con il signorino, quando lui si trascura nel vestire e nel mangiare a causa del lavoro, una donna d’altri tempi, però capace anche di tanta dolcezza.

Ruotano intorno a Ricciardi altri personaggi, personaggi che ti entrano davvero nel cuore, grazie alle interpretazioni eccezionali di tutti gli attori.

Come abbiamo detto, la giovane Enrica, timida ragazza di famiglia, che ha un bellissimo rapporto con il padre, piuttosto che con la madre che insiste sempre perché si mariti, per paura che la figlia resti zitella. Enrica ricambia gli sguardi timidi di Ricciardi, prende ad un certo punto anche l’inziativa, ma mi sarebbe piaciuto che i due avessero interagito un po’ di più. Forse nei libri, riguardo ad Enrica, ne esce una figura migliore, nella serie,in certi frangenti l’ho trovata un po’ isterica, anche se mi suscita una certa tenerezza.

 

Poi abbiamo il Brigadiere Raffaele Maione, braccio destro di Ricciardi, padre di 4 figli, e marito di Lucia: li conosciamo nelle prime puntate distanti, separati dal dolore a causa del lutto che due anni prima ha investito la loro famiglia: il figlio Luca, anche lui poliziotto è stato ucciso da un malvivente. Con il passare delle puntate vediamo però Lucia tornare di nuovo alla vita, ad interessarsi dei figli che sono rimasti, e a riallacciare i rapporti con il marito, causandone anche la gelosia (a volte davvero insensata; per quanto mi piaccia il personaggio di Maione, nell’ultima puntata lo avrei preso a schiaffi).

Abbiamo poi il Dottor Bruno Modo, ottimo amico di Ricciardi, medico e antifascista, che non disdegna di esternare le sue idee ad alta voce e in pubblico, passando per questo anche un brutto quarto d’ora a causa del regime.

C’è poi Livia Lucani, vedova del tenore Vezzi la vittima del primo episodio, che si innamora di Ricciardi e lo sottopone ad una serrata corte. Personalmente farei il tifo per Livia, mi piace moltissimo come personaggio, (per non parlare dei sui magnifici outfit :p ) più di Enrica, se non sapessi che Ricciardi però è innamorato della giovane vicina di casa di un sentimento puro e autentico. Quindi mi spiace per Livia, ma si capisce fin da subito che non c’è speranza, non c’è nessuna indecisione tra le due donne da parte di Ricciardi, che vede in Livia solo un’amica, e ad un certo punto le sue insistenze diventano anche un po’ snervanti. Livia tra l’altro è amica intima di Edda, la figlia di Mussolini, e dopo che si sarà trasferita, da Roma a Napoli per stare vicina a Ricciardi, le verrà messo alle costole un ambiguo agente, Falco, per controllare i suoi movimenti e anche quelli del commissario, anche a causa della sua amicizia con il dottor Modo.

Questo ed altri episodi all’interno della serie, come anche l’arresto del dottore, fanno rivivire appieno il periodo storico (ricordiamo che la fiction è ambientata nel 1931), una ricostruzione veramente eccellente dei modi, e del clima che si respirava in quel periodo, e di cui abbiamo vari rappresentanti come appunto il misterioso e integerrimo Falco, ma anche figure vili, come i quattro squadristi che vediamo in un paio di episodi, oppure il ridicolo Vice-Questore Garzo, capo di Ricciardi, tenuto in minima considerazione anche dai fascisti stessi.

Infine, c’è quello che è in assoluto il mio personaggio preferito, ovvero l’informatore segreto di Maione, colui che sa tutti i segreti di Napoli: il femminiello Bambinella, un personaggio di grande umanità, che principalmente ci fa divertire grazie ai suoi siparietti con Maione, ma che ci ha fatto anche commuovere, come nell’episodio “Il giorno dei morti”.

Ed è stato proprio questo quello che ho amato della serie, come ho detto prima: non tanto la trama del giallo, si, ben congeniata in alcuni episodi, ma mai troppo difficile da sciogliere anche per lo spettatore (negli ultimi episodi poi, a mio avviso, il caso del giorno e le indagini sono messe molto in secondo piano dalle vicende personali dei protagonisti), ma proprio i  rapporti tra i personaggi, la loro caratterizzazione, l’amicizia, la stima, l’amore che si manifesta sotto tante forme.

Non c’è stato un attore fuori luogo, anche le comparse dei singoli episodi hanno messo tale passione nei personaggi, che non si poteva fare a meno di essere coinvolti ad ogni puntata.

Come ho detto è una serie che mi ha davvero appassionato, e non vedo l’ora che torni per una seconda stagione, anche perché il finale, molto triste, è rimasto aperto, e sono curiosa di vedere come reagirà il tormentato Luigi Alfredo agli ultimi avvenimenti (ps: ma quanto è bello e bravo Lino Guanciale, pur con tutto il ricciolino troppo forzatamente ribelle? :p  Non conoscevo questo attore, se non di vista, e lo ritenevo solo un bel ragazzo, invece nel ruolo di Ricciardi mi ha davvero conquistata. Tra l’altro ora sto recuperando anche “La porta rossa” sempre interpretato da lui, una serie, che mi attirava per la storia, ma che non avevo seguito al tempo e mi sta piacendo, anche se meno di questa fiction).

Non vedo l’ora quindi di rituffarmi nei vicoli di Napoli degli anni ’30, Napoli che è un’altra protagonista della fiction, (in realtà alcune scene sono anche girate nel centro di Taranto), che vediamo con i suoi scorci fantastici, luoghi simbolo della città come il San Carlo, Il caffè Gambrinus, frequentati dalla buona società, ma anche i suoi vicoli stretti, pieni della più varia umanità, che si adatta a vivere e a sopravvivere.

 

Non vedo l’ora di ritrovare la nostra Bambinella intenta a pettinar la sua parrucca, mentre Maione arranca tra i vicoli, specie nelle stagioni calde, per andare a prendere informazioni. Di vedere una Napoli fredda e bagnata durante le giornate invernali (l’alternarsi delle stagioni è stata anche una grande peculiarità della fiction, hanno saputo davvero rendere benissimo il passaggio dall’inverno alla primavera, all’estate, anche con i colori e la luce delle scene, e spero proprio che abbiano l’intenzione di riprendere il 5 libro, che è stato saltato, e che è ambientato a Natale), con il nostro Luigi Alfredo sempre triste e malinconico, che in ogni angolo vede povere vite spezzate violentemente; non vedo l’ora di riassaporare quelle atmosfere venate di malinconia, e di vedere l’evolversi del triangolo Ricciardi-Enrica-Livia (che in realtà non è neanche più un triangolo, perché è entrato in gioco un altro personaggio nell’ultima puntata).

In realtà, so come va a finire, non solo il triangolo, ma anche tutta la storia, perché accidentalmente mi sono spoilerata la fine dei libri, e accidenti!!! Non mi è piaciuto leggere quello che ho letto, però la serie continuerò comunque a seguirla, sperando che si mantenga sugli stessi livelli di questa eccellente prima stagione.

Published in: on 06/03/2021 at 11:35  Lascia un commento  

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