Napoleone e il mito di Roma: mostra ai Mercati di Traiano

Si è aperta da poco nella sempre splendida cornice dei Mercati Traianei la mostra dedicata a Napoleone e il mito di Roma. La mostra vuole celebrare, nell’anno bicentenario della sua morte, il rapporto tra Napoleone e la città di Roma, che egli stesso, dopo averla annessa all’Impero nel 1809, aveva nominato città imperiale, seconda solo a Parigi, ma anche il rapporto con l’antichità, con la Roma Imperiale e con i grandi condottieri del passato, non solo romani, come Alessandro Magno e Annibale, veri e proprie modelli di ispirazione per Napoleone.

La mostra si snoda su un percorso diviso in tre grandi sezioni, dove troviamo appunto nella prima sezione i riferimenti al mondo classico e dove ripercorriamo la formazione del giovane Napoleone, fino all’esaltazione del suo governo, delle imprese militari e la sua divinizzazione, proprio come gli imperatori romani. Qui troviamo esposti reperti provenienti principalmente dalle collezioni dei Musei Capitolini, ma la mostra raccoglie anche reperti di ogni genere che provengono da musei francesi. Salta subito all’occhio come i grandi ispiratori di Napoleone fossero l’Imperatore Augusto, Giulio Cesare, di cui vediamo i ritratti in marmo,  e che Napoleone imita nel farsi ritrarre nel bronzo proveniente dal Louvre, con la corona di alloro in testa; ma anche il Macedone Alessandro, di cui vediamo il bronzetto anonimo del Museo Archeologico di Napoli, che raffigura Alessandro a cavallo, copia probabilmente dell’originale gruppo bronzeo di Lisippo in onore della battaglia di Gaugamela, che viene messo a confronto con il famosissimo quadro di Napoleone a cavallo che valica il Gran San Bernardo, di Jacques-Luis David, che però in mostra vediamo riprodotto solamente in una stampa, e in cui Nepoleone riprende la stessa posa del Macedone sul cavallo rampante. Con l’Annibale cosidetto del Quirinale abbiamo un altro personaggio dell’antichità che fu di grande ispirazione per il corso.

La sezione si chiude con la morte e l’apoteosi di Napoleone, che vediamo in riproduzioni e stampe e che viene considerato come un santo (si era fatto intitolare anche un giorno del calendario con il suo nome!) e taumaturgo, come viene raffigurato nell’ incisione presente in mostra, che riprende il celebre dipinto Il generale Bonaparte visita gli appestati di Jaffa.

La mostra prosegue con la seconda sezione dove viene analizzato il rapporto tra Roma e Napoleone, un rapporto d’amore “platonico” come mi piace definirlo, che non sfociò mai nella sua realizzazione completa. Infatti Napoleone, pur volendo fare di Roma la seconda città dell’impero dopo Parigi, dopo aver dato disposizioni di lavori, opere pubbliche, e vita ad una rinnovata ventata di amore per gli scavi archeologici, in particolare proprio nella zona di Mercati e della Basilica Ulpia , non riuscì mai a vederla, anche se buona parte (scusate il gioco di parole :p ) della famiglia avrà in quegli anni, e nei successivi, la sua “base” proprio a Roma (ricordiamo che la sorella Paolina sposò il principe Borghese, Letizia la Madame Mére vi visse fino alla morte, e Luciano, per contrasti con il fratello a causa del suo secondo matrimonio, vi viveva già dal 1804, dando vita proprio ad un ramo romano della famiglia.)

Le bellissime opere in marmo che illustrano Napoleone come Re d’Italia, aprono la sezione, che affronta anche il rapporto tra Napoleone e il Papato e la religione: rappresentativa la vignetta satirica, che illustra il trattato di Tolentino del 1797, con cui la Francia impose misure molto pesanti al Papa Pio VI; la vignetta rappresenta il papato come un gatto con la tiara e la coda tra le gambe e Napoleone come un baldanzoso gallo che offre un fascio di rami secchi.

La mostra prosegue al piano di sopra, dove vengono approfonditi ancora i modelli e i simboli dell’arte antica presi in prestito da Napoleone, come l’aquila romana (bellissima la vetrina dove vengono conservate alcuni vessilli dei reggimenti napoleonici), dove viene analizzato anche il rapporto di Napoleone con l’Egitto:la campagna d’Egitto fu importante sia come impresa militare ma anche culturale e soprattutto fondamentale per l’approccio al mondo antico da parte di Napoleone. Vediamo inoltre come uno dei monumenti più importanti dell’antichità romana, ovvero la Colonna Traiana, sarà presa come esempio per celebrare l’imperatore e le sue imprese, con la Colonna Vendôme a Parigi.

Chiude la mostra il bellissimo e famosissimo ritratto, questa volta originale, e non in stampa (penso che se ci fosse stato anche l’originale del quadro di David, la mostra sarebbe stata veramente perfetta) di François Gérard del 1805, Napoleone con gli abiti dell’incoronazione, dipinto nel 1805 proveniente dal Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio, che raffigura Napoleone all’apice del suo successo e in cui è racchiuso tutto l’uso dei vari simboli antichi, che l’Imperatore sfoggia per mettre in massimo risalto il suo potere e la sua figura.

Una bella mostra, anche se alcune cose sono solo riprodotte in stampa (come anche la statua che rappresenta Napoleone giovane cadetto), ma comunque ricca dal punto di vista dei reperti e di manifattura minore, e con pezzi davvero importanti per quanto riguarda la statuaria, che sono quelli che la fanno da padrone, e soprattutto con pannelli molto chiari e esplicativi in ogni sezione; una mostra che ci ripropone nuovamente una figura di cui ormai si è parlato in lungo e in largo, ma che può dare vita a mostre infinite riguardanti molti filoni e svariati argomenti, e affronta in questo caso il suo rapporto, forse anche la sua ossessione, con la città di Roma, ma anche con le grandi figure del passato a cui bramava di somigliare e con la simbologia usata da questi grandi personaggi, simboli di un passato  lontano, ma che lui sentiva sempre vicino, simboli usati, e rivisitati, volti ad esaltare ogni sua azione.

Fino al 30 marzo (incrociando tutte le dita possibili) e gratuita per i possesori Mic card.

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Published in: on 27/02/2021 at 14:16  Lascia un commento  

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