Sulle tracce del crimine: un viaggio nel giallo e nero degli sceneggiati Rai. In mostra al Museo di Roma in Trastevere


Dopo molto penare e la varie chiusure e riaperture sono riuscita a vedere la mostra al Museo di Roma in Trastevere “Sulle tracce del crimine: un viaggio nel giallo e nero della Rai”, che è stata proprogata fino al 14 marzo, dedicata agli sceneggiati (come si chiamavano una volta) e serie tv Rai dagli anni 50 ad oggi, sul genere poliziesco-investigativo. Un viaggio nella storia della televisione, ma non solo, questa mostra fotografica è anche un viaggio nella letteratura poliziesca, che la Rai porta sui suoi teleschermi fin dalle sue prime trasmissioni, ma anche un viaggio sulle tracce di personaggi originali creati proprio ad hoc, come Il tenente Sheridan interpretato da Ubaldo Lay, a cui era stato dedicato anche un gioco in scatola che vediamo esposto in mostra, la Laura Storm di Lauretta Masiero e il più recente Ispettore Coliandro. Il giallo, in ogni sua sfaccettatura, è il genere più amato e più letto da due secoli a questa parte, ed è proprio grazie agli sceneggiati Rai, che personaggi letterari come il Maigret di Simenon, Sherlock Holmes di Conan Doyle, Padre Brown di Gilbert K.Chesterton, Nero Wolf di Rex Stout prendo vita sui nostri teleschermi, grazie alle interpretazioni di attori come Gino Cervi, Renato Rascel, Nando Gazzolo, Tino Buazzelli, Giorgio Albertazzi, Franco Volpi, Ugo Pagliai e tantissmi altri volti noti del teatro e della tv di quegli anni. Nascono queste avvincenti produzioni in bianco e nero, dal taglio teatrale, dove il pubblico viene affascinato dlla personalità del detective e dal mistero che si crea di puntata in puntata e cerca insieme ai protagonisti di sbrogliare la matassa. Accanto al classico giallo si affiancheranno produzioni più “noir” e “gotiche” come l’indimenticabile “Il segno del comando” che introduceva elementi soprannaturali e misteriosi e altre un poco più fantascientifiche come il famoso “A come Andromeda“.

La mostra prosegue con la sezione dedicata alle donne detective, a cominciare da Laura Storm, interpretata dalla simpatica Lauretta Masiero, una “detective improvvisata”: infatti nella serie interpretava una giornalista con il fiuto per gli omicidi! Dopo di lei ci saranno tante altre donne,soprattutto in ruoli istituzionali, come vediamo nelle foto che ci ricordano la Linda interpretata da Claudia Koll di “Linda e il brigadiere”, o “Il Capitano Maria” con Vanessa Incontrada.

  Accanto alle serie più cupe e drammatiche si affiancano serie più ironiche e leggere, dove gli investigatori non sono propriamente detective, o appartenenti alle forze dell’ordine, e si improvvisano investigatori come appunto quella interpretata dalla Masiero, o anche “Provaci ancora Prof!“, oppure il famosissimo “Don Matteo” di Terence Hill, che troviamo fotografato insieme alla sua inseparabile bicicletta!

Il piano di sopra è dedicato alle serie più recenti, dopo un pannello introduttivo sulle serie tv poliziesche straniere giunte in italia in quegli anni, abbandonato il bianco e nero ci buttiamo negli anni 70-80, anni in cui la cronaca inizia a parlare della criminalità organizzata, di fatti e omicidi di mafia, e quindi arriva “La Piovra”, una serie molto longeva, ricordata da tutti per l’interpretazione di Michele Placido nei panni del Commissario Cattani. Arrivano le serie più corali con interi distretti a fare da protagonisti, con poliziotti alle prese con problemi e drammi familiari, come “La Squadra” (quanto mi piaceva questa serie) o “I bastardi di Pizzofalcone“, basato su una serie di romanzi di Maurizio De Giovanni, che attualmente ha “prestato” alla tv anche il suo “Commissario Ricciardi”. In molte di queste queste serie diventa protagonista anche l’ambientazione, i luoghi dove vengono girate, in questo caso città come Napoli, oppure la bellissima Sicilia di Montalbano sono parti fondamentali della serie. Arrivano anche figure di poliziotti più complessi e sfaccettati, a volte anche sopra le righe come “L’Ispettore Coliandro” o “Rocco Schiavone”, ma rimane anche qualche parentesi più leggera grazie all’ indimenticabile “Maresciallo Rocca” di Gigi Proietti, che probabilmente rimane la mia preferita di sempre. La sezione al piano di sopra si conclude con una scena del crimine ricostruita, con un pianoforte sigillato col tipico nastro giallo e la sagoma di un corpo disegnata a terra, altre foto dedicate a molte serie, in cui anche avvocati e magistrati e non solo poliziotti sono protagonisti, non prima di aver dedicato un ultimo sguardo alle foto e alla parte dedicata al “Commissario Montalbano”  e al suo creatore Andrea Camilleri.

Oltre al vasto repertorio fotografico, in mostra, ci sono alcune vetrine dove sono esposti giornali d’epoca con fatti di cronaca nera, box dove possiamo ascoltare le voci dei protagonisti e le sigle, per certi versi parti fondamentali delle fiction, schermi dove vengono riprodotte scene delel serie, e la sezione dove si parla del giallo in radio, con modelli di vecchi apparecchi, quando i classici di scrittori come Agatha Christie, Conan Doyle e Edgar Wallace  –autori non solo di indiscussa bravura, capostipiti del genere, ma anche estremamente prolifici- venivano trasmessi sul secondo canale radio ed erano appuntamenti serali fissi. Anche l’editoria nostrana cedette al genere letterario tanto in voga e la Mondadori negli anni 30 diede vita alla sua iconica collana, con le copertine dall’inconfondibile colore che diede poi appunto il nome al genere poliziesco, che da allora in poi, venne appunto definito “giallo” proprio a causa del colore delle copertine dei libri.

Un tuffo nel passato, sia dal punto di vista televisivo che letterario, una mostra che a me personalmente è piaciuta molto. Molte di queste serie, tra quelle più vecchie, non le ho mai viste, ma ne ho solamente sentito parlare in famiglia, ricordate come qualcosa di appassionante che si aspettava di serata in serata con molto pathos, alcune di quelle più vecchie le ho recuperate anni dopo la loro messa in onda, ad esempio ricordo di aver voluto vedere con molta curiosità “Belfagor”, che mi deluse moltissimo, e “Il segno del comando”, che invece rimane una delle mie preferite ancora adesso. Certo era un altro tipo tv, molto più lenta, di stampo teatrale, forse al giorno d’oggi i più la troverebbero noiosa, alcune di queste serie si svolgono quasi tutte in ambienti chiusi e mai all’esterno, ma è un pezzo di storia della tv , che all’epoca aveva anche una funzione “educativa” in quanto faceva conoscere i grandi classici della letteratura, in questo caso poliziesca, così come faceva precedentemente la radio. E la tradizione continua anche con molti scrittori odierni, che come abbiamo visto hanno prestato i loro personaggi alla TV. Una mostra davvero carina, attraverso la quale ripercorriamo l’evoluzione del genere poliziesco. Sarebbe stato carino qualche oggetto di scena in più, ma tutto sommato una mostra più che soddisfacente.

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Published in: on 19/02/2021 at 16:02  Lascia un commento