Una fiaba natalizia:Lo Schiaccianoci e il re dei topi.

Ciao a tutti! Quest’anno per l’articolo natalizio ho deciso di parlarvi di una fiaba che ho letto da poco, un classico di Natale per tutte le età, tra i più conosciuti!

Sto parlando della storia che si intitola “Lo schiaccianoci e il re dei topi”, fiaba scritta nel 1816, ma pubblicata nel 1818 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Sicuramente la storia è stata consegnata all’immortalità dal balletto di TChaicovsky messo in scena alla fine dell’ottocento, che è il balletto natalizio per eccellenza. Ma la storia, da chi è stata ispirata? Bene, in realtà il balletto si rifà alla versione di questa storia scritta da Alexandre Dumas padre, nel 1845, che ha sua volta però si è ispirato, appunto alla fiaba scritta da Hoffman. La versione di Dumas  è più edulcorata rispetto a quella di Hoffman, che ha quel retrogusto un po’ gotico, tipico della sua produzione e non fu ritenuta adatta.

Hoffmann è considerato il padre del Romanticismo tedesco e tra i maggiori ispiratori del movimento in tutta Europa. Era uno spirito molto poliedrico, tanto è vero che inizia la sua carriera come critico musicale, per diventare poi scrittore, pittore e musicista. La sua produzione spazia tra vari generi, dal poliziesco ante- litteram, al fantastico, al grottesco, fino appunto alla fiaba e le sue opere sono improntate sul tema del fantastico e dell’horror. L’incontro con le sue fiabe e in particolare proprio con quella dello Schiaccianoci, fu determinante per l’ispirazione di un giovane Hans Christian Andersen. Hoffman nelle sue storie descrive la realtà concreta come qualcosa di inconcepibile e assurdo, mentre i sogni, e le magie appaiono come qualcosa di naturale, ed è proprio in quest’ottica che si pone anche questa fiaba, che non è altro che un omaggio al mondo parallelo, quel mondo onirico, dell’incoscio e del sogno, tanto caro al romanticismo, in cui lo Schiaccianoci è il traghettatore della piccola Marie, la protagonista della storia.

L’ispirazione ad Hoffmann per l’oggetto protagonista della storia, probabilmente è venuta dall’uso dalla moda dei primo ottocento, quando nei mercatini natalizi della Germania imperversavano gli schiaccianoci decorati, sull’onda delle prime grandi produzioni di giocattoli in serie per i bambini.

Ma veniamo brevemente alla storia: Lo Schiaccianoci e il re dei topi, inizia la Notte di Natale e ci vengono descritti i piccoli Fritz e Marie Stalbaum, che attendono con impazienza di essere introdotti nel salone delle feste, per vedere i loro regali. I piccoli fantasticano su cosa verrebbero ricevere e ricordano che ogni anno il padrino Drosselmeir, un buffo ed eccentrico orologiaio, regala loro bellissimi e fiabeschi paesaggi, castelli ecc, ricchi di marchingegni e figurine che si muovono al loro interno, che però in genere vengono subito requisiti dai genitori, perché non sono oggetti con cui dei bambini piccoli possono giocare. I piccini, preferirebbero di gran lunga giocattoli con cui possono muoversi liberamente e dar vita alla loro fantasia.

Finalmente è l’ora di scoprire i regali e ci viene descritta l’atmosfera natalizia, il grande albero decorato con oggetti commestibili come bamboline di marzapane, fiori e frutta, come si usava all’epoca ( infatti gli alberi di Natale, già nei giorni seguenti venivano praticamente “mangiati”, e i dolciumi e le leccornìe, soprattutto nelle famiglie benestanti, divise con la servitù come dono.), e la meraviglia dei piccoli di fronte a tanta bellezza. Dopo la presentazione del regalo di Drosselmeir, la piccola Marie, però è attirata da un buffo omino, che viene descritto come un oggetto dalle forme sgraziate, ma con gli occhi buoni e un’espressione gentile sul volto e degli abiti molto elaganti che quasi stonano con tutto il resto. Marie prende subito in simpatia quello che tra tutti è il giocattolo forse meno affascinante, ma sicuramente molto utile, in quanto è uno schiaccianoci. Marie e Fritz e la loro sorella maggiore lo mettono subito all’opera, ma lo schiaccianoci perde due dentini, e Fritz in un impeto di rabbia lo maltratta e dice che è un oggetto brutto ed inutile. Marie invece si prende cura di lui, lo tratta con amore e benevolenza e quando è ora di riporre tutti i giochi nella magnifica vetrina del salotto, Marie gli riserva il posto migliore. Ed è proprio qui che la storia entra nel vivo: mentre Marie si è attardata nel salone da sola, per sitemare e coccolare il suo Schiaccianoci, arriva il terribile Re dei Topi con il suo esercito, pronto a dar battaglia a tutti gli ussari di Fritz e allo Schiaccianoci, che valorosamente si mette al comando delle truppe.

E qui inizia l’avventura di Marie, tra sogno e realtà: infatti il giorno dopo, quando la piccola narra la sua avventura non viene creduta, se non dal suo fratellino Fritz, che si preoccuperà di fornire una spada allo Schiaccianoci, per sconfiggerde il Re dei topi, visto che la battaglia della notte prima ha avuto un esito favorevole solo per l’intervento di Marie, che aveva lanciato una scarpina verso il brutto Re facendolo fuggire.  La storia prosegue con le avventure di Marie e dello Schiaccianoci, che viaggiano nel mondo incantato, che altri non è il regalo del padrino di Drosselmeier, con l’esito della battaglia contro Il Re dei topi, e in più nella storia abbiamo un’altra storia, quella della Principessa Pirlipat, della maledizione di Frau Muserinks, della noce Cratatuc e del bambino che rompeva le noci con i denti.

Non vado oltre a raccontarvi  la storia, che sicuramente conoscerete grazie al balletto, anche se ci sono dovute differenze, o avrete già letto, e se non lo avete fatto vi consiglio di farlo, perché è una fiaba davvero carina.

Tutte le avventure della trama si riannoderanno nello scioglimento finale della storia, tra realtà e fantasia, e ovviamente come ogni fiaba che si rispetti ha la sua morale: ci insegna principalmente la potenza del dono: a volte, i regali più piccoli sono quelli che sanno trasmettere le emozioni più belle, soprattutto se fatti con il cuore o magari anche confezionati a mano. Ma è una storia che ci ricorda anche l’importanza della gentilezza e a non lasciarsi ingannare dalle apparenze, così come ha fatto la piccola Marie, che non giudica il brutto aspetto dello Schiaccianoci, e lo tratta con estrema gentilezza, arrivando persino a sacrificare i suoi dolcetti quando il Re dei topi minaccia di fargli del male!

La storia per quanto semplice e breve racchiude tutto questo, ovvero una bella morale, delle fantastiche descrizioni che ci tuffano nell’ambiente natalizio visto attraverso gli occhi e la trepidazione dei bambini che aspettano i loro regali, un viaggio fantastico attraverso mondi incantati, momenti un po’ più tetri e paurosi con la descrizione del bruttissimo Re dei topi dalle sette teste( magari a noi adesso non farà effetto, ma penso che ai bambini dell’epoca facesse sicuramente un certo terrore). Purtroppo non ho potuto leggere la versione di Dumas, ma conto di farlo per vedere i paragoni e le differenze tra le due storie. Devo dire che comunque la versione di Hoffmann, ritenuta dagli ideatori del balletto troppo violenta, a me è piaciuta molto!

Quindi vi consiglio di leggerla, di regalarvi un’oretta tra sogno e magia, per ritornare a vivere-almeno tra le pagine-un Natale scintillante e colorato, e ritornare un po’ bambini, la cui unica preoccupazione era di saper se erano stati buoni durante l’anno da meritare dei doni.

E’ quello che ci vuole per queste feste, che saranno purtroppo diverse da quelle degli anni passati, per ritrovare, almeno tra le pagine, un po’ di magia.

Published in: on 21/12/2020 at 19:45  Lascia un commento