2020…puoi anche andare.

Scusate, ma credo che questo 2020 non lo si possa che salutare in questo modo, senza altro da aggiungere. 🙂

Published in: on 31/12/2020 at 23:59  Lascia un commento  

The Mandalorian. la seconda stagione e quella scena finale da farti urlare per un anno intero.

Eccomi di nuovo qui, dopo l’abbuffata natalizia, abbuffata non solo di cibo, ma anche di qualche serie tv e film!!! Nei prossimi due articoli vi parlerò delle due serie tv che hanno maggiormente caratterizzato questo dicembre e che tanto hanno fatto parlare di sé: una è andata in onda a partire dalla fine di ottobre e si è conclusa prima di Natale ed è già alla sua seconda stagione, l’altra è stata rilasciata da Netflix il giorno di Natale. Due serie completamente diverse,  ma che hanno una cosa in comune: hanno tenuto incollati al video tanti spettatori e fatto parlare tantissimo!
E inziamo con la prima serie, ovvero The Mandalorian, trasmessa da Disney Plus ed arrivata alla sua seconda stagione, come ho detto. Se l’anno scorso questa serie mi aveva riconciliato con il mondo di Star Wars (la recensione della prima stagione la trovate qui ) quest’anno ha confermato quanto di buono c’era nella prima stagione e mi ha esaltata ancora di più!!!
Prima di proseguire una doverosa premessa: è vero che ormai, chi è interessato l’avrà già vista, e inoltre ne è stato scritto in lungo e in largo e quindi saprete, ma se non avete ancora visto la serie, e non volete avere spoiler, smettete di leggere l’articolo, perché sarà molto spoileroso, anche nelle foto!

Detto questo, proseguiamo! :p
La seconda stagione riprende dove avevamo lasciato, ovvero con il Mando, Din Djarin ed il piccolo, alla ricerca di qualcosa o qualcuno che sappia capire chi è il Bambino e dirci qualcosa in più su di lui. Durante questa stagione, che è composta di 8 episodi, avremo lo stesso stile della precedente, con puntate che sembrano filler, in cui il Mando, compie una missione, aiuta qualcuno, e poi riparte alla ricerca, ma in realtà ogni puntata ha un filo conduttore, niente è lasciato al caso, o cade nel dimenticatoio: quindi ad esempio l’incontro con Cobb Vanth, lo sceriffo su Tatooine, sarà importante per via di quell’armatura in possesso dello sceriffo, che introdurrà un vecchio personaggio ovvero Boba Fett, che non sappiamo come sia sopravvissuto al Sarlacc, ma  che sarà in seguito fondamentale per il Mando; la missione con la signora Frogg (che ha suscitato polemiche per il fatto che il piccolo mangi le uova di una specie in via di estinzione) lo porterà ad incontrare Bo-Katan e altri mandaloriani, e a rivedere le sue convinzioni sul Credo e sul fatto che non tutti i Mandaloriani portino perennemente l’elmo; fino ad arrivare all’incontro con Ahsoka Tano, che indicherà a Din di portare il bambino a Tython, pianeta dove il bambino potrà espandersi con la Forza e se verrà captato da qualche Jedi, sarà da questi istruito, perché lei non può ( o non vuole) farlo.

La serie, come abbiamo visto introduce molti personaggi nuovi, che in realtà nuovi non sono, perché sono già stati presentati nelle serie animate del franchising. Io personalmente, non so per quale motivo, le ho sempre un po’ snobbate queste serie animate, ma ora devo dire che ho la curiosità di recuperarle, per conoscere meglio la storia di questi personaggi, in particolare di Ahsoka, che altri non è che la padawan di Anakin Skywalker, e di Bo-Katan e la sua storia su Mandalore, anche perché le loro story-line non si sono certo concluse con questa stagione, e quindi se proseguiranno, ora sono curiosa di conoscere il loro background.

Una delle cose fondamentali della stagione però è che ci viene finalmente rivelato il vero nome del Bambino e parte della sua storia: scopriamo infatti che il piccolo si chiama Grogu e che è cresciuto nel tempio Jedi di Coruscant dove molti Maestri hanno iniziato il suo addestramento. La tragica notte della Purga e della stage dei Jedi, il Bambino è stato messo in salvo da qualcuno di non identificato. Qui la sua memoria si interrompe, Ahsoka, dice che il piccolo ha rimosso quegli eventi traumatici e anche l’uso della Forza, per paura.

E così arriviamo alla parte finale della stagione, gli episodi con più pathos, perché proprio mentre i nostri sono su Tython e il piccolo si sta connettendo alla Forza, arrivano i soldati di Moff Gideon, che è ancora alla caccia del piccolo e danno battaglia a Din e a Boba Fett e Fennec, i cacciatori di taglie che si sono uniti a lui. Purtroppo, se i nostri riescono ad avere vita abbastanza facile con gli stormtrooper, dalla pessima mira e dall’intelligenza di un moscerino, così non sarà con i soldati oscuri, una serie di soldati robot superdotati, che rapiscono il piccolo ( la scena del loro arrivo, mi ha ricordato troppo la scena dell’arrivo delle armature in Iron Man 3, che Favreau si sia ispirato? :p ) e lo portano sulla nave di Gideon.

In quell’episodio, che è intitolato “La tregedia” Mando, oltre a perdere il piccino, perde anche la sua nave, la Razor Crest, che viene distrutta, ed è stato davvero un colpo al cuore! Fortuna che con lui c’è Boba Fett con la sua nave, e così insieme partono alla ricerca del piccino, e a loro si uniranno Cara Dune, e Bo-Katan e i suoi. In un emozionante episodio finale i nostri daranno battaglia sull’incrociatore stellare di Moff Gideon, per salvare il piccolo Grogu, e quando tutto sembra ormai perduto, perché i nostri sono asserragliati in plancia, col Moff Gideon catturato da Mando e il piccolo liberato, sotto il fuoco dei soldati oscuri, ecco che arriva il colpo di scena, quei minuti che ogni fan di Star Wars avrà vissuto con il batticuore, per poi liberarsi in un giubilo di gioia: uno Jedi ha percepito la presenza di Grogu ed è andato a prenderlo. Ma chi è questo Jedi? Impossibile sbagliarsi, quando arriva l’Ala-X sull’incrociatore di Gideon, e poi quando vediamo la mano guantata e la spada laser verde, mentre distrugge i soldati oscuri, in una scena che ricorda molto quella di Darth Vader in Rogue One, fino allo svelarsi ai nostri, che lo guardano basiti: è Luke Skywalker!!!

Come sappiamo, la serie si svolge circa 5 anni dopo Episodio VI e la caduta dell’Impero, quindi l’ unico Jedi, conosciuto nella Galassia in quel momento è proprio Luke. Io sinceramente ci ho sperato subito che fosse lui e non altri ad arrivare e non potete capire la mia gioia durante quelle scene. Ovviamente l’attore Mark Hamill( che tra l’altro nei giorni seguenti alla messa in onda della puntata si è divertito un sacco a postare su instragram post abbastanza trolleggianti :p) è stato ringiovanito con la CGI, ma rivederlo così giovane, vi giuro mi sono commossa!!Insieme a lui un altro personaggio iconico della Saga, il droide C1P8 (ragazzi, io ho la stessa età del film, sono cresciuta con questa saga, e non mi abituo a chiamarlo con il suo nome originale R2D2, quindi abbiate pazienza :p), che mi sarebbe piaciuto sapere cosa abbia detto al piccolo Grogu.

La serie finisce con il commovente saluto di Grogu a Din Djarin, che per l’occasione si toglie il casco (per la seconda volta in questa stagione) e saluta commosso il piccolo, che va via con Luke.

La storia potrebbe finire anche così, ma sono rimaste aperte tantissime sottotrame: innanzitutto ci chiediamo che ne sarà di Grogu, alla luce degli eventi narrati nell’ultima trilogia (che onestamente vorrei cancellare dalla mia mente), e mi chiedo se nella terza stagione lo rivedremo, e se ritroverà il suo amico mandaloriano.

Altra strada che rimane aperta è quella della Dark Saber: Mando riesce a sconfiggere Moff Gideon e a prenderla, e quando Bo-katan vede il Mando con la spada non è propriamente felice!!! Infatti, la leggenda vuole che chi possiede la spada potrà governare Mandalore. Din offere la spada a Bo-Katan, ma un altro impedimento è alle porte: la spada può essere brandita solo da chi la vince in combattimento, e quindi Bo-katan non può accettarla da Din. Questa è una storyline che mi intriga molto, e sono davvero curiosa di vedere come andrà a finire!

Inoltre, ancora non è chiarissimo cosa abbia voluto fare Moff Gideon con il piccolo Grogu, sembra che a lui servisse solo il suo sangue. Ipotesi dei fan vogliono che Grogu c’entri qualcosa con la figura di Snoke e con il ritorno di Palpatine. Ripeto, fosse per me l’ ultima trilogia la cancellerei, ma magari riescono a sistemare qualche buco di trama. In effetti sembra anche che da questo serial capiremo qualcosa in più sulla nascita del Primo Ordine.

Infine, come abbiamo visto dopo i titoli di coda, avremo ancora cose da scoprire su Boba Fett.

Su alcune di queste cose sono state già annunciate serie tv, come appunto quella su Boba Fett, e quella su Ahsoka, altre credo che le scopriremo nella terza stagione, che purtoppo, notizia di pochi giorni fa, arriverà solo nel 2022 (speriamo all’inzio dell’anno :p ).
Sinceramente non so se riuscirò mai a seguire tutte le serie in programma, ma sicuramente continuerò a seguire The Mandalorian, perché è un prodotto davvero ben riuscito in ogni sua parte!

Una menzione d’onore va al mitico Pedro Pascal, che in questa stagione per ben due volte toglie l’elmo: se nella prima occasione dimostra tutto il disagio di mostrarsi a volto scoperto davanti ad etranei ( è costretto a farlo, per non far saltare una missione presso un avamposto iperiale), nella seconda occasione invece lo vediamo commosso nel salutare il piccolo Grogu. Il rapporto che si è creato tra i due è davvero bello ed è uno dei punti di forza della serie. Chissà se in seguito esploreranno meglio anche le implicazioni del Credo Mandaloriano e se vedremo più spesso il volto di Pascal? Come ho detto la carne al fuoco è veramente tanta e le basi per una terza stagione all’altezza ci sono tutte, ma soprattutto spero che nella 3° rivedremo il piccolino, perché senza di lui non sarebbe The Mandalorian!

Come già lo scorso anno la serie è pressoché perfetta per la trama, le scenografie, e tutto il resto, ne fanno davvero un prodotto di ottimo livello, e la cosa più bella è che è riuscita a mettere d’accordo buona parte del fandom. Spero sinceramente che continuino su questa strada. Non ci resta che pazientare e aspettare l’anno prossimo, intanto ci godremo Boba Fett, che secondo me sarà uno sfizioso antipasto alla 3° stagione del Mando. (Sono sincera, io credevo che in questa serie Boba ci lasciasse definitivamente le penne, e la sua nave andasse in eredità a Mando, e invece non è stato osì…però al Mando serve un’astronave al più presto!)

Nel frattempo, credo che mi rispolvererò i primi sei episodi della saga più Rogue One, e poi chissà, mi sa che riguarderò anche tutta la serie, perché è impossibile stare troppo tempo senza Baby Yoda, anzi, senza Grogu!!!

Buona serata, e che la Forza sia con voi!

Published in: on 27/12/2020 at 22:06  Lascia un commento  

Buon Natale!

Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta.

Dall’Angolino di Chiara, Auguri di Buon Natale.

Published in: on 25/12/2020 at 09:00  Lascia un commento  

Una fiaba natalizia:Lo Schiaccianoci e il re dei topi.

Ciao a tutti! Quest’anno per l’articolo natalizio ho deciso di parlarvi di una fiaba che ho letto da poco, un classico di Natale per tutte le età, tra i più conosciuti!

Sto parlando della storia che si intitola “Lo schiaccianoci e il re dei topi”, fiaba scritta nel 1816, ma pubblicata nel 1818 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. Sicuramente la storia è stata consegnata all’immortalità dal balletto di TChaicovsky messo in scena alla fine dell’ottocento, che è il balletto natalizio per eccellenza. Ma la storia, da chi è stata ispirata? Bene, in realtà il balletto si rifà alla versione di questa storia scritta da Alexandre Dumas padre, nel 1845, che ha sua volta però si è ispirato, appunto alla fiaba scritta da Hoffman. La versione di Dumas  è più edulcorata rispetto a quella di Hoffman, che ha quel retrogusto un po’ gotico, tipico della sua produzione e non fu ritenuta adatta.

Hoffmann è considerato il padre del Romanticismo tedesco e tra i maggiori ispiratori del movimento in tutta Europa. Era uno spirito molto poliedrico, tanto è vero che inizia la sua carriera come critico musicale, per diventare poi scrittore, pittore e musicista. La sua produzione spazia tra vari generi, dal poliziesco ante- litteram, al fantastico, al grottesco, fino appunto alla fiaba e le sue opere sono improntate sul tema del fantastico e dell’horror. L’incontro con le sue fiabe e in particolare proprio con quella dello Schiaccianoci, fu determinante per l’ispirazione di un giovane Hans Christian Andersen. Hoffman nelle sue storie descrive la realtà concreta come qualcosa di inconcepibile e assurdo, mentre i sogni, e le magie appaiono come qualcosa di naturale, ed è proprio in quest’ottica che si pone anche questa fiaba, che non è altro che un omaggio al mondo parallelo, quel mondo onirico, dell’incoscio e del sogno, tanto caro al romanticismo, in cui lo Schiaccianoci è il traghettatore della piccola Marie, la protagonista della storia.

L’ispirazione ad Hoffmann per l’oggetto protagonista della storia, probabilmente è venuta dall’uso dalla moda dei primo ottocento, quando nei mercatini natalizi della Germania imperversavano gli schiaccianoci decorati, sull’onda delle prime grandi produzioni di giocattoli in serie per i bambini.

Ma veniamo brevemente alla storia: Lo Schiaccianoci e il re dei topi, inizia la Notte di Natale e ci vengono descritti i piccoli Fritz e Marie Stalbaum, che attendono con impazienza di essere introdotti nel salone delle feste, per vedere i loro regali. I piccoli fantasticano su cosa verrebbero ricevere e ricordano che ogni anno il padrino Drosselmeir, un buffo ed eccentrico orologiaio, regala loro bellissimi e fiabeschi paesaggi, castelli ecc, ricchi di marchingegni e figurine che si muovono al loro interno, che però in genere vengono subito requisiti dai genitori, perché non sono oggetti con cui dei bambini piccoli possono giocare. I piccini, preferirebbero di gran lunga giocattoli con cui possono muoversi liberamente e dar vita alla loro fantasia.

Finalmente è l’ora di scoprire i regali e ci viene descritta l’atmosfera natalizia, il grande albero decorato con oggetti commestibili come bamboline di marzapane, fiori e frutta, come si usava all’epoca ( infatti gli alberi di Natale, già nei giorni seguenti venivano praticamente “mangiati”, e i dolciumi e le leccornìe, soprattutto nelle famiglie benestanti, divise con la servitù come dono.), e la meraviglia dei piccoli di fronte a tanta bellezza. Dopo la presentazione del regalo di Drosselmeir, la piccola Marie, però è attirata da un buffo omino, che viene descritto come un oggetto dalle forme sgraziate, ma con gli occhi buoni e un’espressione gentile sul volto e degli abiti molto elaganti che quasi stonano con tutto il resto. Marie prende subito in simpatia quello che tra tutti è il giocattolo forse meno affascinante, ma sicuramente molto utile, in quanto è uno schiaccianoci. Marie e Fritz e la loro sorella maggiore lo mettono subito all’opera, ma lo schiaccianoci perde due dentini, e Fritz in un impeto di rabbia lo maltratta e dice che è un oggetto brutto ed inutile. Marie invece si prende cura di lui, lo tratta con amore e benevolenza e quando è ora di riporre tutti i giochi nella magnifica vetrina del salotto, Marie gli riserva il posto migliore. Ed è proprio qui che la storia entra nel vivo: mentre Marie si è attardata nel salone da sola, per sitemare e coccolare il suo Schiaccianoci, arriva il terribile Re dei Topi con il suo esercito, pronto a dar battaglia a tutti gli ussari di Fritz e allo Schiaccianoci, che valorosamente si mette al comando delle truppe.

E qui inizia l’avventura di Marie, tra sogno e realtà: infatti il giorno dopo, quando la piccola narra la sua avventura non viene creduta, se non dal suo fratellino Fritz, che si preoccuperà di fornire una spada allo Schiaccianoci, per sconfiggerde il Re dei topi, visto che la battaglia della notte prima ha avuto un esito favorevole solo per l’intervento di Marie, che aveva lanciato una scarpina verso il brutto Re facendolo fuggire.  La storia prosegue con le avventure di Marie e dello Schiaccianoci, che viaggiano nel mondo incantato, che altri non è il regalo del padrino di Drosselmeier, con l’esito della battaglia contro Il Re dei topi, e in più nella storia abbiamo un’altra storia, quella della Principessa Pirlipat, della maledizione di Frau Muserinks, della noce Cratatuc e del bambino che rompeva le noci con i denti.

Non vado oltre a raccontarvi  la storia, che sicuramente conoscerete grazie al balletto, anche se ci sono dovute differenze, o avrete già letto, e se non lo avete fatto vi consiglio di farlo, perché è una fiaba davvero carina.

Tutte le avventure della trama si riannoderanno nello scioglimento finale della storia, tra realtà e fantasia, e ovviamente come ogni fiaba che si rispetti ha la sua morale: ci insegna principalmente la potenza del dono: a volte, i regali più piccoli sono quelli che sanno trasmettere le emozioni più belle, soprattutto se fatti con il cuore o magari anche confezionati a mano. Ma è una storia che ci ricorda anche l’importanza della gentilezza e a non lasciarsi ingannare dalle apparenze, così come ha fatto la piccola Marie, che non giudica il brutto aspetto dello Schiaccianoci, e lo tratta con estrema gentilezza, arrivando persino a sacrificare i suoi dolcetti quando il Re dei topi minaccia di fargli del male!

La storia per quanto semplice e breve racchiude tutto questo, ovvero una bella morale, delle fantastiche descrizioni che ci tuffano nell’ambiente natalizio visto attraverso gli occhi e la trepidazione dei bambini che aspettano i loro regali, un viaggio fantastico attraverso mondi incantati, momenti un po’ più tetri e paurosi con la descrizione del bruttissimo Re dei topi dalle sette teste( magari a noi adesso non farà effetto, ma penso che ai bambini dell’epoca facesse sicuramente un certo terrore). Purtroppo non ho potuto leggere la versione di Dumas, ma conto di farlo per vedere i paragoni e le differenze tra le due storie. Devo dire che comunque la versione di Hoffmann, ritenuta dagli ideatori del balletto troppo violenta, a me è piaciuta molto!

Quindi vi consiglio di leggerla, di regalarvi un’oretta tra sogno e magia, per ritornare a vivere-almeno tra le pagine-un Natale scintillante e colorato, e ritornare un po’ bambini, la cui unica preoccupazione era di saper se erano stati buoni durante l’anno da meritare dei doni.

E’ quello che ci vuole per queste feste, che saranno purtroppo diverse da quelle degli anni passati, per ritrovare, almeno tra le pagine, un po’ di magia.

Published in: on 21/12/2020 at 19:45  Lascia un commento