Villa Sciarra, un parco ricco di storia, tra il Gianicolo e Trastevere.

Bentornati cari lettori. Continuiamo con l’articolo di oggi, il breve percorso tra i parchi romani.

In questo articolo vi parlerò di un piccolo parco, molto bello, che si trova tra il Gianicolo e Trastevere, ovvero Villa Sciarra, parco a cui sono particolarmente legata, in quanto sorge nel quartiere dove abitavo da piccola, e dove ho frequentato la scuola.

La storia di Villa Sciarra è antichissima e affonda le sue radici addirittura in epoca pre-romana, quando sul luogo sorsero il santuario e il bosco dedicati alla dea Furrina. E’ un’area da sempre dedicata a boschi e giardini, e in seguito la zona divenne parte di quell’enorme spazio verde noto con il nome di Horti Caesaris, gli Orti di Ceare, dove la leggenda vuole che Giulio Cesare abbia ospitato Cleopatra durante il suo soggiorno romano. Alla morte di Cesere gli Horti divennero di dominio pubblico, fino al 1500 in cui passarono di nuovo in mano private e il sito passò di mano in mano a nobili famiglie. Fu nel 1575, dopo essere stata acquistata dal Monsignor Innocenzo Malvasia, che venne edificato il primo edicifio, il Casino Malvasia, che attualmente però fa parte della proprietà dell’Accademia Americana. Con la costruzione della Mura Gianicolensi, volute dal Papa Urbano VIII, nel 1642-44,  il complesso acquistò maggior valore e divenne una villa urbana. Passò nel corso dei secolo ad altri proprietari, tra cui la famiglia Barberini, che fece edificare il Casino Barberini, quello che attualmente è la sede dell’Istituto di studi germanici, e al suo ramo cadetto, gli Sciarra appunto, da cui prese il nome, che la arricchirono e la abbellirono anche con l’acquisto di altri appezzamenti di terreno, come l’Orto Crescenzi, nel 1811.

Nel 1849, con i fatti della Repubblica Romana, la Villa fu teatro di battaglie e i due casini furono anche pesantemente danneggiati. I Barberini restaurarono il Casino nelle forme originarie, ma la proprietà venne definitivamente persa da Maffeo II Sciarra in seguito a speculazioni finanziarie sbagliate. Il terreno intorno alla villa venne quindi diviso in lotti e destinato ad area edificabile, mentre la villa, dopo tumultuose vicende, comuni a gran parte delle villa romane, fu acquistata il 15 maggio 1902 da George Wurts, un americano appassionato di giardini e collezionista d’arte, e da sua moglie Henrietta Tower, ricca ereditiera di Filadefia. E’ proprio a loro che dobbiamo la disposizione attuale della villa.

I Wurts, sistemarono varie statue settecentesche in arenaria, che si unirono alle fontane già esistenti, con l’intento di ricreare lo scenario di una villa barocca italiana. I temi delle fontane e delle statue riprendono miti antichi, come quello di Apollo e Dafne, Diana ed Endimione, miti quasi sempre legati ad ambienti bucolici o boschivi, ma anche il ciclo dei mesi e delle stagioni, testimoniati ad esempio dall’Esedra dove sono poste appunto le statue dei 12 mesi. Troviamo anche fontane con altri temi come quella dei Vizi,oppure la cosidetta fontana dei putti o del Biscione, chiamata così perché  reca lo stemma dei Visconti di Milano, o la fontana dei Fauni. I Wurts fecero anche costruire nel 1908-10 il Castelletto, una torretta in stile neogotico, dalla cui sommità si spazia sulla campagna romana fino ai Colli Albani, e le varie entrate della villa su via Calandrelli. Dopo morte di Wurts, nel 1930, la moglie donò la villa a Mussolini, con la condizione però che dovesse essere destinata a parco pubblico.

A completare il panorama della villa, il bellissimo  tempietto circolare con una caratteristica cupola in ferro battuto e un’immensa voliera, ora vuota, ma dove, fino a qualche anno fa, si allevavano uccelli, tra cui anche pavoni: io li ricordo benissimo durante le mie passeggiate negli anni della mia adolescenza, e ricordo che sostavamo per una sacco di tempo, aspettando che il pavone facesse la sua ruota. Villa Sciarra, come dicevo all’inizio, è stata teatro di molte passeggiate e giornate trascorse tra i suoi viali, in quanto frequentavo le scuole superiori proprio lì vicino, su Via Dandolo, anche se in realtà il mio parco “giochi” d’infanzia, e ancora preferito negli anni successivi era Villa Pamphili ( di cui vi parlerò prossimamente). Ricordo anche, in un periodo della mia infanzia, che a Villa Sciarra c’erano persino delle mini montagne russe per bambini, dove chi riusciva a prendere la scimmietta di pelouche che veniva calata al passaggio del trenino, vinceva un giro gratis!

Finito il liceo, avendo cambiato quartiere non l’ho più frequentata, e sono tornata solo di recente a visitarla, in diverse occasioni. Nel corso di questi anni di lontananza avevo saputo che la villa versava in uno stato di degrado, e questo mi dispiacque molto, ma grazie ad associazioni di quartiere, tra cui gli  “Amici di Villa Sciarra”, il posto ha ritrovato il suo antico splendore, i viali sono stati ripuliti, le piante e i giardini sono più curati, sono state anche piantate rose e spesso si organizzano incontri ed eventi, visite guidate, volti a valorizzare  a far conoscere la storia e le bellezze della villa. Un grazie di cuore quindi a queste associazioni, che ci hanno restituito la bellezza del parco, e vi consiglio quindi una visita, una passeggiate tra i viali della villa, ma anche di seguire le attività delle associazioni, che fanno rivivere appunto con passione e tanta dedizione, uno dei parchi più belli e più interessanti di Roma.

Come sempre vi lascio con qualche foto, sperando che possano stuzzicare la vostra curiosità.

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Published in: on 18/10/2020 at 10:15  Lascia un commento  
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