Nel nome della pietra, il Duomo di Milano protagonista di un bellissimo romanzo storico di Cristina Fantini.

Uscito a marzo per la casa editrice Piemme, il romanzo storico “Nel nome della pietra”, ambientato nella Milano viscontea a cavallo tra il 1300 e il 1400, ha come sfondo la costruzione del Duomo. L’autrice, Cristina Fantini, è un nome ben noto alle amanti del romance; infatti è il vero nome di Adele Vieri Castellano, autrice di romance storici e contemporanei (sua la serie “Roma caput mundi”, che l’ha fatta conoscere al pubblico e alla sottoscritta e di cui ho parlato in vari articoli nel blog) che questa volta si cimenta nello storico puro, regalandoci un affresco della storia italiana e milanese in particolare.

Trama: Milano, 1385. Forza, conquista, potere. Sono queste le parole che guidano i pensieri di Gian Galeazzo Visconti, da poco divenuto signore della città dopo aver deposto e fatto arrestare lo zio Bernabò. Quando l’arcivescovo di Milano gli prospetta l’idea di una grande cattedrale che sostituisca la chiesa di Santa Maria Maggiore, il conte di Virtù, da sempre devoto alla Vergine, approva il progetto anche se la decisione non ha nulla di religioso. Diventerà potente, espanderà i confini del ducato e la cattedrale dovrà essere il simbolo della sua grandezza. Per costruirla, si circonda dei migliori architetti e scultori, i maestri campionesi, tra i pochi in grado di portare a termine un progetto tanto ambizioso. Nelle schiere di ingegneri e artigiani, operai e artisti, vi sono Alberto e Pietro, gemelli separati alla nascita. Falegname l’uno, scultore l’altro, uniti da un solo ineludibile destino, quello di contribuire a una delle più grandi imprese che la nostra storia ricordi: la costruzione del Duomo di Milano.
Tra segreti di corte, passioni e giochi di potere, un romanzo che celebra la grandezza di uno dei simboli della nostra civiltà attraverso le vite dei potenti che lo vollero fortemente e di coloro che, con l’ingegno e la fatica, lo fecero sorgere dal nulla. Queste pagine celebrano la loro memoria.

Se la costruzione del Duomo prende le mosse dall’ascesa di Gian Galeazzo Visconti e la sua ambizione, il romanzo invece parte con la fulminante attrazione tra il giovane Marco Solari e Costanza. Infatti la storia non è solo quella dei potenti, della corte dei Visconti, di Gian Galeazzo e di sua moglie Caterina, e degli altri personaggi, reali o inventati, che gravitano intorno ai Visconti. Questo libro è anche la storia di personaggi meno noti, personaggi che sono realmente esisti, ma di cui non sappiamo molto, ad eccezione di pochi nomi, ovvero dei maestri campionesi, costruttori e sculturi, spesso riuniti in corporazioni, che provenivano da Campione D’Italia  o da altre località dei laghi lombardi e attivi in Lombardia, Emilia, Veneto e nel Trentino dal XII al XIV secolo. E Marco Solari, detto Marchetto, è uno di loro.

La sua passione giovanile per Costanza non darà vita ad una storia d’amore, che verrà subito troncata sul nascere, ma bensì ad altre storie comunque appassionanti. Costanza infatti, a causa della sua avventura sarà ripudiata dalla famiglia, e costretta ad una vita in convento, dove prenderà il nome di Suor Addolorata, ma non prima di aver dato alla luce due gemelli, Pietro e Alberto, il cui destino sarà quello di diventare due artisti, che lavoreranno alla Fabbrica del Duomo, insieme agli altri maestri.

Il deus ex-machina di tutta questa vicenda sarà padre Anselmo, zio di Costanza, che prenderà sotto la sua ala protettrice i due gemelli, separandoli, ma vegliando sempre su di loro e dandogli un’istruzione e la possibilità di divenire stimati artisti, seguendo il richiamo del sangue, in quanto entrambi avevano lo stesso dono e le doti artistiche del padre.

Il romanzo segue la vita di questi giovani, in un arco di più di trent’anni, e li vedrà conoscersi, diventare amici, senza mai sospettare della loro parentela, li vedrà incrociarsi con i potenti di cui sopra, con i maestri della loro corporazione e sfiorarsi e allontanarsi dai loro legami di sangue.

E’ un romanzo corale, con molti protagonisti, e ognuno di loro è fondamentale per la storia. L’autrice dipinge un ritratto di un’epoca alternando le storie dei potenti a quelle dei lavoratori e degli artisti, e lo fa con una precisione e passione che trasuda da tutte le pagine. Leggendo questo libro si percepisce chiaramente la grande ricerca storica che c’è stata dietro e lo studio che non ha lasciato davvero nulla al caso. Non viene raccontata solo la storia dell’ascesa del Visconti, con le sue azioni, le guerre per espandere il ducato di Milano, ma ci vengono descritti i luoghi e le azioni che ruotano attorno alla costruzione del Duomo, ci viene spiegato chiaramente come le chiese che c’erano prima verranno smontate e inglobate in un’opera più grande che deve celebrare la grandezza del signore di Milano, ma che è anche opera di grande devozione da parte di chi ci lavora e degli abitanti della città.

Il romanzo non è solo ricco di nozioni storiche, tecniche e artistiche, è in primis anche un romanzo di grandi sentimenti, di affetti, come l’amicizia che lega i due gemelli, l’affetto che nutre per loro Padre Anselmo; è un romanzo dove ci sono delle figure di donne che non possono non restare nel cuore, in primis Costanza\Suor Addolorata, forse colei che ci regala le pagine più struggenti, poi Aima Caterina, una schiava che grazie ad una pia donna e all’amore avrà il suo riscatto, e anche la stessa Caterina Visconti, combattuta tra la lealtà e l’amore per il marito, e il sangue, in quanto era figlia di Bernabò Visconti e si troverà in mezzo ad una faida famigliare vedendo soccombere il padre e i fratelli per via dell’ambizione di Gian Galeazzo.

E’ un romanzo ricco, completo, un romanzo che gli amanti della storia non possono lasciarsi sfuggire. Sono stati fatti paragoni con altri libri, molto noti, che hanno per sfondo la costruzione di una cattedrale, ma secondo me, per quanto io abbia amato anche quei libri, questo è un libro diverso, che non deve essere paragonato ad altri, è un libro che vuole celebrare un monumento noto in tutto il mondo, il simbolo di una città e dell’Italia stessa, vuole celebrare non solo il potente signore che l’ha commissionato, ma anche chi ci ha lavorato, chi ha sudato, sofferto e quasi morto per far sì che tutte quelle pietre dessero vita a qualcosa di monumentale, armonioso, miracoloso, che a distanza di secoli ancora è lì, a meravigliare chiunque ci passi davanti, e che ci deve rendere orgogliosi dei nostri monumenti, della nostra storia e dei nostri antenati.

Ve lo consiglio vivamente, anche questa volta Cristina Fantini\Adele Vieri Castellano , non mi ha affatto deluso!!!

Published in: on 11/10/2020 at 18:37  Lascia un commento  

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