Halloween night: una storia di fantasmi; Henry James e il suo Giro di vite.

Salve a tutti!!!Eccoci qui, manca davvero poco alla fatidica notte di Halloween!!! Non voglio entrare in merito all’eterna diatriba sul fatto che Halloween non sia una festa italiana, non vada festeggiata ecc ecc. Vi dirò semplicemente, che fin da piccola, ho sempre amato questa festa, ero affascinata dalle decorazioni e dai bambini che si mascheravano, quando li vedevo in tv nei film o serie televisive avrei voluto fare come loro, amo anche la, storia e le tradizioni europee che ci sono dietro,  e quando la moda ha iniziato a prendere piede in Italia, sono stata ben felice, possiamo dire che è una scusa in più per far festa, ma ci sono tanti modi per festeggiare! Io infatti, nel corso degli anni festeggiato Halloween nelle maniere più diverse: mascherandomi da strega, andando in giro per le case a fare “dolcetto o scherzetto”, con cene a tema a lume di candela, con balli o tè pomeridiani, riunendomi con gli amici semplicemente per guardare film horror, o raccontarci storie dell’orrore o le vecchie leggende, oppure facendo delle letture di libri horror o dei più famosi romanzi gotici. Insomma, ci sono vari modi, per prendere questa festa, come una scusa per fare un qualcosa che ci piace fare anche normalmente, se vi piace ballare, vi piace leggere, vi piace guardare film, ma ricreando l’atmosfera tutta arancione o dark, o gotica che è tipica della festa!

In quest’anno particolare, il mio tributo alla data di domani, complice l’uscita ai primi di ottobre di una serie televisiva, è stato di riprendere in mano, e rileggere uno dei racconti di fantasmi più conosciuti della letteratura, ovvero “Giro di vite” di Henry James.

In questo articolo quindi vi parlerò un po’ di questo racconto, e di alcune delle tante trasposizioni cinematografiche e televisive che ne sono state tratte.

 IL LIBRO E L’AUTORE.

Henry James è un noto autore americano, nato nel 1843 e morto nel 1916, naturalizzato britannico, conosciuto per i suoi romanzi sulla società americana dell’epoca, in cui i personaggi, sono sempre in bilico tra il nuovo che avanza, appunto l’ascesa della nuova classe sociale, e le tradizioni del vecchio continente europeo. James introduce anche diversi tipi di narrazione, come l’uso del punto di vista soggettivo, del monologo interiore e vari tipi di narrazione psicologica dando una svolta decisiva al romanzo moderno. Tra i suoi titoli più noti Ritratto di signora, I bostoniani, Washington Square, The Golden Bowl, titoli che hanno avuto un grandissimo successo anche nella cultura di massa, grazie al cinema ,che ne ha tratto dei film quasi sempre all’altezza e molto apprezzati dalla critica oltre che dal pubblico. Ma James non è soltanto romanziere, ha anche scritto letteratura di viaggio e racconti horror, che si vanno a porre come continuazione di quel romanzo gotico che tanta fortuna ebbe tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 , divenendo in tutto e per tutto uno dei rappresentanti più citati quando si parla di ghost stories, ovvero storie di fantasmi.

In questo senso, sicuramente il racconto più famoso è Giro di vite (The Turn of screw) un romanzo breve,  pubblicato nel 1898. Anche questo racconto è stato ripreso moltissime volte dalla televisione e dal cinema, dando vita a trasposizioni abbastanza fedeli oppure semplicemente ispirate. Ma le vedremo più avanti. Per quanto riguarda la storia, questa viene narrata una sera di Natale, da un certo Douglas, riunito con degli amici, dicendo che sono le memorie di una istitutrice, che lui ha conosciuto anni dopo i fatti e che ora è morta; abbiamo un’antica tenuta di campagna e appunto questa istitutrice che si deve occupare di due bambini orfani, affidati allo zio, che però scarica tutte le responsabilità sulla donna, e che le dice chiaramente che non vuole essere assolutamente disturbato da fatti riguardanti i piccoli.

Quando l’istitutrice arriva a Bly Manor, la tenuta dove vivono, viene accolta dalla governante, la signora Groose, e dalla piccola Flora, e solo poco dopo vengono raggiunti dal fratello maggiore, Miles, che è stato espulso dal collegio, anche se i motivi non sono chiari. L’istitutrice prende subito in simpatia i bimbi, ricambiata, ma a turbare l’idillio di Bly Manor, sono delle strane apparizioni, che solo la donna vede. Si verrà a sapere che quelle apparizioni, sono l’ex giardiniere, Peter Quint, e la precedente istitutrice la signorina Jessel, che avevano una torbida relazione. Entrambi sono morti in maniera misteriosa,prima Quint, e poi la Jessel lontano da Bly, come ci racconterà la signora Groose, ma viene anche detto che non erano personaggi positivi e la loro influenza, soprattutto quella, di Quint, aveva in qualche modo preso troppo piede sui piccoli Miles e Flora. L’istitutrice capirà che questa influenza continua anche dopo la morte dei due e che anche i piccoli in realtà vedono le presenze. Il loro oscuro fine non viene rivelato chiaramente nel libro, ma inizia una lotta tra la giovane donna e le due presenze, e per riflesso con i bambini, per sottrarre questi ultimi alla malefica inflenza. Ci riuscirà? Bhè, non vi racconto tutto, se non conoscete la storia, vi rovinerei il gusto di leggerla. ;).

Come abbiamo detto Giro di vite è sicuramente ispirato alla letteratura gotica, James mette tutta l’enfasi caratteristica del romanzo gotico nel descrivere l’antica dimora, descrivendo anche le evanescenti figure dei fantasmi, calcando però molto sull’aspetto crudele dei due. Infatti dalla sua descrizione, attraverso gli occhi dell’istitutrice si percepisce il male che essi racchiudono e quanto siano pericolosi per i piccoli innocenti Miles e Flora, anche se non ne capiamo bene gli intenti. Il libro è anche un gioco psicologico, tra i due bambini, dalle sembianze angeliche, ma manovrati dalle presenze, e la donna, della quale percepiamo tutto l’isterismo di trovarsi in una situazione del genere, ma anche la forza e la risoluzione di voler salvare i bambini. Questa atmosfera irreale è bilanciata della governante Mrs. Groose, analfabeta e tuttavia in possesso di invidiabile equilibrio e buon senso, sicuramente più calma e pragmatica della sua amica istitutrice, e che si muove in questa atmosfera popolata da fantasmi senza averne minimamente sospetto.

Il pregio di James è quello di lasciarci per tutta la lettura con una senso di angoscia, di cercare capire cosa vogliono le due entità, di descrivere i due bambini come dei perfetti angioletti, e farci inquietare, quando si capisce che non sono poi così perfetti, di percepire tutto il pathos e l’angoscia dell’istitutrice, che passa da momenti di esaltazione e trionfo, per aver ottenuto delle piccole vittorie sui bambini, a momenti di totale sconforto e paura.

E’ un romanzo molto breve, che però vi terrà avvinti fino all’ultima sconvolgente pagina.

Trasposizioni cinematografiche e televisive.

Come abbiamo detto, questo libro, come altri di James, ha avuto molta fortuna tra cinema e tv, ed è stato ripreso moltissime volte(citarle tutte sarebbe pressoché impossibile, sono veramente tante). Cercherò di fare una breve panoramica su quelle che sono le versioni pù recenti e più famose, e che personalmente ho gradito di più.

Partirò proprio dalla più recente trasposizione televisiva, quella che mi ha dato l’imput di rileggere il libro. Sto parlando della serie tv antologica, di Netflix, The Haunting of Bly Manor. Serie antologica perché ogni anno Netflix, prendendo spunto da un libro famoso su case infestate, tratterà una storia di fantasmi, utilizzando a volte gli stessi attori, per ruoli diversi. L’anno scorso è andata in onda The Haunting of Hill House, basata sull’omonimo romanzo horror di Shirley Jackson, che ho stringatamente definito un di family-drama con i fantasmi, ma davvero molto bello e coinvolgente, che non mancava di far saltare sulla sedia, e anche di commuovere in certi frangenti, una serie che mi era piaciuta davvero tanto.

Bly Manor come livello qualitativo non è stato da meno, anche se l’effetto horror è stato molto più soft, anzi, quasi assente, ma non per questo la serie è stata meno interessante. Le caratteristiche riprese dal romanzo di James, sono ovviamente il nome della tenuta, anche se la storia è ambientata negli anni 80, l’istitutrice (una bravissima Victoria Pedretti) , i due bambini, l’oscura presenza di Quint, la signorina Jessel, ma poi la trama si è sviluppata in maniera completamente diversa. L’unica cosa che mi ha disturbato è stata, dopo la 4° puntata, l’espediente narrativo(ormai di gran moda e a cui dovrei essere abituata) dei diversi piani temporali, e del ripetersi di scene e situazioni in loop, fino allo sciogliersi di tutti i nodi. Bly Manor non è sicuramente una storia horror, quindi in  molti ne sono rimasti delusi, ma a me tutto sommato è piaciuta, anche se meno di Hill House, e la strada intrapresa dagli sceneggiatori, discostandosi dal romanzo di base è stata comunque interessante.

Un capolavoro cinematografico, anch’esso ispirato al libro di James, è il bellissimo The Others, film del 2001 diretto da Alejandro Amenábar, interpretato da una bellissima e intensa Nicole Kidman. Notizia recente vuole che sia in programma un remake del film, ma sinceramente, credo che sia prima di tutto un film troppo recente e secondo, un film perfetto, che sarà difficile da eguagliare. Anche qui, abbiamo due bambini, una grande tenuta, invece dell’ istitutrice la loro madre, e strane presenze che inquietano la donna e i bambini. La trama del film e lo svolgimento credo che siano noti a tutti e raccontarne anche solo una parte rischierebbe di rovinare quello che è il colpo di scena del film. Anche in questo film, ad un certo punto la trama si discosta completamente dal libro, andando a creare uno dei plot secondo me più sconvolgenti della storia del cinema, che ribalterà tutte le nostre certezze. Il film però mantiene quel senso di angoscia e l’atmosfera misteriosa del libro, andando a farne una delle trasposizioni libere, meglio riuscite, anche grazie alle magistrali interpretazioni di tutti gli attori.

Quella che secondo me è la trasposizione più fedele, e la prima, che vidi, ancor prima di aver letto il libro è il film del 1961 diretto da John Clayton intitolato Suspense o The innocents , film in cui viene mantenuta l’ambiguità del racconto, costruendo una tensione impalpabile e angosciante, che viene ancor più esaltata dal bianco e nero. Il merito va anche all’interpretazione fantastica di Deborah Kerr, che riesce perfettamente a trasmettere le sensazioni dell’istitutrice, con il suo sguardo che alterna stati di smarrimento ad altri di profonda alterazione e quasi da invasata, proprio come risulta dalle descrizioni di James.

Questi sono i film che ho preferito, ma come ho detto il libro di James ha avuto innumerevoli trasposizioni, televisive, cinematografiche, ma anche radiofoniche e teatrali. In ordine di tempo l’ultima, oltre a The Haunting of Bly Manor, è il film  The Turning, la casa del male”, che sarebbe dovuto uscire proprio in questi giorni, e che a vedere dal trailer sembra viri sul genere horror puro, ma ci sono stati anche film per la tv come l’inglese “The turn of screw” del 2009 con Michelle Dockhery e Dan Stevens, che si sono misurati con questa storia di fantasmi, prima di ritrovarsi a Downton Abbey, come Lady Mary e Matthew Crowley, e dove, come anche in altre trasposizioni, il racconto viene narrato dalla stessa istitutrice, ormai rinchiusa in manicomio, piuttosto che dallo sconosciuto Douglas, come avviene nel libro.

Ci sono poi altre trasposizioni, come il film “Presenze“, del 1992, o un film tv del 1959 con Ingrid Bergman, ma anche una versione italiana, anch’essa del 2009 “Il mistero del lago”, e una sorta di film prequel del 1972, che narra i fatti precedenti all’arrivo dell’istitutrice, intitolato “Improvvisamente, un uomo nella notte” , con Marlon Brando nel ruolo del perverso Peter Quint.

Insomma, il racconto di Henry James, ha avuto un impatto davvero notevole, dando vita a tantissime trasposizioni, come abbiamo detto, più o meno fedeli o che hanno preso solo il canovaccio di base, per poi prendere altre strade, più o meno riuscite, e, appunto, come abbiamo visto, solo in questo 2020 ne sono uscite due, una per la tv e una per il cinema, e quindi non escludo che sarà un libro e un tema che sarà riproposto altre volte, mantenendo sempre come punto fermo i fantasmi e i bambini, perché se in una storia, il manifestarsi di una fantasma alla presenza di un bambino conferisce pathos alla vicenda, ed è “il bambino stesso a dare il giro di vite all’effetto del racconto,che direste se i bambini coinvolti fossero due?”.

Published in: on 30/10/2020 at 09:00  Lascia un commento  

Villa Pamphili,il parco dei parchi di Roma.

Eccomi qui, con l’ultimo (almeno per il momento), appuntamento dei parchi romani. E’ vero, a Roma ci sono moltissimi altri parchi e luoghi all’aperto, di alcuni avevo parlato anche negli anni passati, come ad esempio del  Roseto Comunale, (che però apre solamente in occasione della fioritura delle rose), la famosa Villa Borghese, Villa Torlonia, e tantissimi altri. Magari col tempo, o in occasione di qualche visita li riprenderò in considerazione, con oggi però voglio concludere questo mini-tour con quello che io considero il parco più bello di Roma, ovvero Villa Pamphili. Come già ho avuto modo di dire nell’articolo dedicato a Villa Sciarra, sono piuttosto di parte, in quanto ho passato gli anni più belli della mia vita in questo parco: pensate che i miei nonni abitavano a poco più di 200 m dall’entrata sullla Via Vitellia! Quindi questo era il luogo dei miei giochi delle elementari, delle passeggiate tra le medie e il liceo, delle feste di compleanno all’aria aperta, dei pic nic e tanto altro, e quindi per me rimane il parco più bello di Roma, superiore anche a Villa Borghese, che sicuramente tra i non romani è quello più conosciuto. La “Villa” come la chiamano gli abitanti di Monteverde, senza specificarne il nome, come se fosse la loro villa di famiglia, è parte integrante del quartiere, e devo dire che i monteverdini in effetti ne sono anche un po’ gelosi!Nelle giornate come il 1° maggio, o la festa di San Pietro e Paolo, quando anche da altri quartieri molta gente veniva a fare pic nic, in alternativa  alla gita “fuori porta”, noi monteverdini(si, perché nonostante tutto, io mi sento ancora tale), eravamo un po’ disturbati da tutta questa baraonda di gente, che si riversava nella “nostra villa”!

Ricordo che nel 2005, la circoscrizione, allora XVI, mise a disposizione dei cittadini, un bellissimo libro, di circa 400 pagine, che ripercorreva accuratamente tutta la storia di Valla Pamphili, descrivendone anche i ritrovamenti dei reperti di epoca romana, le varie ristrutturazioni degli edifici, e l’epoca d’oro della villa tra 6 e 700 ecc e i secoli successivi. Corsi subito a prenderlo e lo divorai, scoprendo tante cose sulla storia dell’area e della villa, ed è un libro che conservo ancora con cura, molto esaustivo e con interventi di molti studiosi.

Villa Pamphili vanta infatti una storia antichissima; nell’attuale villa numerose sono le tracce di testimonianze di epoca romana e medievale: il confine settentrionale della Villa, che costeggia la Via Aurelia Antica si poggia sulle strutture dell’Acquedotto Traiano-Paolo, voluto da Papa Paolo V tra il 1609 e il 1612, riutilizzando in parte le strutture dell’acquedotto costruito dall’imperatore Traiano, per convogliare le acque dal lago di Bracciano al quartiere di Trastevere. Altri reperti di epoca romana sono stati trovati in tutto il parco e sono stati riuniti presso la struttura denominata Casale di Giovio, costruita su un pre-esistente edificio funerario romano e qui si conserva anche un architrave di epoca medievale. Qui sono state collocate attualmente anche molte statue di epoca romana, ritrovate durante i vari scavi nel corso degli anni.

Il vero periodo d’oro della villa fu però tra il 1600 e il 1700, quando durante il pontificato di Innocenzo X,Giovanni Battista Pamphili, fra il 1644 ed il 1655, l’area, il cui primo nucleo era già da tempo di proprietà della famiglia, cominciò a configurarsi come una fastosa residenza nobiliare di campagna. In quegli anni, infatti, il cardinal nepote Camillo Pamphili fece edificare dall’Algardi, il Casino del Bel Respiro con gli annessi giardini, il vero e proprio palazzo di famiglia, ristrutturò per esigenze abitative l’edificio di Villa Vecchia e commissionò la realizzazione di alcune delle fontane principali del parco. I maggiori artisti del tempo quali appunto Alessandro Algardi, Giovan Francesco Grimaldi, Gian Lorenzo Bernini, lavorarono all’interno della villa. Nel 1700 altri ampliamenti volti soprattutto a rinnovare arredi e giardini, come la ristrutturazione della bellissima Fontana del Giglio e la creazione del canale del lago. L’ultimo grande ampliamento della villa avvenne nel 1856, pochi anni dopo che alcune zone furono teatro delle battaglie della Repubblica Romana, quando il Principe Filippo Andrea V Doria Pamphili, comprò il Villino Corsini verso Porta San Pancrazio. L’ultima importante costruzione avviata nel parco fu la cappella, edificata fra il 1896 ed il 1902, su progetto di Edoardo Collamarini, ed è l’unico edificio, ad oggi, rimasto di proprietà dei Pamphili. La villa rimase di proprietà della famiglia Doria Pamphili fino ai primi decenni del Novecento. A partire dal 1939, il Comune di Roma dette inizio ad una serie di espropri, culminati nell’apertura definitiva al pubblico nel 1971. L’intera Villa è oggi di proprietà del Comune di Roma, fatta eccezione per il Casino del Bel Respiro, acquisito nel 1967 dal Demanio dello Stato ed attualmente sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come abbiamo detto, la “Villa” è  il parco pù grande di Roma, con i suoi 184 ettari, anche se nel 1960, durante le Olimpiadi, fu divisa dalla Via Leone XIII, la così detta via Olimpica.

La parte che si trova a sinistra della via Olimpica (provenendo dal quartiere Gianicolense), è forse quella un po’ più selvaggia e impervia, dove troviamo un piccolo laghetto, attraversato da un ponticello e un grazioso ruscello. L’altra parte invece è sicuramente quella più conosciuta e fotografata, dove si trovano i maggiori casali e ville, ci sono delle vaste pinete e viali dove si può passeggiare, panchine dove sedersi, e lungo le mura i casali e le ville più conosciute del parco. La parte sicuramente più conosciuta e percorsa è quella che va da quello che affettuosamente chiamiamo “Laghetto”, fino appunto al canale che lo unisce alla scenografica fontana del Giglio, dove i frequentatori della villa si divertivano ad ammirare e a dare da mangiare alle nutrie, alle papere e ai cigni che vivevano appunto nel lago. Purtroppo, più di una volta i cigni sono stati portati via, e persino maltrattati, da gente priva di umanità e di scrupoli e quindi ora non ci sono più, e credo che neanche le paperelle siano state più introdotte nel lago. Le ultime volte che sono stata a passeggiare in villa, ho riscontrato anche qui, come a Villa Sciarra, molto degrado e abbandono, ma so che anche a Villa Pamphili, come a Villa Sciarra, ci sono associazioni di volontari, che cercano di mantenere il decoro del parco con passione e dedizione. Continuando a passeggiare si arriva alla pineta, e dopo averla attraversata ci appare davanti il Casino Algardi, o del Bel Respiro, il nucleo centrale del parco, sicuramente il più bello e scenografico, dove possiamo ammirare i bellissimi giardini segreti e la facciata del Casino. Essendo proprietà dello Stato, come già detto, non è visitabile, se non in rare occasioni e visite organizzate. Le foto che vi lascerò sotto, infatti ritraggono il Casino(solo all’esterno, perché all’interno era vietato fare foto), da una visuale, che ai normali visitatori del parco è preclusa; la foto sono  appunto dall’ ingresso principale del casino del Bel respiro, e vedrete fotografati dall’interno anche i giardini, che in genere si possono ammirare solo dall’alto della scalinata che porta alla vallata sottostante e attraverso una cancellata. Era una visita guidata organizzata a cui ho avuto la fortuna di partecipare una decina di anni fa, e finalmente dopo tanti anni, ero così felice di essere riuscita a vedere quel bellissimo palazzo, che tanto mi affascinava da piccola, e sopratutto di vederlo da un’altra prospettiva e al suo interno.

Sotto il casino si estende la parte della villa dove si trovano la Chiesina di famiglia, di cui vi ho parlato poco sopra, dove ci sono le tombe di famiglia dei Pamphili, e dove, mi sembra, ancora oggi, ogni sabato, si tenga messa(almeno fino a qualche anno fa), la fontana del Putto e la Fontana di Venere, oltre allo scenografico Giardino del Teatro, destinato ad ospitare rappresentazioni teatrali e musicali all’aperto.

Molti altri sono i punti dove si può passeggiare nella Villa, e trovarsi di fronte ad elementi decorativi e architettonici come le fontane, oppure il monumento ai Caduti Francesi, tempietto marmoreo realizzato a metà Ottocento da Andrea Busiri Vici in forme neoquattrocentesche,che fu voluto dal Principe Filippo Andrea V Doria Pamphili per commemorare i soldati francesi morti durante i combattimenti del Gianicolo che segnarono, nel 1849, la caduta della Repubblica Romana; oppure verdi vallate come la Valle dei Daini e tanti altri punti dove perdersi, passeggiare, leggere un bel libro e godersi questo meraviglioso parco.

Come ho detto, vi lascio con qualche foto, particolare, diversa dalle solite della Villa, e con gli scorci che ho maggiormente frequentato!Ma vi assicuro che la Villa è veramente grande e c’è da girare tanto, quindi non perdete tempo, e anche se sta iniziando il freddo, le giornate autunnali, nelle ore più calde, sono perfette per godere, forse con un po’ più di tranquillità, di questo splendido parco, il più bello di Roma. 😀

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Published in: on 23/10/2020 at 19:21  Lascia un commento  
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Villa Sciarra, un parco ricco di storia, tra il Gianicolo e Trastevere.

Bentornati cari lettori. Continuiamo con l’articolo di oggi, il breve percorso tra i parchi romani.

In questo articolo vi parlerò di un piccolo parco, molto bello, che si trova tra il Gianicolo e Trastevere, ovvero Villa Sciarra, parco a cui sono particolarmente legata, in quanto sorge nel quartiere dove abitavo da piccola, e dove ho frequentato la scuola.

La storia di Villa Sciarra è antichissima e affonda le sue radici addirittura in epoca pre-romana, quando sul luogo sorsero il santuario e il bosco dedicati alla dea Furrina. E’ un’area da sempre dedicata a boschi e giardini, e in seguito la zona divenne parte di quell’enorme spazio verde noto con il nome di Horti Caesaris, gli Orti di Ceare, dove la leggenda vuole che Giulio Cesare abbia ospitato Cleopatra durante il suo soggiorno romano. Alla morte di Cesere gli Horti divennero di dominio pubblico, fino al 1500 in cui passarono di nuovo in mano private e il sito passò di mano in mano a nobili famiglie. Fu nel 1575, dopo essere stata acquistata dal Monsignor Innocenzo Malvasia, che venne edificato il primo edicifio, il Casino Malvasia, che attualmente però fa parte della proprietà dell’Accademia Americana. Con la costruzione della Mura Gianicolensi, volute dal Papa Urbano VIII, nel 1642-44,  il complesso acquistò maggior valore e divenne una villa urbana. Passò nel corso dei secolo ad altri proprietari, tra cui la famiglia Barberini, che fece edificare il Casino Barberini, quello che attualmente è la sede dell’Istituto di studi germanici, e al suo ramo cadetto, gli Sciarra appunto, da cui prese il nome, che la arricchirono e la abbellirono anche con l’acquisto di altri appezzamenti di terreno, come l’Orto Crescenzi, nel 1811.

Nel 1849, con i fatti della Repubblica Romana, la Villa fu teatro di battaglie e i due casini furono anche pesantemente danneggiati. I Barberini restaurarono il Casino nelle forme originarie, ma la proprietà venne definitivamente persa da Maffeo II Sciarra in seguito a speculazioni finanziarie sbagliate. Il terreno intorno alla villa venne quindi diviso in lotti e destinato ad area edificabile, mentre la villa, dopo tumultuose vicende, comuni a gran parte delle villa romane, fu acquistata il 15 maggio 1902 da George Wurts, un americano appassionato di giardini e collezionista d’arte, e da sua moglie Henrietta Tower, ricca ereditiera di Filadefia. E’ proprio a loro che dobbiamo la disposizione attuale della villa.

I Wurts, sistemarono varie statue settecentesche in arenaria, che si unirono alle fontane già esistenti, con l’intento di ricreare lo scenario di una villa barocca italiana. I temi delle fontane e delle statue riprendono miti antichi, come quello di Apollo e Dafne, Diana ed Endimione, miti quasi sempre legati ad ambienti bucolici o boschivi, ma anche il ciclo dei mesi e delle stagioni, testimoniati ad esempio dall’Esedra dove sono poste appunto le statue dei 12 mesi. Troviamo anche fontane con altri temi come quella dei Vizi,oppure la cosidetta fontana dei putti o del Biscione, chiamata così perché  reca lo stemma dei Visconti di Milano, o la fontana dei Fauni. I Wurts fecero anche costruire nel 1908-10 il Castelletto, una torretta in stile neogotico, dalla cui sommità si spazia sulla campagna romana fino ai Colli Albani, e le varie entrate della villa su via Calandrelli. Dopo morte di Wurts, nel 1930, la moglie donò la villa a Mussolini, con la condizione però che dovesse essere destinata a parco pubblico.

A completare il panorama della villa, il bellissimo  tempietto circolare con una caratteristica cupola in ferro battuto e un’immensa voliera, ora vuota, ma dove, fino a qualche anno fa, si allevavano uccelli, tra cui anche pavoni: io li ricordo benissimo durante le mie passeggiate negli anni della mia adolescenza, e ricordo che sostavamo per una sacco di tempo, aspettando che il pavone facesse la sua ruota. Villa Sciarra, come dicevo all’inizio, è stata teatro di molte passeggiate e giornate trascorse tra i suoi viali, in quanto frequentavo le scuole superiori proprio lì vicino, su Via Dandolo, anche se in realtà il mio parco “giochi” d’infanzia, e ancora preferito negli anni successivi era Villa Pamphili ( di cui vi parlerò prossimamente). Ricordo anche, in un periodo della mia infanzia, che a Villa Sciarra c’erano persino delle mini montagne russe per bambini, dove chi riusciva a prendere la scimmietta di pelouche che veniva calata al passaggio del trenino, vinceva un giro gratis!

Finito il liceo, avendo cambiato quartiere non l’ho più frequentata, e sono tornata solo di recente a visitarla, in diverse occasioni. Nel corso di questi anni di lontananza avevo saputo che la villa versava in uno stato di degrado, e questo mi dispiacque molto, ma grazie ad associazioni di quartiere, tra cui gli  “Amici di Villa Sciarra”, il posto ha ritrovato il suo antico splendore, i viali sono stati ripuliti, le piante e i giardini sono più curati, sono state anche piantate rose e spesso si organizzano incontri ed eventi, visite guidate, volti a valorizzare  a far conoscere la storia e le bellezze della villa. Un grazie di cuore quindi a queste associazioni, che ci hanno restituito la bellezza del parco, e vi consiglio quindi una visita, una passeggiate tra i viali della villa, ma anche di seguire le attività delle associazioni, che fanno rivivere appunto con passione e tanta dedizione, uno dei parchi più belli e più interessanti di Roma.

Come sempre vi lascio con qualche foto, sperando che possano stuzzicare la vostra curiosità.

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Published in: on 18/10/2020 at 10:15  Lascia un commento  
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Nel nome della pietra, il Duomo di Milano protagonista di un bellissimo romanzo storico di Cristina Fantini.

Uscito a marzo per la casa editrice Piemme, il romanzo storico “Nel nome della pietra”, ambientato nella Milano viscontea a cavallo tra il 1300 e il 1400, ha come sfondo la costruzione del Duomo. L’autrice, Cristina Fantini, è un nome ben noto alle amanti del romance; infatti è il vero nome di Adele Vieri Castellano, autrice di romance storici e contemporanei (sua la serie “Roma caput mundi”, che l’ha fatta conoscere al pubblico e alla sottoscritta e di cui ho parlato in vari articoli nel blog) che questa volta si cimenta nello storico puro, regalandoci un affresco della storia italiana e milanese in particolare.

Trama: Milano, 1385. Forza, conquista, potere. Sono queste le parole che guidano i pensieri di Gian Galeazzo Visconti, da poco divenuto signore della città dopo aver deposto e fatto arrestare lo zio Bernabò. Quando l’arcivescovo di Milano gli prospetta l’idea di una grande cattedrale che sostituisca la chiesa di Santa Maria Maggiore, il conte di Virtù, da sempre devoto alla Vergine, approva il progetto anche se la decisione non ha nulla di religioso. Diventerà potente, espanderà i confini del ducato e la cattedrale dovrà essere il simbolo della sua grandezza. Per costruirla, si circonda dei migliori architetti e scultori, i maestri campionesi, tra i pochi in grado di portare a termine un progetto tanto ambizioso. Nelle schiere di ingegneri e artigiani, operai e artisti, vi sono Alberto e Pietro, gemelli separati alla nascita. Falegname l’uno, scultore l’altro, uniti da un solo ineludibile destino, quello di contribuire a una delle più grandi imprese che la nostra storia ricordi: la costruzione del Duomo di Milano.
Tra segreti di corte, passioni e giochi di potere, un romanzo che celebra la grandezza di uno dei simboli della nostra civiltà attraverso le vite dei potenti che lo vollero fortemente e di coloro che, con l’ingegno e la fatica, lo fecero sorgere dal nulla. Queste pagine celebrano la loro memoria.

Se la costruzione del Duomo prende le mosse dall’ascesa di Gian Galeazzo Visconti e la sua ambizione, il romanzo invece parte con la fulminante attrazione tra il giovane Marco Solari e Costanza. Infatti la storia non è solo quella dei potenti, della corte dei Visconti, di Gian Galeazzo e di sua moglie Caterina, e degli altri personaggi, reali o inventati, che gravitano intorno ai Visconti. Questo libro è anche la storia di personaggi meno noti, personaggi che sono realmente esisti, ma di cui non sappiamo molto, ad eccezione di pochi nomi, ovvero dei maestri campionesi, costruttori e sculturi, spesso riuniti in corporazioni, che provenivano da Campione D’Italia  o da altre località dei laghi lombardi e attivi in Lombardia, Emilia, Veneto e nel Trentino dal XII al XIV secolo. E Marco Solari, detto Marchetto, è uno di loro.

La sua passione giovanile per Costanza non darà vita ad una storia d’amore, che verrà subito troncata sul nascere, ma bensì ad altre storie comunque appassionanti. Costanza infatti, a causa della sua avventura sarà ripudiata dalla famiglia, e costretta ad una vita in convento, dove prenderà il nome di Suor Addolorata, ma non prima di aver dato alla luce due gemelli, Pietro e Alberto, il cui destino sarà quello di diventare due artisti, che lavoreranno alla Fabbrica del Duomo, insieme agli altri maestri.

Il deus ex-machina di tutta questa vicenda sarà padre Anselmo, zio di Costanza, che prenderà sotto la sua ala protettrice i due gemelli, separandoli, ma vegliando sempre su di loro e dandogli un’istruzione e la possibilità di divenire stimati artisti, seguendo il richiamo del sangue, in quanto entrambi avevano lo stesso dono e le doti artistiche del padre.

Il romanzo segue la vita di questi giovani, in un arco di più di trent’anni, e li vedrà conoscersi, diventare amici, senza mai sospettare della loro parentela, li vedrà incrociarsi con i potenti di cui sopra, con i maestri della loro corporazione e sfiorarsi e allontanarsi dai loro legami di sangue.

E’ un romanzo corale, con molti protagonisti, e ognuno di loro è fondamentale per la storia. L’autrice dipinge un ritratto di un’epoca alternando le storie dei potenti a quelle dei lavoratori e degli artisti, e lo fa con una precisione e passione che trasuda da tutte le pagine. Leggendo questo libro si percepisce chiaramente la grande ricerca storica che c’è stata dietro e lo studio che non ha lasciato davvero nulla al caso. Non viene raccontata solo la storia dell’ascesa del Visconti, con le sue azioni, le guerre per espandere il ducato di Milano, ma ci vengono descritti i luoghi e le azioni che ruotano attorno alla costruzione del Duomo, ci viene spiegato chiaramente come le chiese che c’erano prima verranno smontate e inglobate in un’opera più grande che deve celebrare la grandezza del signore di Milano, ma che è anche opera di grande devozione da parte di chi ci lavora e degli abitanti della città.

Il romanzo non è solo ricco di nozioni storiche, tecniche e artistiche, è in primis anche un romanzo di grandi sentimenti, di affetti, come l’amicizia che lega i due gemelli, l’affetto che nutre per loro Padre Anselmo; è un romanzo dove ci sono delle figure di donne che non possono non restare nel cuore, in primis Costanza\Suor Addolorata, forse colei che ci regala le pagine più struggenti, poi Aima Caterina, una schiava che grazie ad una pia donna e all’amore avrà il suo riscatto, e anche la stessa Caterina Visconti, combattuta tra la lealtà e l’amore per il marito, e il sangue, in quanto era figlia di Bernabò Visconti e si troverà in mezzo ad una faida famigliare vedendo soccombere il padre e i fratelli per via dell’ambizione di Gian Galeazzo.

E’ un romanzo ricco, completo, un romanzo che gli amanti della storia non possono lasciarsi sfuggire. Sono stati fatti paragoni con altri libri, molto noti, che hanno per sfondo la costruzione di una cattedrale, ma secondo me, per quanto io abbia amato anche quei libri, questo è un libro diverso, che non deve essere paragonato ad altri, è un libro che vuole celebrare un monumento noto in tutto il mondo, il simbolo di una città e dell’Italia stessa, vuole celebrare non solo il potente signore che l’ha commissionato, ma anche chi ci ha lavorato, chi ha sudato, sofferto e quasi morto per far sì che tutte quelle pietre dessero vita a qualcosa di monumentale, armonioso, miracoloso, che a distanza di secoli ancora è lì, a meravigliare chiunque ci passi davanti, e che ci deve rendere orgogliosi dei nostri monumenti, della nostra storia e dei nostri antenati.

Ve lo consiglio vivamente, anche questa volta Cristina Fantini\Adele Vieri Castellano , non mi ha affatto deluso!!!

Published in: on 11/10/2020 at 18:37  Lascia un commento  

Alle pendici del Gianicolo: l’Orto botanico di Roma.

Salve!!!Per il ciclo di articoli sui posti all’aria aperta di Roma oggi vi porto in un posto davvero particolare, che a me piace tantissimo. Non è un vero parco, tant’è vero che c’è un biglietto d’ingresso, perché viene considerato come un museo, ma vi assicuro che se volete staccare dalla vita caotica della città, qui vi sembrerà di stare lontano dal traffico e dalle macchine, pur essendo in pieno centro di Roma!

E quindi,vediamo chi indovina qual è quel posto, in cui ci si può perdere in una lunga passeggiata immersi nel verde e passare da un tipico bosco mediterraneo, ad una foresta di canne di bambù, oppure sedersi a riposare presso un rilassante giardino giapponese, o godere di meravigliose rose in fiore, il tutto con scorci con una vista meravigliosa sulla città?
Questo luogo è l‘Orto Botanico di Roma, che oltre alle cose citate riserva, agli appassionati e non, una vasta quantità di piante e alberi da tutto il mondo.

L’Orto Botanico sorge alle pendici del Gianicolo, l’entrata si trova a fianco del palazzo Corsini, in via della Lungara, quindi la superficie dell’orto, che è di circa 12 ha, si estende dal Gianicolo fino al Tevere. La storia dell’orto botanico è centenaria; fu voluto dal Papa Niccolò III nella seconda metà del XIII secolo, ma all’inizio si trovava nei giardini vaticani. Poi fu spostato proprio sotto al Gianicolo, quando Papa Alessandro VII, nel 1660 volle che l’Università avesse un proprio giardino botanico. L’orto poi passò nel corso degli anni in altri luoghi, fino a tornare nella sede che conosciamo oggi, nel 1883 quando la proprietà  passò allo Stato. Attualmente è uno dei Musei del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma.

L’Orto è visitabile tutti i giorni, con orari che variano secondo le stagioni, al costo di 8€. (sconti e convenzioni sono visibili sul sito http://www.ortobotanicoitalia.it/lazio/romalasapienza/)

A seconda delle stagioni in cui si visita troverete piante e fioriture diverse, in primavera ovviamente si potranno ammirare le rose in fiore, o i ciliegi del giardino giapponese, cosa che non avverrà in autunno. Consiglio però anche una visita nel periodo autunnale, in cui i colori delle foglie danno veramente un tocco speciale all’ambiente; trovo che il giardino giapponese, ad esempio, abbia dei colori magnifici anche in questo periodo.

Nell’Orto sono presenti tantissime specie, e ci sono delle serre che contengono una grande quantità di piante. A me è piaciuta molto la serra delle piante grasse, le trovo davvero belle, specie quando sono in fiore!!!
Ci sono anche piante carnivore e tropicali, e passeggiando ci si può imbattere in alberi monumentali di grande valore. Come ho detto all’inizio, ci ritroviamo a passeggiare nella classica macchia mediterranea, con alti platani, abeti, pini, per poi giungere al bellissimo giardino giapponese, creato dallo stesso architetto che ha ideato quello dell’Istituto Giapponese di Cultura(altro posto che vi consiglio di visitare, perché è davvero molto bello). Si incontrano poi il bosco di bambù, uno dei più grandi d’Europa, con tantissimi esemplari, per poi arrivare al Roseto che si inerpica per la collina. Abbiamo poi la valletta delle felci, il giardino degli aromi, e il giardino dei  “semplici”, dove troviamo le pianti officinali e di uso farmaceutico. Vasta anche la collezione di palme,di fichi d’india e di piante acquatiche. In mezzo a questi scorci verdeggianti sorgono anche delle fontane, come la fontana dei Tritoni, e anche-visto il luogo dove sorge l’orto- reperti archeologici, come statue e pezzi di architravi, sistemati in maniera coreografica nei giardini.

Sicuramente per conoscere bene tutte le tipologie di piante che ci sono, sarebbe consigliata una visita guidata, ma è anche bello perdersi passeggiando senza una precisa meta in questo magnifico giardino. Comunque ci sono pannelli esplicativi nei punti di maggior interesse, che danno una panoramica su ciò che si sta guardando e ogni tanto anche delle panchine dove potersi fermare a godere della vista e a riposarsi.

Vi lascio con alcune foto scattate in vari periodi dell’anno, come vedrete dalle varie fioriture e colori delle piante, sperando di avervi un po’ incuriosito su questo bel posto, che vale davvero la pena di essere visitato.

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Published in: on 06/10/2020 at 16:11  Lascia un commento  
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