The Alienist, indagini nella New York di fine ottocento.

Oggi vi voglio parlare di una serie tra le mie preferite degli ultimi anni, The Alienist, della quale ad agosto è andata in onda la seconda attesissima stagione.

 

The Alienist è una serie televisiva americana prodotta da TNT e trasmessa da Netflix, Si compone di due stagioni, per ora, andate in onda nel 2018 la prima, per un numero totale di 10 episodi, e appunto questa estate la seconda, con il sottotitolo “The Angel of Darkness“, composta da 8 episodi. La serie è tratta dai romanzi omonimi di Caleb Carr, e sembra esserci un terzo romanzo, ancora non pubblicato in Italia, quindi la speranza anche per il ritorno di una terza stagione è molto alta.

Il titolo si riferisce al personaggio di Lazlo Kreizler, uno dei protagonisti della serie, appunto un alienista, un medico specialista delle malattie mentali. Nella prima stagione il dottore viene chiamato dal nuovo commissario di polizia Theodore Roosevelt, ad indagare sul ritrovamente del corpo orrendamene mutilato di un giovinetto travestito da donna, vicino al ponte di Williamsburg, indagini che si devono svolgere nella massima segretezza. Al Dott. Kreizler verrà affiancato il disegnatore e cronista John Schyuler Moore, suo vecchio amico, Sara Howard, segretaria di Roosevelt, che aspira a diventare la prima donna detective, e i due fratelli Isaacson, Marcus e Lucius, che li aiuteranno dal punto di vista delle ricerche scientifiche. Il gruppo si mette alla caccia dell’assassino, studiando i suoi delitti e le sue mosse, cercando di entrare nella sua testa, il tutto sullo sfondo di una New York in bilico tra vecchio e nuovo, in pieno sviluppo industriale, dove prevale la diffidenza verso i nuovi metodi di indagine e verso gli studi psicologici che stanno muovendo i primi passi.

I nostri si troveranno di fronte anche alla resistenza e alla corruzione della polizia stessa, ai vizi dell’alta società, che cercano di essere coperti e mascherati, al degrado dei bassifondi newyorkesi dove giovani ragazzi per sopravvivere sono costretti alla prostituzione, alla continua lotta tra ciò che è peccato e ciò che è malato. E’ una serie molto tosta, anche con scene al limite dello splatter, ma fa ben capire, la perversione, non solo di chi è chiaramente e irrimediabilmente malato, ma anche di chi può sembrare una persona normale dietro una patina di perbenismo.

E’ una serie perfetta a partire dalla ricostruzione degli ambienti, una New York davvero oscura, e questa oscurità prevale per gran parte delle due stagioni, alla ricostruzione storica, dove appunto vediamo muovere i primi passi alla psicologia e alle nuove e più moderne tecniche di indagine, dai costumi (uno dei completi di Sara è stato per me fonte di ispirazione per un abito belle epoque che mi sono fatta confezionare per le mie rievocazioni storiche, adoravo i suoi abiti!!!), agli attori, tutti perfetti nei loro ruoli.

Nel ruolo dell’alienista Lazlo troviamo un Daniel Bruhl, volto noto anche agli amanti dei cinecomic Marvel, che nella prima stagione specialmente, sa essere davvero disturbante, e spesso anche inquietante. Accanto a lui, l’affascinante Luke Evans, nel ruolo di John Moore, un disegnatore che sembra voler trovare il suo posto nel mondo, la sua realizzazione, e che soprattutto sogna una famiglia. L’opposto della determinata Sara Howard, interpretata dalla ex bambina prodigio Dakota Fanning, che invece non ha velleità matrimoniali, anzi ambisce a diventare detective, e a dedicarsi più alla carriera che alla famiglia.

E sarà proprio Sara e il suo ruolo di donna emancipata a fare fa apripista alla seconda stagione, che ha come sottotitolo “The Angel of Darkness”, e che è altrettanto bella rispetto alla prima stagione. Sara infatti, all’inizio della seconda stagione, che si svolge un anno dopo i fatti della prima, ha lasciato la polizia e ha aperto un’agenzia investigativa composta di sole donne e ha lasciato anche John, con il quale si era fidanzata alla fine della prima serie. Il caso di una donna condannata a morte, per il presunto omicidio della figlia, farà ritornare in pista lei , Laszlo e John, specialmente dopo il rapimento della figlia neonata di un diplomatico spagnolo. In questa stagione verrà analizzato il mondo degli ospedali, che “travestiti” da enti di carità, accoglievano donne “perdute” che devono partorire , alle quali verranno tolti senza indugi e nessuna pietà i loro figli.
Come sempre i nostri si troveranno a scontrarsi con la polizia nelle indagini ufficiali, e devo dire che l’unica pecca che ho riscontrato in questa stagione, soprattutto nelle ultime puntate, è la figura da imbranati che hanno fatto fare ai poliziotti; uno ci poteva stare, ma tra la fine dell’odioso poliziotto irlandese, l’assalto alla stazione da parte della banda di Goo Goo, e quello che è successo ai due fratelli Isaacson(che però hanno anche un po’ la scusante di essere più scenziati che poliziotti), tutto in una puntata, mi è sembrato un po’ un accanimento e che i poliziotti di New York avessero fatto tutti la figura dei “tonti”. Ok, che non ne uscivano dipinti bene nel corso della serie(a parte gli Isaacson, personaggi più che positivi), soprattutto certi elementi, ma così mi è parso un po’ troppo; in pratica, oltre che corrotti, anche piuttosto imbranati nel momento dell’azione.

Questa stagione è molto incentrata sul ruolo della donna, vista da varie angolazioni, e nel bene o nel male è il centro nevralgico di tutta la vicenda. Infatti, a differenza della prima stagione, dove il protagonista era Laszlo e la sua ricostruzione del profilo psicologico del serial killer, qui, i protagonisti maschili vengono messi in secondo piano da Sara, protagonista assoluta, e dalla sua voglia di mostrare ad una società patriarcale il proprio valore come detective. Lo studio psicologico non passerà però in secondo piano, in quanto sarà proprio Sara che cercherà di mettersi nei panni del rapitore e killer dei bambini, cercando di carpirne la sua psicologia. Anche l‘angelo delle tenebre, è una donna, schiacciata in una società maschilista che ha per complici donne stesse, che non si fanno scrupolo per seguire i dettami di questa società dominante a far del male alle loro stesse simili. E quel male, si riverserà sulla mente umana debole e malata, che non riesce a non soccombere e porterà a sua volta altro male.

Una serie, come già ho detto, tosta, sia per certe scene che per le tematiche, una serie, che come poche altre, può vantare il titolo di “serie perfetta” in tutti i suoi ingranaggi, una serie che se non avete ancora visto vi consiglio vivamente di recuperare.

Published in: on 23/08/2020 at 11:13  Lascia un commento  

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