C’era una volta Sergio Leone, mostra all’Ara Pacis.

Eccoci qui con un’altra mostra che ho visto in questi giorni! Si tratta della mostra che è stata allestita nello spazio museale dell’Ara Pacis in onore di Sergio Leone e che si concludrà il 30 agosto. Devo dire che è una mostra che mi è piaciuta moltissimo, pur non essendo una fanatica dei film del regista! Di sicuro comunque è che sono film che hanno fatto la storia del cinema e non solo. Ci accoglie il trillo ossessivo del telefono, elemento iconico di una scena clou del film C’era una volta in America. Un grande allestimento fotografico, di foto di famiglia, ci presenta l’infanzia di Leone, cresciuto in prossimità della scalea del Tamburino di Viale Glorioso, che unisce Viale Trastevere a Via Dandolo, in pratica il raccordo tra i quartieri di Trastevere e Monteverde, un luogo a cui sono anch’io molto legata, in quanto andavo a scuola nel vicino Liceo Kennedy. Sono presenti molte foto dei suoi genitori, Vincenzo Leone, regista e attore famoso con il nome di Roberto Roberti, e di Edvige Valcarenghi, la madre, in arte Bice Waleran, attrice del cinema muto. Un tuffo nel cinema dei primi del 900, e interessanti le foto della madre, e dell’antagonista di lei, l’attrice Francesca Bertini, amante storica di Vincenzo Leone, avvolte in bellissimi abiti belle epoque, con gli immancabili, immensi cappelli tipici dell’epoca.

Ovviamente con due genitori di tal calibro, Leone non poteva non avere una carriera nel cinema!!!

I suoi film non sono moltissimi, a livello di regia, ma hanno segnato veramente un’epoca. Più numerosi invece i film della lista come sceneggiatore e aiuto-regista, cosa che gli permise di fare una lunga gavetta, e carpire gli insegnamenti di molti registi famosi. La mostra attraversa tutto questo, e ci spiega la nascita di capolavori come C’era una volta in America, C’era una volta il West, Per un pugno di dollari, Giù la testa, film che hanno reso iconici i personaggi interpretati da grandi attori come Robert De Niro, Charles Bronson, o Clint Eastwood, che raggiunse la fama proprio con i film di Leone, per poi avviarsi ad una carriera di tutto rispetto e che ancora oggi ci regala capolavori, soprattutto in veste di regista.

I film di Leone non sarebbe stati tali però senza le musiche del Maestro Ennio Morricone ed ampio spazio della mostra è riservato a questa collaborazione, con aneddoti( i due si vedono anche ritratti in una foto delle scuole elementari, in quanto erano compagni di classe), partiture, fotografie, e le copertine dei vari dischi dedicati alle colonne sonore dei film, da tutti i paesi del mondo. E’ veramente ampio il repertorio fotografico, ma anche a livello di documentazione come gli scritti del regista, le lettere di ingaggio degli attori, le lettere per dirimere le controversie che avrebbero potuto accusarlo di plagio. Leone infatti per la realizzazione di Per un pugno di dollari si ispira al film di Akira Kurosawa, “Yojimbo”- La sfida del samurai, che tanto lo aveva colpito, e ne riproduce non solo la storia, ma anche le scene, trasportando però l’azione dal Giappone dei samurai al West. E’ interessante la sezione in cui sono comparate le scene dei due film, i primi piani, i piani sequenza e tutto il resto.

Anche gli strumenti dei “rumoristi” di scena sono in mostra e anche grazie ai video esplicativi, molto si capisce di quanto c’è dietro alla realizzazione di un film, così come anche le armi usate nei vari film. I settori “musica e rumori”  fanno da padrone, anche perchè nei film di Leone, dove i dialoghi non sono molti, il sottofondo musicale e non è veramente importante. Nelle sale aleggiano appunto le musiche del Maestro Morricone, ma anche tutti i “rumori di scena” come gli spari, gli zoccoli dei cavalli ecc.  Altro settore interessante della mostra sono i pannelli girevoli dove vediamo foto le foto degli attori, prima e dopo la “cura Leone”, attori già noti al grande pubblico come Henry Fonda, ma anche appunto volti poco noti all’epoca come Eastwood, oppure Charles Bronson, per passare ai nostri Claudia Cardinale e Gian Maria Volontè. Passiamo anche in un tunnel dove leggiamo le frasi più famose dei suoi film, e le sentiamo diffuse nella stanza attraverso le voci immortali dei doppiatori italiani dei film. Arriviamo poi alla sezione dedicata agli abiti di scena dove campeggia il famoso poncho di Clint Eastwood, gli abiti indossati nel film “C’era una volta il West” dalla Cardinale e da Fonda, per poi arrivare all’ultima sezione dedicata interamente a “C’era una volta in America” dove campeggiano poster, foto dal set e anche qui una scelta di vari abiti di scena.

Una mostra che coinvolge un po’ tutti i nostri sensi, dalla vista all’udito, che ci porta dietro le quinte di film iconici, e dentro la storia di un regista che ha segnato un’epoca e che ancora oggi ispira altri registi, come ci rivela l’ultima parte della mostra, con video di film che sono palesementi ispirati e influenzati dalla cinematografia di Leone.

 

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Published in: on 19/08/2020 at 10:08  Lascia un commento