Raffaello alle Scuderie del Quirinale.

Dopo la partenza già in emergenza covid, il periodo di chiusura e la riapertura a maggio , il 30 agosto si concluderà la mostra dedicata a Raffaello alle Scuderie del Quirinale. Io sono stata a visitarla la settimana scorsa, e prenotata a fine luglio, ma so che già da tre settimane prima erano state chiuse le prevendite dei biglietti, segno della grande affluenza di pubblico.

Devo essere sincera, la mostra, non dico che mi abbia delusa, sarebbe un giudizio forse troppo severo, ma mi ha lasciato delle perplessità. Forse sarà anche il fatto di non averne potuto godere in piena libertà, perchè, per rispettare le norme di sicurezza si poteva sostare nelle stanze 5 minuti, per carità più che sufficienti per vedere tutto, e leggere le spiegazioni più che esaustive, visto che ogni gruppo che entrava era formato da 7-8 persone al massimo, ma ecco forse questa cosa, più che sacrosanta in questo periodo e in una mostra di così grande affluenza,  ha distorto un po’ la mia percezione. Però ci sono state delle cose proprio dell’allestimento che non mi hanno convinto: innanzitutto il percorso “a ritroso”, così come ci viene indicato fin dall’inizio, ovvero, si parte dalla morte di Raffaello, da dipinti ad essa dedicati e al rifacimento, spettacolare e dettagliato, della sua tomba al Pantheon, per andare indietro nel tempo, fino ai suoi primi passi. Ecco, questa cosa non mi è piaciuta molto, avrei preferito il classico percorso cronologico. La seconda cosa: non mi è piaciuto l’allestimento su pannelli scuri, va bene che faceva risaltare le opere, ma mi ha dato un senso di oppressione. Terza cosa: per carità ci sono opere pregevoli in mostra, ma il pezzo forte sono i numerosissime bozzetti e studi vergati dalla mano di Raffaello stesso. Da un certo punto di vista è molto interessante vedere come si arriva ad un’opera, come l’arte classica abbia influenzato gli studi del pittore, belli anche gli accostamenti con delle opere antiche presenti in mostra, ma mi sono sembrati veramente troppi.

Una mostra che comunque vuol essere diversa, mancano ad esempio opere della bottega di Raffaello, o di artisti che lo hanno influenzato, ma ne vediamo un aspetto che in genere al grande pubblico è sconosciuto: Raffaello infatti non fu solo pittore, ma anche architetto, antiquario, dispensatore di invenzioni per arazzi e stampe e interessante è una delle prime sezioni che visitiamo, sezione in cui scopriamo il suo ultimo progetto, quello a cui si stava dedicando, quando la morte lo colse: la restituzione grafica degli antichi monumenti in rovina della Roma classica, per donargli una nuova vita.  Il tutto ruota intorno all’autografo di Baldassar Castiglione della famosa lettera di Raffaello, sulle antichità classiche, inviata al papa Leone X. Ovviamente non possono mancare i celebri ritratti che l’Urbinate fece dei protagonisti di questa vicenda.

Altra stanza interessante è quella dove vengono esposti gli arazzi, e i cartoni preparatori ad opera di Raffaello. Al piano superiore, troviamo i dipinti più famosi, alternati sempre con gli studi a matita, e le figure di donna rese celebri da Raffaello, come la Fornarina e la Dama Velata, ma vediamo anche come la committenza non fu solo papale, ma anche nobili famiglie, potevano opporsi al “potere papale”  e ingaggiare l’Urbinate. Un esempio celebre è il banchiere Agostino Chigi, che lo volle per gli affreschi della Villa Farnesina e  in mostra vediamo un bozzetto preparatorio per la Loggia di Amore e Psiche, che si trova proprio nella suddetta villa. Si susseguono altre opere come la Madonna d’Alba dalla National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa dal Prado o la Dama con il liocorno. Chiue la mostra l‘autoritratto di Raffaello da giovane, in questo percorso , come abbiamo detto, a ritroso, attraverso i suoi studi, il suo amore per l’antichità, le committenze papali (da notare che per la prima volta insieme sono esposti i ritratti dei due papi che si servirono dell’opera di Raffaello, Leone X appunto come detto prima, ma anche Giulio II, ritratto conservato a Londra e qui esposto al 2° piano della mostra), e delle nobili famiglie dell’epoca.

Quindi, nonostante le mie perplessità, una mostra comunque di grande pregio e interesse, che celebra uno dei più grandi artisti italiani nel cinquecentenario dalla sua morte, un giusto omaggio ad un’artista tra i più grandi che ci ha lasciato capolavori di inestimabile valore.

 

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Published in: on 16/08/2020 at 15:27  Lascia un commento