Per Gioco: a Palazzo Braschi, in mostra 700 giocattoli antichi della collezione della Sovrintendenza Capitolina.

Dal 25 luglio 2020, fino al 1 gennaio 20121, si terrà nelle sale di Palazzo Braschi la mostra “Per gioco” dedicata alla collezione di giocattoli antichi della collezione della Sovrintendenza Capitolina. Un anticipo di questa mostra era stato dato questo inverno al Museo delle Mura, dove erano stati esposti alcuni giocattoli, prevalentemente di ambito “militare”, come navi, aereoplani ecc, una mostra molto più piccolina, ma graziosa, di cui avevo parlato qui.  A Palazzo Braschi invece si snoda un percorso più ampio, con 700 pezzi in mostra. La raccolta si deve alla passione dello svedese Peter Pluntky, che tra il 1970 e il 1999 raccolse più di 10 mila pezzi, composto da oltre 33 mila componenti, risalenti a quella che è considerata l’età dell’oro del giocattolo, tra il 1860 e il 1930, ma abbiamo anche due antiche bambole pre-incaiche ritrovate in una tomba, in stoffa imbottita e colorate con pigmenti naturali, che raffigurano una giovane donna e una madre con bambino. Non sappiamo se fossero state usate in vita, o se avessero una funzione votiva.

La maggior parte dei pezzi della collezione sono di provenienza svedese e tedesca, ma ci sono anche manifatture francesi, inglesi e italiane. Dopo l’acquisto della collezione da parte della Sovrintendenza Capitolina, la collezione è stata ampliata con trenini e plastici donate dalle famiglie Gifuni e Rossini.

Nella prima sala ci accolgono delle bellissime case di bambola, prevalentemente di manifattura svedese, come quella fatta costruire nel 1686 dalla moglie del re Karl XI per la loro figlioletta. E’ una sala in cui personalmente mi sono persa subito a fare foto, perchè adoro vedere tutti i particolari delle case, le stanze e come sono arredate, i quadri alle pareti delle minuscole stanzette e ogni minimo dettaglio.

Seguono poi nelle altre sale giocattoli in legno, che riproducono fattorie, animali, arche di Noè, carri, carrozze, di cui gli esemplari più belli esposti, provengono dall’Erzgebirge, regione della Sassonia, dove dal 700 si era sviluppata una produzione artigianale di giocattoli lignei. Passiamo poi ai giochi formati da blocchi di vario materiale, che sono dei veri e proprio antenati del Lego e del Meccano, giochi che non solo favorivano la creatività del bambino, ma aumentavano anche la conoscenza e prefiguravano l’introduzione nel mondo del lavoro, come testimoniano alcuni utensili da lavoro in miniatura esposti, oppure prefiguravano il destino delle bambine di allora, come le piccole cucine in ghisa e le macchine da cucire.

Troviamo poi uno dei pezzi più belli della collezione, la cosidetta Casa di Elsa, una produzione amatoriale di John Carlsson, datata primi del 900, che l’uomo costruì per sua sorella Elsa. La casa è dotata di un ascensore elettrico ancora funzionante. una rarità per le case di bambola, il cui meccanismo è costruito con gli ingranaggi di scarto di un orologio. La costruzione della casa però si protrasse molto a lungo, e quando fu finalmente terminata, Elsa era ormai cresciuta e non più interessata ai giochi per bambini!

La sala che ci accoglie successivamente è quella per me più inquietante, perchè raccoglie una vasta collezione di bambole, e io ho trovato sempre molto inquietanti le bambole, nonostante alcune abbiano riproduzioni di bellissimi abiti d’epoca! Ci sono bambole di ogni provenienza e materiale, dalla porcellana al biscuit, dalla celluloide alla stoffa, bambole di produzione industriale, bambole gioco e bambole ritratto, che riproducono il volto di personaggi famosi all’epoca, come quella che riproduce le fattezze della cantante lirica svedese Jenny Lind (se avete visto il film con Hugh Jackman, The Greatest Showman, il suo nome non dovrebbe esservi nuovo).

Si susseguono poi sale con tantissimi altri giocattoli, come slittini, biciclette, carretti, che in alcuni paesi non solo erano considerati come giochi, ma anche come mezzi di trasporto; e poi modellini di aerei, navi, che mettevano alla prova anche l’ingeniosità nel costruirli, perchè a volte i bambini mettevano all’opera le loro capacità, costruendosi i giocattoli in modo autonomo, magari con l’aiuto della famiglia. Seguono poi i vari modelli di cavalli in legno, da quelli più semplici dotati solo di testa e di un bastone,usati già nel Medioevo, per passare poi ai libri, visti come gioco, libri colorati, con storie antiche e classici, ridotti in forma fruibile anche ai più piccini. Si susseguono poi automobiline in miniatura davvero deliziose, ma anche automobili dotate di pedali con cui il bambino poteva giocare nel cortile, gli immancabili modellini di trenini di ogni tipo, miniature di riproduzioni di giostre, che si rifanno alle feste e sagre paesane, dove si potevano trovare anche i primi biliardini, il primo subbuteo e i juke box da fiera. I giocattoli meccanici ebbero molto successo e raccolsero il favore del pubblico, sia di grandi sia di piccini e incontrarono soprattutto il favore della borghesia, in un periodo in cui il sapere scientifico si diffondeva presso un pubblico più vasto; a questi giochi fu riconosciuta la funzione di stimolare gli interessi e i sensi del bambino, ed ebbero un’ottima accoglienza. Avevano anche una funzione didattica, come i due mutoscopi esposti, di fine ottocento, formati da una cassa metallica, al cui interno scorreva un rullo su cui erano disegnate storie, che si attivava con l’intruduzione di una moneta e grazie ad una manovella si poteva farlo scorrore e riavvolgere. Un po’ la stessa funzione che avevano le lanterne magiche, e degli altri giochi che sfruttavano gli studi ottici, veri e propri strumenti pre-cinema, di cui vediamo degli esempi in mostra.

Una mostra davvero interessante, che ripercorre l’evoluzione del gioco e il suo significato, con pezzi veramente pregiati e interessanti, una mostra che piacerà di sicuro ai più piccoli, ma non mancherà di affascinare anche gli adulti.

Vi lascio come sempre con qualche (tante :p) foto.

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Published in: on 02/08/2020 at 15:31  Lascia un commento  

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