Il tempo di Caravaggio Capolavori della collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini.

La mostra, ospitata dalle sale del 2° piano di Palazzo Caffarelli in Campidoglio, permetterà di ammirare fino al 13\9\2020, oltre 40 dipinti dei maestri del XVII sec. che sono stati influenzati dalla scuola del Caravaggio, e che fanno parte della collezione di Roberto Longhi, collezionista di cui quest’anno ricorre il cinquantenario della morte. Il collezionista piemontese, capì per primo l’importanza e la rivoluzione che Caravaggio portò nella pittura del suo tempo, riconoscendolo come il primo pittore dell’età moderna e discutendo una tesi su di lui, nel 1911, periodo in cui l’arte di Caravaggio era pressochè sconosciuta. La sua collezione, conservata a Firenze, si fonda su opere di maestri di tutti i tempi, ma il nucleo più significativo è quello che comprende le opere di Caravaggio e dei suoi seguaci che vediamo appunto in mostra. Nel 1928 Longhi acquistò il “Ragazzo morso da un ramarro”, che è appunto il quadro che fa da locandina alla mostra ed insieme al “Ragazzo che monda un frutto”, sono le uniche due opere di Cravaggio presenti in questa mostra.

Purtroppo non è stato possibile fare fotografie, quindi vi rimando al video dove la Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali Maria Vittoria Marini Clarelli e la curatrice della mostra Maria Cristina Bandera, ci illustrano gli aspetti più significativi dell’esposizione.

E’ una mostra che mi è piaciuta molto, ci sono davvero dei pezzi molto interessanti e di artisti che non conoscevo quasi per niente. Di alcuni, per Longhi, è stato molto difficile risalire all’attribuzione e alla datazione delle opere. Ci accolgono nella prima sala opere di Lorenzo Lotto e Bartolomeo Passarotti (di grande impatto le sue “Pollarole”) che ci introducono al clima artistico del manierismo lombardo e veneto in cui si è formato il Merisi, per poi proseguire con altre 40 opere di pittori che hanno subito il fascino della sua rivoluzione pittorica, pur non avendo fondato una vera e propria scuola e imposto la sua poetica, ma facevano parte della sua cerchia di conoscenze.

Troviamo in mostra temi sacri, allegorie, ritratti e tra le  opere legate al primissimo caravaggismo abbiamo Jusepe de Ribera e Battistello Caracciolo, tra i primi suoi seguaci napoletani, oppure, cronologicamente successivo, e infatti chiude la mostra, Mattia Preti, che Longhi considera, dopo Caravaggio e il Caracciolo, il 3° genio pittorico del 600 italiano e che più di tutti ha contribuito a mantenere in vita, fino alla fine del Seicento, la tradizione caravaggesca. Nel mezzo tantissimi altri nomi,  tra cui anche due pittori di incerta identità, noti come Maestro dell’Emmaus di Pau e Maestro dell’Annuncio ai pastori, che espongono due notevoli opere, da cui appunto prendono il nome, e tantissimi altri sia italiani che stranieri, tra cui fiamminghi e olandesi come Gerrit van Honthorst, Dirck van Baburen e Matthias Stom, ad indicare proprio, quanto il linguaggio del controverso genio pittorico  sia stato universale, ispirando con la sua arte, artisti dal Nord Europa alla Sicilia.

Published in: on 26/07/2020 at 11:05  Lascia un commento