Di penna e di spada: le donne del Risorgimento.Antonia Masanello, una donna tra i Mille.

Antonia Masanello, di estrazione contadina, nasce a Cervarese Santa Croce vicino Padova il 28 luglio 1833 e muore a Firenze nel maggio 1862. Vita breve, ma intensa la sua, poco conosciamo della sua infanzia, ma qualcosa sappiamo dai dati essenziali annotati nei registri dell’esercito meridionale di Garibaldi: prima di unirsi alla spedizione garibaldina, viveva a Modena con il marito, Bartolomeo Marinello, avendo scelto insieme a lui l’esilio dai loro luoghi natali, allora sotto il dominio austriaco, perché molto probabilmente sospettata di simpatie liberali, e neppure troppo lontana dall’essere arrestata. Saputo dell’organizzazione della spedizione dei Mille, i due si recarono a Genova, anche se non riuscirono a salpare con i primi due piroscafi, ma solo in seguito. Antonia si imbarcò con il nome maschile di Antonio Marinello, passando per il fratello di suo marito e partecipò all’intera campagna di liberazione contro l’esercito delle Due Sicilie, inquadrata nel terzo reggimento della brigata Sacchi. Infatti, nel racconto autobiografico “I Mille”, si pensa che la Lina ricordata da Garibaldi sia proprio lei, che viene citata insieme ad una altra donna, la romana Marzia, di cui non conosciamo le vere generalità, e il Generale narra di come le ragazze si batterono coraggiosamente durante la battaglia di Calatafimi, svelando nella foga della battaglia le loro vere identità.

“Le due eroine, giacchè le conosciamo donne, avevano perduto nelle mischia i loro fez e turbandi; dimodochè una capigliatura d’oro e una d’ebano, avean per un momento svolazzato sull’altipiano del Pianto dei Romani. Esse indispettite d’esser state svelate, misero le ali ai piedi, e perseguirono disperatamente il nemico”

Dopodiché si recarono da Garibaldi per chiedere scusa di aver contravvenuto agli ordini di imbarcare donne per la spedizione, ma il Generale, le loda per il loro coraggio.

La sera di quel glorioso giorno, io stanco mi riposavo nella vallata che divide Calatafimi dal pianto dei Romani; quando P… presentossi a me con quelle due belle figure che tanto m’avean colpito nella giornata.

-Lina, mia sorella-mi disse- viene colla sua compagna Marzia a chiedervi perdono di aver trasgredito l’ordine di non potersi imbarcare donne nella spedizione.-

– Lina dunque è figlia della valli lombarde io risposi: non potendo decidermi ad un rimprovero,ed un poco sorpreso da tale visita; poi alquanto rinfrancato: – quando per una trasgressione si acquistano tali valorose, come sono vostra sorella e la compagna, io che non sono un modello d’ordine , posso ben accomodarmivi.” (Giuseppe Garibaldi- I Mille)

Antonia viene anche decorata al valor militare ed ottiene il grado di caporale. Nasce così la leggenda con cui Garibaldi ammanta la storia delle garibaldine nell’impresa dei Mille.

Terminata la campagna nel Regno delle Due Sicilie, Antonia e il marito tornano per un periodo a Modena, non rientrano nel loro paese natale vicino Padova, perché ancora dominato dagli austriaci. Poi si recheranno a Firenze, insieme alla loro unica figlia sopravvissuta e sbarcheranno il lunario con il mestiere di fornaio di Bartolomeo. Antonia, consumata dalla tisi, probabilmente contratta durante le campagne militari, morirà il 20 maggio 1862. Antonia Masanello fu sepolta nel cimitero fiorentino di San Miniato al Monte: sulla sua lapide venne impresso a chiare lettere un celebre epitaffio, dettato dal letterato Francesco Dell’Ongaro, a riassumere compiutamente la straordinaria vicenda umana della giovane esule veneta:

Lapide di Antonia Masanello

Questi versi furono anche musicati da Carlo Castoldi. La popolarità goduta dalla giovane che aveva incredibilmente indossata la camicia rossa di Garibaldi, fu pari alla sua esistenza tanto breve quanto avventurosa, e varcò addirittura i confini nazionali, spingendosi fin oltre oceano, negli Stati Uniti ove ben vivo era il mito dell’eroe dei due mondi: delle imprese della giovane garibaldina si occupò addirittura un quotidiano di New Orleans, The Daily True Delta, che, nell’edizione del 10 agosto 1862, rievocò fra cronaca e leggenda an italian heroin, un’eroina italiana.