Di penna e di spada, le donne del Risorgimento: Rose Montmasson, l’angelo di Calalatafimi.

Rose Montmasson, detta Rosalia nasce a Saint-Jorioz in Savoia, allora parte del Regno di Sardegna il 12 gennaio 1823 e muore a Roma il 10 novembre 1904. Di famiglia di umili origini, lasciò la sua casa natale all’età di 15 anni per lavorare come lavandaia e stiratrice a Marsiglia e poi a Torino. Sembra che qui conobbe il suo futuro marito, Francesco Crispi, cospiratore siciliano, in esilio e prigioniero nelle prigioni di Palazzo Madama, dove era rinchiuso per essere stato espulso da Torino. Il loro sembra un amore fulmineo, ma non ci sono dati certi, forse i due si erano già conosciuti a Marsiglia, e Rose decise poi di seguire Francesco a Torino. Nel 1953 Crispi, dopo il fallimento di un’insurrezione Mazziniana, fu costretto a riparare a Malta, dove Rose lo seguì e dove si sposarono l’anno seguente. Qui comincia per Rose una nuova vita, e anche se continua a lavorare per mantenere lei e Francesco, incontra gli esuli italiani, partecipa alle loro riunioni, ascolta i loro discorsi che parlano di democrazia, di libertà e dell’unità d’Italia. Due di questi patrioti l’affascinano e resteranno suoi amici per sempre: Nicola Fabrizi e Giorgio Tamajo, ma più di tutti la sua attenzione è per un uomo lontano, da tutti venerato e chiamato “il Maestro”: Giuseppe Mazzini.

L’attività sovversiva di Crispi è attentamente seguita non solo dalle spie borboniche, ma anche dall’autorità inglese che governa sull’isola. Crispi dirige “La Staffetta”, un giornale politico e i suoi editoriali infuocati sono quotidianamente al vaglio della censura e diventano così causa del decreto di espulsione che porterà lui e Rose a Londra, dove si trovavano molti altri esuli italiani. A Londra per i coniugi Crispi inizia un intenso periodo di cospirazione. Diventati intimi di Mazzini, del quale Crispi diviene un fidato collaboratore, la coppia viaggia per l’Europa e si stabilisce per qualche anno a Parigi. Per Rose è un periodo di grande attivismo. Spesso viene incaricata di portare ai vari comitati insurrezionali messaggi, volantini e anche armi, che nasconde sotto i vestiti o, enfatizzando il sua aspetto contadino, in grandi panieri di frutta o verdura. Nel 1859 con lo scoppio della seconda Guerra di Indipendenza, i due però tornarono in Italia e presero contatti con le brigate Garibaldine, che preparavano lo sbarco in Sicilia. In realtà Rose in precedenza viaggia da Genova alla Sicilia, dove anticipa la notizia dell’imminente arrivo di Pilo e di Garibaldi a diversi Comitati Cittadini; quindi s’imbarca per Malta per informare i suoi vecchi amici Nicola Fabrizi e Giorgio Tamajo. Dopodichè torna a Genova, in tempo per chiedere a Garibaldi stesso il permesso di imbarcarsi insieme alla spedizione, permesso che Garibaldi accorderà, nonostante Crispi invece non fosse molto d’accordo. Ufficialmente fu l’unica donna a partecipare alla spedizione dei Mille (ma in realtà ce n’erano anche altre fra cui la giornalista americana Jessie White che sposò il patriota Alberto Mario (i Mario e i Crispi strinsero una duratura relazione d’amicizia), Antonia Masanello moglie di un cospiratore e patriota cremonese, o Maria Martini della Torre, figlia del Generale Salasco, firmatario dell’armistizio tra il Piemonte e l’Austria, donne di cui Garibaldi parlerà nel suo racconto autobiografico “I Mille”.

Il suo ruolo prevalente dopo lo sbarco è soprattutto di infermiera e sarà preziosissima a Calatafimi dove soccorre i feriti anche durante la battaglia e per questo si guadagnerà l’appellativo di “Angelo di Calatafimi”.Così molti anni dopo la chiamerà, riconoscendola per strada, uno dei Mille suscitando verso di lei, ormai vecchia e malmessa, la sincera ammirazione di tutti gli astanti. Durante i combattimenti non si fece scrupolo di imbracciare anche il fucile. Prestò il suo servizio nelle ambulanze d Salemi e Alcamo, dove i siciliani la ribattezzarono Rosalia, grazie soprattutto ai versi di una poesia popolare di Carmelo Piola: E poi l’omu eloquenti e virtuusu Crispi, cu l’eroina Rusulia Che lu so dignu spusu assicunnava pri quanto la Sicilia scatenava.

Questo nome contrassegnò tutta la sua esistenza, tanto da essere inciso sulla sua lapide.

Dopo che il marito fu nominato deputato, seguirono alcuni anni di tranquillità, tra Torino e Firenze, soprattutto nella città toscana, dove Rosalia fu la regina dei salotti politici delle signore bene, lei che aveva conosciuto e vantava un’amicizia con Garibaldi (che in ogni lettera a Crispi non mancava di salutarla, e che le aveva regalato anche una ciocca di capelli) e Mazzini ed altri eroi del Risorgimento. Dopo il trasferimento della capitale a Roma, Crispi diventa sempre più un punto di riferimento della politica italiana mentre lei si sente e insoddisfatta e trascurata, e non lo nasconde. La situazione familiare è sempre più critica e destinata a precipitare, nel momento in cui Crispi intreccia una relazione con un’altra donna e chiede la separazione a Rose. Crispi fu anche accusato e subì un processo per bigamia; è una figura politica di spicco e il clamore intorno alla vicenda fu tanto, e per uscirne fuori fece credere che con Rose non fu mai sposato. Grazie anche alla mediazione di amici di vecchia data si riuscì ad arrivare ad un doloroso accordo per Rosalia, che nel 1874, accetta di lasciare la casa e accetta una rendita, pur di togliersi definitivamente da sotto i riflettori ed evitare il trambusto che la vicenda aveva suscitato. Mentre la stella di Francesco continua a brillare facendone uno dei personaggi di spicco della politica post’unitaria, Rosalia conduce una vita ritirata, circondata dai gatti e dedita al ricamo. Esce raramente, ma non manca mai di essere in prima fila a tutte le celebrazioni dell’Unità d’Italia e conserva con orgoglio la medaglia dei Mille, perché lei, come ama ripetere “era una di loro”.

Dimenticata dai più, morirà a Roma il 10 novembre 1904. Aveva disposto di essere sepolta con la camicia rossa e su un cuscino innanzi al feretro sono poste le sue medaglie, testimonianza della sua vita.

Furono presenti gli esponenti di tutte le associazioni risorgimentali, ma nessuna autorità di quello Stato che Rose aveva contribuito a creare, eccezion fatta per il Senatore Cucchi, che lesse una toccante orazione funebre. Nascosta in una carrozza, e schiacciata dal peso degli anni e del cognome, volle partecipare alla cerimonia anche Maria Crispi Caratozzolo, sorella maggiore di Francesco.

La sua figura, a causa del volere del marito, fu quasi cancellata e dimenticata dalla storiografia ufficiale, ma negli ultimi anni è stata riscoperta ed è oggetto di molte pubblicazioni, tra cui il libro “La ragazza di Marsiglia”, di Maria Attanasio.

Riposa al Cimitero Verano, dove il comune di Roma offrì gratuitamente una tomba.

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