La cattedrale del mare, il libro e la serie tv.

Finalmente dopo mesi di passaggi pubblicitari (se non ricordo male, già dalla fine del 2019 si vedeva la pubblicità in tv), date promesse e poi non mantenute, da un paio di settimane, sta andando in onda la serie televisiva spagnola “La cattedrale del mare“, tratta dal romanzo omonimo di Ildefonso Falcones. Ovviamente, se preferite evitare l’orario tardo di messa in onda( ora che è finito il lockdown e molta gente è tornata a lavorare, iniziare a guardare qualcosa che inizia alle 22 di sera può risultare un po’ ostico; infatti mi chiedo perché non l’abbiano mandata in onda durante la chiusura, forse avrebbe attirato più pubblico), le mille pubblicità e i tagli delle scene un po’ più “toste”(anche se poi in tv ci propinano di peggio, secondo me), la serie si trova anche su Netflix, dove fu pubblicata un paio di anni fa ed è composta da 8 puntate (Canale 5 ne manda in onda 2 per sera, per un totale di 4 serate).

Il libro uscì nel 2006 e rese famoso questo avvocato spagnolo che si cimentava per la prima volta nella scrittura. Pur avendo apprezzato anche i libri successivi di Falcones, ritengo che nessuno abbia mai raggiunto la bellezza della sua opera prima(devo ancora leggere l’ultimo, Il pittore di anime, vediamo se verrò smentita) che ci porta nella Barcellona del XIV sec. Lo sfondo della storia è la costruzione della cattedrale di Santa Maria del Mar, i cui lavori si sono protratti dal 1329 al 1383. Incontriamo Bernat Estanyol, che deve lottare contro i soprusi del nobile locale, e che sogna per suo figlio, il piccolo Arnau, un futuro da uomo libero, e che quindi fugge a Barcellona, per salvare suo figlio e per cercare di garantirgli una vita migliore. Seguiremo quindi le vicende dei due, padre e figlio, e vedremo crescere Arnau, e diventare un bastaix, ovvero uno degli uomini incaricati di trasportare le pietre che servono per la costruzione della cattedrale. Le vicende di Arnau si alterneranno tra drammatiche cadute e momenti di gloria, ma sempre minacciati dalla cattiveria e dalle gelosie altrui. La storia dei personaggi si intreccia anche con la Storia della Catalogna di quegli anni, con le guerre tra i vari sovrani. Falcones nel libro descrive molto dettagliatamente la storia dell’epoca, e devo dire, che non conoscendola molto bene, personalmente mi piaceva leggere anche le pagine di digressione storica. Ma ci descrive anche la vita, soprattutto dei più poveri, della Barcellona medievale con un  ritmo narrativo incalzante e impeccabile. Attreverso Arnau, uomo di animo gentile e nobile, ma anche risoluto, conosciamo la storia di una città, la condizione della chiesa dell’epoca, con  figure positive di prelati, come il buon padre Albert, ma non vengono lesinate stoccate al comportamento della chiesa nei confronti delle minoranze, come gli ebrei ad esempio, e all’Inquisizione, incarnata qui da Joan, fratellastro di Arnau, personaggio che rappresenta il fanatismo religioso più estremo. Conosceremo il mondo delle confraternite dei lavoratori, dei mercanti, le varie gilde e il loro meccanismo dell’epoca. Anche la condizione della donna è trattata in questo romanzo, e se gli uomini più poveri, costretti a servire come schiavi non avevano vita facile, le donne, di qualsiasi condizione sociale, stavano ancora peggio. E’ un romanzo che non tratta solo la storia di una città e  di un uomo, ma dell’eterna lotta tra potenti e poveri, tra cattivi e buoni, una storia che racchiude tutti i sentimenti umani, da quelli più elevati a quelli più abietti.

La serie tv, riprende piuttosto fedelmente e senza troppi stravolgimenti sia la trama del libro sia le caratteristiche dei personaggi, e tiene comunque desta l’attenzione. Forse relegata più in secondo piano la parte storica vera e propria, anche se già abbiamo avuto un assaggio con l’incontro di peronaggi realmente esistiti, nelle puntate andate in onda martedì passato, ed è più sviluppata la parte amorosa, che distoglie un po’ forzatamente l’attenzione da tutto il resto, ma tutto sommato è una serie che si lascia guardare. Ovviamente non avendo un grosso budget, come possono averlo altre produzioni, di stampo americano o inglese, a chi è abituato ad altro, può sembrare che le scene lascino un po’ a desiderare, ma io la trovo un buon prodotto anche scenograficamente; infatti la ricostruzione scenografica e anche questi toni di grigio che vengono usati, ci fa proprio vedere la povertà, il sudore, la sporcizia della Barcellona più povera, ma anche l’opulenza e la sfarzosità dei palazzi più nobili e anche i costumi risultano efficaci e inerenti al contesto storico preso in esame. Ho letto spesso, sia riguardo la serie, sia riguardo il libro, pareri che esprimevano il troppo accanirsi degli eventi sul protagonista, e in effetti il ragazzo ne passa di tutti i colori, ma questo è un marchio di fabbrica di Falcones, che nei libri successivi è ancora più accentuato. Forse è per questo che gli altri libri non hanno raggiunto, almono per quanto mi riguarda, la bellezza di questo, forse troppe disgrazie alla lunga un po’ stancano. Almeno nelle vicende di Arnau qualche spiraglio di luce, e un po’ di gioia ci sono e comunque il finale della storia è piuttosto positivo. (Che poi queste gioie Falcones in altri libri ce le faccia ripagare, è un altro discorso, ma non dico di più, per chi non avesse letto gli altri romanzi, e in particolare il seguito ideale di questo “Gli eredi della terra”).

Anche la serie, così come il libro a me è piaciuta molto, anche se ha quel taglio, da telenovelas, un po’ tipico delle produzioni spagnole, che comunque negli ultimi anni hanno preso piede e riscosso abbastanza successo anche in Italia. I volti della serie infatti sono piuttosto noti agli affezionati di queste produzioni, le interpretazioni rivelano un giusto compromesso tra grandi rivelazioni, e attori che potevano dare qualcosa in più. Nel complesso, è una serie che agli appassionati può senz’altro piacere, e magari conquistare anche qualche neofita, e sicuramente come ho già detto, ha il pregio di non stravolgere troppo il libro, che nella mia personale classifica è tra i miei primi 10 romanzi di narrativa preferiti.

Published in: on 31/05/2020 at 16:09  Lascia un commento  

La Chioma di Berenice, di Amalia Frontali. Alla scoperta dell’Egitto di Belzoni.

Salve a tutti!!! Eccomi qua con un nuovo articolo! Avevo intenzione di scrivere di questo libro da tempo, poi mi sono detta che avrei voluto accorpare la sua recensione alla visita della mostra di Padova, dedicata a Belzoni, che avevo in programma di visitare in questo periodo, ma per ovvie ragioni il viaggio non sarà più fattibile, e così mi sono detta che era un peccato comunque non parlare del libro!

Il libro in questione è appunto La chioma di Berenice, scritto da Amalia Frontali, ed è la storia d’amore romanzata di Giovanni Battista Belzoni.

Ma chi era Belzoni? Bhè, per chi non ne avesse mai sentito parlare, Belzoni era un esploratore e pioniere dell’archeologia italiana, nato nel 1778 e morto nel 1823, considerato una delle figure di spicco dell’ egittologia, anche se la materia all’epoca era ancora tutta da esplorare. Infatti, da alcuni, il suo approccio viene considerato totalmente senza fondamenti scientifici, e paragonato più che a quello di uno studioso, a quello di saccheggiatori di tombe. Ma è grazie a lui che abbiamo avuto dei grandissimi ritrovamenti archeologici, a partire dalla piramide di Chefren, dove lui fu il primo ad entrare, il ritrovamento di una testa colossale di Ramses, ora conservata al British Museum, fino al dissabbiamento del tempio di Abu Simbel, che era già stato scoperto qualche anno prima, ma lasciato completamente insabbiato.

Per approfondire l’affascinante figura di Belzoni vi rimando a biografie e suoi scritti, come i suoi diari di viaggio, così come ci suggerisce l’autrice stessa del romanzo, che a fine libro, comunque, nelle sue note, ci dà una prima infarinatura piuttosto esaustiva, delle reali vicende storiche a cui si è ispirata. In questa sede, mi voglio concentrare su questo grazioso libro, che riprende in modo romanzato la figura dell’esploratore, e l’incontro con sua moglie.

Il Cairo, 1817. Forte della migliore educazione britannica, a diciott’anni Sarah Bane si sentirebbe pronta per soddisfare la legittima aspirazione di ogni brava ragazza: convolare a nozze con un gentiluomo di forma e di sostanza, passabilmente innamorato e rigorosamente inglese.Si trova invece imbarcata per l’Egitto, dove lo zio diplomatico le ha combinato un matrimonio di convenienza con un avventuriero italiano, carente di ascendenza, fortune e delle più elementari nozioni di buona creanza. Per quanto male assortita sia l’unione, ribellarsi per Miss Bane è inconcepibile.Così, con le peggiori premesse, per la fresca sposa del carismatico Giovanni Belzoni, circense di successo, esploratore dilettante, ingegnere amatoriale e aspirante archeologo, inizia una straordinaria e rocambolesca luna di miele lungo il Nilo

Ho scoperto questo romanzo grazie alle segnalazioni di amiche che l’avevano letto, e non conoscendo l’autrice, se non di nome, mi sono fidata del consiglio, ma soprattutto mi sono lasciata riconquistare da quello che è stato il mio primo amore, ovvero l’Egitto e le meravigliose scoperte archeologiche avvenute in questa terra. E devo dire che ho trovato un romanzo davvero bello, ben scritto, avvincente, avventuroso, e romantico.

Giovanni Battista e Sarah sono quanto più di diverso ci possa essere: lei, di buona famiglia ed educazione, sogna una matrimonio agiato e d’amore, lui, che si guadagna da vivere esibendosi in un circo, ai suoi occhi rozzo e senza alcuna grazia. Ma viene combinato un matrimonio d’interesse dalla zio di Sarah (che pur avendo una buona educazione, non gode di una buona posizione sociale), quando Giovanni la chiede in sposa, dopo un rocambolesco incontro e il classico colpo di fulmine! Sarah si ritroverà così in Egitto, in balìa di questo esuberante esploratore che vuole trascinarla in situazioni che nella sua testa sono inconcepibili, ma è anche inconcepibile per la sua educazione pensare di poter ribellarsi al volere di suo marito e alle decisioni che sono state prese per lei. Se all’inizio Sarah è rassegnata ad accettare le convenzioni sociali dell’epoca e a seguire controvoglia il marito, col passare del tempo invece scoprirà che dietro alla maschera dell’uomo esuberante e rozzo, come lei lo giudicava, c’è molto di più: c’è un uomo pieno di passione, per il suo mestiere e per lei, e che è pronto a difenderla da qualsiasi pericolo. I personaggi di Giovanni e Sarah sono molto belli e ben delineati, è davvero bello vedere la loro crescita personale, soprattutto quella di Sarah, che scopre i suoi sentimenti per suo marito e ne diventa la più fidata collaboratrice, appassionandosi anche lei alla ricerca archeologica e alle meraviglie dell’ Egitto.
E d’altronde è impossibile non innamorarsi di una terra così meravigliosa, che in questo libro non solo fa da sfondo, ma è una componente essenziale che viene descritta dall’autrice con grande maestria e poesia, intrecciando una bella storia d’amore alle vicende reali delle prime scoperte archeologiche e ai colpi di scena, e anche colpi bassi, tra i vari esploratori di vari paesi, che si riversavano in Egitto, forse più che per amor di scienza, per trovare “fortuna e gloria”. Infatti nel libro è anche narrata, l’accesa rivalità tra Belzoni e Drovetti, che è stato un collezionista e diplomatico italiano, al servizio della Francia, rivalità che farà passare mille avventure ai nostri protagonist, e molti altri sono i personaggi realmente esistiti, che incrociano le loro strade con quella dei coniugi Belzoni.

Insomma, se cercate un libro avventuroso e romantico, ma non sdolcinato, e avete voglia di viaggiare alla scoperta di una delle civiltà più affascinanti che siano mai esistite, questo è il libro che fa per voi, che vi farà venire anche la voglia di riscoprire la vita e le imprese di questo eploratore, al quale dobbiamo grandi scoperte.
Consigliatissimo.

Published in: on 02/05/2020 at 11:45  Lascia un commento