Passeggiando sull’Appia Antica

Questo articolo bolliva in pentola da tantissimo tempo; avevo in mente di scriverlo secoli fa, prima di interrompere la frequenza sul blog e viste le notizie recenti, riguardo questa splendida via (https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/appia-regina-viarum-nasce-il-primo-cammino-nazionale-laico-a-matrice-culturale) mi sono decisa a riprenderlo in mano. Pubblicarlo ora, in questo periodo in cui siamo confinati in casa, forse può aiutare ad evadere un po’, sperando di poter presto tornare a passeggiare tutti insieme su questa splendida strada.

Conosciamo tutti l’Appia come la Regina Viarum, la regina delle vie, come la definivano i romani, ed è ritenuta una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico.

Voluta nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco, collegava Roma a Brundisium( Brindisi), porto tra i più importanti dell’antichità, in quanto da lì partivano le rotte commerciali per la Grecia e l’Oriente. La sua importanza fu enorme per l’impatto economico, militare e culturale che ha avuto sulla società romana dell’epoca.

Il tratto che va da Porta San Sebastiano (dove si trova il Museo delle Mura, di cui vi ho già parlato qui ) alla località Frattocchie è quello percorribile e visitabile, ed è meta di tour archeologici, passeggiate a piedi o in bici. Passeggiare lungo questa via è come aprire un libro di storia in quanto lungo il suo asse si trovano tantissimi monumenti,(catacombe, sepolcri, acquedotti, ville) ma la parte di cui vi vorrei dare qualche breve accenno e di cui vi mostrerò alcune foto sono i monumenti principali a che vanno dal II al V miglio, ovvero dalla Villa e Circo di Massenzio alla Villa dei Quintili, che per quanto mi riguarda è quella dove mi recavo a far passeggiate immersa nella storia.

Circo e Villa di Massenzio.

Situato tra il II e il III miglio della via, il complesso è composto da tre monumenti: il palazzo, il circo e il mausoleo dinastico noto anche come Tomba di Romolo, figlio dell’imperatore. Nel 310 d.C l’imperatore Massenzio, trasformò una pre-esistente villa rustica datata I sec. a.C. in una lussuosa residenza imperiale, aggiungendo anche la costruzione del Circo e del mausoleo di famiglia. E’ visibile la struttura del circo, uno dei meglio conservati dell’epoca romana, di cui riusciamo a vedere chiaramente la spina, ma anche la struttura del Mausoleo, a cui sia accede presso un quadriportico. L’ingresso è fruibile  fino alle ore 16, e gratuitamente in quanto è uno dei musei del comune di Roma aperti gratis.

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Mausoleo di Cecilia Metella e Castrum Caetani.

Superata la Villa di Massenzio, arriviamo a quello che è il monumento sicuramente più conosciuto e più rappesentativo della Via Appia, ovvero il Mausoleo di Cecilia Metella, immortalato da numerosi pittori di ogni epoca. E’ un imponente monumento funerario appartenuto alla figlia del console Quinto Metello Cretico costruito tra il 30 e il 10 a.C. Nel corso dei secoli è stato riutilizzato con altre funzioni:la famiglia Caetani nell’ XI sec. lo trasformò in un vero e proprio castello. Nel 1299 Papa Bonifacio VIII fece trasformare il castello in una vera e propria cittadella fortificata circondata da un muro merlato con torri rettangolari, comprendente anche una chiesa dedicata a S.Nicola di cui i resti possiamo ammirare proprio di fronte al Mausoleo. La parte abitativa della fortificazione, con i suoi tipici muri merlati e le belle finestre bifore, oggi ospita al proprio interno il “Museo dell’Appia”, una raccolta di statue, sarcofagi, iscrizioni e rilievi provenienti dalla Via Appia Antica e relativi ai ricchi monumenti funerari che vi si affacciavano.

Questo monumento è a gestione statale, a differenza della Villa di Massenzio che è comunale, e si paga un biglietto d’ingresso, che però è cumulabile con quello per la Villa dei Quintili e Terme di Caracalla. Gli ingressi gratuiti seguono quelli disposti dal calendario del Ministero dei Beni Culturali.

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Capo di Bove.

A circa 500 m. troviamo l’ingresso dell’area archeologica di Capo di Bove che prende il nome dalle decorazioni con che ornano il fregio sulla sommità del sepolcro di Cecilia Metella. Il complesso è un’area verde di 8000mq circa, con all’interno un edificio di tre piani adibito a museo per mostre temporanee, uffici e punto ristoro per i visitatori. I giardini sono molto belli, c’è un percorso dove si possono ammirare pavimenti in mosaico e punti con panchine dove sedersi e trovare un po’ di ristoro.

Usciti dall’area si riprende la via e qui diciamo che finisce il tratto più “urbano”, perché ai lati della strada comunque troviamo anche strutture moderne (ci sono alcuni ristoranti e bar), e che il paesaggio cambia, infatti la via si restringe, costeggiata da pini e cipressi, iniziamo a camminare sul basolato antico e ai lati della strada si ergono tombe e monumenti funerari ancora ben visibili e gli ingressi di ricchissime ville moderne.

Ingresso gratuito.

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Santa Maria Nova e Villa dei Quintili

Dopo un bella passeggiata nel tratto che come dico io “è più fuori dal mondo moderno”, e attraversata Via di Tor Carbone (che proprio in quel punto finisce, e inizia via Erode Attico) che taglia l’Appia, ci avviamo verso il complesso di Santa Maria Nova e la Villa dei Quintili. Come dicevo prima, lungo questo tratto di strada ci sono molti monumenti visibili, ma ci sono anche cancelli che portano a ville lussuose, che spesso sono usate per meeting e matrimoni o sono sedi di grandi società, o ancora sono abitazioni private.

Prima di arrivare all’area della Villa possiamo visitare il sito di Santa Maria Nova: tre ettari di campagna romana costellata di ruderi che ruotano intorno a un casale antico, lasciata in totale abbandono per circa 10 anni. Da qui si arriva a piedi alla Villa dei Quintili, il cui ingresso principale però si trova sull’Appia Pignatelli. Grazie al rinvenimento di una tubatura in piombo recante il nome dei proprietari, è certo che il complesso appartenesse ai fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, membri di una famiglia senatoria e consoli nel 151 d.C. che furono fatti uccidere dall’imperatore Commodo nel 182-183 d.C. per aver ordito una congiura contro di lui, così la residenza sull’Appia fu confiscata e divenne proprietà imperiale. Da allora Commodo stesso e altri imperatori dopo di lui vissero nella villa.
Testimonianze della loro presenza sono l’imponenza dell’architettura, la ricchezza delle decorazioni scultoree e la raffinatezza dei rivestimenti parietali e pavimentali in lastre di marmo colorato, tuttora splendidamente conservati. Distanziato dalla villa, e che si affaccia proprio sulla via Appia c’è il ninfeo.

Ingresso a pagamento come Cecilia Metella, con possibilità di biglietto cumulativo.

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Dopo il ninfeo della villa si può proseguire ancora con la passeggiata, io personalmente non mi sono mai avventurata oltre l’incrocio con Via di Torricola, anche perché non sono una grande camminatrice e dopo un po’ la stanchezza inizia a farsi sentire, ma quando potremo di nuovo uscire, la domenica, invece di riversarvi nei centri commerciali, vi consiglio una bella passeggiata in questi luoghi splendidi, che praticamente si trovano dentro Roma, quindi non dovrete neanche spostarvi più di tanto in macchina o con i mezzi. (Attenzione, durante la settimana la via non è zona pedonale, e quindi le macchine sono libere di circolare).

Published in: on 12/03/2020 at 12:12  Lascia un commento  
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