Museo Napoleonico, un gioiello nascosto di Roma.

Oggi vorrei parlarvi di un museo a cui sono particolarmente legata, e che ritengo uno di quei piccoli gioielli della cultura romana, che spesso sono poco conosciuti e poco visitati, fuori dai grandi circuiti turistici, nonostante si trovi a pochi passi da Piazza Navona.  Sto parlando del Museo Napoleonico. In realtà vorrei fare un discorso un po’ più ampio, sia su questo museo, sia sull’attigua Casa Museo Mario Praz, in quanto si trovano proprio una accanto all’altro, (l’ingresso del Napoleonico è su Piazza Umberto I, mentre quello della Casa Museo Praz su Via Zanardelli) e fanno parte entrambi di quello che conosciamo come Palazzo Primoli. Quindi vi darò in breve qualche cenno sul Palazzo che li ospita e sul personaggio a cui deve il nome, e poi vi parlerò in due articoli distinti dei due musei.

Giuseppe Primoli ritratto nel suo studio

Palazzo Primoli.

Iniziamo con qualche cenno sul palazzo e la sua storia. Ci troviamo di fronte ad un palazzo di fine 400( non abbiamo date certe della sua costruzione), appartenuto alla famiglia Gottifredi dell’Orso, dal nome della Locanda dell’Orso, che si trova ancora oggi, accanto al Museo, e così chiamata perchè sull’ insegna recava il disegno di due orsi affrontati). Fino al 1748 è ancora attestato come proprietà dei Gottifredi, che poi lo passarono alla famiglia Filonardi, che a loro volta lo vendettero, nel 1788 a Giuseppe Bellisini. Dopo varie vicissitudini, nel 1820, una prima parte della dimora passò al Conte Pietro Primoli, che infine lo acquistò tutto nel 1828. Pietro Primoli era sposato con un personaggio della famiglia Bonaparte, ovvero Carlotta, figlia di Carlo Luciano e Zenaide Bonaparte, che erano cugini in quanto a loro volta figli, rispettivamente di Luciano e di Giuseppe Bonaparte, fratelli di Napoleone). Dal loro matrimonio nacquero tre figli, Luigi, Napoleone e Giuseppe, ed è proprio a quest’ ultimo che dobbiamo l’attuale sistemazione del palazzo e il museo. Giuseppe infatti, nato nel 1851, ereditò il palazzo nel 1901, e incaricò l’architetto Raffaele Ojetti, di ristrutturarlo e rimodellarlo. Attualmente il palazzo ospita, il Museo Napoleonico, La Fondazione Primoli e la Biblioteca, e la Casa Museo Mario Praz.

Fin dagli anni 70 in Giuseppe era maturato il desiderio di scrivere una storia privata della famiglia Bonaparte, di cui, numerosi membri, avevano trovato rifugio a Roma, dopo la caduta di Napoleone (il fratello Luciano, ancora prima, nel 1804, per dissidi con Napoleone, aveva eletto Roma come sua residenza, ed è proprio da lui e dalla sua numerosa prole, 11 figli, che nasce il cosidetto ramo romano della famiglia Bonaparte), e aveva quindi inziato a raccogliere testimonanzie orali e scritte affidategli dai parenti, in particolare dalle amatissime zie Matilde Bonaparte e Giulia Bonaparte di Roccagiovine, ma anche dalla futura imperatrice Eugenia.

Ma ben presto la ricerca del documento cedette il posto all’ accumulo frenetico di cimeli, di qalunque valore e qualità artistica, in qualche modo relazionabili alla famiglia Bonaparte. Molti parenti gli affidarono cimeli di famiglia, ma furono numerosi anche gli acquisti sul mercato antiquario e le donazioni private. Primoli morì nel 1927, senza lasciare eredi, ma lasciò alla città di Roma, una Fondazione destinata a gestire la sua ricca collezione e biblioteca e ad elargire borse di studio a giovani italiani e francesi.

I cinque ambienti del piano rialzato del palazzo erano destinati ad accogliere, secondo i criteri museali, i cimeli della famiglia, che alla sua morte andarono a formare il primo nucleo del museo, arricchitosi poi con altri acquisti e donazioni.

Il Museo Napoleonico.

Come abbiamo detto, il Museo Napoleonico, non è solo il luogo dell’esaltazione della figura di Napoleone, ma bensì un museo sul privato dell’ intera famiglia Bonaparte, dove, anche figure non di primo piano emergono con le loro vicende individuali, i loro gusti, le loro preferenze, che scopriamo attraverso la grandissima varietà di materiali conservata: dai dipinti alle sculture, dai mobili agli oggetti di uso quotidiano, gli abiti, i gioielli, idisegni, gli oggetti di uso quotidiano, che possono essere visti in una duplice chiave di lettura: come documenti dell’ arte e del gusto di un’epoca e come testimonianze di vita familiare.

Demi parure con collana e orecchini, con ritratte scene di vita popolare.

Una cosa che ho scoperto, visitando nel corso degli anni questo museo, è che ad ogni visita si scoprono dei nuovi risvolti, dei nuovi cimeli. All’inizio magari ci lasciamo incantare dai grandi ritratti e dai vestiti, senza prestar troppa attenzione ai piccoli cimeli, come le tabacchiere, o le tiare conservate nelle vetrine, o i set per la manicure, poi ogni volta che si torna si scoprono anche questi piccoli tesori, e ancora ritratti più piccoli, a cui non avevamo fatto caso, oppure le stampe. E’ veramente un museo ricco di spunti.

Ad occoglierci è la grande sala dedicata al Primo Impero, con i grandi ritratti di Napoleone a cavallo, di Joseph Chabord del 1810, e di Josephine e Letizia nei loro splendidi abiti di corte, ritratte da Robert Lèfevre, ma anche il piccolo ritratto della “nemica” Madame de Stael, e ancora le ricche vetrine con i piccoli ritratti e le tabacchiere che sono veri e propri gioielli d’arte eseguite da eccellenti orefici-gioiellieri e miniaturisti italiani e francesi del XVIII e XIX secolo.

Oltre la balaustra campeggiano i ritratti di Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino e della sua famiglia, ma anche dei fratelli Luciano, Girolamo e Luigi.

Passiamo nel salotto rosso, dedicato al Secondo impero, con i grandi ritratti di Napoleone III e sua moglie Eugenia ad opera del Winterhalter, ed il percorso poi si snoda nelle altre sale, dedicate al Re di Roma, il figlio di Napoleone e della seconda moglie, Maria Teresa d’Austria,  e ancora sale più piccole dedicate anche alla parentesi della Repubblica Romana, nata sulla spinta del successo delle campagne Napoleoniche in Italia, con la speranza che Napoleone giungesse a Roma, cosa che non avvenne mai, la sala del mito e della satira, ma anche la piccola sala dedicata alla sorella più amata, la ribelle Paolina, sposa di Camillo Borghese, dove campeggia un suo ritratto, il busto del Canova e la vetrina con il calco del suo seno, giudicato dalle misure perfette. Arriviamo alla famiglia reale di Napoli, con la sorella Carolina e suo marito Gioacchino Murat, ritratti sia in vesti ufficiali che insieme ai loro figli, il piccolo ritratto di Julie Clary con le sue figlie, che ci anticipa il bellissimo vestito che vedremo successivamente nella vetrina dedicata agli abiti di corte. (Julie era moglie di Giuseppe Bonaparte, nominato Re di Spagna dal fratello),e ancora busti, candelabri, oggetti di uso quotidiano come il servizio da toeletta di Zenaide Bonaparte.

Arriviamo così alla piccola saletta di passaggio, con le vetrine che contengono alcuni abiti di corte, tessuti e ricamati con fili d’oro, tra cui il vestito con il mantello blu di Letizia, simile a quello del ritratto che troviamo nella prima sala, e il vestito arancione di Julie Clary. Penso che ognuno di noi rimarrà sbalordito di fronte alle misure minuscole di questi vestiti. Nella vetrina di fronte troviamo abiti maschili, ta cui una cappa appartenuta a Camillo Borghese.

Carlo Luciano e Zenaide

Arriviamo poi nelle sale dedicate al resto della famiglia con Luciano Bonaparte e le sue due mogli,e la numerosa prole, Zenaide e Carlotta, figlie di Giuseppe, ritratte dal David in un quadro che ne accentua il loro legame,  fino ad arrivare alle sale dedicate al Conte Primoli , il “padrone di casa”. In queste sale oltre alla ritrattistica ufficiale come quella di Girolamo e sua figlia, abbiamo anche dei ritratti più familiari, come dire, meno “ufficiali”, come appunto il ritratto delle due sorelle citato prima, oppure il ritratto di Carlotta Bonaparte Gabrielli, ritratta come principessa di Canino, con l’abito tipico delle contadine della zona, Carlo Luciano e Zenaide ritratti mentre lei suona l’arpa e reperti sempre familiari, come gli scrittoi, le loro librerie ecc.

Come abbiamo detto è un museo che non tende solo all’esaltazione della figura più nota della famiglia, ma è uno scrigno che racchiude le memorie di una famiglia numerosa e disparata, che riserva una serie di percorsi di visita ogni volta diversi, ma tutti affascinanti. Non perdete assolutamente l’occasione di visitare questo museo, vi assicuro che una visita vale la pena…e anche più di una.

A brevissimo un nuovo articolo, con un altro  interessantissimo museo!

(Le foto qui sotto sono state scattate da me, e non sono certo ottimali. Per foto di maggior definizione vi rimando al sito del museo e alla sua galleria fotografica.)

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Published in: on 04/03/2020 at 17:38  Lascia un commento  
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