Il primo eroe.

Finito non avea queste parole
La guardïana, che veloce Ettore
Dalle soglie si spicca, e ripetendo
Il già corso sentier, fende diritto
Del grand’Ilio le piazze: ed alle Scee,
Onde al campo è l’uscita, ecco d’incontro
Andromaca venirgli, illustre germe
D’Eezïone, abitator dell’alta
Ipoplaco selvosa, e de’ Cilíci
Dominator nell’ipoplacia Tebe.
Ei ricca di gran dote al grande Ettore
Diede a sposa costei ch’ivi allor corse
Ad incontrarlo; e seco iva l’ancella
Tra le braccia portando il pargoletto
Unico figlio dell’eroe troiano,
Bambin leggiadro come stella. Il padre
Scamandrio lo nomava, il vulgo tutto
Astïanatte, perchè il padre ei solo
Era dell’alta Troia il difensore.
Sorrise Ettorre nel vederlo, e tacque.
Ma di gran pianto Andromaca bagnata
Accostossi al marito, e per la mano
Strignendolo, e per nome in dolce suono
Chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito!
Il tuo valor ti perderà: nessuna
Pietà del figlio nè di me tu senti,
Crudel, di me che vedova infelice
Rimarrommi tra poco, perchè tutti
Di concerto gli Achei contro te solo
Si scaglieranno a trucidarti intesi;
E a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
L’andar sotterra. Di te priva, ahi lassa!
Ch’altro mi resta che perpetuo pianto?
Orba del padre io sono e della madre.
M’uccise il padre lo spietato Achille
Il dì che de’ Cilíci egli l’eccelsa
Popolosa città Tebe distrusse:
M’uccise, io dico, Eezïon quel crudo;
Ma dispogliarlo non osò, compreso
Da divino terror. Quindi con tutte
L’armi sul rogo il corpo ne compose,
E un tumulo gli alzò cui di frondosi
Olmi le figlie dell’Egíoco Giove
L’Oreadi pietose incoronaro.
Di ben sette fratelli iva superba
La mia casa. Di questi in un sol giorno
Lo stesso figlio della Dea sospinse
L’anime a Pluto, e li trafisse in mezzo
Alle mugghianti mandre ed alle gregge.
Della boscosa Ipoplaco reina
Mi rimanea la madre. Il vincitore
Coll’altre prede qua l’addusse, e poscia
Per largo prezzo in libertà la pose.
Ma questa pure, ahimè! nelle paterne
Stanze lo stral d’Artémide trafisse.
Or mi resti tu solo, Ettore caro,
Tu padre mio, tu madre, tu fratello,
Tu florido marito. Abbi deh! dunque
Di me pietade, e qui rimanti meco
A questa torre, nè voler che sia
Vedova la consorte, orfano il figlio.
Al caprifico i tuoi guerrieri aduna,
Ove il nemico alla città scoperse
Più agevole salita e più spedito
Lo scalar delle mura. O che agli Achei
Abbia mostro quel varco un indovino,
O che spinti ve gli abbia il proprio ardire,
Questo ti basti che i più forti quivi
Già fêr tre volte di valor periglio,
Ambo gli Aiaci, ambo gli Atridi, e il chiaro
Sire di Creta ed il fatal Tidíde.
Dolce consorte, le rispose Ettore,
Ciò tutto che dicesti a me pur anco
Ange il pensier; ma de’ Troiani io temo
Fortemente lo spregio, e dell’altere
Troiane donne, se guerrier codardo
Mi tenessi in disparte, e della pugna
Evitassi i cimenti. Ah nol consente,
No, questo cor. Da lungo tempo appresi
Ad esser forte, ed a volar tra’ primi
Negli acerbi conflitti alla tutela
Della paterna gloria e della mia
Giorno verrà, presago il cor mel dice,
Verrà giorno che il sacro iliaco muro
E Priamo e tutta la sua gente cada.
Ma nè de’ Teucri il rio dolor, nè quello
D’Ecuba stessa, nè del padre antico,
Nè de’ fratei, che molti e valorosi
Sotto il ferro nemico nella polve
Cadran distesi, non mi accora, o donna,
Sì di questi il dolor, quanto il crudele
Tuo destino, se fia che qualche Acheo,
Del sangue ancor de’ tuoi lordo l’usbergo,
Lagrimosa ti tragga in servitude.
Misera! in Argo all’insolente cenno
D’una straniera tesserai le tele:
Dal fonte di Messíde o d’Iperéa,
(Ben repugnante, ma dal fato astretta)
Alla superba recherai le linfe;
E vedendo talun piovere il pianto
Dal tuo ciglio, dirà: Quella è d’Ettore
L’alta consorte, di quel prode Ettore
Che fra’ troiani eroi di generosi
Cavalli agitatori era il primiero,
Quando intorno a Ilïon si combattea.
Così dirassi da qualcuno; e allora
Tu di nuovo dolor l’alma trafitta
Più viva in petto sentirai la brama
Di tal marito a scior le tue catene.
Ma pria morto la terra mi ricopra,
Ch’io di te schiava i lai pietosi intenda.
Così detto, distese al caro figlio
L’aperte braccia. Acuto mise un grido
Il bambinello, e declinato il volto,
Tutto il nascose alla nudrice in seno,
Dalle fiere atterrito armi paterne,
E dal cimiero che di chiome equine
Alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
La veneranda madre; e dalla fronte
L’intenerito eroe tosto si tolse
L’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
E dolcemente tra le mani alquanto
Palleggiato l’infante, alzollo al cielo,
E supplice sclamò: Giove pietoso
E voi tutti, o Celesti, ah concedete
Che di me degno un dì questo mio figlio
Sia splendor della patria, e de’ Troiani
Forte e possente regnator. Deh fate
Che il veggendo tornar dalla battaglia
Dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
Dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell’udirlo esulti.
Così dicendo, in braccio alla diletta
Sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
Con un misto di pianti almo sorriso
Lo si raccolse all’odoroso seno.
Di secreta pietà l’alma percosso
Riguardolla il marito, e colla mano
Accarezzando la dolente: Oh! disse,
Diletta mia, ti prego; oltre misura
Non attristarti a mia cagion. Nessuno,
Se il mio punto fatal non giunse ancora,
Spingerammi a Pluton: ma nullo al mondo,
Sia vil, sia forte, si sottragge al fato.
Or ti rincasa, e a’ tuoi lavori intendi,
Alla spola, al pennecchio, e delle ancelle
Veglia su l’opre; e a noi, quanti nascemmo
Fra le dardanie mura, a me primiero
Lascia i doveri dell’acerba guerra.
Raccolse al terminar di questi accenti
L’elmo dal suolo il generoso Ettore,
E muta alla magion la via riprese
L’amata donna, riguardando indietro,
E amaramente lagrimando. Giunta
Agli ettorei palagi, ivi raccolte
Trovò le ancelle, e le commosse al pianto.
Ploravan tutte l’ancor vivo Ettore
Nella casa d’Ettór le dolorose,
Rivederlo più mai non si sperando
Reduce dalla pugna, e dalle fiere
Mani scampato de’ robusti Achei.

                                                 (Omero, Iliade, Libro VI vv 392-502)

Published in: on 27/02/2020 at 18:55  Lascia un commento  

Stoker e Holmes,Dall’autrice della Saga dei Gardella, Colleen Gleason, una nuova, appassionante serie tra giallo e fantasy sullo sfondo di una Londra steampunk che non ti aspetti.

Oggi vi voglio parlare di una saga che ho scoperto poco prima dell’estate e che mi ha entusiasmato molto!!!!

Si tratta della saga di Colleen Gleason intitolata Stoker & Holmes, che conta 5 libri, di cui solo due attualmente pubblicati in Italia (ma il 3° libro dovrebbe arrivare presto). Sono una fan della Gleason dai tempi della saga dei Gardella, di cui ho ampiamente parlato in questo blog negli anni passati; era una saga che mi aveva davvero coinvolto, pur non essendo io una fan sfegatata dei libri di vampiri, ma l’avevo acquistata proprio perchè parlava di cacciatori e non solo di vampiri, e questa particolarità aveva fatto scattare la scintilla! Ho continuato a seguirla anche con il seguito spin-off, ambientato nella Chicago degli anni 20, dove ritrovavamo una discendente di Victoria Gardella, Macey, alle prese con i vampiri nel Nuovo Continente. Seppur carina, la saga di Macey non mi aveva fatto impazzire come la pecedente. Quando lessi di questa nuova saga rimasi un po’ perplessa sull’accostamento dei nomi che leggiamo in copertina, ma una volta letto il primo libro, sono caduta di nuovo in trappola!!!

Il caso dello scarabeo meccanico.

Evaline Stoker e Mina Holmes non credevano avrebbero mai seguito le orme dei loro parenti famosi. Ma se sei la sorella di Bram Stoker e tuo zio è Sherlock Holmes be’, dare la caccia ai vampiri e risolvere misteri ti viene… naturale.
E quando una ragazza viene trovata morta e di un’altra non si hanno più notizie, nessuno è più qualificato di loro per lanciarsi nelle indagini!
La coraggiosa Evaline e la razionalissima Mina dovranno dunque superare la loro rivalità, destreggiarsi tra le avances di tre misteriosi gentiluomini e risolvere il caso, avendo a disposizione un solo indizio: uno bizzarro scarabeo egizio.
La tensione è alle stelle, i paletti affilati e le armi pronte: se Stoker e Holmes non riusciranno a scoprire quale minaccia incombe sulle più belle fanciulle dell’alta società londinese… le prossime vittime potrebbero essere loro!

Dunque, in questo primo volume ritorniamo indietro nel tempo, in una Londra vittoriana, ma non è una Londra reale, siamo infatti in una Londra steampunk, abbiamo sempre un collegamento con i Gardella, e ci sono tutti gli ingredienti che tanto avevo amato nei libri precedenti dell’autrice!

Come dicevo all’inizio rimasi un po’ perplessa, ma poi complice anche il fatto che da un paio di anni ho scoperto il mondo steampunk e mi diverto ad indossare quel genere di vestiti ho deciso di acquistare questo libro, e devo dire che è stata una scelta azzeccata! Mi è piaciuto davvero molto, ho ritrovato la Gleason con la sua scrittura avvincente e scorrevole, che mi aveva appassionato e conquistato con la saga di Victoria, personaggio che comunque è sempre presente nei suoi scritti, perché anche qui viene menzionata più volte e una delle protagoniste è una sua discendente. Evaline Stoker infatti, oltre ad essere la sorella
minore di Bram Stoker il noto scrittore creatore della figura letteraria del vampiro più conosciuto della storia, è anche discendente della famiglia Gardella, cacciatori di vampiri. Ragazza alla moda e inserita nella società, cacciatrice di vampiri, ma con la debolezza della vista del sangue(d’altronde i vampiri quando vengono trafitti non sanguinano, ma Evaline è incappata in qualche inconveniente del mestiere), spavalda e impulsiva, è tutto il contrario di Mina Holmes, figlia di Mycroft Holmes e nipote del famoso investigatore di Bakeer Street, solitaria, dedita ai suoi studi ed esperimenti e dalla mente brillante e acuta come il padre, e il suo famoso zio. Con un’eredità così, le due ragazze vengono contattate da un’altro personaggio ben noto agli appassionati di Sherlock Holmes, Irene Adler, e poste direttemente al servizio della Corona inglese,
per scoprire chi e perchè sta rapendo e uccidendo delle ragazze di buona famiglia, facendo passare le morti per suicidio. Unico indizio che collega le fanciulle uno scarabeo egizio meccanico.
Con capitoli alternati dal punto di vista prima di Mina e poi di Evaline, ci ritroviamo in una Londra “a vapore” fumosa e tetra, dove un culto misterico egizio seduce le giovani londinesi, dove fanno capolino anche i viaggi nel tempo, tra pizzi, bustini e strane invenzioni
meccaniche, e dove assisteremo alla crescita e anche alle cadute di entrambi le protagoniste (devo dire che Evaline in particolare, con le sue debolezze mi è piaciuta molto, forse persino più della sua ava Victoria), coadiuvate nelle loro indagini da personaggi maschili interessanti, come la Gleason sa crearne, ma che almeno in questo primo capitolo restano un po’ defilati, lasciando campo alle due protagoniste femminili.
Il libro è chiaramente una sorta di introduzione per una saga più ampia, anche perchè molte cose restano in sospeso, come la storia del viaggio nel tempo e anche il mistero su chi sia il perfido antagonista delle giovani (io ho una supposizione, ma non saprei, mi pare troppo contorta la cosa).

Il Mistero della sfera di cristallo.

Evaline Stoker e Mina Holmes non credevano avrebbero mai seguito le orme dei loro parenti famosi.

Ma, dopo il caso dello scarabeo meccanico, non vedono l’ora di aiutare di nuovo la Principessa Alix, stavolta con un problema che la tocca personalmente. Una sua amica, la diciassettenne Willa Ashton si è fissata con i medium e le sedute spiritiche e sostiene che sua madre le parli dall’aldilà. Mina è assolutamente certa che la giovane sia vittima di una truffa, mentre l’istinto di Evaline le suggerisce che, all’opera, ci sia qualcosa di ben più tetro e sovrannaturale. La lista delle coincidenze si allunga… un omicidio inaspettato, il ritorno dei vampiri a Londra e un misterioso oggetto magico… che tutto sia collegato?Come dice sempre lo zio Sherlock, le coincidenze non esistono: serviranno tutto l’acume di Mina e la forza di Evaline per combattere le oscure minacce che si muovono sotto Londra.

Così come il capitolo precedente, anche questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine in un crescendo di emozioni! Ritroviamo tutti i personaggi, le nostre due eroine, che collaborano,
anche se tra loro c’è sempre un po’ di diffidenza, perchè in ogni caso sono due caratteri completamente opposti. Mi piace molto il fatto di avere due protagoniste, invece che una, così estremamente diverse tra loro, l’una che sfrutta la sua intelligenza e l’altra la sua forza. Ritroviamo i tre personaggi maschili che caratterizzano la storia, il giovane Dylan Eckhert, viaggiatore del tempo, dolce e spaesato, che suo malgrado e senza sapere come, si ritrova catapultato in questa realtà, e che viene aiutato da Mina ad ambientarsi in questa sua nuova dimensione, l’inflessibile ispettore Ambrose Grayling, che si scontra spesso con Mina durante le varie indagini ( e qui abbiamo un bel triangolo che mi fa andare in brodo di giuggiole :p ), e il misterioso e affascinante Pix (Colleen, ma come fai a creare questi personaggi? :D) che appare ( e scompare) in supporto, di Evaline. Mentre le due giovani cercano di dipanare il caso, assistiamo anche al ritorno dei vampiri a Londra, al dipanarsi della storia di base che lascia in sospeso il
mistero dal primo volume, abbiamo qualche indizio in più, ( ma per me sempre troppo poco :p) su personaggi scomparsi dalla vita delle nostre eroine, ma che per loro erano dei punti di riferimento, e infine abbiamo un colpo di scena che ci lascia con il fiato sospeso per il libro seguente e la voglia di saperne di più. Anche questo libro è caratterizzato dall’ alternarsi dei punti di vista delle due ragazze, cosa, che in genere mi lascia un po’ infastidita nei libri, ma poi se la storia diventa avvincente come questa non mi disturba neanche più di tanto. Come gli altri libri della Gleason che ho tanto amato, le caratteristiche per affascinare il lettore ci sono tutte, lo stile è scorrevole e frizzante, la fantasia dell’autrice nel creare questo mondo steampunk alternativo alla realtà storica a cui eravamo abituati con i Gardella, ha dato vita ad una descrizione di Londra davvero affascinante, è anche divertente leggere di tutte le strane invenzioni che portano, nascoste tra i comunque sempre voluminosi abiti, le nostre eroine.

Insomma, una saga che mi sta davvero piacendo molto, infatti non vedo l’ora di avere il 3° volume tra le mani, anche perchè conoscendo la Gleason, i suoi libri vanno sempre più in crescendo. Tra l’altro, vi svelo un piccolo retroscena: a settembre ho avuto il piacere di conoscere – durante il RARE una manifestazione firmacopie con varie scrittrici romance – l’autrice a la sua traduttrice italiana, Irene Montanelli, che è stata pazientissima e gentilissima nel tradurre tutto quello che avevo da dire a Colleen dopo dieci anni che aspettavo questo momento ( bhè, la storia di Sebastian Vioget, non mi è mai andata giù del tutto, diciamocelo, era un tarlo che mi portavo dietro da anni!!! :p ), e mi ha detto che tra tutti i libri, quello che le è piaciuto di più tradurre è stato proprio il 3°, quindi questa cosa mi ha messo addosso ancora più curiosità!!! Anche Colleen è stata carinissima con tutte le sue lettrici, paziente nel firmare tutte le copie che avevamo portato, e ascoltare quello che avevamo da dirle, e non dimenticherò mai quell’ abbraccio che ci siamo scambiate quando sono ripassata per la seconda volta al suo banco per salutarla, prima di andar via dalla manifestazione, perchè lei non lo sa, ma la lettura della saga dei Gardella, anni fa, mi ha aiutato, in un momento particolare della mia vita, ad evadere un po’ con la mente dalle difficoltà quotidiane.

A volte, anche dei libri che possono essere giudicati “leggeri”, aiutano a superare le difficoltà, quindi grazie Colleen, e non vedo l’ora di continuare a leggere le avventure di Mina ed Evaline! 🙂

Torino, mostra di Vittorio Corcos e Palazzo Accorsi-Ometto,museo delle arti decorative.

Salve a tutti! Eccomi di nuovo qui, con un articolo su un bel palazzo e una bella mostra! Questa volta sono stata in trasferta, per la precisione a Torino, una città che amo molto, e che mi mancava da morire! Era da settembre che desideravo andare a vedere la mostra su Vittorio Corcos, e proprio in corner, perchè la mostra finisce tra pochi giorni, sono riuscita a fare una toccata e fuga di una giornata. Oltre alla mostra ne ho approfittato per vedere anche il palazzo dove si teneva, sede della Fondazione Accorsi-Ometto, Museo delle Arti decorative, un palazzo davvero meraviglioso!!!

La Mostra:

Vittorio Corcos nasce a Firenze nel 1859, da famiglia di origine ebraica. Si forma nelle Accademie di Firenze e di Napoli, e nel 1880 inizia la sua avventura parigina, frequentando il salotto di Giuseppe De Nittis, dove si riunivano gli italiani di Parigi e grazie a lui conoscerà il mercante Goupil che sarà il tramite della sua fortuna internazionale, favorita dalla sua starordinaria abilità di ritrattista.

Rientrato a Livorno nel 1886, sposa Emma Rotigliano, cambiando anche religione. Grazie alla moglie, la loro casa diventerà fulcro di un salotto culturale (la moglie intrattenne una fitta corrispondenza con Giovanni Pascoli), meta di letterati e artisti del tempo, che saranno spesso riratti dal pittore, famoso appunto per aver ritratto i protagonisti della vita culturale e artistica di fine secolo, come Carducci, Mascagni, il collega pittore Lega, di cui vediamo i dipinti in mostra ,accanto a quello della moglie Emma, ma anche donne bellissime come la cantante Lina Cavalieri, Isadora Duncan e regnati come Maria Josè, ritratte spesso nello sfarzo delle loro dimore e dei loro abiti, dove appunto Corcos si sofferma anche sui tessuti, i ricami, i gioielli, come ad esempio nel ritratto di Corinna Salmon, avvolta da un bellissimo abito bianco ricamato in oro, e in quello già citato di Maria José, dove il dettaglio dei gioielli è messo in gran risalto. 

Non mancano nella sua produzione anche quadri di soggetto popolare che attestano la sua predisposizione ad aderire alle poetiche del naturalismo,come le Istitutrici ai campi Elisi che vediamo in mostra, ma la sua fama rimane legata a quelle figure femminili che furono dette “creature che hanno in sé qualche cosa del fantasma e del fiore”, la cui più alta esponente è l’enigmatica figura che fissa lo spettatore, del quadro Sogni.

La mostra devo dire è molto piccolina, anche se i pezzi esposti sono davvero notevoli, ci si perde tra gli sguardi dei personaggi ritratti, che ti fissano intensamente e così realisticamente da sembrare fotografie, e non puoi fare a meno di soffermati su ogni quadro per goderne di tutto i suoi dettagli. 

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Il Palazzo, la Fondazione Accorsi-Ometto, Museo delle Arti decorative.

Quello che mi ha lasciata, veramente soddisfatta è la visita al palazzo (palazzo seicentesco ex-convento dell’ordine di Sant’Antonio), dove è conservata la collezione dell’antiquario torinese Pietro Accorsi, figura di spicco del collezionismo piemontese. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1982, la Fondazione da lui voluta, presieduta da Giulio Ometto, suo allievo e amico, realizza nel Palazzo Accorsi il Museo di Arti Decorative, preserva le opere del celebre antiquario e incrementa la raccolta attraverso il recupero di capolavori senza tempo.

La visita si snoda su un percorso di 27 sale, dove abbiamo raccolte di ceramiche e porcellane( bellissimo il servizio Frankenthal), cristalli di Baccarat, tabacchiere e argenti. Troviamo una tabacchiera con raffigurato Napoleone di pregevole fattura e anche una collana appartenuta a sua sorella Carolina.

Prosegue poi la visita con la sala che contiene diverse opere del 400 con due bellissime Madonne lignee. Interessantissima è la ricostruzione della cucina, che raccoglie più di 300 oggetti in rame, perfettamente tirati a lucido.

Degni di nota sono: il salotto Luigi XVI, con il doppio corpo interamente rivestito di formelle in maiolica di Pesaro; il salone Piffetti, dedicato al più grande ebanista del XVIII secolo di cui è conservato anche il mobile, che è stato definito dai critici d’arte il mobile più bello del mondo, ovvero uno straordinario doppio corpo, lastronato e arricchito da intarsi in avorio e tartaruga, riportante scene tradotte in gran parte da celebri incisioni del Cinque e Seicento. Un’opera imponente, caratterizzata da fonti iconografiche molteplici e complesse.

Abbiamo poi il salotto Luigi XV che custodisce una magnifica commode francese rivestita di pannelli in lacca Coromandel.

Arriviamo poi alle camere da letto: la camera da letto Bandera con un letto in tela Bandera ricamata a cineserie e due angoliere dipinte da Vittorio Amedeo Cignaroli, dove troviamo anche una deliziosa toilette, con il pitale nascosto in un grazioso mobiletto ; la camera da letto di Accorsi in cui si trovano gli oggetti a lui più cari, come il letto lucchese proveniente da villa Garzoni a Collodi, un dipinto di François Boucher, pittore di corte di Luigi XV e due stipi di Pietro Piffetti con intarsiate scene di tornitura dell’avorio; la camera da letto veneziana caratterizzata invece da una serie di mobili dipinti che costituiscono una delle più importanti raccolte di arredi lagunari fuori dal Veneto, tra cui anche lo strumento che si usava per l’elezione del Doge, che è appartenuta alla sorella di Accorsi, Paola.

Il percorso museale prosegue con i due salotti dedicati alle scene di caccia del Cignaroli. Chiudono il percorso il salone cinese con una serie di pannelli in carta di riso provenienti dalla Cina e il salotto Christian Dior, appartenuto all’omonimo stilista francese, costituito da pannelli vitrei dorati e smerigliati, degno contenitore per il meraviglioso cassettone del Piffetti.

La visita al museo dura circa un’ora ed è guidata; la nostra guida è stata molto brava, in così poco tempo ha illustrato le cose principali, perchè comunque c’è molto da vedere, le curiosità di varie epoche e alcuni accenni sulla vita di Accorsi e come svolgeva la sua attività di antiquario. Se passate da Torino, su Via Po’ n. 55, molto vicino a Piazza Vittorio, c’è questo splendido palazzo, in cui mi era capitato di fermarmi anni fa, perchè nel cortile di stavano svolgendo delle danze del ‘700, ma non avevo idee di quanto fosse interessante la sua collezione all’interno, e se non fosse stato per la mostra, forse non avrei mai conosciuto.

Vi lascio come sempre con qualche foto. Alla prossima.

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Published in: on 09/02/2020 at 22:23  Lascia un commento  

Dalla “Galassia lontana, lontana…” The Mandalorian, il vero Star Wars.

Eccomi qui di nuovo, per parlarvi di un’altra serie tv, come accennavo nell’articolo precedente, che mi ha colpito molto e che mi è piaciuta assai. Ovviamente nel web avrete già letto di tutto, e già conoscerete i suoi iconici personaggi, io in genere arrivo sempre con un po’ di ritardo, ma ci tenevo a scrivere qualcosa su questa serie.

The Mandalorian è una serie che nasce nell’universo espanso di Guerre Stellari, o Star Wars, un universo molto ampio e variegato. E’ andata in onda a dicembre e l’ultima puntata è uscita proprio poco dopo l’uscita al cinema di Episodio IX-L’ascesa di Skywalker, altro argomento che preferisco non affrontare, al pari del finale di GoT, in quanto ritengo questa ultima trilogia un’ insensatezza unica che ha rovinato una saga leggendaria.

The Mandalorian invece mi ha riconciliato con il mondo di Star Wars.

La serie prende le mosse, quando a un misterioso cacciatore di taglie Mandaloriano, viene commissionato di catturare un certo bersaglio. Ci troviamo negli anni successivi alla caduta dell’Impero, e quindi alla nascita della seconda Repubblica, ma in avamposti lontani la legge è ancora appannaggio delle autorità locali, e alcune figure sopravvissute dell’Impero non si piegano alla sconfitta. E’ così che questo misterioso cliente affida al Mandaloriano la sua missione. Il cacciatore, però, quando scoprirà che il bersaglio è un “bambino”, si rifiuterà di compiere la missione e lo salverà dalle grinfie del cliente. Fuggirà con il bersaglio inimicandosi anche la sua stessa gilda.

Ed è così che facciamo la conoscenza di quell’esserino meraviglioso, che nella serie viene sempre chiamato “The Child”, il bambino, ma che il popolo del web ha ribattezzato Baby Yoda. Infatti il bersaglio, appartiene alla stessa razza del potente Maestro Jedi, ma non è chiaro da dove sia uscito, se c’è di mezzo la clonazione, se ne esistano altri. Queste sono tutte domande che la serie lascia incompiute, e che, ovviamente ci spingono ad aspettare una seconda stagione per saperne di più.

Nonostante questo, la prima stagione è veramente coinvolgente, un prodotto di ottima fattura, che si ispira ai vecchi western di Sergio Leone e ai film di Akira Kurosawa, con questo “fuorilegge” solitario, che nel suo peregrinare nell’ universo, per sfuggire a chi lo insegue, non lesina di mettersi al servizio di popolazioni appresse o persone in difficoltà (vi ricorda un po’ la storia dei Magnifici 7? A me inoltre, in molte scene, con la culla di Baby Yoda, ha ricordato anche la vecchia serie tv degli anni 70\80, “Samurai” in cui questo samurai solitario, tantava di riscattare il suo nome e girava per il Giappone con il suo figlioletto). La trama cede un po’ negli episodi 5 e 6 che sono alquanto bruttini, ripetto ai precedenti, che comunque erano dei filler, ma poi si risolleva fino ad arrivare agli episodi finali dove si riprende con la story-line principale, in cui il Mandaloriano deve fare i conti con il suo gesto, e quindi affrontare la sua gilda e gli appartenenti all’ ex Impero, che vogliono a tutti i costi il bambino.

Se misterioso è il piccolo protagonista della serie, lo è altrettanto il suo compagno di avventure, un uomo che non toglie mai il casco, ma di cui qualcosa in più conosciamo. L’uomo infatti è stato cresciuto dai Mandaloriani, dopo che la sua famiglia è stata sterminata, e ha giurato, affiliandosi completamente al loro credo, di non togliersi mai il casco, cosa che invece avverrà in un episodio, per cause di forza maggiore; così facendo, per la prima e unica volta (per ora) nella serie, ritroviamo il volto noto di Pedro Pascal, l’Oberyn Martell del Trono di spade, e agente Pena nella serie Narcos, che comunque dà al personaggio una forza e caratterizzazione eccezionale, solo con la sua voce e le movenze fisiche.

Come ho detto, The Mandalorian è molto più Star Wars, di quanto non lo siano stati i film dell’ultima trilogia, con i suoi paesaggi, i suoi richiami, i suoi personaggi, e vengono nominati anche i Jedi, nell’ultima puntata, dove si fa un po’ di chiarezza anche sull’uso della Forza, ancora primordiale, da parte di Baby Yoda, e si dà il via alla nuova missione che ci accompagnerà nella seconda stagione: la ricerca del pianeta del bambino.

Personalmente, ma ho visto che non sono stata l’ unica a pensarlo, credo che Jon Favreau, show-runner di The Mandalorian e nome e volto noto in casa Disney-Marvel( è stato il regista del live-action Il re Leone e di Iron Man 1 e 2, nonchè interprete del simpatico Happy Hogan, autista\guardia del corpo del mitico Tony Stark), abbia superato J.J. Abrams, nell’apportare nuova linfa vitale all’universo di Star Wars (sono un’estimatrice di Abrams, e amo molti dei suoi lavori, a partire da Alias, Lost, e i reboot di Star Trek, ma con Star Wars non mi ha soddisfatta, anche se credo, che se avesse avuto in mano lui anche il secondo film, le cose sarebbero andate diversamente, in quanto il terzo film, cerca di rimediare ai danni fatti, e tutto sommato, per alcune scelte non mi è neanche dispiaciuto, il problema è che aveva un background completamente sballato, impostogli principalemente dal secondo film, il peggiore della trilogia), dandoci un prodotto che, pur non avendo nulla a che fare con la Saga principale, gioca sulla familiarità dello spettatore già appassionato, coinvolgendolo a livello visivo e affettivo nelle imprese dei protagonisti.

The Mandalorian è un prodotto per gli appassionati di Star Wars, confezionato con sapienza e amore per la saga, ma è anche un prodotto godibile per chi appassionato non lo è. E poi, siate sinceri: ma come si fa a resistere al tenerissimo “bambino”? E’ impossibile!!!!

 

 

 

Published in: on 05/02/2020 at 19:02  Lascia un commento  
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Serie tv: Un 2019 anomalo e poi…Carnival Row, e non solo.

Il mio 2019, riguardo le serie tv è stato un po’ particolare, in quanto, dopo aver abbandonato alcune serie “storiche” come Outlander e The Walking Dead, avevo una sorta di blocco da serie tv e niente mi prendeva più, niente mi appassionava, accumulavo titoli, ma non mi decidevo mai ad iniziarli, o se li iniziavo, dopo una puntata o due li abbandonavo. Una sola serie stavo attendendo, ad aprile, ovvero l’ultima stagione di Game of Thrones, e dopo la fine di questa serie, che ci ha appassionato per anni, di nuovo il blocco( forse accentuato anche dal finale assurdo di GoT, su cui non mi soffermerò troppo, perché fa ancora male). In estate un po’ la svolta, un paio di binge-watching con la bellissima e angosciante Chernobyl, e la sempre deliziosa Stranger Things. E poi ancora di nuovo il blocco, mentre tanti titoli mi scorrevano davanti…fino ad arrivare a novembre\dicembre, finalmente la svolta: due serie che ho iniziato a seguire, che mi hanno appassionato e che mi hanno dato la spinta per riprendere a “macinare” serie tv. Queste due serie sono The Mandalorian e Carnival Row (insieme a loro cito anche The Witcher, la serie del momento, che però, non mi ha appassionata quanto queste due, sebbene penso che continuerò a seguirla, visto che le cose si sono fatte interessanti proprio nell’ultima puntata).

Proprio di Carnival Row vorrei parlare oggi, mentre del “Mando” parlerò nell’articolo successivo.

Carnival Row è una serie che rientra nel genere fantasy, horror, poliziesco,con elementi steampunk. Ci troviamo nell’ immaginaria Repubblica di Burgue, in una città che ricorda una Londra vittoriana, tetra, fumosa, sporca, dove la gente dei bassifondi si arrabatta per vivere e dove hanno trovato rifugio alcuni essere fatati, i pix, fuggiti dalla loro patria, attaccata dalla misteriosa entità chiamata Il Patto.

Tra i pix sopravvissuti c’è Vignette Stonemoss (Cara Delavigne eterea modella, fisicamente perfetta per interpretare una pix), ex-amante del soldato Rycroft Philostrate, detto Philo( un Orlando Bloom maturo e tormentato) che ora è divenuto ispettore di polizia e che lei credeva morto. A turbare la presunta pace, che sembra essersi instaurata tra le creature fatate immigrate e gli abitanti di Burgue, una serie di omicidi efferrati, che sembrano essere compiuti da un essere mostruoso. Toccherà a Philo indagare, muovendosi in questa città oscura e anche tra la cerchia più elevata, andando a scontrarsi con la famiglia Breakspear, Absolom (un sempre eccellente Jared Harris) cancelliere di Burgue e la sua manipolatrice moglie Piety.

Fanno da interessante contorno anche altri personaggi, tra cui l’affascinante e ricco fauno Agreus, che vorrebbe farsi accettare dalla società di Burgue, Imogen Spunrose e suo fratello Ezra, che oberati dai debiti cercano di sfruttare la ricchezza di Agreus, e molti altri.

L’intreccio di questa serie è molto interessante, così come l’ambientazione, devo dire che mi è piaciuta molto la parte thriller\poliziesca, con la ricerca del “mostro” ecc, e mi è piaciuto tutto lo svolgersi della serie, con le storie dei personaggi che si intrecciano e si sviluppano. E’ una serie che ha anche degli interessanti colpi di scena, ottima nella ricostruzione pseudo-storica della città (pur essendo una città immaginaria, ci ricorda molto la Londra vittoriana, come abbiamo detto) , e con splendidi costumi (in particolare gli abiti di Imogen e Piety). Inoltre, affronta delle tematiche quanto meno attuali, come l’integrazione razziale, sia dal punto di vista degli elementi meno abbienti, che da quello di chi ha fatto fortuna, come Agreus. E ovviamente affronta la paura di tutto ciò che è diverso e straniero.

La serie è già stata confermata per una seconda stagione, e ovviamente sono curiosa di vederla, sperando come sempre che non si vada a rovinare quanto di buono fatto nella prima.

Published in: on 01/02/2020 at 17:25  Comments (1)  
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