Alle Scuderie del Quirinale:Pompei e Santorini, l’eternità in un giorno.

“Terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni, diluvi, mutando di colpo, con la faccia della terra, il corso delle società umane, le hanno combinate in modo nuovo, e queste combinazioni, le cui cause prime erano fisiche e naturali, sono divenute, col tempo, le cause morali che mutano lo stato delle cose”

Jean- Jacques Rousseau

Aperta l’11 ottobre, durerà fino al 6 gennaio 2020, la splendida mostra alle Scuderie del Quirinale, che ci fa rivivere la tragedia di due importanti civiltà antiche, quella dell’antico centro minoico di Akrotiri, sull’isola di Santorini, e quella a noi più nota e più vicina di Pompei. Due eruzioni vulcaniche, distanti nei secoli (quella che distrusse Akrotiri avvenne nel XVI sec. a.C, mentre Pompei nel 79 d.C.), che accomunano questi due importanti siti con un’identica fine; due interi insediamenti umani che furono seppelliti dalla forza della natura, con i loro ideali, il loro credo, le loro culture. La scoperta di Pompei, con gli scavi del 1748, ha segnato la nascita dell’archeologia moderna, e mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita quotidiana di un’antica città romana, rimasta sospesa nelle rovine delle sue domus, delle terme, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, ma rimasto intatto fino a noi.

In un clima culturale  diverso, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Solo decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo – ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate.

E’ percepibile durante tutta la mostra il tema della catastrofe naturale, che distrugge la vita in quel momento, ma allo stesso tempo la cristallizza nel corso dei secoli e ce la restituisce nella drammaticità degli eventi.

A livello di reperti sicuramente Pompei la fa da padrone, con vasellame, affreschi, calchi di mobili e di corpi, monili, allestiti al 1° piano della mostra, ma ci sono dei pezzi interessanti anche provenienti da Santorini, i bellissimi affreschi su tutti. Per quanto riguarda Pompei, oltre ai dipinti, ricostruzione di un ninfeo e monili, abbiamo un bellissimo servizio completo in argento, che fu nascosto in una cesta, ed è arrivato nel corso dei secoli fino a noi, dopo essere stato ritrovato nel 1800 in un sottoscala, durante dei lavori.

Per quanto riguarda Santorini, invece, la mancanza di monili e preziosi, e fino ad oggi il mancato ritrovamento di corpi, avvalora la tesi, secondo la quale, l’evacuazione non fu improvvisa, ma i suoi abitanti a causa delle forti scosse delle settimane precedenti avevano già abbandonato le loro case. Ci rimangono quindi molti reperti, quali vasellame, di pregevole fattura, e affreschi, magnifici, come i due fanciulli pescatori, ma a differenza di Pompei, non abbiamo gli strazianti calchi di corpi umani ed animali, che rendono più drammatico il ricordo dell’esplosione vesuviana. La sezione dedicata a Santorini si trova al 2° piano, ma come ho detto è più scarna e meno spettacolare di quella dedicata a Pompei.
La restante parte del 2° piano è dedicata a delle interpretazioni moderne, e quadri di vari artisti che nel corso dei secoli hanno voluto immortalare nelle loro opere le drammatiche eruzioni, ma devo dire che a parte qualche dipinto ( Turner ad esempio), questa parte della mostra non mi ha entusiasmato.

Resta comunque una bella mostra, che mette a paragone due civiltà accomunate da uno stesso destino, e che ancora, come nel caso di Akrotiri, hanno ancora tanto da svelarci.

 

 

 

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Published in: on 14/12/2019 at 16:49  Lascia un commento  

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