Due piccoli musei.

Oggi voglio parlarvi di due piccoli musei che ho visitato qualche giorno fa e che fanno parte della cerchia degli otto piccoli Musei del Comune di Roma aperti gratuitamente e tutti i giorni al pubblico.

Gli otto musei del circuito dei Musei in Comune gratuiti sono questi e sono tuttmolto interessanti da visitare: Villa di Massenzio sull’Appia Antica,Museo di Scultura antica Giovanni Barracco,il Museo delle Mura,Il Museo della Repubblica Romana e della memoria Garibaldina,il Museo Napoleonico,il Museo di Casal de Pazzi, il Museo Pietro Canonica e il Museo Carlo Bilotti.

Proprio di questi ultimi due vi racconterò qualcosa. Entrambi si trovano all’interno di Villa Borghese e a poca distanza l’uno dall’altro,sono quindi facilmente visitabili insieme,anche se tra loro sono molto diversi.

Immerso più nel verde della Villa,affacciato su Piazza di Siena è il Museo Pietro Canonica, casa-museo dello scultore di Moncalieri che si fece strada nel mondo della ritrattistica nella prima metà del novecento. Figura di spicco nell’arte dell’epoca,poi dimenticato dalla critica,Canonica partecipa alle più importanti esposizioni nazionali ed internazionali: Parigi, Venezia, Londra, Berlino, Roma, Bruxelles, Pietroburgo. Accademico di San Luca e di numerose accademie italiane e straniere, nel 1929 viene nominato Accademico d’Italia e nel 1950 Senatore a vita.
Si afferma negli ambienti dell’alta aristocrazia e viene chiamato presso tutte le corti d’Europa, dove fanno a gara per commissionargli opere celebrative, ma soprattutto busti, ritratti palpitanti ed incisivi, eseguiti con una perizia tecnica rara e una grande sicurezza nel modellato.
Da Buckingham Palace alla corte degli Zar, innumerevoli sono i volti aristocratici che vedono espressa nel marmo la loro più segreta interiorità.
La prima guerra mondiale cancella questo mondo che costituiva per l’artista un punto di riferimento oltre che il suo principale committente, ed egli si dedica soprattutto alle grandi composizioni monumentali e celebrative. In molte piazze italiane la memoria dei soldati caduti nella grande guerra si onora con un’opera di Pietro Canonica.
Nel 1922 l’artista si stabilisce a Roma e ottiene dal Comune l’uso della “Fortezzuola”, nella splendida cornice di Piazza di Siena, dove l’artista vive e lavora fino alla morte, nel 1959 e dove grazie alla moglie che ne conservò la memoria,nacque il museo che raccoglie molte delle sue opere.Dopo la morte di quest’ultima nel 1987 al Comune di Roma viene lasciato anche l’appartamento e lo studio dello scultore che si possono ammirare ancora oggi con visite guidate su prenotazione.

A parte le sale espositive con i ritratti di molti personaggi dell’epoca e opere di ispirazione neo-classica ho trovato molto bello l’appartamento e lo studio dello scultore rimasti intatti come in una fotografia che ha fermato il tempo in quelle stanze usate dall’artista.Le sale dell’appartamento sono state restaurate e completamente arredate da Pietro Canonica secondo il gusto piemontese del XVIII secolo, dando la preminenza ad una concezione degli spazi di rappresentanza che esaltassero la sua immagine pubblica. Ambienti, quindi, che rispecchiando lo spirito dell’artista, della sua epoca e del suo ambiente sociale, costituiscono un esempio unico di casa- museo nell’ambito del panorama museale romano. Consiglio davvero questo piccolo museo che mi ha colpito in maniera particolare.

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Di impatto più moderno e suggerito appunto agli amanti dell’arte contemporanea è il Museo Carlo Bilotti che si trova sempre all’interno di Villa Borghese nell’edificio chiamato l’Aranciera,che ha una storia secolare e di grande interesse, dovuta alle numerose trasformazioni che nel corso del tempo ne hanno modificato in misura sostanziale sia l’assetto sia le funzioni. Già presente nell’area prima della realizzazione della Villa Borghese da parte del cardinale Scipione (1576-1633), quale residenza di un certo prestigio della nobile famiglia dei Ceuli, l’edificio conobbe i suoi fasti maggiori nell’ultimo quarto del Settecento con Marcantonio IV Borghese (1730-1800).
 Ridotto in ruderi a causa dei disastrosi cannoneggiamenti subiti durante gli scontri che portarono alla caduta della Repubblica Romana nel 1849 e ricostruito molto liberamente e senza più tracce del ricchissimo apparato decorativo, fu adibito ad Aranciera, cioè al ricovero invernale dei vasi di agrumi. Nel 1903, all’epoca del passaggio di Villa Borghese al Comune di Roma, era sede di uffici e abitazioni; ospitò quindi un istituto religioso e successivamente, dal 1982, uffici comunali.
L’intervento realizzato per trasformare l’Aranciera in Museo ha permesso di rendere di nuovo leggibile quanto restava della sua struttura originaria, recuperando alcuni ambienti occultati da tempo, e ha fornito l’occasione per ricostruire compiutamente, per la prima volta, la storia dell’edificio. 

Carlo Bilotti fu un imprenditore internazionale nel campo della cosmetica e da sempre appassionato collezionista d’arte,e la sua figura di collezionista si caratterizza per l’amicizia con molti artisti tra cui de Chirico, Warhol, Lichtenstein, Dalì, de Saint-Phalle, Rivers, Rotella, dalla quale nasceranno le committenze di numerose opere non solo per la sua collezione personale ma anche per le sue società. Carlo Bilotti negli ultimi anni della sua vita ha sentito l’esigenza di rendere fruibile al pubblico la propria collezione e ha realizzato diversi progetti di mecenatismo nelle città di Cosenza e di Roma. Ha trascorso gli ultimi decenni con la moglie ed i figli adottivi Eric e Megan, tra Palm Beach, New York e Roma. E’ scomparso all’età di 72 anni, il 17 novembre 2006.

A testimonianza della sua vicenda personale e culturale, sono esposti nel museo due ritratti. Il primo, Tina e Lisa Bilotti, del 1981 è di Andy Warhol. Si tratta di una raffinata elaborazione foto-pittorica rarissima per il maestro della Pop Art in quanto ritrae in una singola tela persone diverse: Tina, moglie di Carlo, e la figlia Lisa (scomparsa prematuramente nel 1989). Nelle collezioni pubbliche romane è presente solamente un’altra opera dell’artista americano. Il secondo, Carlo con Dubuffet sullo sfondo, è un dipinto a rilievo del 1994 di Larry Rivers che fu tra i primi in America a creare ritratti in chiave dissacratoria. Anche l’opera di Dubuffet riprodotta sullo sfondo appartiene alla collezione Bilotti.

 La collezione permanente del Museo  comprende anche  18 lavori di Giorgio de Chirico, ma anche opere di  Gino Severini e  di Giacomo Manzù. A questo primo nucleo  originale si sono aggiunte negli ultimi anni opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci.

Personalmente rispetto al Museo precedente non sono stata colpita da quest’ultimo,ma per il semplice motivo che non sono un’amante dell’arte moderna e contemporanea.Ritengo però che per gli appassionati anche questo museo sia un piccolo scrigno che accoglie gioielli inestimabili e quindi ne consiglio la visita a chi ama questo tipo di arte,e soprattutto consiglio a chi si trovi a passare per Villa Borghese di non soffermarsi solo sui punti più conosciuti e sulla famosissima Galleria,ma anche su questi piccoli musei che arricchiscono la nostra città con piccoli tesori che vale la pena di conoscere.

 

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Published in: on 23/05/2015 at 22:22  Lascia un commento  

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