La regina scalza -Ildefonso Falcones

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Nel gennaio del 1748 una donna cammina da sola per le strade polverose di Siviglia. E’ una ex schiava proveniente dai territori della colonia spagnola di Cuba. Caridad ora non ha più un padrone che decide della sua vita, ma neanche più una casa. Lungo il suo peregrinare incontra Milagros Carmona, una giovane gitana nelle cui vene scorre il sangue della ribellione. Le due donne stringono un’amicizia sincera e incrollabile. Milagros confessa il suo amore per l’arrogante Pedro Garcìa, dal quale la separano antichi odi tra le due famiglie. Dal canto suo Caridad si sforza di nascondere il sentimento che sta nascendo in lei nei confronti del nonno di Milagros, Melchor, un uomo rude e seduttore, ma di principi ferrei quando si tratta di difendere la sua famiglia e lo stile di vita dei gitani. Quando un editto regio bandisce i gitani come fuori legge, la vita di Milagros e Caridad ha una tragica svolta. Le loro strade si separano, ma il destino vorrà farle incontrare di nuovo a Madrid, cuore pulsante della nuova Spagna in fermento. Ildefonso Falcones ci conduce per mano attraverso un’epoca e un luogo affascinanti, intessuti di storia e avventura. Da Siviglia a Madrid i lettori attraverseranno un impetuoso affresco storico popolato da personaggi che vivono, amano, lottano e credono in ciò che è giusto. Fiero riflesso di uomini e donne che non piegarono la testa di fronte all’intolleranza e all’ordine prestabilito. 

Eccomi qui con il primo articolo dell’anno nuovo,con il primo libro del 2014.

Attendevo da un po’ questo libro dopo essere rimasta letteralmente estasiata dalla prima opera di Falcones,La cattedrale del mare,dopo aver apprezzato le sue doti nel raccontare la storia spagnola vista dal punto di vista degli “oppressi” ne La mano di Fatima, anche se rispetto al 1 libro aveva qualcosa in meno. La lettura non mi ha deluso, anche se, così come il 2° libro anche questa 3° prova dell’autore secondo me ancora non ha raggiunto la bellezza de La cattedrale del mare.Forse è uno di quei casi in cui l’autore non riuscirà mai più a raggiungere le vette del 1° libro,o forse chissà un giorno,ma comunque anche questo è un libro che lascia il segno.

Dopo aver parlato delle persecuzioni degli ebrei,delle conversioni forzate in massa dei moriscos,questa volta sono i gitani i protagonisti dell’opera di Falcones,il popolo gitano con le loro tradizioni e abitudini che verranno messe a dura prova dal potere spagnolo con la retata e gli arresti della metà del 1700 quando un editto addita e bandisce i gitani come fuorilegge.

Conosciamo il popolo dei gitani attraverso gli occhi di Caridad,schiava liberata dal suo padrone morente proprio durante l’attraversata dall’America. Caridad, che non appena messo piede in terra di Spagna non sa proprio cosa farsene della sua libertà,come muoversi e come “interagire” con l’uomo bianco e che vivrà subito una serie di disavventure fino all’incontro con Melchor capo gitano vecchia maniera che la porterà con se nella sua famiglia. Ed entreremo così in un mondo fatto di passioni forti,di odi profondi e ancestrali nello stesso popolo ,passioni che solo in un modo possono sfociare. Conosceremo gli altri protagonsiti o meglio le protagoniste come Milagros,la giovane nipote di Melchor,Ana Vega sua figlia e la famiglia rivale dei Garcia tra cui Pedro di cui Milagros è innamorata.

In questo romanzo sono le donne le figure che più spiccano,nonostante la presenza di una figura come Melchor e di altri uomini oserei dire che un romanzo tutto al femminile, un romanzo in cui le protagoniste hanno una crescita molto dolorosa, con sbagli ed errori nel caso di alcune che costeranno cari,ma le donne sono anche coloro grazie alle quali la gitaneria dirime le sue faide,e va  avanti con orgoglio nei momenti più difficili.

Così come è avvenuto per il suo 2° libro,anche qui, a mio avviso Falcones si è dilungato un po’ troppo su certi aspetti e sulla ripetitività di alcune situazioni(anche se questo libro è un po’ più corto rispetto a quello), e all’inizio specialmente la storia mi sembrava non ingranare e procedere un po’ troppo lentamente. Ma dalla 2° metà del libro,fino alla fine abbiamo un accavallarsi di punti di vista di personaggi,che si erano divisi durante la storia,capitoli dedicati ad uno piuttosto che ad un altro,fino al ricongiungimento finale. Mi sembrava ,con le dovute differenze, di leggere Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin,con i vari POV dei personaggi e chiedermi durante un capitolo: “Oddio che ne sarà stato di…?” e non vedere l’ora di arrivare a scoprire in un crescendo di emozioni tutti i vari personaggi. Con questo espediente secondo me, la 2° parte del libro ha avuto il pregio di una lettura più scorrevole e avvincente,almeno per quanto mi riguarda,cosa che invece nella prima parte non era accaduta,e nessuna delle parti,dalla vita di Caridad a Madrid,o di Milagros sempre nella stessa città,o di Ana Vega in prigione mi ha mai annoiato.

Ripeto,il libro non è riuscito a raggiungere nel mio indice di gradimento La cattedrale del mare, e come avevo avuto occasione di dire per il protagonista de La mano di fatima,mi sembra che l’autore si accanisca un po’ troppo con i suoi personaggi facendogliene passare di cotte e di crude e se Arnau (il protagonista della Cattedrale-mi spiace ma non riesco a non fare paragoni con quel libro che ho davvero tanto amato) ne aveva passate tante, al confronto dei protagonisti dei libri successivi può quasi ritenersi un “fortunato”, ma è stato comunque un romanzo che mi ha molto colpito e che conferma comunque la bravura di Falcones nel ritrarre epoche e genti, che forse poi così lontane da noi non sono,e nel farci rivivere parti di storia della sua Spagna poco conosciute.

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Published in: on 16/01/2014 at 19:27  Lascia un commento  

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