Gita a Caprarola e Bomarzo (VT)

Venerdì 29 giugno complice  il giorno di festa a Roma,con una paio di amici abbiamo organizzato una gita a Viterbo e dintorni e siamo andati a trovare un’altra nostra amica che vive lì.Le nostre mete sono state il Palazzo dei Farnese a Caprarola,che desideravo vedere da tanti anni,e il Parco dei mostri di Bomarzo che già conoscevo.Da piccola andavo in vacanza da quelle parti,sul Lago di Bolsena ,quindi la zona e Viterbo stessa le conosco molto bene e sono posti davvero carini da visitare.Siamo arrivati alla stazione di Viterbo intorno alle 11 e la nostra amica è venuta a prenderci in macchina e ci ha portati a Caprarola,piccolo borgo,sovrastato dall’imponente mole del Palazzo.Devo dire che la visita al palazzo mi ha davvero impressionato,lo avevo visto sempre e solo attraverso immagini in tv e non ha deluso le aspettative.

La costruzione del palazzo – con la sua caratteristica forma pentagonale – fu affidata da Alessandro Farnese (divenuto papa Paolo III) ad Antonio da Sangallo che iniziò i lavori intorno al 1530 e, dopo un’interruzione, fu terminata da Alessandro Farnese (nipote di Paolo III) che ne commissionò l’esecuzione a Jacopo Barozzi da Vignola.

Lo studio del Vignola, come si evince da una serie di scritti e progetti, iniziò prima del 1555, pertanto l’edificio risulta un insieme di architettura militare e civile.
Bastioni, fossati, recinti e ponti levatoi danno l’idea della fortezza militare; giardini, architettura elegante e capolavori artistici, danno l’idea del palazzo signorile.

Esso può considerarsi terminato nel 1575, anche se ulteriori lavori di rifinitura si protrarranno fino al 1583.
A molti anni dopo risale la definitiva sistemazione della parte antistante il Palazzo ed il completamento dei giardini, finiti infatti da Jacopo Del Duca e da Girolamo Rainaldi.
Numerosi pittori ed artisti lavorarono nell’arco di un ventennio alla realizzazione del ciclo iconografico.
Federico e Taddeo Zuccari, Antonio Tempesti, Jacopo Bertoia, Raffaellino da Reggio, Giovanni Antonio da Varese, Giovanni de Vecchi e tanti altri meno conosciuti,affrescano le sale del piano inferiore e del piano nobile al quale si accede tramite la Scala Regia, capolavoro del Vignola, scala elicoidale con 30 colonne doriche; tutta in peperino grigio, è totalmente affrescata e termina con una cupola pure affrescata.

Al piano nobile troviamo le sale di rappresentanza, totalmente affrescate, che sono: la Sala d’Ercole, la Cappella, la Sala dei Fasti Farnesiani, la Sala del Concilio, la Sala degli Angeli e quella del Mappamondo.

Ci sono poi gli appartamenti privati composti: dalla Camera dei Sogni, la Camera dei Giudizi, la Camera della Penitenza, la Stanza del Torrione (unica con soffitto in legno), la Camera della Solitudine, la Camera dei Lanifici e la Camera dell’Aurora.
Queste stanze sono affrescate solo nella volta, in quanto le pareti venivano arricchite con arazzi e quadri.

Dal Piano nobile attraverso il ponte si passa ai giardini: si dividono in Giardini Bassi e Giardini Alti.
I primi sono due grandi giardini pensili quadrati (detti dell’Estate e dell’Inverno) che si trovano all’altezza del Piano Nobile e sono raggiungibili appunto mediante due ponti, rispettivamente dalla Camera dei Lanifici e da quella dei Giudizi.

I Giardini Alti sono un superbo esempio di giardino all’italiana; vi si accede da un bosco e ci si apre davanti una splendida Palazzina,detta la palazzina del Piacere creata anch’essa dal Vignola,che si trova immersa in un fantastico gioco di statue e fontane con giardini circondati da cariatidi e scalinate arricchite da altri giochi d’acqua.Alle spalle della palazzina un altro giardino con fontane.SE il Palazzo è meraviglioso con le sue sale enormi e affrescate i Giardini,soprattutto quelli alti sono veramente un paradiso terrestre,immersi nel verde e rinfrescati dalle fontane e giochi d’acqua.

Purtroppo devo dire che la potenzialità di questo Palazzo è davvero mal sfruttata,non essendoci all’interno dello stesso neanche un punto dove acquistare guide,cartoline o semplicemente delle brochure e inoltre le visite guidate ci sono solo nei giorni festivi,e a seconda degli orari neanche fanno visitare tutto;per il resto si è accompagnati da un custode che a seconda della persona più o meno loquace da qualche informazione di massima.

Finita la visita a Caprarola,dopo un pranzo al volo e un gelato sempre a Viterbo(che per via del poco tempo non abbiamo proprio visto,ma poco male è talmente vicina da Roma che ci si può tornare quando vogliamo,non tanto per me che la conosco,ma per i miei amici che non ci sono mai stati)siamo andati a Bomarzo.Il parco dei Mostri di Bomarzo fu ideato dall’architetto Pirro Ligorio (che completò anche San Pietro dopo la morte di Michelangelo e realizzò Villa d’Este a Tivoli) su commissione del Principe Pier Francesco Orsini (1523-1585) affranto per la morte della moglie Giulia Farnese (+1560). Per i seguenti 25 anni dalla morte della moglie l’Orsini praticamente null’altro fece che studiare i classici per trovare ispirazione nella creazione del “Suo” parco, la Sua “Villa delle meraviglie” ,quella che doveva diventare un’opera unica al mondo. Le sculture venivano scavate nei mastodontici blocchi di peperino che un po’ dappertutto si trovano nella valle e probabilomente solo la morte gli impedì di usarli tutti.

E dai massi prendono vita animali giganteschi, eroi omerici o semplici sirene o dee romane affiancati a volte da scritte misteriose.Ogni statua ha un suo significato simbolico.
La visita al parco dei mostri inizia con due piccole sfingi ed una serie di teste raffiguranti alcuni antichi Dei come Saturno, Giano, Fauno e la triplice testa di Ecate.Uno dei temi ricorrenti in tutto il giardino è la lotta del bene contro il male e la lotta tra i giganti. Lo vediamo attraverso la statua di  Ercole l’eroe mitologico, che uccide squartando a mani nude il gigante Caco.
Accanto alla statua c’è un’interessante scritta che ci spiega (in parte) il suo significato. “Se Rodi altier già del suo colosso
piur di quest il mio bosco ancho si gloria e per più non poter fo quanto posso”
“Se Rodi era la città dei 100 colossi questa statua (e tutto il parco) poteva tranquillamente appartenervi”. Passeggiando per il bosco troviamo poi altri gruppi di statue come la Tartaruga,il Pegaso,la Balena,per arrivare poi al Ninfeo dove vediamo le Tre Grazie abbracciate (e dove io e le mie amiche abbiamo pensato bene di dar vita a una nostra coreografia per una foto ricordo.ihih) arrivando poi al Teatro e al Nettuno con il piazzale delle anfore.Da li si prosegue per la Casa Pendente,che al solo starci un po’ di più al suo interno fa girar la testa e si prosegue per il bosco sempre passando di fronte ad altre statue come il Drago,l’Elefante,L’Ariete.Un altro piazzale è quello delle pigne dove si trova la statua di Proserpina e sul quale si affaccia la Rotonda.Lì c’è anche il Cerbero e la panca Etrusca dove troviamo la scritta “Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder maraviglie alte et stupende, venite qua, dove son faccie horrende elefanti, leoni, orsi e draghi” .Salendo le scale si arriva all’ultimo monumento il Tempio,fatto costruire sempre dall’Orsini postumo alle altre meraviglie,per onorare la memoria della sua 2° moglie.All’interno troviamo le lapidi in ricordo di Giovanni Bettini e sua moglie che nel 1954 acquistarono il parco, che dopo secoli di oblio, grazie al loro interesse e alle loro cure cure,fu restituito al pubblico,facendone uno dei giardini più conosciuti al moando.Personalmente ritengo che Bomarzo sia un posto carino da visitare,ma onestamente non ha mai esercitato su di me un fascino particolare.

Finita la visita a Bomarzo ci restava giusto il tempo di rientrare a Viterbo,comprare qualche cartolina e tornare a prendere il treno dopo una giornata intensa,divertente e interessante per tutto quello che abbiamo visto e sicuramente da ripetere per vedere tante altre cose ancora.

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Published in: on 01/07/2012 at 11:41  Lascia un commento  

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