Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano

Gli Orientalisti.Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano”. La mostra raccoglie le opere di pittori italiani che raccontano le culture misteriose e le atmosfere fascinose ed esotiche in auge dalla prima metà dell’Ottocento e diventate poi di moda soprattutto in seguito alla campagna d’Egitto di Napoleone.Il fascino dell’Oriente,le storie di sensuali odalische e città colorate e intriganti,i piaceri proibiti dell’harem, affascinano e incuriosiscono la cultura Occidentale, che è sempre più attratta da  una terra relativamente vicina geograficamente, ma lontana per usi e costumi.Scrittori e artisti vengono attirati da queste terre esotiche e compiono viaggi sul posto riportandoci poi le loro cronache scritte o pittoriche.Anche altri artisti che non viaggiano in loco vengono però colpiti dalla moda del tempo e affascinati dai racconti dei loro contemporanei dipingono temi orientaleggianti donandoci una loro visione di quelle terre misteriose e affascinanti(ad esempio Hayez non visitò mai i luoghi citati).

La mostra si apre con quadri che hanno come sfondo il deserto con opere di Roberto Guastalla,Alberto Pasini,Stefano Ussi,seguite poi da opere del napoletano Domenico Morelli per arrivare a Francesco Hayez ,Vincenzo Netti, Ettore Cercone e tanti altri artisti che ambientano i loro lavori in altri ambienti tipici dell’Oriente.

 

Quando si attraversa la Giudea cose straordinarie vengono rivelate da ogni cosa:tutte le scene della Scrittura vi sono presenti.Ogni nome racchiude un mistero; ogni grotta predice il futuro; ogni altura conserva in se il nome di un profeta.Dio in persona ha parlato da queste sponde( Chateaubriand)

 

 

I deserti sono attraversati da caravonieri e cammellieri o sono deserti dove si stagliano antiche rovine di precedenti civiltà che nel loro chiarore e quasi desolazione contrastano con i quadri della sezione successiva dove invece troviamo  viste di città,come Il Cairo,Costantinopoli ecc. città ricche, opulente e colorate con i loro bazar,i porti,le cupole delle moschee che svettano,le mura merlate e la ricca e variegata umanità che le abita,come i mercanti e gli schiavi, ma abbiamo anche ritratti di donne che nessun uomo occientale potrà vedere come la sultana che esce dal suo bagno rituale o le favorite del sultano che passeggiano nel giardino.

 

Una città brillante di luci e di colori,che con nobile gesto offre agli sguardi le sue muraglie intatte e merlate, la sua moschea azzurra con le colonne bianche, le mille cupole splendenti che la luce del sole autunnale investe per disperdersi poi in un vaporoso riverbero. (Alphonse de Lamartine)

 

La mostra si conclude con una  gamma di riratti di odalische sensuali,mollemente adagiate su divani,cuscini e ricchi tappeti dove l’opulenza e la sensualità la fanno da padrone.

 

…il modo di vestire della donna turca fra le apreti dell’harem, quel bel costume capriccioso e pomposo, di cui tutti hanno un’idea, e che dà ad ogni donna la dignità  di una  principessa e la grazia di una bambina. Ma noi non la vedremo mai…(Edmondo De Amicis)

 

 

La grazia dela donna turca è tutta nel riposo; nell’arte di mettere in evidenza le belle curve con atteggiamenti stanchi d’addormentata,col capo rovesciato indietro, coi capelli sciolti…arte che strappa oro al marito, e sconvolge il sangue e la ragione dell’eunuco…(Edmondo De Amicis)

 

Al Chiostro del Bramante a Roma,dal 20/10/2011 al 22/01/2012.

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Published in: on 27/11/2011 at 17:57  Comments (1)  

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  1. Ho visto, adesso adesso, la mostra al chiostro del Bramante e ne sono uscito un po’ deluso. È vero che noi non siamo come i francesi e non abbiamo grandi geni di pittura orienalista, ma esporre le opere meno rilevanti di quei pochi che si sono sbattuti fino in Turchia a cercare di guadagnarsi la pagnotta, mi sembra un gesto di sciatteria critica. Questa mostra è debole perché è piena di buchi sia dal punto di vista della qualità che delle presenze. Prendiamo Alberto Pasini: ha fatto una serie di capolavori che qui vengono rappresentati con diversi quadri che sono appena dei bozzetti a olio. E poi, perché non c’è Fausto Zonaro? È vero che Zonaro non è il pittore più grande del mondo, ma è un orientalista vero (è stato tanti anni in Turchia) che certo stava meglio degli acquarelli (solo uno bellissimo) di Stefano Ussi. Insomma, mi è sembrata una mostra fatta per forza con pochi temi, poche opere di rilievo e pochi artisti.


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