La realizzazione di un sogno:incontro con Wilbur Smith.

Si è tenuto a Roma,nella splendida cornice della Basilica di Massenzio,il Festival delle Letterature giunto quest’anno alla sua X edizione.Avendo sbirciato il programma già più di un mese fa ero venuta a conoscenza del fatto che la sera del 21 giugno sarebbe stato presente Wilbur Smith,l’autore di tanti best-sellers di avventura,tra cui “Il Dio del Fiume”, “Il Settimo Papiro”, “Uccelli da preda” “Monsone”, e tanti altri innumerevoli libri.Ma Wilbur Smith non è solo questo:si da il caso che sia anche uno dei miei auoti preferiti-dei contemporanei sicuramente il  mio preferito-e quindi non potevo perdere qusta occasione di vederlo,visto che già altre volte l’occasione mi era sfuggita(infatti le ultime due volte che è venuto a Roma a presentare i suoi due ultimi libri,”Il destino del cacciatore” e “La legge del deserto” l’ho sempre saputo troppo tardi).Stavolta non potevo perderlo e soprattutto desideravo tanto farmi autografare la mia copia de “Il dio del fiume” che è in assoluto il mio libro preferito.

E così insieme a mia mamma e ad un’amica mi sono recata a Massenzio per assistere alla serata.L’attesa è stata di circa due ore,sono voluta arrivare appena aprivano i botteghini dove si prendono i biglietti per la serata ,alle 19 e lo spettacolo iniziava alle 21,ma volevo essere tra le primissime file per godermi tutto da buona posizione.Nonostante le due ore il tempo è passato velocemente,tra una chiacchiera e l’altra con altre persone in fila, sugli autori preferiti,le passate edizioni ,le nostre letture ecc.

Poi siamo entrati ci siamo seduti e abbiamo aspettato che iniziasse la performance.Ogni sera si sono alternati sul palco due autori con degli inediti,accompagnati da attori o altri personaggi che hanno letto insieme a loro e introdotti da un accompagnamento musicale.
Prima di Smith quindi è toccato ad un altro autore,italiano,Michele Mari,che confesso,non conosco se non di nome.

Acompagnato dall’attrice Michela Cescon ha letto due racconti inediti che saranno pubblicati il prossimo anno in una sua raccolta.Due racconti di stile,come possiamo dire..gotico-horror?Mi viene in mente questo termine.Il 1° aveva per protagonista i fratelli Grimm,i due che tutti conosciamo,più un terzo fratello,malato,quesi folle.L’ispirazione per le fiabe dei Grimm,popolate di orchi,mostri ecc probabilmente veniva dalla testa del 3° fratello se non addirittura da un altro personaggio ancora che ci sarà svelato nel finale del racconto…

Il 2° racconto è ambientato a Villa Diodati sul lago di Ginevra dove 4 persone sono riunite in una notte di tempesta e per ingannare il tempo lanciano una sfida letteraria.Vi ricorda niente questa storia?ebbene si quelle quattro persone erano proprio Byron,Shelley con sua moglie Mary e John Polidori segretario e amico di Byron(che coincidenza ritrovare dei personaggi che come potete leggere qualche post più sotto mi hanno tenuto compagnia nelle mie ultime letture e visite culturali) E quella notte come tutti sappiamo presero forma due capisaldi della letteratura gotica: Frankenstein della Shelley e Il Vampiro di Polidori.Stranamente invece i due poeti più dotati da quella sfida non riuscirono che a tirare fuori dei frammenti.Ma se Polidori  per il suo vampiro, Lord Ruthven, si è ispirato alla figura di Byron,Mary Shelly ,per il mostro filosofo del Frankenstein a chi si è ispirata?Svelerà alla fine del racconto al suo amico Polidori,chi è la sua fonte di ispirazione…

 

Questi due racconti e la loro interpretazione da parte dell’autore e dell’attrice che lo accompagnava mi sono piaciuti moltissimo e mi hanno tenuta incollata alla sedia.

 

Subito dopo la fine e un intermezzo musicale è stata la volta di Wilbur Smith.Dapprima l’attrice Michela Cescon ha letto un  brano tratto dal libro”Il destino del cacciatore” ,dopodichè Smith è entrato in scena proponendoci il suo inedito letto da lui in inglese e tradotto sul maxischermo.Un brano bello ed emozionante come lo sono i suoi racconti.Un’introduzione sul valore della parola per noi umani,che a differenza dei suoni per gli animali,ci trasmette ormai da secoli emozioni,storie,tradizioni.La parola è quella cosa attraverso la quale noi conosciamo la storia,gli eroi e le eroine.Il primo poeta,padre della nostra letteratura,Omero ,attraverso i suoi poemi epici altro non ci racconta che le vicende di uomini,eroi ed eroine del nostro passato.E così anche Smith attraverso la parola ci racconta quste affascinanti storie.E se a volte ci capita di chiederci da dove prende la sua ispiraazione,presto detto:dalla sua esperienza diretta.Infatti come saprete Smith è nato in Africa, terra che fa da sfondo a tutti i suoi romanzi.La sua è stata una vita avventurosa sin da bambino,ma soprattutto la vita di suo padre è stata veramente una vita degna di un romanzo.E così ci ha raccontato un episodio di una caccia al leone,quando il padre si è trovato faccia a faccia con una feroce fiera che di notte era penetrata nell’accampamento insieme a due femmine.Nel raccontare la storia e l’esito,felice per il cacciatore,un po’ meno per le fiere, ho davvero rivissuto le pagine dei suoi libri in cui i personaggi si erano trovati in situazioni simili.Ha detto che un giorno forse scriverà un libro su suo padre.Penso che sarà come sempre un capolavoro.

Finita la serata Wilbur Smith si è fermato a firmare autografi e finalmente lì ho potuto realizzare il mio sogno:stringergli la mano,ringraziarlo in un inglese stentato ahimè,per i suoi splendidi romanzi e per le emozioni che ci regala e farmi auotgrafare “Il dio del fiume” che ho tenuto a precisargli essere il mio libro preferito(avrei tanto voluto dirgli qualche cosa in più soprattutto sull’ultimo libro della saga egizia,che per carità scritto bene ,divinamente come al solito,ma mi aveva molto deluso come storia-l’avevo definito un fantasy ambientato in Egitto-,ma ahimè l’inglese è quel che è e nonostane accanto a lui ci fosse un traduttore non è che potevo monopolizzare la sua attenzione con lunghi discorsi).Ho fatto autografare anche per mia madre “Monsone” altro libro meraviglioso.Quando son risucita ad uscire dala folla che si era accalcata accanto al tavolo dove firmava i libri avevo le mani che mi tremavano per l’emozione.Può sembrare stupido,banale,forse a molti incomprensibile,ma mi ha davvero emozionato conoscere così da vicino quest’uomo che con le sue storie mi ha fatto emozionare,piangere,stare col fiato sospeso,e viaggiare con la fantasia in luoghi e tempi meravigliosi.

Credo che conserverò per sempre il ricordo della serata e oggi a distanza di 12 ore ancora mi riguardo quella copia del mio libro con orgoglio e sento di avere tra le mani qualcosa di veramente speciale che conserverò per sempre come una delle più preziose reliquie letterarie che una persona possa possedere 🙂

 I testi inediti letti dai due autori e dagli autori presenti nelle altre serata si possono trovare su http://www.festivaldelleletterature.it/it/programma/

Published in: on 24/06/2011 at 17:15  Lascia un commento  

Viaggio nel Romanticismo inglese-Visita alla Shelley&Keats House

In questi giorni i miei “compagni di lettura” sono stati i tre poeti inglesi protagonsiti del primo Romanticismo,ovvero George Byron,John Keats e Percy Bhisse Shelley.Il tutto è nato per caso con un piccolo libricino che mi è balzato agli occhi mentre aspettavo delle amiche e ingannavo il tempo in libreria.Il libro si intitola “I ragazzi che amavano il vento” a cura di Roberto Mussapi.Poco più di un centinaio di pagine per un libro diviso in due parti. La prima è un vero e proprio romanzo breve che racconta il segmento italiano della vita dei tre poeti; la seconda è un’antologia che ripercorre i motivi che hanno ispirato la scelta italiana: la luce, l’acqua, l’aria, quel volare alto e leggero che sembra attraversare come un tema comune l’opera dei tre autori. Devo dire che il libro non ha soddisfatto pienamente la mia voglia di saperrne di su questi poeti e le loro vite così affascinanti seppur brevi e così ho pensato di procurarmi altri libri e in particolare i libri delle loro lettere per conoscere meglio queste tre personalità.

Così ho conosciuto meglio le vite,brevi ma intense di questi poeti legati da una conoscenza e amicizia non profondissima a dir la verità,ma soprattutto legati dall’ineluttabilità del destino delle loro tragiche morti.

Infatti se Byron e Shelley erano venuti in Italia per diletto,il giovane Keats giunse in Italia prima a Napoli e poi a Roma per cerare di alleviare le pene della sua triste malattia,la tubercolosi che già aveva portato via sua madre e suo fratello e che strapperà lui ai suoi affetti all’età di 25 anni.Keats passò gli ultimi mesi della sua vita insieme all’amico Jospeh Severn,pittore(che èsepolto accanto a lui) proprio nella casa di P.za di Spagna.Keats è sempre stato considerato uno dei principali esponenti del Movimento Romantico e la sua fama di poeta è cresciuta continuamente, sopravvivendo ai vari mutamenti di gusto. Il suo epistolario, pubblicato nel 1848 e poi nel 1878, è apprezzato quanto la sua poesia. Le lettere raccolgono, con ingegno ed entusiasmo, eventi quotidiani e le più profonde riflessioni sull’amore, la poesia e la condizione umana.

Keats e Shelley si conoscevano ed erano amici seppur non un’amicizia profonda,ma la morte di Keats colpì profondamente Shelley tanto e vero che a lui dedicò l’eccezionale elegia Adonais .

Temerario e brillante nelle sue poesie come nella vita, Shelley produsse la maggior parte dei suoi capolavori in meno di una decade. Annegò al largo della costa toscana all’età di ventinove anni.

Shelley si sposò due volte, sebbene disapprovasse l’istituzione del matrimonio, come pure quella della famiglia reale, il mangiar carne e la religione. La prima moglie Harriet si annegò; la seconda moglie fu Mary Shelley, figlia di Mary Wollstonecraft e William Godwin. Shelley fuggì con lei, quando quest’ultima aveva solo sedici anni, e con la sorellastra Jane “Claire” Clairmont quindicenne: la loro relazione a tre durò per otto anni. Trascorsero l’estate del 1816 con Byron, sul lago di Ginevra, dove Mary iniziò la stesura di Frankenstein. e dove prese vita anche un altro libro entrato nella storia:”Il vampiro” di John Polidori amico e segretario personale di Byron che si trova li con loro.Tormentato dai creditori, di salute cagionevole e “detestato dallasocietà”, Shelley si stabilì, nell’estate del 1818, definitivamente
in Italia e l’anno successivo vide  la sua migliore e più varia produzione poetica.Nell’aprile 1822, si trasferì in una casa isolata sulla baia di Lerici. Annegò, nel luglio1822, nella sua piccola barca l’Ariel insieme ad altre due persone, al ritorno da una visita a Byron e a Leigh Hunt a Livorno. Le circostanze dell’incidente rimangono misteriose e alcuni hanno suggerito che Shelley non abbia cercato di salvarsi dal naufragio perché intendeva morire.In effetti Shelley aveva uno strano rapporto con l’acqua :amava stare nell’acqua,ma non sapeva nuotare.Si dice che un’altra barca cercò di dissuaderlo dal partire da Livorno con il mare in tempesta e di trarlo in salvo,ma lui rifiutò.Ritrovarono il suo corpo 10 giorni dopo con in tasca un libro delle poesie di Keats.

Chi invece aveva un altro rapporto di amore con l’acqua era Byron.Byron però sapeva nuotare e anche bene e compì imprese di nuoto memorabili,come l’attraversata dello stretto dei Dardanelli.

George Gordon, sesto barone, era il figlio del capitano John Byron, ‘Mad Jack’. Quest’ultimo fuggì con Lady Carmarthen e la sposò; dalla loro unione nacque Augusta, che rivestì un ruolo molto importante nella vita di Byron. Come sua seconda moglie, il Capitano Byron sposò la scozzese Catherine Gordon of Gight, che fu la madre di Byron.Dopo la sua formazione ad Harrow e a Cambridge, viaggiò attraverso l’Europa, visitando Portogallo, Spagna, Malta e Grecia; attraversò a nuoto l’Ellesponto e, in quei luoghi, giunse alla decisione di sostenere la liberazione della Grecia dai Turchi, impegno che lo portò a ritornare in quella terra e poi alla morte.La sua vita tumultuosa(si dice che ebbe anche una relazione incestuosa con la sorellastra,situazione che lo divise dalla moglie Annabella Milbanke dalla quale ebbe una figlia,Ada)lo fece abbandonare l’Inghilterra e lo portò in Italia in particolare a Venezia.Nel suo soggiorno a Ginevra invece come abbiamo detto intensificò i rapporti con Shelley ed ebbe una relazione con la cognata di lui Claire Claremont dalal quale ebbe una figlia,Allegra.A Venezia invece incontrò nel 1818 egli incontrò Teresa Guiccioli, alla quale si affezionò profondamente; nel 1821, ella lasciò il marito per lui. Shelley convinse Claire Claremont a mandare Allegra da Byron, ritenendo che avrebbe tratto beneficio dalla ricchezza e dalla condizione del padre. Byron la tenne con sé ma, poco dopo, si stancò di lei e la mandò in un convento dove morì, nel 1822, all’età di cinque anni. Questo evento causò una rottura tra Byron e Shelley poco prima della morte di quest’ultimo anche se Byron poi si recò a riconoscere il corpo dell’amico.

Preso dal suo impegno per la Grecia e sentendo che l’azione era più importante della poesia, nel luglio 1823, Byron si imbarcò.La sua dedizione alla causa greca elettrizzò la gioventù europea e centinaia di giovani si affrettarono ad accompagnarlo. La sua morte per una febbre a Missolonghi, nell’aprile 1824, fu pianta in tutta Europa e segnò l’apoteosi del Romanticismo. Il suo corpo fu rifiutato sia dal decano di Westminster che da quello di Saint Paul e venne sepolto nella tomba di famiglia ad Hucknall Torkard, nei pressi di Newstead.

Dpo questa ricera bibliografica e l’approfondimento in teoria delle vite di questi personaggi mi son detta:ma perchè non visitare la casa di Shelley e Keats in Pza di Spagna?Sapete quante volte ci sarò passata l’ho sempre guardata distrattamente e mi son ripromessa un giorno di andarci e non l’ho mai fatto?Bene l’altro sabato,complice anche una giornata che non ha permesso di avventurarsi verso il mare ne ho approfittato e sono andata a visitarla(non prima di essere passata anche al Cimitero Acattolico a Testaccio dove i due poeti Shelley e Keats riposano e dove le loro tombe sono meta di molti visitatori inglesi e non solo).L’esterno dell’edificio è esattamente com’era quando Keats arrivò a
Roma per trascorrere gli ultimi mesi di vita, nel vano tentativo di rallentare le ineluttabili conseguenze della tubercolosi. Aperta al pubblico nel 1909, la Casa contiene una ricca collezione di quadri, sculture, manoscritti, oggetti e prime edizioni che ricordano la vita di Keats, Percy Bysshe Shelley e Lord Byron.Altri pezzi importanti della collezione sono: un reliquiario contenente una ciocca di capelli di John Milton e di Elizabeth Barrett Browning, una maschera di carnevale in cera di Lord Byron, e manoscritti di Oscar Wilde, Mary Shelley, William Wordsworth, Robert Browning, e Joseph Severn, l’amico e compagno di viaggio di Keats.
La Casa contiene una ricca biblioteca specializzata in letteratura romantica; attualmente conta più di ottomila volumi a cui vengonosempre aggiunti nuovi titoli.L’unica pecca secondo me è che le informazioni sono scritte esclusivamente tutte in inglese.E’ vero che magari la casa è più meta di visitatori stranieri che italiani,ma dei pannelli nella nostra lingua li avrei messi.In ogni caso agli italiani e soprattutto ai romani che non cnoscono o che passano distrattamente davanti a questo luogo consiglio di visitare questa casa perchè vale veramente la pena e devo dire che mi sono emozionata a vedere il luogo dove si è spenta la giovane vita di John Keats,secondo me il più dotato dei tre poeti(senza togliere niente agli alri) e quello la cui personalità e vita mi hanno colpito di più.

 

L’opinione(secondo me stupenda,poetica e molto azzeccata) di

 Giuseppe Tomasi di Lampedusa su John Keats:

“Talvolta appaiono sulla terra degli esseri che riflettono nella loro esistenza una luce più che umana.Ma per appartenere a questa ristrettissima élite il genio non basta: né Shakespeare, né Dante, né Michelangelo, né Baudelaire sono degli “angeli”. Sono forse degli Dei, angeli non sono. Bisogna, per essere annoverati fra gli angeli, morire molto giovani, o giovanissimi cessare qualunque attività artistica; bisogna, va da sé, che questa attività sia di valore supremo; bisogna insomma che la loro apparizione sia fulgida e brevissima, così da dare a noi grigi mortali la sensazione di un visitatore superumano che durante un istante ci abbia guardato, e sia dopo ritornato ai suoi cieli, lasciandoci doni di qualità divina e anche un amaro rimpianto per la fugacità della sua apparizione. Fra gli “angeli” io ritrovo Raffaello e Masaccio, Mozart e Hölderlin, Rimbaud e Maurice de Guérin, Shelley, Marlowe e Keats.In questa lista, splendente di gioia e, per noi, di lacrime, il posto supremo spetta a John Keats. Di tutti egli è il solo assolutamente puro. So bene che non è colpa loro, ma qualche macchia di fango imbratta le ali di Marlowe e di Shelley; Rimbaud è indubbiamente un angelo, ma, come Marlowe, non si sa bene se venisse da su o da giù; la lussuria di Raffaello, la follia di Hölderlin, l’iracondia di Masaccio, la moglie di Mozart sono delle lievi mende sul candore delle loro vesti. Angelo di prima classe, arcangelo, serafino, cherubino, angelo a tutto tondo, angelo a cento carati, angelo con le ali di prima scelta garantite contro le tarme non vi è che John Keats.”
 
Published in: on 13/06/2011 at 16:08  Lascia un commento  

I Giardini del Quirinale e la collezione delle carrozze

In occasione della Festa della Repubblica vengono aperti al pubblico i giardini del Quirinale.Quest’anno,visto che il 2 giugno erano invitati ad assistere alle celebrazioni moltissimi capi di stato stranieri i giardini nel giorno di festa sono rimasti chiusi per permettere al presidente della Repubblica di incontrare le delegazioni straniere,e sono stati aperti al pubblico oggi domenica 5.Purtroppo la giornata è stat rovinata nelle prime ore pomeridiane dalla pioggia,ma nonostante tutto ne è valsa la pena perchè sono veramente stupendi.

All’interno dei circa 4 ettari di terreno su cui è costruito il giardino troviamo boschetti,viali alberati,fontane (molto bella quella di Giulio Monteverde detta “delle bagnanti” con statue provenienti dalla Reggia di Caserta)e giochi d’acqua,(la Fontana Rocciosa con le insegne araldiche di Gregorio XV si anima di improvvisi getti d’acqua), piante, tra cui molte rose che si arrampicano ad ingentilire i tronchi degli alberi ad alto fusto tra cui anche numerose palme e poi ci sono anche molte vestigia antiche tra cui una bella statua dell’imperatore Adriano e la notevole meridiana voluta da Urbano VIII Barberini alla quale lavorò anche un giovane Borromini.La visita è stata allietata dalle note della banda musicale della Guardia di Finanza e della Polizia che però ad un certo punto ha dovuto interrompere a causa della forte pioggia che stava scendendo in quel momento.Il prossimo anno spero che il tempo sia più clemente con chi vorrà visitare questo luogo meraviglioso perchè con il bel tempo vi si può passare una giornata davvero indimenticabile.

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Ieri invece è stato aperto il palazzo detto “Fabbricato Cipolla” dove sono conservate le carrozze del Quirinale e dove si trovano anche l’antica Galleria dei Finimenti e delle Livree, il Gabinetto Storico con i corredi di scuderia più preziosi e l’ufficio del Grande Scudiere – il funzionario regio che si occupava di questo importante settore della vita di corte.La visita però comprendeva solo due sale con una decina di carrozze ovvero le carrozze della corte Sabauda tra cui la berlina argentata di gran gala, usata dalla regina d’Italia realizzata da Cesare Sala di Milano nel 1878 . Nella collezione presidenziale si conservano ancora sei berline argentate di gala, tutte eseguite da Sala, ma l’unica di gran gala è questa. Le altre berline argentate venivano usate per i servizi quotidiani e per il corteo in occasione della presentazione delle credenziali dei nuovi ambasciatori al sovrano.Nella raccolta presidenziale si conservano tre delle sei berline di gran gala realizzate fra il 1821 e il 1850 per il Granduca di Toscana Ferdinando III dalla ditta Busi e Dani di Firenze. Si tratta degli unici carri della collezione che non sono stati eseguiti per la corte sabauda.

Nella Sala della Rotonda si conservano quattro gioielli unici. Si tratta delle prestigiose berline di gran gala che provengono da Torino. L’esemplare più antico è il Berlingotto del 1789, commissionato in occasione delle nozze del duca di Aosta Vittorio Emanuele con Maria Teresa d’Asburgo Este; è un esempio raffinato di coupé con la cassa decorata ad opera di Vittorio Rapous da figure allegoriche rappresentanti le virtù.

Al periodo della Restaurazione appartengono le altre berline conservate nella Sala: la berlina detta “di Maria Teresa” o “degli Sposi”, realizzata nel 1817 per le nozze di Carlo Alberto principe di Carignano con Maria Teresa d’Asburgo Lorena, fu decorata dal pittore di corte Giovanni Vacca; l’altra, la berlina detta “Il Telemaco, venne prodotta per la stessa occasione e dipinta sempre dal Vacca con le Storie del viaggio di Telemaco.

 

Nel 1819 il Pregliasco e lo stesso gruppo di artisti impegnati per la fabbricazione delle altre due vetture realizzano anche la cosiddetta “Egiziana”, costruita per il carnevale del 1819 su ordine di Carlo Felice di Savoia, duca del Genevese, e offerta a sua moglie Maria Cristina di Borbone. In seguito furono tinteggiati in nero gli originari fondi color avorio e la vettura venne utilizzata per i solenni trasporti funebri. La carrozza decorata in stile “egiziano” intende rappresentare il tempio della dea Iside.

 

Published in: on 05/06/2011 at 19:04  Lascia un commento  

Game Fair Italia:festa campestre tra cani,cavalli,falchi e tanto altro…

Ieri per tutta la giornata sono stata catapultata in campagna in una grande festa-spettacolo che si svolge nei pressi di Tarquinia:Il Game Fair.Come dicevo è una grande festa campreste,che quest’anno per il 5° anno consecutivo si svolge nel Lazio presso la località di Tarquinia. La festa presenta giorni densi e ricchi di spettacoli e iniziative di ogni genere legati al mondo venatorio. Spettacoli con cani, cavalli, falconieri, tiro a volo (prove per il pubblico ed esibizione dei campioni), percorsi di caccia, tiro ad aria compressa, ma anche arco e fionda, dimostrazioni e prove di pesca anche in mare, battesimi della subacquea. L’evento è strutturato per riuscire a dare al pubblico molteplici motivi per passare alcune piacevoli giornate nella piana con una serie di iniziative di ricreazione per le famiglie e per i ragazzi.Lo spazio dedicato alla Fiera è molto ampio,in un primo grandissimo spiazzo ci sono tutti gli stands dedicati alla caccia alla pesca,abbigliamento e attrezzature per chi ama questi sport(anche se premetto che per me la caccia non è uno sport ma una crudeltà)e gli stand di ristoro.Al centro dello spiazzo i ring dove si svolgevano le esibizioni dei cani,tra cui splendidi esemplari di cani da seguita,collie e border collie e altri ancora.Dopo lo spiazzale assolato si trova una incantevole e fresca pineta dove erano posti i tavoli dei punti di ristoro per mangiare ecc e altre arene e ring(in particolare quella dei maestri dell’Accademia romana d’armi che davano lezioni di scherma storica agli avventori:io mi sono divertita un sacco a tirar di fioretto!!!) e tutte le stalle dei cavalli.Al di là ancora della pineta,di nuovo in uno spiazzo assolato una grande arena dove si esibivano i cavalli,in gare e emozionanti(corsa delle bighe,gara tra cani e cavalli) e sfilate e infine i falconieri con i lro bellissimi esemplari di volatili.Devo dire che è stata una giornata stancante,ma molto divertente:se siete appassionati di anmali e magari vi trovate in zona,domani c’è ancora una giornata per approfittare di questa occasione e vivere una bella giornata all’aria aperta.Tra l’altro immediatamente dietro l’arena, superate un paio di dune si trova la spiaggia(non un gran chè,ma sempre spiaggia è) quindi può essere anche un’occasione per passare veramente in pochi passi dalla campagna al mare e prendersi una bella giornata di sole e se poi ci si stanca del sole ci si può riposare al fresco della pineta,tra tanti bellissimi e divertenti spettacoli con degli animali veramente stupendi.

http://gamefairitalia.it/

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Published in: on 04/06/2011 at 19:50  Lascia un commento