Il carnevale romano I parte

SI è aperto ieri con la sfilata da P.za del Popolo a Via del Corso il “Carnevale Romano”, arrivato alla sua terza edizione . Dal 26 febbraio all’otto marzo ci sarà un vero e proprio villaggio nella piazza romana, mentre via del Corso, piazza del Popolo, piazza di Spagna e piazza Navona si trasformeranno così in tanti teatri a cielo aperto con clown e fate ma anche Arlecchino, Colombina e Pulcinella. Per gli appuntamenti principali ecco il sito ufficiale dell’evento:

http://www.carnevale.roma.it/

Già nella 1° giornata,nonostante il freddo,ma complice il cielo sereno,c’è stata una grande affluenza di pubblico che ha riempito P.za del Popolo,Via del Corso e Via Ripetta ,dove ha sfilato la parata inaugurale del Carnevale,dove c’era un po’ di tutto,tutta la storia d’Italia raccolta in pochi metri,da figuranti in costume da legionari,con tanto di Cleopatra,i butteri con i loro cavalli(che daranno vita nel corso della manifestazione a vari spettacoli equestri),i corpi dei Carabinieri e della Polizia a cavallo,dame e cavalieri medievali,maschere settecentesche con il carro della Commedia dell’arte,Garibaldi(senza garibaldini),giocolieri,trampolieri e sbandieratori,più varie carrozze d’epoca e tanto altro.

In questi anni il comune ha ripreso una tradizione antica riportando in auge una festa considera al pari dei più bei carnevali antichi.

LA STORIA

Il carnevale ha delle origini antichissime:nell’antica Roma infatti il Carnevale si festeggiava con il “Ludus carnelevarii” che era una caccia agli animali selvatici, nella zona di Testaccio in prossimità di quello che si pensava fosse il sepolcro di Remo: era una rievocazione dell’atto cruento (l’uccisione di Romolo da parte del fratello) che aveva dato origine alla nascita di Roma.

In seguito il Carnevale venne rappresentato dall’aristocrazia romana con sfilate di carri allegorici che rappresentavano la storia degli antenati.

Al ritorno dei Papi che erano stati esiliati ad Avignone, il Carnevale venne riformato soprattutto per opera di Papa Paolo II, celebre la “Corsa dei Berberi” che si teneva nella Via Lata,l’attuale Via del Corso,in cui i cavalli correvano senza fantino e purtroppo, nella loro corsa sfrenata, procurarono vari morti; sotto il pontificato di Giulio II e Paolo III, le corse dei cavalli continuarono; ma furono aggiunte le sfilate di carri che rappresentavano il Carnevale con enormi statue fatte di cartapesta.

Quando i papi non ebbero più il prestigio di cui godevano, anche il Carnevale si smorzò a causa di disordini interni, ma soprattutto della carestia, si vedevano solo rare maschere frutto dell’improvvisazione del popolo; ma nel frattempo si faceva spazio lo spettacolo con i comici della Commedia dell’arte.

Nel ‘600 in occasione di feste nobiliari, il Carnevale viene riportato alla ribalta con grandiose mascherate.

Nei secoli a seguire la festa del Carnevale ebbe vari mutamenti, fra danze popolari e carri allegorici allestiti dal potere dominante nei vari periodi storici.

Nel XIX secolo il Carnevale Romano era considerato tra i più celebri, tanto da oscurare in alcuni periodi anche quello veneziano.
Della festa romana ci hanno lasciato le loro impressioni i molti autori che nel corso dei secoli sono rimasti affascinati dalla sua grandezza e dalla sua particolarità. Tra loro si deve certamente ricordare Johann Wolfgang Goethe, che nel suo Viaggio in Italia  dedica molte pagine al Carnevale di Roma.

«Il carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a se stesso»: con queste parole lo scrittore tedesco descrive l’evento che coinvolgeva l’intera città per otto lunghi giorni, momenti in cui «la differenza di casta, tra grandi e piccoli, sembra per un momento sospesa; tutti si addossano l’un sull’altro, tutti accettano con disinvoltura quel che loro capita, mentre la libertà e la licenza son mantenute in equilibrio dal buon umore universale».

L’autore descrive tutti i preparativi e i luoghi della città che ospitano gli avvenimenti centrali della festa, in particolare la lunga via del Corso che «corre in linea retta da piazza del Popolo a Palazzo Venezia» il teatro del Carnevale di Roma che ospita i divertimenti pubblici delle varie giornate. Il corso di Roma, animato dalle carrozze tutte le domeniche e i giorni festivi «prende il nome dalle corse dei cavalli, con le quali a Roma finisce ogni giornata carnevalesca…» e ospita i chiassosi cortei di maschere che sfilano durante la festa, pulcinella, fantasmi bianchi, avvocati, pittori, mendicanti che ricevono «in luogo di elemosine, confetti, noci o altre inezie» e poi donne vestite con abiti maschili e  «giovinotti travestiti da donne del popolino, attillati in costumi di festa, col seno scoperto, audaci fino all’insolenza».

Questa lunga e chiassosa festa termina il giorno prima del mercoledì delle ceneri, col suggestivo rito dei moccolotti che si svolge sempre lungo via del Corso e che lo scrittore ci descrive come l’«apparire qua e là dei lumi alle finestre, altri accennare sui palchi e, in pochi momenti, diffondersi al’intorno un tal fuoco, che tutta la via appare rischiarata come da ceri ardenti».

Con questi eventi si vuole riportare Roma a rivivere una sua antica tradizione e a vedere l’afflusso di pubblico di ieri devo dire che l’esperimento sembra riuscito:l’unica cosa che manca a mio avviso e ho avuto modo di notarlo anche lo scorso anno,è il fatto che il pubblico difficilmente partecipa in maschera,ad eccezione dei bambini e di qualche giovinetto.Se tutti i romani invece aderissro all’iniziativa con maschere,allora si che si potrebbe tronare a competere,come secoli fa con i carnevali più famosi d’Italia 🙂

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Published in: on 27/02/2011 at 19:25  Lascia un commento  

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