Il carnevale romano I parte

SI è aperto ieri con la sfilata da P.za del Popolo a Via del Corso il “Carnevale Romano”, arrivato alla sua terza edizione . Dal 26 febbraio all’otto marzo ci sarà un vero e proprio villaggio nella piazza romana, mentre via del Corso, piazza del Popolo, piazza di Spagna e piazza Navona si trasformeranno così in tanti teatri a cielo aperto con clown e fate ma anche Arlecchino, Colombina e Pulcinella. Per gli appuntamenti principali ecco il sito ufficiale dell’evento:

http://www.carnevale.roma.it/

Già nella 1° giornata,nonostante il freddo,ma complice il cielo sereno,c’è stata una grande affluenza di pubblico che ha riempito P.za del Popolo,Via del Corso e Via Ripetta ,dove ha sfilato la parata inaugurale del Carnevale,dove c’era un po’ di tutto,tutta la storia d’Italia raccolta in pochi metri,da figuranti in costume da legionari,con tanto di Cleopatra,i butteri con i loro cavalli(che daranno vita nel corso della manifestazione a vari spettacoli equestri),i corpi dei Carabinieri e della Polizia a cavallo,dame e cavalieri medievali,maschere settecentesche con il carro della Commedia dell’arte,Garibaldi(senza garibaldini),giocolieri,trampolieri e sbandieratori,più varie carrozze d’epoca e tanto altro.

In questi anni il comune ha ripreso una tradizione antica riportando in auge una festa considera al pari dei più bei carnevali antichi.

LA STORIA

Il carnevale ha delle origini antichissime:nell’antica Roma infatti il Carnevale si festeggiava con il “Ludus carnelevarii” che era una caccia agli animali selvatici, nella zona di Testaccio in prossimità di quello che si pensava fosse il sepolcro di Remo: era una rievocazione dell’atto cruento (l’uccisione di Romolo da parte del fratello) che aveva dato origine alla nascita di Roma.

In seguito il Carnevale venne rappresentato dall’aristocrazia romana con sfilate di carri allegorici che rappresentavano la storia degli antenati.

Al ritorno dei Papi che erano stati esiliati ad Avignone, il Carnevale venne riformato soprattutto per opera di Papa Paolo II, celebre la “Corsa dei Berberi” che si teneva nella Via Lata,l’attuale Via del Corso,in cui i cavalli correvano senza fantino e purtroppo, nella loro corsa sfrenata, procurarono vari morti; sotto il pontificato di Giulio II e Paolo III, le corse dei cavalli continuarono; ma furono aggiunte le sfilate di carri che rappresentavano il Carnevale con enormi statue fatte di cartapesta.

Quando i papi non ebbero più il prestigio di cui godevano, anche il Carnevale si smorzò a causa di disordini interni, ma soprattutto della carestia, si vedevano solo rare maschere frutto dell’improvvisazione del popolo; ma nel frattempo si faceva spazio lo spettacolo con i comici della Commedia dell’arte.

Nel ‘600 in occasione di feste nobiliari, il Carnevale viene riportato alla ribalta con grandiose mascherate.

Nei secoli a seguire la festa del Carnevale ebbe vari mutamenti, fra danze popolari e carri allegorici allestiti dal potere dominante nei vari periodi storici.

Nel XIX secolo il Carnevale Romano era considerato tra i più celebri, tanto da oscurare in alcuni periodi anche quello veneziano.
Della festa romana ci hanno lasciato le loro impressioni i molti autori che nel corso dei secoli sono rimasti affascinati dalla sua grandezza e dalla sua particolarità. Tra loro si deve certamente ricordare Johann Wolfgang Goethe, che nel suo Viaggio in Italia  dedica molte pagine al Carnevale di Roma.

«Il carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a se stesso»: con queste parole lo scrittore tedesco descrive l’evento che coinvolgeva l’intera città per otto lunghi giorni, momenti in cui «la differenza di casta, tra grandi e piccoli, sembra per un momento sospesa; tutti si addossano l’un sull’altro, tutti accettano con disinvoltura quel che loro capita, mentre la libertà e la licenza son mantenute in equilibrio dal buon umore universale».

L’autore descrive tutti i preparativi e i luoghi della città che ospitano gli avvenimenti centrali della festa, in particolare la lunga via del Corso che «corre in linea retta da piazza del Popolo a Palazzo Venezia» il teatro del Carnevale di Roma che ospita i divertimenti pubblici delle varie giornate. Il corso di Roma, animato dalle carrozze tutte le domeniche e i giorni festivi «prende il nome dalle corse dei cavalli, con le quali a Roma finisce ogni giornata carnevalesca…» e ospita i chiassosi cortei di maschere che sfilano durante la festa, pulcinella, fantasmi bianchi, avvocati, pittori, mendicanti che ricevono «in luogo di elemosine, confetti, noci o altre inezie» e poi donne vestite con abiti maschili e  «giovinotti travestiti da donne del popolino, attillati in costumi di festa, col seno scoperto, audaci fino all’insolenza».

Questa lunga e chiassosa festa termina il giorno prima del mercoledì delle ceneri, col suggestivo rito dei moccolotti che si svolge sempre lungo via del Corso e che lo scrittore ci descrive come l’«apparire qua e là dei lumi alle finestre, altri accennare sui palchi e, in pochi momenti, diffondersi al’intorno un tal fuoco, che tutta la via appare rischiarata come da ceri ardenti».

Con questi eventi si vuole riportare Roma a rivivere una sua antica tradizione e a vedere l’afflusso di pubblico di ieri devo dire che l’esperimento sembra riuscito:l’unica cosa che manca a mio avviso e ho avuto modo di notarlo anche lo scorso anno,è il fatto che il pubblico difficilmente partecipa in maschera,ad eccezione dei bambini e di qualche giovinetto.Se tutti i romani invece aderissro all’iniziativa con maschere,allora si che si potrebbe tronare a competere,come secoli fa con i carnevali più famosi d’Italia 🙂

Published in: on 27/02/2011 at 19:25  Lascia un commento  

Ritorno ai classici-L’Abbazia di Northanger;l’angolo di zia Jane.

Oggi parliamo di un altro libro di Jane Austen che ho finito di leggere proprio ieri:L’Abbazia di Northanger.

Il romanzo è il primo compiuto della Austen ,già finito nel 1803,ma venne publicato dopo la sua morte insieme a “Persuasione” .

Viene spesso considerato il peggior romanzo della Austen,una sorta di passaggio dagli Juvenilia ,la raccolta dei suoi scritti adolescenziali,ai romanzi maggiori.

Io l’ho trovato davvero gustoso e divertente.L’Abbazia di Northanger è una riuscitissima parodia del romanzo sentimentale e del romanzo gotico messi insieme.

E’ un po’ l’apprendistato di un’aspirante eroina,come la definisce la Austen,nelle faccende d’amore,ma soprattutto secondo me,nella vita di società.

La protagonista Catherine Morland non ha in realtà le stimmate dell’eroina,è una ragazza piuttosto comune , ingenua e oserei dire anche sempliciotta.La giovane ,di 17 anni si allontana per la prima volta da casa sotto la tutela di amici di famiglia per andare a Bath,la celebre località termale inglese.

Qui si svolge tutta la prima parte del libro,dove Catherine incontra i fratelli Thorpe,Isabella e John,stringendo con loro amicizia.Ma poco dopo conosce un’altra coppia di fratelli,i Tilney, Eleanor e Henry.Mentre Isabella e John si riveleranno essere i “cattivi” della situazione,rivelandosi falsi e ingannatori,i Tilney saranno “i buoni” e nasceranno un’amicizia sincera tra Catherine e Eleanor e anche l’amore per Henry. Catherine verrà invitata(anche se poi scopriremo che l’invito è stato fatto perchè era stata creduta una ricca ereditiera) dal generale Tilney,il padre dei suoi amici,nella loro residenza,L’Abbazia di Northanger,e da qui partirà la seconda parte delle avventure di Catherine.La fervida fantasia della giovane,stimolata anche dalla lettura de “I Misteri di Udolpho” un romanzo di Ann Radcliffe,maestra del romanzo gotico del tempo,la spingerà a credere chissà quali misteri e quali misfatti compiuti dal generale si celino dietro le mura dell’Abbazia ,ed ella si appresta a vivere come un’eroina delle sue letture preferite le avventure che gli si presentano.Ma in realtà l’Abbazia non cela assolutamente niente di strano e il generale non ha compiuto nessun delitto e Catherine ,aspirante eroina,si riroverà addirittura a fare una brutta figura col suo amato Henry.

Nel finale Catherine verrà allontanata in fretta dall’Abbazia,si capirà poi che tutto è sempre frutto di un inganno in cui è caduto il generale Tilney ascoltando le parole del fatuo John Torphe che a più riprese l’avevano ingannato  sul conto di Catherine.Henry Tilney rammaricato per il comportamento del padre raggiungerà la ragazza a casa sua e le dichiarerà il suo amore,chiarendo ogni cosa e avviando così il lieto fine della storia.

Come detto,questo romanzo non ha di certo la caratura degli altri romanzi della Austen,gli stessi personaggi principali non possono essere minimamente paragonati ad esempio ad una Elisabeth o a un Darcy,ma proprio perchè comunque risultano essere dei personaggi normali ,a me son piaicuti molto.Catherine può sembrare un po’ troppo ingenua e sciocca,prima  a non capire la falsità e la frivolezza di Isabella(che ingannerà anche il fratello di Catherine fidanzandosi con lui,che per fortuna però la lascerà  dopo aver capito che tipo è)e di suo fratello John,e poi a lasciarsi condurre dalla fantasia riguardo la figura del generale Tilney e i segreti dell’Abbazia,ma alla fine risulta una ragazza normale,che semplicemente non ha avuto ancora molte esperienze di vita e soprattutto non ha molti esempi femminili da seguire se non le eroine dei suoi libri(sua madre è sempre indaffarata con i figli più piccoli e la signora Allen,la sua chaperon a Bath è un altro esempio di frivolezza dedita solo ai vestiti e ai ricevimenti tipica di quell’epoca) .Anche Henry ragazzo dolce e intelligente,non ha certo il carisma di Mr Darcy,anzi alla fine ammette candidamente di aver capito di amare Catherine solo perchè ha visto in lei in interesse nei suoi confronti; e anche se questo magari potrebbe far storcere un po’ il naso alle romantiche sognatrici come la sottoscritta,devo dire che vi ho riscontrato molto di attuale a proposito del modo di fare di molti giovani d’oggi in fatto d’amore.

 Il romanzo si rivela un vivido e pungente  ritratto della società inglese alle prese con le vacanze ,i balli,le colazioni e i corteggiamenti che avvenivano nella località di Bath,e una divertente parodia dei romanzi gotici,con tutto il loro bagaglio,di misteri e delitti,e la penna di Jane Austen anche in quest’opera sa colpire nel segno col suo stile ironico e sagace accentuando le abitudini e  i difetti della sua epoca,facendone un romanzo veramente godibile e divertente,tutto da leggere al pari delel altre sue opere.

Published in: on 25/02/2011 at 21:32  Lascia un commento  

Ritorno ai classici-Orgoglio e Pregiudizio;l’angolo di zia Jane.

“It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife”
(È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie).

 E’ così che inizia uno dei libri più famosi della letteratura mondiale.

Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice) è il capolavoro della scrittrice inglese Jane Austen.Il romanzo esce anonimo nel 1813 (le spese di stampa a carico della scrittrice) dopo essere stato rifiutato da un editore nel 1797 (la stesura finale è la rielaborazione del libro “First Impression”  che l’autrice aveva iniziato a scrivere in gioventù)e  si afferma subito come un grande successo. La società di allora viene messa sotto la lente di ingrandimento dalla Austen,i vari temi affrontati sono quelli che caratterizzavano la società inglese dell’800 :il matrimonio, i rapporti tra uomo e donna, il ruolo della donna, e la scrittrice non solo li descrie ma li analizza con tagliente ironia,mettendo anche alla berlina i rappresentanti della media e dell’alta borghesia, basti pensare a Lady De Bourgh e a Mr. Collins, che sono delle figure piuttosto comiche,oserei dire piuttosto prossime al grottesco.

RIASSUNTO

La storia è questa: la vita della famiglia Bennet,che vive in campagna ,viene turbata dall’arrivo del ricco Mr Bingley ,nella tenuta vicino alla loro.La signora Bennet,donna piuttosto sciocca e invadente,vede in questo evento una possibilità per maritare con un ottimo partito una delle sue 5 figlie femmine:Jane,la maggiore,bella e di carattere mite,Elisabeth ,non bellissima,ma molto affascinante e intelligente nonché la preferita di suo padre, Mary la terza figlia,priva di doti naturali che riversa tutto il suo tempo negli studi che però la rendono una persona pedante e saccente. e Kitty e Lydia,ben diverse dalle sorelle maggiori ,ma sciocche e vanesie come la madre,che non perdono occasione di mettere in imbarazzo la famiglia con la loro sconsideratezza(soprattuto Lydia).

L’occasione che la signora Bennet attendeva si manifesta ad un ballo del loro vicino il Signor Lucas dove parteciperà anche il signor Bingley con le sue sorelle e un suo caro amico il Signor Darcy.

La scintilla tra Bingley e Jane non tarderà a scoccare e a crescere in altre occasioni,come il ballo a Netherfield,la tenuta di Bingley,mentre Darcy verrà atratto da Elisabeth,ma la offenderà con la sua arroganza e superbia dicendo di lei che non è bella,ma appena passabile.

Le sorelle di Bingley e Darcy, offesi e disgustasti dai modi poco raffinati della signora Bennet, riescono a separare Bingley e Jane e tornano a Londra dopo poco tempo con grande sconforto di Jane e di sua madre che già vantava in giro il fidanzamento della figlia.

Altri avvenimenti si succedono nel frattempo e dopo:Elisabeth riceve una proposta di matrimonio dal pastore Mr Collins lontano parente che alla morte di Mr Bennet erediterà Longhbourn la loro casa,ma rifiuta rifuggendo la pochezza di spirito e d’animo del pastore,che poi sposerà Charlotte Lucas la scialba figlia dei vicini di casa  dei Bennet,amica di Lizzie.Nel frattempo conosce anche Mr Wickham,soldato del reggimento di stanza a Meriton,che ha dei trascorsi poco piacevole con Darcy e anche a causa dei suoi racconti Elisabeth si è fatta una cattiva impressione dell’uomo.

Dopo la partenza di Bingley,Jane viene invitata dagli zii a Londra dove spera di aver occasione di vedere Bingley,ma questo non avverrà sempre a causa delle sorelle di lui e di Darcy che non gli diranno che la ragazza è a Londra,mentre Lizzie va in visita alla sua amica Charlotte ora sposata.Il pastore Collins esercita la sua professione sotto la tutela di Lady Catherine De Bourgh,aristocratica signora che egli non smette mai di incensare.A casa di questa Lizzie incontrerà di nuovo Darcy che è il nipote della donna. E qui che Darcy dichiarerà il suo amore ad Elisabeth,confessandole di amarla pur contro tutte le convenzioni che non vorrebbero mai uno della sua classe imparentarsi con gente del ceto di Elisabeth e criticando i comportamenti sconvenienti della sua famiglia.Elisabeth  rimane colpita ,ma rifiuta la corte di Darcy  offesa dalle sue parole e accusandolo di essere la causa dell’infelicità di Jane e di Wickham.
A quel punto Darcy,prima di partire dalla casa di sua zia scrive una lettera ad Elisabeth in cui ammette di aver avuto buona parte nell’allontanamento di Bingley da Jane,per i motivi già detti,e in cui svela ad Elisabeth la doppiezza di Wickham,uomo senza ritegno che aveva sperperato tutta la rendita lasciatagli dal padre di Darcy,suo tutore,e aveva cercato di compromettere Giorgiana Darcy sorella minore del nostro,delal quale lui si prende cura come un padre.

Eliabeth potrà confutare le parole dell’uomo grazie anche ad un altro cugino ,il colonnello Fritzwilliam che è a conoscenza di tutta la storia.

Venuta così a sapere la verità su Wickham,Lizzie al suo ritorno a casa lo tratterà con maggior freddezza e nel frattempo colpita da tutto ciò che era successo con Darcy inizia a mutare opinione su di lui.Dopo alcune settimane trascorse a Longbourn, Lizzy, con l’intento di distrarsi dai sui pensieri per Darcy, riparte con gli zii londinesi per un viaggio di piacere nel Derbyshire, durante il quale si trovano vicino a Pemberley, l’abitazione di Darcy. Convinta che il legittimo padrone non sia in casa, Elizabeth acconsente con grande interesse a visitare la tenuta. Durante la visita incontra però proprio il signor Darcy, rientrato prima del tempo. Darcy è sorpreso, Elizabeth imbarazzata. Tuttavia nota che i modi di lui sono molto mutati, sembra essere socievole e gentile. Le fa conoscere sua sorella e la invita a cena con i signori Gardiner, gli zii di Elizabeth, nonostante durante la sua dichiarazione avesse espresso grandi riserve sulle origini umili della sua famiglia. Però, prima che Elizabeth e i Gardiner possano recarsi a cena, Elizabeth viene raggiunta da una pessima notizia: Lydia, che era in vacanza, ospite del colonnello Forster e sua moglie a Brighton(vacanza a cui Elisabeth aveva anche cercato di opporsi) è scappata con Wickham, che pare non abbia intenzione di sposarla. Elizabeth rientra a Longbourn di fretta, scusandosi con Darcy e spiegando l’accaduto.

Dopo giorni di ricerce di Lydia e Wickham  la situazione scandalosa  viene messa a tacere con un matrimonio di convenienza,.Qualche tempo più tardi, Elizabeth viene a sapere da Lydia, e poi da sua zia Gardiner, che il signor Darcy è l’artefice del matrimonio. La zia la informa infatti che Wickham è stato profumatamente pagato per sposare Lydia.Elisabeth è estremamente grata a Darcy ,ma oltre alla gratitudine sente di provare molto di più per lui.Nel frattempo Darcy e Bingley tornano a Longhbourn ,dopo che Darcy chiarisce anche con Bingley tutto ciò che era accaduto,e Bingley si dichiara a Jane che accetta la sua proposta.Darcy però non osa riprorsi a Lizzie.Elizabeth però viene sorpresa da una visita improvvisa di Lady Catherine De Bourgh. La protettrice dei Collins,alla quale son giunte dele voci,vuole sapere se si è promessa al nipote e le chiede di promettere solennemente che mai si congiungerà in matrimonio con il signor Darcy in quanto aspira ad un matrimonio del nipote con sua figlia.Elizabeth rifiuta di promettere alcunché.Darcy, che viene a sapere dell’accaduto, comprende che Elizabeth nutre qualcosa di nuovo per lui.Il giorno successivo Darcy, in visita con l’amico Bingley presso i Bennet, si ripropone a Elizabeth che accetta con piacere, mostrandosi più innamorata che mai.

Finalmente le due coppie si sposano e così si conclude il libro.

La Austen con questo libro ci ha lasciato uno dei più alti capolavori della sua scrittura.

Scrittura schietta e sagace,con la quale ci descrive i vizi e le virtù dell’epoca ,e ci regala delle figure che sono rimaste indelebili nella storia della letteratura e nella mente dei lettori.

Lizzie ,fanciulla  intelligente e con la battuta sempre pronta,in cui la Austen mette senza dubbio molto di se stessa,che non si piega alla convenienza della società rifiutando prima il matrimonio con Collins,poi opponendosi con fermezza a Lady Catherine;il signor Darcy,uomo che appare arrogante e superbo a causa della sua elevata condizione,ma che rivela un carattere amabile quando si viene a sapere con quale amore si prende cura della sorella,e che per amore di Elisabeth cambia il suo modo di essere rivelandosi  gentile e con un elevato senso morale,un uomo che ha fatto battere milioni di cuori,e che spesso mi chiedo possa esistere in realtà(forse a quei tempi ce n’erano,ma al giorno d’oggi ci credo poco).E poi tutti gli altri,come ho già detto all’inizio anche quelle figure comico\grottesche quali possono esserela signora Bennet,Mr Collins ecc.

Un libro che si legge tutto d’un fiato,un ritratto come ho già detto della società ,ma anche dei luoghi della campagna inglese,che vengono descritti in maniera eccellente;dialoghi vivaci e intelligenti che rimangono impressi(molte delle massime del libro per me sono vera e propria Bibbia ed esempi di comportamenti da seguire nella vita).

Il successo del libro,eterno e immortale, è stato però in questi ultimi anni  incrementato dalla versione cinematografica del 2005, ma le versioni televisive e cinematografiche sono innumerevoli( e questa a mio parere non è delle migliori). Qui mi limito a citare quella degli anni 40 con uno splendido Laurence Olivier e una simpatica Greer Garson, però piuttosto anacronistica dal punto di vista dei costumi,e quella televisiva del 1995 con un Colin Firth che sembra essere proprio il signor Darcy uscito dalle pagine del libro.A chi vuole avvicinarsi a questa storia io consiglio sempre questa versione…ma ovviamente prima di tutto bisogna leggere IL LIBRO!!!

Published in: on 23/02/2011 at 17:15  Lascia un commento  

Ritorno ai “classici”:Jane Eyre.

Il libro di cui mi accingo a parlare è uno di quei libri che ti rimane dentro per sempre.L’avevo letto moltissimi anni fa ai tempi del liceo e recentemente ho avuto voglia di rileggerlo per rinnovare quei particolari della storia che nel corso degli anni si erano affievoliti nella mia memoria.

Jane Eyre è un romanzo di Charlotte Bronte, uscito nel 1847 e rivelatosi come il capolavoro della scrittrice inglese.

E’ la storia di uan ragazza,rimasta orfana che vive della carità di una zia che mal la sopporta.La storia,narrata in prima persona da Jane stessa ,che molte volete si rivolge direttamente al lettore nel corso della lettura,inizia dalla sua infanzia in casa della zia dove viene vessata dagli odiosi cugini.Avendo un carattere non incline alla sottomissione Jane viene mandata in collegio dove vivrà per 8 anni e dove per gli ultimi due anni di permanenza li diverrà istitutrice.Cruciali saranno l’amicizia con la pacata  Helen Burns e la tenera Miss Temple, che costituiranno i suoi affetti più cari durante quegli anni.Una volta partita Miss Temple per sposarsi,Jane decide di abbandonare il collegio e cerca lavoro come istitutrice presso qualche famiglia.

Il suo annuncio di lavoro viene viene letto dalla signora Fairfax domestica di Thornfield ,maniero appartenente al signor Edward Rochester.Jane dovrà occuparsi dell’istruzione di Adele ,pupilla di Rochester figlia di una sua amante(e forse sua) morta di cui l’uomo si è assunto il mantenimento.

E qui Jane ,inizierà una nuova vita,innamorandosi ricambiata dal suo padrone,andando così a sfidare le leggi e le convenienze dell’epoca.(In questo il romanzo si differenzia da tutte le opere dell’epoca spezzando le convenzioni che mai avrebbero visto una governante poter progettare un matrimonio col suo padrone).

Ma nel maniero c’è una strana presenza ,un qualcosa che sin dall’inizio inquieterà Jane e che metterà a rischio sia la vita di Rochester che la sua.

Nonostante questo mistero e il loro amore,tra finti corteggiamenti,lunghe chiacchierate sboccia e cresce fino a portarli alle porte del matrimonio.

Ma questo non avverrà per un impedimento insormontabile che Rochester ha nascosto a Jane.Questa sconvolta fugge da Thornfield senza niente e viene accolta,quasi sull’orlo della morte per inedia, dalla famiglia Rivers,composta dal curato St.John e le sue sorelle che prendono subito Jane in simpatia.

Jane troverà in loro la famiglia che non ha mai avuto (e non solo in senso figurato perchè i tre sono veramente imparentati con Jane e il caso ha voluto che si incontrassero e lo scoprissero per caso) e anche una nuova proposta di matrimonio da parte di St John che però vede in Jane solo una compagna per la sua campagna missionaria in India.

Ma una forza misteriosa,una notte,un evento strano che Jane stessa definirà soprannturale,ma del quale non farà mai parola a nessuno,la spinge a tornare a cercare Edward Rochester il suo indimenticato amore,che nel frattempo ha vissuto una grossa sciagura rimanendo gravemente ferito e ritiratosi in un altro castello di sua proprietà dopo che Thornfield è andato a  fuoco.

In questo libro troviamo un’eroina ben diversa da quelle dei romanzi del tempo,nella quale si riversano elementi biografici dell’autrice.Jane non è una bellezza,ma ha un carattere forte e volitivo,sempre coerente con se stesso cosa che la porterà a riffuggire la sconveniente richiesta di Rochester di divenire la sua amante e anche la proposta di St John che non è basata su alcun tipo d’amore.Anche Rochester viene descritto come brutto,ma il suo carattere forte e passionale quasi impetuoso lo fanno apparire forte e possente agli occhi di Jane(e non solo).Rochester è l’abile fusione tra il villain del romanzo gotico e l’eroe Byroniano, e ciò lo rende inevitabilmente magnetico.

Il romanzo a causa di questa rottura egli schemi non ebbe giudizi lusinghieri da parte di molti critici in epoca Vittoriana,ma comunque ebbe gran riscontro di pubblico.La Bronte esalta la figura di un’umile governante e sdogana un amore ritenuto per quell’epoca impossibile.

E’ una storia  indimenticabile  in cui è racchiuso un amore forte e passionale,il riscatto di una giovane donna,la descrizione delle convenzioni dell’epoca e anche un pizzico di mistero degno dei romanzi gotici dell’epoca.

Al libro si sono ispirati moltissimi altri scrittori e ne sono state tratte innumerevoli versioni cinematografiche e televisive .In uscita a marzo un’altra edizione cinematografica.

Published in: on 13/02/2011 at 21:47  Lascia un commento  

Immaturi

Immaturi è un film di Paolo Genovese che racconta di un gruppo di ormai quasi 40enni alle prese con la propria vita quotidiana che si ritrovano a dover ripetere l’esame di maturità,per un disguido del Ministero all’epoca della loro maturità.Il pretesto ,piuttosto favolistico,è lo spunto per un’operazione amarcord,già sperimentato nel cinema italiano con film come Compagni di scuola,Baciami ancora ecc,per una riflessione sulla vita dei 35-40 enni di oggi.Il gruppo di studenti,che un tempo erano amici,che poi si sa,come spesso accade la vita ha portato a non vedersi più,si ritrovano e si rimettono sui libri per superare di nuovo questa prova.Ma i tempi sono cambiati e insieme alle nottate di studio ognuno di loro porta la propria vita e tutto quello che ne consegue.

Il cast è composto da attori come Raoul Bova,Ricky Memphis,Barbora Bobulova,Ambra Angiolini,Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu e insieme a loro Giovanna Ralli e Maurizio Mattioli che interpretano i genitori del “bamboccione” Ricky Memphis che insieme al suo “papà” da vita alle scene più simpatiche del film.Non manca la bambina sagace che dispensa perla di saggezza alla mamma 40enne Barbora Bobulova.Tutti questi attori insieme hanno dato vita ad un  film simpatico e delicato che fa sorridere e che non può non suscitare una profonda nostalgia ,ma non lo fa in maniera triste e grottesca come poteva essere per altri film del genere:non è un film con un grande appofondimento psicologico o con tragedie esistenziali,infatti alla fine i personaggi di questo film hanno tutti un’evoluzione positiva,e non c’è nessun tipo di amarezza e per tutti si prospetta un happy end.

Lo spettatore esce con un sorriso dal cinema,sicuramente non è chissà quale capolavoro di film,ma una sufficienza la prende ,per passare un sabato o una domenica pomeriggio senza pensieri e lasciarsi cullare da dolci ricordi…anzi più che una sufficienza,visto il tema del film si potrebbe dare un bel 60..ma un 60 dei giorni nostri!!!! 🙂  

Published in: on 06/02/2011 at 14:42  Lascia un commento