3 libri

Oggi voglio scrivere di tre libri che ho letto ultimamente..tre libri di tre autori diversi,ma tutti e tre possono essere definiti “romanzi storici” (più o meno,uno è ambientato anche in epoca moderna) ,ma al di là di punti di contatto che potrebbero avere,sono stati tre libri che io accomuno per una cosa:mi hanno lasciato tutti e tre con una sensazione di agrodolce,una sensazione ,non proprio di tristezza,ma comunque di mestizia(gli ultimi 3-4 libri che ho letto mi hanno fatto tutti questo effetto se ci metto anche “Il Bacio del vampiro”.  Lo so sono troppo una che vuole sempre il lieto fine su tutta la linea,soprattutto per i protagonisti principali e soprattutto se c’è di mezzo una storia d’amore ,e se non va come spero io ci rimango male Deluso)
Voglio iniziare dall’ultimo che ho finito proprio ieri.
La mano di Fatima di Ildefonso Falcones. 2° opera di un avvocato di Barcellona appassionato di storia,che con il primo libro ,La cattedrale del mare ha scalato le classifiche mondiali.la storia narra le avventure di Hernando,giovane morisco nato da una violenza che la madre,morisca, subì giovanissima ad opera di un prete cristiano e si snoda per 50 anni di vita del protagonista,odiato dalla sua comunità per le sue origini e perchè i preti cristiani della sua città lo hanno preso a ben volere cercando di portarlo alla loro fede,ma che saprà elevarsi agli occhi del suo popolo al momento della rivolta dei moriscos contro i cristiani che li sottomettono. Il libro è un affresco storico di una parte di stroria spagnola,un episodio poco noto o comunque poco trattata,perchè si sa,la storia la scrivono i vincitori,appunto la sollevazione dei moriscos ,gli abitanti spagnoli di fede musulmana ,contro le vessazioni dei cristiani ,la loro sconfitta,la nuova sottomissione e infine l’espulsione dalla Spagna ad opera di Filippo III. Il protagonista passerà attraverso la storia del suo popolo,lottando per esso,lottando per la donna che ama,ma soprattutto lottando affinchè le due religioni trovino un punto in comune,sognando che un giorno possano vivere in pace…
Un libro molto bello,attuale per quanto riguarda l’argomento dell’intolleranza religiosa,e per certi versi che fa riflettere.
La storia si dipana per quasi 900 pagine,forse un po’ troppe.All’inizio stenta a decollare,poi inizia a prendere per poi arrivare al finale in cui ci sono dei colpi di scena che tengono viva l’attenzione e non si vede l’ora di arrivare allo scioglimento dei nodi,ma si ha come un senso di dispiacere perchè sta per finire.Alcuni punti nel mezzo sono un p’ lenti e poi le parti storiche a volte troppo prolisse..Il finale,quando il protagonista ritrova la donna amata dopo 30 anni di lontananza mi ha davvero commosso,e come dicevo mi ha lasciata molto triste perchè non c’è stato il finale che mi aspettavo(anche se nessuno dei due muore.ihih)Onestamente ho preferito di più il libro precedente,un vero capolavoro,e se il protagonista della Cattedrale del mare,il povero Arnau ne passava di tutti i colori,Hernando non gli è da meno,anzi ne passa davvero di cotte e di crude.
 Comunque anche questo è un bel leggere e mi ha suscitato forti emozioni.
Il secondo libro di cui voglio parlare è L’Armata perduta di Valerio Massimo Manfredi.

L’autore narra l’avventurosa storia dei Diecimila, mercenari greci che, arruolati da Ciro il giovane, desideroso di spodestare il fratello maggiore Artaserse dal trono persiano, si trovarono, dopo la clamorosa morte del loro capo a Cunassa, presso Babilonia, a dover percorrere le lande della Mesopotamia  e dell’Armenia sino al Ponto Eusino, cioè il Mar Nero.
L’impresa, come è noto, è stata immortalata da Senofonte, che si trovò, via via, ad assumere nell’armata un ruolo preminente nel corso dell’avventuroso viaggio, e che scrisse la celeberrima Anabasi, monumento perenne a se stesso, ma anche al coraggio e alla superiorità dello spirito greco, che, con la sua razionalità, riesce sempre ad avere la meglio sulle difficoltà.Nel libro di Manfredi la storia è narrata da Abira una donna,che al passaggio dell’Armata nel suo desolato paese,seguirà il giovane scrivano della missione,l’ateniese Xeno dopo essersi innamorata di lui,e che lascerà tutto per seguirlo in questa temeraria avventura.
La storia si dipana tra eroici condottieri,comandanti mercenari,donne coraggiose (soprattutto la protagonista)che seguono il destino dell’esercito.Forse non il miglior libro di Manfredi a mio avviso,ma pur sempre una buona lettura.Anche qui il finale mi ha un po’ lasciato delusa,lascia un po’ quell’aura di mistero: all’inizio non avevo ben capito  se il personaggio che porta via con se Abira è reale o no. Visto che anche le bambine che l’avevano salvata ad inizio libro e alle quali racconta la sua storia,lo vedono chiaramente,non si tratta certo di un fantasma…ma sarebbe stato carino spiegare in due parole come questa persona che tutti credevano morto(e comunque nel corso del libro si intuisce che c’è una presenza che segue l’armata e che salva Abira da morte cera in un’occasione in cui era rimasta indietro)come abbia fatto a salvarsi.ecco su questo punto l’ho trovato un po’ carente.per il resto ripeto,un bel libro coinvolgente anche se non c’è un personaggio in particolare a cui affezionarsi,forse solo Abira.
 
Il terzo libro del giorno è L’Uccello del sole di Wilbur Smith.l’archeologo Ben Kazin per anni, incurante del disprezzo dei colleghi, ha raccolto testimonianze attingendo alla cultura orale africana, per dimostrare che un’antica civiltà del Mediterraneo, probabilmente fenicia, si era stabilita nel Sudafrica e aveva fondato la mitica ‘Città della Luna’, Opet. Ora, grazie ad una foto satellitare, Ben ha individuato una traccia concreta che lo porta fino nel Botswana,alle  ‘Colline di Sangue’, dove, tra inseguimenti e cacce grosse, riesce a strappare alla terra i suoi segreti: gioielli, armi d’oro massiccio, antichissime pitture boscimane… e soprattutto un’iscrizione in cui si racconta la storia di Opet, il luogo prescelto dal dio del Sole Baal e dalla dea Astarte per custodire il Tempo. Ma per capire davvero le meraviglie della città scomparsa dovrà ripercorrere le crudeli vicende di quell’epoca magnifica e feroce e, soprattutto, interpretare la profezia che ne ha decretato la tragica fine. Che cosa può infatti aver determinato la scomparsa di un regno così forte e opulento? Esiste forse un legame tra Ben (soprannominato dai boscimani ‘Piccolo-uccello-del-Sole’) e il sacerdote di Opet Huy ben-Amon, ‘Grande-uccello-del-Sole’? Il passato, inaspettatamente, si riflette nel presente e dà vita ad un complesso, affascinante gioco di specchi,dove ritroviamo i personaggi del presente riflessi in personaggi del passato.Il libro si divide nettamente in due parti,la 1°con il racconto delle avventure di Ben ai giorni nostri,fino al finale,che sembra rimanere in sospeso,ma niente paura a fine libro sarà svelato,e la 2°con la storia della civiltà di Opet e della sua distruzione.Il romanzo è molto bello,a me è piaciuta particolarmente la seconda parte il cui finale è molto triste e commovente,amaro per certi versi per via della crudeltà con la quale la città e i suoi abitanti vengono spazzati via,amaro per il tradimento di un amico nei confronti dell’altro,ma commovente per il legame tra questi due uomini,che combatteranno a fianco fino alla fine,un legame il loro che travalicherà i secoli(e porterà con se tutto anche il tradimento nuovamente,ma anche la voglia di combattere per trovare le tracce della città perduta,fino alla fine,sempre insieme..).
Il legame tra il Gran Leone,re  di Opet e il suo sacerdote,mi ricorda ,con tutte le dovute differenze,e ce ne sono ,la forte amicizia tra Taita e Tanus,in quello che io ritengo il capolavoro assoluto di Smith,Il Dio del fiume.
Una storia,com’è tipico di Smith di lotte,sangue e guerra,ma anche una storia d’amore,di amicizie intense,  di amcizie tradite,che si dipana in due epoche differenti.
Un altro romanzo in cui Smith ti tiene incollato alle pagine fino all’ultimo.
 
E dopo questi tre libri..un saluto e alle prossime avventure…
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Published in: on 03/08/2010 at 14:02  Lascia un commento  

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