L’angolino di Chiara si trasferisce…

… se volete continuare a seguirmi, trovate il nuovo angolino a questo indirizzo:

https://langolinodichiara.wordpress.com/

Published in: on 13/06/2021 at 12:33  Lascia un commento  

The Nevers: avventure in salsa steampunk vittoriano.

Salve a tutti!!!

Eccomi di nuovo qui  per parlarvi di una serie TV, che sta andando in onda su Sky nelle ultime settimane. Nel momento in cui sto scrivendo sono ferma alla 4° puntata, mentre la serie dovrebbe essere composta da 12 puntate, suddivise in due parti, quindi per adesso ne vedremo solo 6. Spero che non ci facciano aspettare troppo per le altre!

La serie in oggetto è “The Nevers”. Una serie, piuttosto attesa, che vedeva il ritorno in campo televisivo di Joss Whedon, il creatore dell’ iconico telefilm  “Buffy” (di cui tra l’altro sto facendo un lento re-watching), “Angel” il suo spin-off, regista di “The Avengers“, “Justice League” e molto altro. Whedon però a novembre ha abbandonato il progetto a causa delle accuse mossogli da attori con i quali aveva lavorato negli anni passati e che lo avevano accusato di comportamenti sessisti e piuttosto offensivi. La sua mano nel progetto, però c’è e si vede, almeno fino a questo punto.

 

La serie è ambientata nella Londra di fine 800, ma mescola l’ambientazione storica a quella fantastica, più precisamente steampunk ( ricorda un po’ vagamente un’altra serie che ho molto amato,Carnival Row , anche se lì c’è un’ambientazione più cupa con una Londra in stato di guerra).

Dopo una strana apparizione nei cieli della città, di cui però nessuno ha memoria (forse), alcuni cittadini , prevalentemente donne, ma anche alcuni uomini, si risvegliano con dei poteri particolari, e vengono visti con sospetto dalla società. “I toccati“-così vengono chiamati coloro che hanno acquisito questi poteri- , non sono visti di buon occhio, e quindi perseguitati. Molti di loro troveranno un porto sicuro nella scuola della vedova Amalia True, dove, insieme alla stramba e dolce, inventrice Penance Adair,ci si prodiga per dare accoglienza ai “toccati”. Mrs True ricorda molto l’eroina ammazzavampiri creata da Whedon; come lei combatte, mena botte da orbi e sembra avere una missione da portare a termine. Ha anche la capacità di vedere flash di situazioni che devono ancora accadere. Miss Adair invece è colei che ci delizia con le più strane invenzioni grazie al suo potere di “vedere” schemi di energia elettrica e di utilizzarli nelle sue creazioni.

Insieme a loro altri personaggi si muovono in questa storia; la ricca filantropa Miss Lavinia Bidlow, che finanzia l’orfanotrofio, ma che sembra anche avere altri interessi più pericolosi nei confronti dei “toccati”, suo fratello Augustus “Augie”, timido e insicuro, anche lui toccato dalla capacità di comandare con la propria mente i volatili, il suo amico licenzioso e dedito ad ogni depravazione Hugo Swann, L’Ispettore Mundy, burbero e alcolizzato, ma con un forte senso morale, Lord Massen, che teme i toccati e vorrebbe schierare contro di loro l’esercito, la folle Maladie, che semina il terrore nelle strade di Londra. Poi ci sono tutta una serie di “toccati” che vivono nell’istituto e giusto per citarne alcuni: un bambina gigante, una ragazza che parla ogni volta in una lingua diversa, una cantante dalla voce sublime e magica, una donna dal tragico passato che ha il potere di distruggere tutto ciò che tocca, un medico che riesce a far guarire solo con un tocco delle sue mani e molti altri ancora.

Le nostre eroine, per proteggere i loro simili dovranno vedersela con più personaggi che cercano di sterminare la loro specie o studiarli con raccapriccianti esperimenti, o trarne profitti, ma anche loro, specialmente Mrs True, hanno qualcosa da nascondere, qualcosa di misterioso, che emerge a poco a poco durante le puntate.

The Nevers non è una serie con grandi tematiche innovative: donne forti protagoniste, esseri umani con poteri particolari. ambientazione vittoriana, tutti temi già visti in moltissime altre serie tv, ma in ogni caso la trovo una serie davvero piacevole da seguire, che mi ha affascinato fina dalla prima puntata, con dialoghi brillanti, bellissime e curate ambientazioni e personaggi accattivanti a cui non si può fare a meno di affezionarsi, anche grazie alle convincenti interpretazioni!
Su tutte Laura Donnelly nel ruolo di Amalia, attrice che già avevo apprezzato nel ruolo di Jenny Fraser Murray, la sorella di Jamie Fraser in “Outlander” , un’altra donna davvero forte e coraggiosa, una prova davvero convincente che la vede nel ruolo della predestinata per un’importante missione, ma con un alone di mistero che dissemina piccolissimi indizi ad ogni puntata.

Aggiungiamo poi quel tocco steampunk con ombrellini che danno scariche elettriche e carrozze che si trasformano in strane macchine, e anche per la storia in generale che incuriosisce e tiene alta l’attenzione; tutto questo ne fa attualmente la serie che più mi ha preso, e che aspetto con ansia di settimana in settimana! (in realtà c’è anche un’altra serie, che come si suol dire “mi ha mandato in fissa” e della quale mi sono “bevuta” le tre stagioni andate in onda, ma ve ne parlerò tra qualche giorno :p )

Quindi vi consiglio questa serie, molto molto carina, e non mi resta che aspettare le ultime due puntate della prima parte della prima stagione!!!

Published in: on 09/05/2021 at 11:37  Lascia un commento  

Alla Centrale Montemartini, I colori dei Romani, i mosaici della collezione capitolina.

Salve a tutti!!!Il Lazio è di nuovo in zona gialla, e finalmente sono aperti di nuovo i musei! E ovviamente ne ho subito approfittato per andare a vedere una mostra che avevo in programma da marzo! Anche perchè dalla prossima settimana  potrò dedicarmi a mostre e musei solo nel week-end, quindi ne ho approfittato per andare in un giorno infrasettimanale e godermi in pace una bella mostra e il bellissimo museo in cui è allestita.
“I colori dei Romani, i mosaici dalle collezioni Capitoline”, è la mostra allestita presso la splendida Centrale Montemartini, che ci presenta un’ampia selezione di mosaici poco noti, che fanno parte delle Collezioni Capitoline. Attraverso l’arte del mosaico ripercorriamo i fasti di Roma antica, e l’allestimento ha cercato di mantenere il contesto originario in cui erano esposti i mosaici, affiancando quindi statue e affreschi che ricreano gli ambienti originari.

I pavimenti decorati, come ci racconta Plinio il Vecchio, nascono nell’Antica Grecia, e Roma ne trae ispirazione. Il termine mosaico invece è di origine incerta e appare solo in epoca tarda, mentre in epoca latina classica non viene utilizzato. Fino al II sec. d.C. la tecnica principale è quella del mosaico bianco e nero, con tessere in calcare, per poi passare a materiali più raffinati e al mosaico inteso proprio come opera d’arte da ammirare e non più come semplice “pavimento”. Nasce così in epoca romana il mosaico parietale, dei veri e propri quadri, in materiali più raffinati, che vanno ad abbellire le pareti delle case, ma anche ninfei e giardini, con temi sempre più elaborati. Nel III sec. d.C. mentre il mosaico in bianco e nero arriva alle sue fasi più mature ed elaborate, prende piede il mosaico policromo, con tessere in marmi colorati e pregiati, variando da soggetti con schemi compositivi a scene figurate. Abbiamo in mostra vari esempi, con scene mitologiche, ritratti maschili e femminili, ma anche mosaici che rappresentano animali di ogni specie, o elaborati “labirinti” e giochi geometrici. Attraverso le 4 sezioni della mostra vedremo, in ordine cronologico, l’arte del mosaico conoscendone la storia e la tecnica; l’uso in contesti domestici e nelle dimore di lusso tra la fine dell’età repubblicana e l’età tardo-antica; gli spazi sacri con i mosaici della Basilica Hilariana, dedicata al culto di Cibele e Attis, e infine il mosaico in campo funerario. 

Grazie anche alla vasta documentazione d’archivio, con fotografie degli scavi, acquerelli e disegni, messa a corredo delle opere esposte, viene ricostruito anche il clima e le circostanze che hanno accompagnato le scoperte.

E’ una mostra che non posso far altro che consigliare, con un interessante allestimento scenografico, un  percorso attraverso il quale possiamo conoscere la vita degli antichi romani, pezzi pregiati e di grande impatto visivo, esposti in uno dei musei più affascinanti e particolari della Capitale. Anche il museo, se non lo conoscete, vale davvero la pena di essere visitato, un museo dove si coniuga l’arte antica e l’archeologia industriale, un connubio davvero vincente dal punto di vista visivo, ma anche culturale.

Published in: on 30/04/2021 at 18:49  Lascia un commento  

Centro: un romanzo a quattro mani di Amalia Frontali e Rebecca Quasi, tra Olimpiadi e Belle Epoque..

Salve a tutti!!! Eccomi qui a raccontarvi di un delizioso libro che ho avuto modo di leggere in questi giorni! Il libro in questione è “Centro“, un romanzo scritto a quattro mani da Rebecca Quasi e Amalia Frontali, due apprezzatissime penne del rosa italiano. Se di Rebecca Quasi, ahimè, ancora non ho avuto modo di leggere niente, per quanto riguarda Amalia Frontali ero rimasta molto soddisfatta del libro “La Chioma di Berenice” , in cui si raccontava in maniera romanzata la vita dell’esploratore Giovanni Battista Belzoni.

Anche in “Centro” troviamo dei personaggi realmente esistiti, infatti i protagonisti sono tutti personaggi reali, anche se le autrici, come ci spiegheranno nelle note finali, si sono prese delle libertà ( e per fortuna :p ) sulle loro storie.

Andiamo a leggere la trama del libro, e poi la recensione, che avverto, è totalmente spoilerosa.

Trama:

Londra, 1908.
La capitale britannica si prepara ai Giochi della IV Olimpiade.
Miss Ina Wood appartiene alla squadra femminile di tiro con l’arco e Monsieur Pierre Le Blon è un valente schermidore belga.
Si incontrano per caso, a seguito di un piccolo incidente automobilistico e scoprono di avere in comune un certo talento per la dissimulazione: Miss Wood guida un’auto non sua e Monsieur Le Blon non è chi dice di essere.
Tra schermaglie sportive e romantiche gite tra i ranuncoli, si consuma quella che pare destinata a restare una fugace avventura.
Ma il destino, lento e inesorabile, dispone che i nostri atleti si ritrovino a Vienna nel 1914, per affrontare il passato ed essere travolti dagli ingranaggi della Storia.

Il libro mi aveva subito attirato per l’inusuale ambientazione sportiva, in un’ epoca, anche poco sfruttata dal romanzo rosa ovvero la Belle Epoque e anche dalla deliziosa copertina. Come abbiamo visto la storia inizia nel 1908, mentre a Londra si stanno svolgendo le Olimpiadi. Su questo sfondo si incroceranno le vite dello schermidore belga, Pierre Le Blon e di Ina Wood, arciera, che partecipano alle Olimpiadi di nascosto alle loro famiglie. Ma se Ina è realmente chi dice di essere, anche se mente sulla proprietà della sua automobile,che in realtà a ha sottratto a suo cugino, baronetto, per arrivare a Londra, Pierre le Blon in realtà non è chi dice di essere, e non è neanche belga. Infatti il vero nome di Pierre è Leopold di Saxe-Coburg e Gotha Kohary, principe ereditario di una delle più ricche case reali europee ed imparentato con buona parte, se non proprio tutte, le famiglie reali europee dell’epoca. Entrambi sono lì per sfuggire alla loro vita, per mettersi alla prova e dimostrare il loro valore nello sport. Ma sanno entrambi che sarà un’avventura che durerà solo lo spazio di pochi giorni, il periodo dei Giochi Olimpici. Non fanno i conti però con il sentimento che li sorprende e che li porterà a vivere una fugace storia d’amore, che avrà termine con la fine dei Giochi, come entrambi sanno.

Se la prima parte è vivace e briosa, calata perfettamente nell’atmosfera olimpica, con i battibecchi di Pierre/Leopold e Ina, le loro avventure al di fuori del campo di gara, ma anche i loro scambi d’opinione sulle rispettive discipline, che i due esercitano con passione e dedizione, e l’inaspettata nascita della loro passione, la seconda parte, che si svolge quasi 6 anni dopo, a Vienna, è più sofferta, e anche più commovente in certi punti(in realtà io ho iniziato a commuovermi anche alla fine della prima parte, la scena alla stazione e l’addio tra Pierre/Leopold e Ina l’ho trovato bellissimo). C’è un cambio di ambientazione, lasciamo la Londra delle Olimpiadi e ci ritroviamo nella scintillante Vienna del bel mondo, delle case reali, dei nobili, dei teatri e dei balli, il mondo dorato della Belle Epoque, su cui però già incombe l’ombra dei nuovi ricchi borghesi, che si allunga su un’ormai stanca e antiquata nobiltà. Ina è fidanzata con un ricco commerciante inglese che si fa appunto strada nel mondo nobiliare, grazie ai suoi soldi, Leopold ha ripreso il posto di Altezza Reale, sempre assillato dall’odiato padre affinchè si sposi al più presto. Ovviamente il suo matrimonio dovrà essere ben ponderato per stabilire un’alleanza politica. Gli unici affetti di Leopold sono la sorella Dora, e il cognato Gunther duca di Schleswing-Holstein (che saranno i protagonisti del secondo volume delle due autrici, “Accordi”), e i cugini Albert ed Elisabeth, Regnanti di Belgio. Sono gli unici che accetterebbero di fatto, che Leopold sposasse una borghese, di umili origini e che non gli farebbero mancare il loro sostegno.

Ovviamente, quando i due si rincontrano casualmente, Ina rimane scioccata dalla vera identità di Pierre/Leopold, ma dopo le prime incomprensioni l’amore riesplode subito. I due infatti per sei anni, sono rimasti bloccati nelle loro vite, sempre con il ricordo della loro avventura, che a quanto pare non era solo un’avventura, ma un sentimento vero e forte, che continu a durare nel tempo. Ina, pur avendo ricevuto la proposta, non si è mai decisa a sposare il suo fidanzato, e Leopold non si è mai prodigato nella ricerca di una moglie adatta a lui. Sicuramente Leopold è quello più bloccato dei due, i doveri di corte, le altisonanti parentele, la crudeltà di suo padre, che se non vedrà eseguiti i suoi ordini lo diserederà, lo frenano molto, tanto che ce lo fa apparire molto indeciso e quasi con pooc carattere, ma c’è anche da immergersi nella mentalità dell’epoca, era davvero impensabile un passo del genere, mentre Ina, in tutto questo capisce che non sarà mai accettata, di non poter mai avere un ruolo ufficiale, se non quello di amante, e quindi decide, di lasciare Vienna e tornare a Londra. Ma il mondo sta cambiando, la nobiltà è ai suoi ultimi sprazzi di vita e viene in aiuto la Storia, con la S maiuscola, che farà fare a Leopold il passo e prendere la decisione di coronare il suo sogno d’amore con Ina. Infatti un fatto storico di enorme importanza si abbatte sull’Europa e sulle vite dei protagonisti: l’Arciduca Ferdinando D’Asburgo, erede al trono austriaco ( e imparentato anche lui con Leopold), e sua moglie Sofia, vengono assassinati a Sarajevo. E’ il preludio della 1° Guerra Mondiale.

E’ davvero la fine di un’epoca, ma è l’inizio della vita insieme di Leopold e Ina.

Devo dire che avendo preso informazioni sulle storie reali dei protagonisti, poco dopo aver iniziato il libro, ho vissuto la seconda parte del libro con un po’ di angoscia, perché avevo paura di un finale dolce amaro (non come nella reltà, davvero tragica, ma magari che i due non coronassero la loro storia, oppure che si capisse che la loro sarebbe stata una felicità effimera, un finale insomma che ci avrebbe fatto presagire il fatto reale, senza che venisse narrato, e invece per fortuna non è stato così, e quindi evviva le licenze poetiche!!!) ma le autrici, hanno dato a Leopold quel meritato lieto fine che nella realtà non ha avuto. Infatti, come ho detto prima, i personaggi del libro sono realmente esistiti e nelle note finali le autrici ce ne danno spiegazione: Pierre Le Blon era realmente uno schermidore belga, che partecipo’ alle Olimpiadi; poco si sa su di lui, quindi era un ottimo alias per il nostro Leopold. Anche Ina Wood, faceva realmente parte della squadra femminile inglese di tiro con l’arco, e nel libro le viene regalato un piazzamento migliore di quello ottenuto in realtà, ma di più sulla sua vita non sappiamo. Ovviamente anche il Principe Leopold, così come tutti i suoi parenti, sono personaggi realmente esistiti, ed è anche vero che il principe aveva per amante una ragazza borghese di umili origini, ma la sua fine fu molto tragica: quando si risolse, all’inizio della guerra a liquidare la sua amante con una cifra ragguardevole, questa per tutta risposta gli sparò 5 volte e lo sfregiò con l’acido, per poi suicidarsi. Leopold morì dopo qualche mese di agonia. Questo fatto drammatico riecheggiò nelle famiglie reali europee quello più noto di Rodolfo di Mayerling, erede al trono austriaco e cugino di Leopold, anche lui protagonista di un noto omicidio-suicidio anni prima.
Come ho già detto, le autrici si prendono una licenza poetica, e grazie anche al fatto che con i personaggi storici poco conosciuti, magari ci si può “giocare” un po’ di più, e dargli una storia di fantasia, ci regalano questo libro davvero carino, romantico, ma non sdolcinato, portandoci attraverso le pagine in un’epoca, neanche troppo lontana, un’epoca ancora radicata nelle sue abitudini, ma proiettata verso il futuro, un’epoca di innovazioni, di cambiamenti sociali, e lo fanno attraverso una bella storia d’amore e dei personaggi che con le loro caratteristiche, ma anche le loro insicurezze, ti colpiscono e fanno davvero “Centro”!

Published in: on 08/04/2021 at 12:33  Lascia un commento  

Buona Pasqua

   Auguri di Buona Pasqua dall’angolino di Chiara.

Published in: on 04/04/2021 at 07:18  Lascia un commento